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Boltons. Photo courtesy Artemide

Luce nel segno di sostenibilità, libertà, universalità: le nuove collezioni di Artemide

By Cristina Ferrari
Pubblicato il
Aprile 2025

Una sola parola: energia. Perché nel buio non c’è futuro, abbiamo bisogno di luce, di energia, per mettere in relazione l’umanità e il nostro pianeta.

Ed è questa, come ha ricordato Carlotta de Bevilacqua, presidente & CEO di Artemide, la lezione di Ernesto Gismondi, fondatore di Artemide, azienda che da più di 60 anni si occupa di progettare e produrre luce attraverso una sintesi di visione umanistica, ricerca scientifica, manufacturing, techné (arte del saper fare) misurati con i valori di una sostenibilità ambientale e sociale.

La luce, infatti, crea relazione tra esseri umani, natura e pianeta: chi progetta gli spazi progetta energia degli spazi e li rende visibili attraverso la luce. E oggi più che mai “la luce e un’energia circolare che ci restituisce valore. La luce rende visibile il mondo e supporta la percezione degli spazi, interagisce con la vita, con il benessere psicologico e fisiologico, dialoga con l’ambiente attraverso intelligenze, può trasmettere dati ed informazioni”.

“La luce e un mezzo di comunicazione fra le persone e gli spazi, in grado di fornire nuove esperienze ed emozioni e di trasformare ogni spazio nel luogo in cui le persone vorrebbero vivere. I suoi prodotti sintetizzano estetica e qualità tecnologica, dal no luogo ad una luce capace di emozionare oltre a garantire una perfetta funzionalità e percezione”.

Ogni lampada nasce da un progetto di architettura, da un’idea di spazio. Tutto questo è stato particolarmente evidente nello stand di Artemide a Euroluce, progettato da OBR – Open Building Research (Paolo Brescia, Tommaso Principi), che riprende l’idea della domus romana, con le stanze, in cui vengono esposte le collezioni dell’azienda, che si aprono sull’impluvium, cuore centrale della struttura, pensato come un luogo di incontro, dove ci si trova, e dove la luce trova un luogo di scambio, sottolineato anche dalla natura (valore della luce e della natura). A tutto questo si unisce anche la sostenibilità, in quanto il 90% dello stand è riciclabile.

Ma relazione è anche dialogo che parte dall’inizio del progetto stesso e porta a far comprendere l’importanza della luce. Artemide, come ha spiegato Carlotta de Bevilacqua, vuole comprendere il mondo e lo vuole fare ascoltando, in quanto ascoltare vuol dire dialogare. E Artemide, oltre ad essere una società, è anche una comunità, un luogo che ospita ascoltando tutti per progettare il futuro.

Le nuove collezioni e le riedizioni

Concetti presenti nelle nuove collezioni di Artemide, presentate in occasione della Milano Design Week, frutto della collaborazione con architetti e designer di fama internazionale, tra cui Alessandro Pedretti, ARUP, BIG – Bjarke Ingels Group, Carlotta de Bevilacqua, Carlo Colombo, Foster + Partners Industrial Design, Giulia Foscari UNA/UNLESS, Giò Forma, Herzog & de Meuron, Michele De Lucchi, Neil Poulton, OBR e SOM, oltre che alcune riedizioni di pezzi iconici firmati da Gae Aulenti, Ernesto Gismondi, Vico Magistretti ed Ettore Sottsass.

Nuove collezioni che si ispirano anche al concetto di libertà, di interpretare la luce negli spazi in tutti i progetti, ma anche di universalità, dal distribuire la luce nel mondo.

“Ernesto Gismondi, fondatore di Artemide, ci ha insegnato a guardare al futuro con coraggio, spirito visionario e innovativo, curiosità, impegno e solide basi di saper fare. Grazie a questo abbiamo riconsiderato il ruolo dell’impresa e del far luce in una nuova dimensione ancora più fortemente orientata alla sostenibilità e all’attenzione energetica. Non ci sarebbe Artemide senza tecnologia e innovazione. Dalla sua fondazione Ernesto Gismondi ha sempre unito conoscenza e know how. Da subito ha investito nella ricerca sulle tecnologie produttive, sui materiali e sulle sorgenti più innovative, ha aperto un dialogo con i maggiori architetti italiani e internazionali per interpretare le diverse culture della luce. Artemide ha sempre ascoltato il mondo”.

