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Fuorisalone zona Brera: scena aperta su mondi connessi e altri bagliori scultorei e architettonici di luce
By Jacqueline Ceresoli
Pubblicato il
Aprile 2025
Milano chiude il Salone del Mobile sotto un cielo grigio e pioggia intermittente, un colore che rispecchia l’incertezza del momento sotto l’incubo della guerra commerciale, dazi imposti e poi congelati da Donald Tramp, nel mezzo di conflitti irrisolti tra diversi Paesi, culture, provocati dai discendenti di Caino. Risponde in maniera potente a questa situazione oscura e stagnante l’ondata di colore e di tanta luce diffusa in diversi distretti della Design Week 2025, come simbolo di speranza di un futuro fondato sul dialogo, motore principale di connessione e interazione tra culture differenti. La luce è design, è apparsa in sculture, architetture e installazioni in questa edizione del Salone del Mobile numero 63, con oltre duemila espositori da 37 Paesi, 168 new entry e 91 aziende che hanno fatto ritorno a Rho, dove hanno circolato idee di bellezza come sismografo di una creatività senza limiti e confini nel rispetto dell’ambiente.
Alla scoperta del Brera Design District
Milano durante la Design Week diventa palinsesto di un modo di vivere la città in maniera dinamica, tessendo rapporti tra culture diverse, lo dimostra il Fuorisalone che ha portato in città e dintorni oltre 800mila visitatori, con eventi diffusi dal centro alle periferie. Cuore della città è più che mai quest’anno il Brera Design District, zona impegnata sul tema Mondi Connessi presa d’assalto da fiumane di visitatori nazionali, europei e, soprattutto, asiatici, con quindici nuove aperture che si aggiungono alle 204 realtà già esistenti. Brera è globale perché è un distretto culturale e una comunità di Arti e Scienze con Palazzo Citterio, cosiddetta Grande Brera, come dimostrano i quasi 300 eventi che hanno trasformato il quartiere in dispositivo di lifestyle, giocato sul rapporto design, arte, moda, e il brand dello stile italiano.
Must di questa edizione è stata la scenografica biblioteca di luce, Library of Light progettata da Es Devlin, incastonata come un diamante nel Cortile d’Onore del palazzo di Brera, realizzata dal Salone del Mobile insieme alla Pinacoteca e con il contributo di Feltrinelli. È stata l’installazione più visitata e instagrammata del Fuorisalone, perché là dove la luce è cinetica, performativa si materializza l’architettura della speranza di un mondo pluralista che guarda lontano. La giostra di Es Devlin, artista poliedrica con laurea a Bristol e un diploma in belle arti alla Central Saint Martins di Londra, nota per le scenografie per i tour di Beyoncé e degli U2, è una scultura circolare e rotante in movimento perpetuo di 18 metri di diametro, il cui corpo cilindrico, definito da una scaffalatura luminosa a passo digradante, si apre per invitarci a salire e a riflettere sul valore del tempo. La monumentale architettura effimera circondata da microfoni, obiettivi e iPhone pronti per l’immancabile selfie configura una biblioteca luminosa con libri come strumento di trasmissione di cultura e di conservazione di sguardi altrui in uno spazio significativo che ci fa riflettere sulla memoria nel tempo fast dell’epoca digitale.
La biblioteca luminosa nel Cortile di Brera, tra Pinacoteca, Biblioteca Braidense e Accademia di Belle Arti, che raccoglie oltre diecimila volumi donati da Feltrinelli, assume un significato metaforico fondato sul valore dello scambio delle conoscenze diverse, di culture e di individui empatici pronti a commuoversi di fronte allo spettacolo del mondo che cambia, nel bene e nel male, velocemente. Questa biblioteca cinetica rappresenta le connessioni sinaptiche che si intrecciano e generano nuovi scenari, associazioni e risonanze che individui diversi immaginano, con l’obiettivo di preservare la conoscenza, ma aperti al movimento delle idee per dilatare la percezione del mondo all’insegna della pluralità di voci e di sguardi, per includere la complessità da conoscere e non temere.
