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Capire il futuro in un’ottica pink, il messaggio di Gaetano Pesce

By Monica Moro
Pubblicato il
Aprile 2024

Capire il futuro in un'ottica pink, il messaggio di Gaetano Pesce

Il 3 aprile ci ha lasciato Gaetano Pesce (La Spezia, 8 novembre 1939 – New York, 3 aprile 2024) nella sua casa di New York negli Stati Uniti, dove viveva da anni stabilmente. L’architetto e designer la cui formazione avvenne a Venezia, si è espresso principalmente come artista per una sua precisa scelta filosofica di diversificazione e non ripetizione del gesto creativo.

Esordio artistico

TRAMONTO A NEW YORK Photo courtesy Cassina

Negli anni sessanta entrò a far parte del design radicale e nel 1972 partecipò all’indimenticabile mostra Italy: the new domestic landscape al MoMA di New York, evento che segnò il riconoscimento internazionale del nascente design italiano.

Fu in quell’occasione che rimase folgorato dalla metropoli americana, fatto che lo portò a disegnare e dedicare il divano per Cassina proprio a questa città, chiamandolo Tramonto a New York. In un primo momento fu preso in contropiede da New York, poi in seguito sedotto dalla stessa decise di andare a viverci stabilmente.

Il suo messaggio per il nostro futuro collettivo

Personalmente conservo con affetto nella memoria il suo discorso “Capire il futuro” tenuto l’anno scorso – pare ieri – al SaloneSatellite, dedicato ai giovani e in particolare alle donne. Le parole di esordio di Gaetano Pesce furono: “Battete le mani alle donne, il futuro è femminile.. Cambiate il mondo per renderlo migliore, è pieno di errori, violenza e stupidità: le donne possono rendere il mondo un luogo migliore, questo è ciò di cui parla la mia Big Mama. Si riferiva alla sua iconica poltrona Up disegnata nel 1969 per B&B Italia, più volte rieditata. Il pubblico si era stretto attorno al grande maestro. Rimane per noi un messaggio ottimista e quasi un po’ premonitore da passare alle nuove generazioni. È un messaggio molto sentito da parte di Gaetano Pesce. Infatti, a Los Angeles poco prima gli era stata dedicata una mostra intitolata Dear Future. Nell’introduzione il curatore David Alhadeff indicava come Pesce avesse rovesciato nel corso della sua carriera professionale i modi di pensare, esprimendosi in una forma di “contro-design” che privilegia l’incoerenza, l’imprevedibilità, l’eccentricità e l’originalità, e rilanciava la sua visione che dichiara: “Il futuro non è un mito bensì una realtà raggiungibile, libera da guerre, disuguaglianze e uniformità, dove l’individualismo umano si esprime in oggetti e stile”.

Oggetti e architetture iconici di Gaetano Pesce

Come non ricordare i numerosi gioiosi e ironici progetti di design: per citarne alcuni la seduta modulabile per Meritalia del 2005 La Michetta, ispirata al tipico pane soffiato milanese, il vaso Spaghetti per una delle sue società Fish Design, o ancora la bottiglia dell’acqua minerale per Vittel, e la lampada da terra gigantesca Moloch. E le architetture il Pescetrullo, il Pink Pavillion del 2008 alla Triennale di Bovisa destinato ad accogliere i laboratori dei bambini e l’Organic Building di Osaka.

Vorrei dire ciao a Gaetano, riportando qui a conclusione il suo monito: “Il design e l’arte a servizio della società apre le porte al futuro. Esprimetevi!”.

AUTHOR

Monica Moro

Collabora a LUCE dal 2014, scrive di architettura, design e colore. Nata in Svezia, dove ha insegnato per diversi anni design all'Università LNU. Cultore presso il Politecnico di Milano. La sua formazione architetto e industrial design Domus Academy, ha collaborato con Andrea Branzi. Designer freelance e ricercatrice sul colore e la valorizzazione del patrimonio culturale. Passione coltivata lo Yoga

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