Sostenibilità che si vede anche nelle nuove collezioni, in quanto tutti i progetti sono misurati con parametri di sostenibilità a partire dalla scelta dei materiali fino alla dismissione, in ottica di circolarità.

Attenzione all’ambiente si vede ad esempio in Internode di Stephen Philips, ARUP, reinterpretazione di un classico archetipo con sguardo contemporaneo, intervento dettato dalla volontà di interpretare matericità naturali e sostenibili, con struttura realizzata con un particolare laminato di bambù.

Internode. Photo courtesy Artemide
Internode. Photo courtesy Artemide

Nascono dalla collaborazione con BIG – Bjarke Ingels Group due progetti: Arctic è una famiglia di lampade che si ispirano alle formazioni geometriche dei cristalli di ghiaccio che si scompongono e si ricompongono in modularità costruttive e giochi di riflessioni, riflettendo e scomponendo la realtà, composte da elementi che si animano attraverso la propria luce, quella naturale e la realtà che li circonda. Il nucleo centrale racchiude tutte le componenti attive della lampada, ha una struttura dissipante su cui sono posizionati una serie di circuiti LED per distribuire la luce a 360° con la massima efficienza, si può dire che il “cuore” è energia che viene riflessa e rimbalzata controllandola. La percezione è quella di una sfera perfettamente diffondente e uniforme. Arctic può essere sospeso, installato a soffitto o appoggiato su un piano o nell’ambiente. “Energia per le persone” è invece Dusk, in quanto la luce segna il ritmo quotidiano delle nostre vite, supporta il nostro benessere e lo regola fisiologicamente con i ritmi circadiani, e la variazione della luce secondo temperature di colore e colori e la sua influenza sugli esseri viventi e la natura è parte della ricerca di Artemide degli anni ‘90. Dusk introduce un concetto legato a una percezione più ampia della variabilità della luce naturale che va oltre una semplice temperatura di colore per includere un gradiente completo di colori associati ai diversi momenti della giornata e dell’anno. Lavora come wall washer sulle pareti e sul soffitto per riportare un effetto di luce naturale e mutevole negli spazi chiusi, la sua emissione non è uniforme, ma creata da un intrecciarsi e bilanciarsi di spettri di emissione diversi che riproducono le sfumature del cielo e il loro degradare verticale da un tono all’altro, riproducendo cromie e sfumature che variano dalle prime alle ultime ore del giorno, quindi la percezione visiva di un panorama cromatico mutevole che accompagna ogni diverso momento della giornata, dall’alba al tramonto.

Arctic. Photo courtesy Artemide
Arctic. Ph. Ferrari
Dusk. Photo courtesy Artemide
Dusk. Photo courtesy Artemide

Sempre ispirata ai cristalli di ghiaccio è Auralia, collezione di Carlo Colombo, “Un tributo alla forza primordiale della natura e alla sua capacità di generare bellezza attraverso strutture perfette, reinterpretate in chiave contemporanea. Con Auralia, prosegue il percorso di ricerca sulla luce come elemento vivo e dinamico, che plasma gli ambienti con equilibrio e razionalità”, come spiega lo stesso Colombo. Centro del progetto è il diffusore in vetro soffiato artigianalmente, un elemento geometricamente essenziale ma ricco nella sua matericità e nelle interazioni che crea con la luce. Con Auralia Carlo Colombo prosegue insieme ad Artemide il suo percorso di ricerca sulla luce come elemento vivo e dinamico che plasma gli ambienti con equilibrio e razionalità.

Una sospensione in cui luce, struttura e forma coincidono in un elemento unico che genera una percezione dinamica è invece Idyllium, di Carlotta de Bevilacqua, un modulo, un arco con sviluppo tridimensionale, che si ripete nello spazio per richiudersi su sé stesso generando una struttura continua, come un infinto. Si tratta di una lampada in cui segno luminoso e struttura coincidono in un’unica sezione costante, la torsione strutturale del modulo accompagna la luce in un percorso che varia in modo morbido e continuo la sua direzione e la distribuisce in ogni direzione generando un’emissione diffusa, confortevole e corretta.

