Eventi
Luce, eclissi e formiche tra labirinti e bandiere. Yukinori Yanagi in mostra al Pirelli HangarBicocca
By Jacqueline Ceresoli
Pubblicato il
Maggio 2025
Qualcosa ti travolgente si vede a Milano, al Pirelli HangarBicocca, con ICARUS, la prima impattante mostra retrospettiva in Europa che ripercorre la sua carriera dagli anni Novanta ad oggi di Yukinori Yanagi (Fukuoka, 1959), un’artista giapponese che ha esplorato il confine tra pubblico e privato, rivelando le dinamiche di potere e intimità nelle relazioni sociali sempre più distanti dalle logiche di mercato. L’esposizione comprende un nucleo scelto di opere riadattate ex novo nelle Navate e nel Cubo al Pirelli HangarBicocca, dove attualità, mitologia catastrofi naturali e individuali, globalismo e capitalismo liberale aprono riflessioni su tematiche impegnate come nazionalismi, conflitti e cause ed effetti del progresso, per denunciare gli aspetti contraddittori del presente, complesso e straniante.
Dal buio alla luce, oltre l'eclissi
Vicente Todolì con Fiammetta Griccioli, hanno dedicato all’artista, che vive sull’isola Momshima in Giappone dal 2000, tornato in Italia dopo trentadue anni dalla sua prima rassegna internazionale alla 45. Biennale in Venezia, una retrospettiva concepita in dialogo con lo spazio del Pirelli HangarBicocca, in cui vedrete tra le altre opere Icarus Container 2025, il labirinto ispirato a quello sotterraneo in cui avvenne la fuga di Dedalo e a Icaro, eroe mitologico greco noto per essersi avvicinato troppo al sole, che dopo aver sciolto le ali di cera è precipitato nel vuoto. Il Container di Yanagi comprende diversi moduli da attraversare nel buio delle Navate dell’hangar ed è connesso a una torre posta fuori dall’architettura post-industriale che permette alla luce naturale di entrare, come simbolo di speranza e rigenerazione. La mostra rimanda, appunto, al mito di Icaro e Dedalo, ma per capire il messaggio dovrete attraversare questo misterioso labirinto, dove piano piano l’occhio si adatta alla semioscurità e comincerete a leggere versi incisi in bianco su pareti-specchio tratti dal poema Icarus, estratti dal saggio autobiografico, intitolato Sole e acciaio (1968), di Yukio Mischima (1925-1970), scrittore nipponico di cui quest’anno si celebra il centenario di nascita. E in questo colossale labirinto specchiante inseguirete la luce nella penombra e procedendo verso il fondo vedrete una grande finestra–schermo sul cielo di Milano riflesso su un grande specchio inclinato. Commenta l’opera Yanagi: “È un messaggio che mette in guardia dall’arroganza degli esseri umani, che ripongono un’eccessiva confidenza nella tecnologia”. E come dargli torto viste le catastrofi ambientali e i conflitti bellici che stanno minando l’esistenza umana?
Il sole è la forma sferica ricorrente nei suoi lavori lungo il percorso espositivo, come metafora del Sol Levante (bandiera nipponica) e dell’energia atomica. La mostra d’impatto scenografico sottende il tema della fragilità, della vulnerabilità umana e della vacuità dei simboli universali destinati a cambiare, come i confini, le barriere e le bandiere. Il sole infuocato è il protagonista di un video sconcertante all’interno del labirinto, elemento centrale della mostra da vedere più che raccontare, un globo rosso che è anche, come già detto, il simbolo della bandiera giapponese, che Yanagi dissolve tramite l’uso di specchi e superfici riflettenti mutevoli come l’acqua e leggeri come l’aria. La luce attraverso le opere dell’artista è rivelazione, riflessione, dalla prima installazione site-specific Project God-zilla 2025 -The Revenant from “El Mare Pacificum” (2025), composta da un accumulo di detriti e materiali di scarto, a simboleggiare una metaforica discarica dell’umanità, tra cui spiccano una barca, automobili, barili e sacchi ricolmi di sabbia e una grande sfera simile a un gigantesco occhio di Godzilla, il mostro dalle sembianze di un dinosauro preistorico, inventato in Giappone alla metà degli anni Cinquanta come espressione delle paure intorno alle radiazioni nucleari, in un paese traumatizzato dai bombardamenti su Hiroshima e Nagasaki. Questo inquietante occhio “godzilloso” proietta a intervalli regolari le immagini d’archivio di esplosioni atomiche avvenute nel corso degli anni, per intenderci quelle di Hiroshima e dei troppi test nucleari condotti nell’Oceano Pacifico nel dopoguerra. E, come se non bastasse, l’opera evoca anche il disastro ambientale provocato dall’incidente alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi nel 2011.