Design e politica si incontrano all’Orto Botanico di Brera (via Brera 28, via Fiori Oscuri 4), con la mostra-evento Interni CreAction, composta dalle opere War Flag di Philippe Starck e It Means Peace di Balich Wonder Studio, ospitata nello Strettone della Pinacoteca. Incantano le sedute scolpite nel ghiaccio di Tokujin Yoshioka nel cortile di Palazzo Landriani (via Borgonuovo 24) per l’opera Aqua Chair, ideata per Gran Seiko, scultura luminosa trasparente che materializza il concetto del trascorre del tempo. Merita una incursione Underlight di Finsa x Arturo Álvarez, l’istallazione ospitata all’Ordine e Fondazione degli Architetti (via Solferino 17), dove si compie un viaggio sensoriale attraverso l’anima del legno e le sculture luminose del designer galiziano, in cui la luce rivela l’insieme dei processi che danno vita agli spazi che abitiamo. Legno e luce definiscono ambienti in quattro stanze, ciascuna caratterizzata da una scultura luminosa creata da Arturo Álvarez, pioniere nella fusione tra arte e designer.
Tutte ci invitano a riflettere sull’origine delle cose, sull’impatto delle nostre decisioni e sul potere trasformato in design, e ci portano a immaginare un futuro più sostenibile. Sempre in via Solferino 28, nel cortile del Corriere della Sera, progettato da Luca Beltrami nel 1904, c’è Città Paradiso di Mario Cucinella, fondatore di MCA Architects, architetto sensibile a tematiche ambientali, (che firmerà il padiglione italiano dell’Expo di Osaka), composta da quattro modelli di città ideali: “Città senza natura”, dove l’urbanizzazione ha sovrastato il verde, “Città della Terra”, molto radicata nei materiali e nelle tradizioni, “Città biosfera”, con un ecosistema autosufficiente, e “Città foresta”, caratterizzata dall’equilibrio tra uomo e natura. I visitatori possono entrare in bolle gonfiabili, trasparenti e fluttuanti, sfere in cui si prova l’AI per dare forma a mondi futuri, visionari e reali insieme, elaborati dall’intelligenza artificiale. In questo spazio concepito come metafora della mente e dell’immaginazione, possiamo ripensare il concetto di città che ricorda molto un luna park con insegne luminose e i desideri dei visitatori che inscenano nuovi mondi. Passeggiando nel cortile si trova anche un pianoforte masterpiece di Riva Mobili d’Arte, perché un mondo senza musica sarebbe limitato e triste. Qui, tra le altre istallazioni che ci portano a riflettere su un nuovo umanesimo, i visitatori possono rilassarsi nel giardino curato della rivista Gardenia, diretta da Emanuela Rosa-Colt, e realizzato da Mario Mariani e Matteo Boccadoro del vivaio di Central Park che trasporta dal deserto alle zone umide dall’Eden, ai giardini immaginari delle Città Invisibili di Italo Calvino. In Corso Garibaldi 99, Miele Experience Center, presenta Shades of Connection, una installazione immersiva per connettere design, tecnologia ed emozioni, che celebra il movimento tra proiezioni che configurano un racconto visivo fatto di piccoli gesti quotidiani. Attraverso una finestra immaginaria il visitatore può osservare ciò che accade all’interno della casa tra video performance ispirate a elementi naturali quali fuoco, aria e acqua che simboleggiano un mondo evocativo, e qui preparatevi a danzare tra le silhouette di figure danzanti come manifesto di armonia. La luce illumina un futuro sostenibile anche nel Chiostro di Santa Maria delle Grazie, via Cardosso 1, già patrimonio Unesco, dove si trova L’ultima Cena di Leonardo da Vinci, c’è un immaginifico salice con cascate di luce, ideato da Luca Trazzi, in collaborazione con Fan Europe Lighting. L’architetto si è ispirato a un graffito decorativo del chiostro che raffigura dei fiori per creare Graffito di luce, un insieme suggestivo di strutture luminose che ricordano un salice piangente o fontana, disposte nel chiostro, nel porticato e nella sacrestia progettata da Donato Bramante tra il 1492 e il 1497. E tra luci, musica, drink per l’ultima sera lasciatevi trasportare là dove vi porta la curiosità, la madrina di tutti i “saperi e sapori”, e la creatività illuminata alla ricerca di esperienze che ci portano a nuove esperienze del design della luce per configurare modi possibili di connettere intelligenza naturale con l’intelligenza artificiale.
AUTHOR
Jacqueline Ceresoli
Storica e critica dell’arte. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente. Collabora con diverse testate di architettura e arte. Il suo ultimo libro è Donne, luce e libertà. Storie di Light Art e di altre illuminazioni (Postmedia Books, 2025). Scrive su LUCE dal 2012 e tiene la rubrica Light Art da quando l’ha proposta al direttore diversi anni fa.
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