Auralia. Photo courtesy Artemide
Idyllium. Photo courtesy Artemide

Nasce dall’idea di “mettere in scena” l’architettura a partire da una superficie e quindi mettere in scena la luce Cleomede di Michele De Lucchi, una luce plasmata dall’assenza, una forma pura e circolare cava al suo interno che incornicia lo spazio e lo riempie di un bagliore morbido e controllato, creando un dialogo silenzioso tra pieno e vuoto, luce e ombra. È un gesto spaziale, adattabile, efficiente e senza tempo la cui ottica angolata proietta la luce dove serve.

Sostenibilità e rispetto per la natura, quindi anche per i ghiacciai sono particolarmente sentiti in questo 2025, proclamato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite come l’Anno Internazionale per la Conservazione dei Ghiacciai. La criosfera, comprende tutte le componenti del Sistema Terra che sono ghiacciate e il 90% di questi ghiacci si trova in Antartide e costituisce al contempo il più grande archivio planetario e la più grande minaccia per gli insediamenti costieri. E Criosfera è anche il nome della lampada di Giulia Foscari (UNA/UNLESS) il cui carotaggio, abbandonando la sua forma ghiacciata, è costituito da una stratificazione composta da un cilindro di vetro riciclato soffiato, un nucleo ottico rivettato che trae spunto dalla natura rifrangente della superficie ghiacciata dell’altopiano antartico per massimizzare la diffusione della luce, e da un nucleo interno di luci a LED che evocano la stratificazione del ghiaccio polare.

Cleomede. Photo courtesy Artemide
Criosfera. Photo Ferrari
Via, bollard. Photo courtesy Artemide

Architettura nella sua semplicità è invece Vea (di Foster+Partners Industrial Design), un elemento leggero, minimale ed elegante che gioca con l’equilibrio della base per definire posizioni che alzano o abbassano la luce, portandola a diverse altezze per illuminare aree più o meno ampie. Vea combina un lungo e sottile stelo con un diffusore a una base a V, centro del progetto e dall’iconica testa si declina un’ampia famiglia capace di illuminare spazi interni ed esterni in diversi contesti, ma anche in due bollard di diversa altezza che aprono la luce in modo uniforme per illuminare aree verdi o percorsi. Il diffusore arretrato accoglie al centro della superficie un sottile cilindro metallico con cui regolare direttamente l’intensità della luce. La lampada presenta anche un sensore touch che permette di interagire in modo semplice: toccare la luce con le mani, come se si accendesse una candela, una relazione tra uomo e luce. Vea è un aspetto classico, una lampada per esterni legata ad applicazioni residenziali o di hospitality che si combina a una precisione di luce perfetta per l’office oltre che una soluzione trasversale tra pubblico e privato che anche negli spazi condivisi invita il singolo all’interazione rendendo ognuno “autore della propria luce”.

Permette di portare con sé la luce Laya (di Giò Forma), una lanterna portatile che combina a un vetro cannettato soffiato artigianalmente a skin intercambiabili in tessuto, disegnata per gli spazio culturali come gli hotel. Nata come “appunto di viaggio” Laya, il cui nome significa “notte”, è come una lanterna, una lampada semplice e portatile che fa spazio e crea relazioni, una soluzione trasversale che può creare eleganti e poetiche atmosfere in interni ed esterni.

Vea floor, indoor. Photo courtesy Artemide
Laya. Photo courtesy Artemide

Portatile è anche Tros Rois che, come gli altri apparecchi di Herzog & de Meuron per Artemide, nasce da un progetto architettonico, da una precisa esigenza progettuale. Perfetta per illuminare un piccolo tavolo o un comodino, come luce d’atmosfera in uno spazio raccolto, unisce elementi classici e innovativi a una matericità che caratterizza fortemente il prodotto.