Il mix tra denuncia della tecnologia, della fiducia cieca per il progresso, evocando Godzilla, icona pop nipponica, continua con Banzai Container (2025), un ambiente fumettistico luminoso e accecante in un container per il trasporto di merci, in cui vedrete sul pavimento, tra due grandi pareti specchio, circa 1200 modellini di giocattoli di plastica rossa argentata raffiguranti Ultraman e Ultraseven. Si tratta di supereroi di cartoni animati giapponesi degli anni Sessanta che affrontavano temi intorno alle cause ed effetti delle radiazioni atomiche, dell’inquinamento ambientale, del diritto all’autodifesa, e che hanno avuto un impatto culturale e visivo sulle generazioni successive. Yanagi, attraverso le sue opere, si addentra nella storia giapponese, aprendosi a tematiche universali perché siamo tutti interconnessi in questa umanità dolente non priva di bellezza, anche se bisogna saperla trovare tra una catastrofe e una speranza di resurrezione. Seduce Article 9 (1994), un’installazione composta da diverse scritte realizzate con tubi al neon in caratteri giapponesi, disposte sul pavimento. Ogni insegna luminosa lampeggia a intermittenza, rendendo leggibili solo frammenti di testo dell’Articolo 9 della Costituzione giapponese che sancisce la rinuncia alla guerra e all’uso della forza per risolvere controverse internazionali, auspicando una pace globale. Ma a giudicare dai fatti tale legge non viene rispettata.
È ipnotica anche l’opera Hinomaru Illumination 2025 (2025), realizzata con luci al neon che si alternano attraverso tre immagini principali: l’Hinomaru, la bandiera giapponese nota come Nisshōki; la bandiera del Sol Levante, Kyokujitsuky, utilizzata dall’esercito imperiale e dalla marina giapponese e tuttora utilizzata dalle forze marittime; e il Sole Nero, che rappresenta l’apice dell’eclissi, quando il sole è oscurato dalla luna, simbolo delle ombre proiettate sulla società moderna del Giappone. Metà della bandiera è composta con tubi al neon, mentre l’altra metà si completa attraverso il riflesso prodotto sulla superficie di una vasca d’acqua colorata di nero con il tradizionale inchiostro sumi. Osservando con attenzione noterete che lo spazio circolare è un’illusione ottica. La sua forma infatti evoca uno spazio teatrale, dove contemplare la similitudine tra nazione e teatro. A intervallo regolare, tutte le luci si spengono e, improvvisamente, vi troverete di fronte a un’immagine scura. Le opere inscenano un intreccio tra la storia del Giappone e il capitalismo globale, in cui l’uomo è sempre più transitorio e vulnerabile.
Yanagi, attraverso l’arte, indaga processi di cambiamento e ci invita a riflettere sul concetto di confine, in particolare con il celebre lavoro The World Flag Ant Farm 2025, che ha vinto il premio Aperto 93 durante la 45. Biennale di Venezia. Questa emozionante opera situata nel Cubo chiude il percorso espositivo ed è composta da 200 bandiere realizzate da sabbia colorata raccolta in scatole di plexiglas, a rappresentare 193 Stati riconosciuti dalle Nazioni Unite, inclusi i 7 stati non ritenuti tali, come Taiwan, Tibet e Palestina. Le scatole sono collegate da tubi in plastica dove transitano indisturbate migliaia di formiche mentre trasportano i granelli di sabbia, dissolvendo poco a poco i confini e i disegni che contraddistinguono le bandiere stesse, simboli delle identità nazionali. L’artificialità dei confini, una convenzione umana, è il messaggio dell’opera che ci invita a meditare su dinamiche più complesse inerenti alla globalizzazione, ai fenomeni migratori e delle merci e, come ha dichiarato l’artista, “Le formiche non conoscono confini nazionali”.
A questo punto la domanda è: ma cos’è una bandiera e perché si muore per un lembo di tessuto considerato simbolo di appartenenza e orgoglio nazionale generatore di conflitti e fratricidi? Quale identità abbiamo al di fuori della grande famiglia umana? Lasciamo ai posteri l’ardua sentenz, e, come ha dichiarato Yanagi, “Diventeremo un insieme interconnesso in cui i rispettivi simboli si dissolveranno in un’unica bandiera universale”.
AUTHOR
Jacqueline Ceresoli
Storica e critica dell’arte. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente. Collabora con diverse testate di architettura e arte. Il suo ultimo libro è Donne, luce e libertà. Storie di Light Art e di altre illuminazioni (Postmedia Books, 2025). Scrive su LUCE dal 2012 e tiene la rubrica Light Art da quando l’ha proposta al direttore diversi anni fa.
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