LA SALA DEL CENACOLO AL MUSEO NAZIONALE SCIENZA E TECNOLOGIA LEONARDO DA VINCI A MILANO: IL NUOVO RESTAURO È UN’OPERA D’ARTE


Veduta d’assieme della Sala Cenacolo dopo il restauro photo © Andrea Fasani

La Sala del Cenacolo è l’antico refettorio dell’affascinante complesso del monastero Olivetano di San Vittore del XVI secolo, trasformato dal 1806 in ospedale militare e poi in caserma e dal 1953 sede del Museo della Scienza e Tecnologia, dove si trovano straordinari affreschi e stucchi di Piero Gilardi (1677 – 1733) e Giuseppe Antonio Castelli, detto il Castellino (1655 circa – 1724), considerati tra le rare testimonianze del Barocchetto lombardo. Due pittori noti dell’epoca che consolidarono la loro collaborazione anche per la decorazione della cappella del Duomo di Monza e di altre chiese.

Il team di restauro al lavoro sull’affresco di Pietro Gilardi, 2023
photo © Elena Galimberti

Fino a un mese fa questa sala, costruita tra il 1709 e il 1712 in occasione dell’ampiamento del Monastero, appariva cupa e spenta. In seguito all’eccellente restauro conservativo e innovativo al tempo stesso, a cura di Vanda Franceschetti e Matteo Pelucchi e una affiatata squadra di restauratori, promosso dall’Osservatorio sul Patrimonio Scientifico e Tecnologico del  Museo, gli affreschi sono stati riportati alla luce originale e tutto è più leggibile e fruibile, dettagli inclusi.

Colori chiari e luminosi, quadrature dall’originalità compositiva straordinaria, l’impostazione teatrale delle Nozze di Cana, dove l’episodio del primo miracolo di Gesù viene relegato sul fondo,  privilegiando il banchetto mondano e fastoso in primo piano: tutto oggi risplende anche grazie a un nuovo impianto  di illuminazione realizzato con Erco, studiato ad hoc per valorizzare la bellezza degli affreschi che rimandano al Settecento, ma informano sul rapporto sempre sinergico tra architettura, pittura e illuminazione.

Veduta d’assieme della Sala Cenacolo dopo il restauro
photo © Andrea Fasani

Dopo il Cenacolo di Leonardo, con il Cenacolo del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia che rappresenta le Nozze di Cana, un maestoso affresco ospitato sulla parete di fondo della sala dipinto da Gilardi, Milano si arricchisce di un altro capolavoro, una chicca architettonica, nota soprattutto ai milanesi, dove proprio in questa sala (vasto rettangolo lungo 23,50 e largo 11) hanno partecipato a concerti e convegni. Oggi, dopo il restauro la stessa è destinata a diventare un’attrazione internazionale incastonata dentro a chiostri di ispirazione bramantesca di rara bellezza.

Attraverso un intervento di consolidamento, pulitura e integrazione pittorica, sono visibili i dettagli decorativi e le dorature offuscate dalla patina del tempo. Il restauro è stata l’occasione per rivelare nuove informazioni relative ai materiali costitutivi originali e ai processi di degrado in rapporto al precedente restauro datato 1952, l’anno in cui l’ex monastero viene riadattato per ospitare il Museo.

Dettaglio della Sala Cenacolo dopo il restauro
photo © Andrea Fasani

Il restauro è uno dei monumenti più significativi per la conoscenza dell’opera d’arte – ha commentato Vanda Franceschetti -. La decorazione della sala, realizzata all’inizio del 1700 da Pietro Gilardi e Antonio Castellino, si è rivelata, dopo le necessarie operazioni di pulitura, stuccatura e riequilibratura cromatica, in tutta la sua qualità luministica e materica. La pittura barocca, appesantita dalle numerose patinature subite nel corso dei vecchi autorevoli restauri, ha recuperato i suoi valori cromatici e le sue raffinate caratteristiche decorative fatte da eleganti dorature a missione, ombre profonde e vellutate, rilievi materici che sfondano la bidimensionalità del contesto pittorico. Il grande affresco di Piero Gilardi domina la sala con i suoi drammatici controluce come quinta scenica di una rappresentazione teatrale. Le analisi diagnostiche hanno costituito il punto di partenza (1950 Ottemi Della Rotta ) e di arrivo (2004 cooperativa per restauro) per l’attuale restituzione”.

Dettaglio della Sala Cenacolo dopo il restauro
photo © Andrea Fasani

Dietro al restauro della Sala c’è una costante ricerca storica-artistica e architettonica intorno alle fonti archivistiche e documentali relative agli affreschi con la collaborazione dello storico dell’arte Stefano Bruzzese che, tra gli altri temi, sta studiano il programma iconografico della pittura  lombarda dei primi anni del Settecento, ancora tutto da esplorare e comprendere.

Varcata la soglia della Sala del Cenacolo, si resta a bocca aperta e si volge lo sguardo all’insù per l’effetto luminoso che gli affreschi irradiano nell’architettura. In particolare, seducono la volta ribassata e le pareti laterali che presentano una serie di articolate quadrature architettoniche con fiori, frutta e festoni e scene bibliche a monocromo tratte  dall’Antico Testamento, allusive al tema  del nutrimento per intervento divino. Tra gli altri dettagli, attirano lo sguardo quattro figure femminili sulla volta su sfondo di stucco dorato, dipinte da Gilardi, in cui si riconoscono allegorie di Temperanza, Mortificazione, Meditazione e Caducità della vita, accarezzate da una luce “divina”.  Di Giliardi sono anche il busto della Vergine raffigurato sopra il pulpito, sulla parete opposta, e la figura di donna che invita a rispettare il silenzio.

Dettaglio della Sala Cenacolo dopo il restauro
photo © Andrea Fasani

Fiorenzo Marco Galli, direttore generale del Museo, ha  dichiarato: “Questo restauro è  particolarmente significativo nel percorso di cura del patrimonio architettonico del Museo che abbiamo intrapreso nel corso degli anni. Restituisce la storia e la bellezza di questa sala importante. La Sala ha ospitato convegni, conferenze, concerti come parte integrante della nostra attività culturale, rendendo il Museo un luogo vivo di incontro e confronto. Ringrazio per aver reso possibile questo progetto il generoso contributo di Fimesa e della famiglia Sordi, in memoria di Roberto e Silvio Preti”.

Restauro a parte, questo intervento architettonico ci permette di comprendere meglio la storia del Museo stesso, partendo dalle sue origini con la Sala del Cenacolo che nel corso del tempo ha rappresentato un centro di vita culturale di una istituzione in dialogo con i cittadini, il territorio, aperta  alla musica  e a convegni internazionali.