Molto semplice ma tecnologico è Boltons, sempre di Herzog & de Meuron, un corpo trasparente in vetro soffiato a mano che si forma con un gesto unico, una tecnica tradizionale che include una bolla d’aria all’interno del vetro e che sostiene un disco metallico orientabile. La lampada unisce uno studio ottico brevettato alla bellezza del vetro artigianale soffiato a mano e definisce anche otticamente la capacità di controllare e muovere la luce sul piano con il vetro che, attraversato dal fascio di luce, si anima di riflessi senza perdite di efficienza del sistema ottico.

Trois Rois. Photo courtesy Artemide
Boltons. Photo courtesy Artemide

Di vetro soffiato è anche Alambicco di Neil Poulton, una sospensione modulare che interpreta la bellezza del vetro soffiato, gioca con trasparenze e texture per controllare e diffondere la luce, i cui diversi elementi che ne compongono il diffusore rifrangono la luce e l’immagine del cuore tecnologico scomponendolo e trasformandolo in una riflessione di geometrie e colori che si uniscono ai riflessi cromatici dell’ambiente circostante.

Semplicità apparente ma molta tecnologia caratterizzano Conus, una famiglia di soluzioni outdoor essenziale e funzionale, progettata da OBR – Open Building Research, che combina differenti tipologie di installazione a un range di performance ottiche capace di offrire una luce corretta in molteplici situazioni e di creare scenari di luce dinamici adatti all’illuminazione architetturale, di aree verdi o di percorsi. La lampada parte dal concetto di illuminare “con meno” e con rispetto e discrezione, per non “offendere” l’ambiente.

Alambicco. Photo courtesy Artemide
Conus. Photo courtesy Artemide

Ancora semplice e tecnologico è Tetras, un progetto di luce di SOM – Skidmore, Owings & Merrill che aiuta a disegnare lo spazio attraverso un’energia luminosa, concependo la luce come un elemento architettonico, un singolo elemento che viene utilizzato in serie per creare volumi di illuminazione. Tetras presenta un volume a croce che diventa un simbolo architettonico, il giunto di una griglia che appartiene allo spazio e può vivere solo o in modo sistemico per costruire maglie regolari di elementi identici, consentendo di combinare dimensioni diverse per creare equilibri e ritmi variabili e diventando elemento grafico ed espressivo con cui lavorare nello spazio per generare scenografie e composizioni grafiche. Tetras, infatti, “appartiene alla costruzione dello spazio ma genera libertà nel tempo anche attraverso il dialogo con Artemide App che permette di progettare scenari di luce dinamici”, ed è “aderente al progetto architettonico, universale come un mattone. Nasce per definire un rigore e una precisione scientifica-costruttiva, ma la rompe come nell’installazione realizzata per il Fuorisalone 2025 dove è addirittura sospeso in verticale”, progettata da Skidmore Owings & Merrill (SOM), con Artemide, situata nella loggia est del cortile della Ca’ Granda, sede della Statale di Milano, che ha mostrato come l’illuminazione possa contribuire a creare ambienti dinamici, efficienti e stimolanti.

Tornando agli elementi architettonici, Alessandro Pedretti firma Reflexus – homage to Italo Rota, progetto nato nel 2021 per l’illuminazione della Galleria del Futurismo al Museo del 900 di Milano da un’idea di Italo Rota ed Alessandro Pedretti. Se tutte le lampade hanno una visione, Reflexus riflette lo spazio in cui si inserisce per rispettarlo e valorizzarlo senza invaderlo con strutture tecniche non coerenti con l’architettura, diventando una sorta di “oggetto infinito” che scorre su binari di fissaggio sviluppando un’emissione indiretta studiata per aprirsi nell’ambiente con uniformità e mettendosi in relazione con l’ambiente stesso e la vita che vi scorre dentro.

Tetras. Photo courtesy Artemide
Reflexus. Photo courtesy Artemide

Oltre a quelle citate, Artemide ha presentato altre novità e riedizioni, sempre unendo creatività e misura, conoscenza e know-how in una sintesi filtrata dai valori della sostenibilità ambientale e sociale.

AUTHOR

Cristina Ferrari

Laureata con lode in lettere classiche all’Università degli Studi di Verona, con tesi in archeologia, è giornalista pubblicista dal 2012 e collabora a diverse testate tra cui Archeo, Medioevo, LUCE

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