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Mostra “Spectres” al MUDE. Foto © Fiat Lux Experience for Lisbon Architecture Triennale

“Quanto pesa una città?” La settima edizione della Triennale di Architettura di Lisbona

By Chiara Testoni
Pubblicato il
Ottobre 2025

Mostra “Spectres” al MUDE. Foto © Fiat Lux Experience for Lisbon Architecture Triennale

“Quanto pesa una città?” Questa è la domanda che si pone la “coalizione”, il gruppo di ricerca multidisciplinare che ha ideato la settima edizione della Triennale di Architettura di Lisbona, in mostra dal 2 ottobre all’8 dicembre e curata da Ann-Sofi Rönnskog e John Palmesino (Territorial Agency).

Nel solco tracciato dalla kermesse portoghese del 2022 a tema “Terra”, dedicata alla sostenibilità e alla promozione di un modello di sistema circolare, l’edizione del 2025 esplora gli scenari attuali e futuri di un pianeta sempre più “alla mercé” dell’azione umana, dove il progressivo e accelerato sovvertimento delle gerarchie tra natura e tecnologia, tra uomo e macchina, impone ai sistemi antropici, in primis alle città, un necessario cambio di rotta politico, culturale, economico e di governance.

Durante la conferenza stampa, tenutasi al Museu do Dinheiro, José Mateus, presidente della Triennale, ha sottolineato: “Oggi più che mai dobbiamo riconoscere la natura multidisciplinare dell’architettura e lavorare con piattaforme di conoscenza più sofisticate per affrontare la città nel suo insieme. La nostra settima edizione, intitolata ‘Quanto pesa una città?’, avvia la riflessione e pone le domande; il resto del XXI secolo ci fornirà le risposte”.

Il quadro concettuale: un pianeta dominato (e compromesso?) dall'uomo

Traendo linfa speculativa dagli studi del geologo e ingegnere Peter Haff (tra cui P. K. Haff, “The Technospere and its relation to the Antropocene”, capitolo 4, in J. Zalasiewics et al., “The Anthropocene as a Geological Time Unit”, Cambridge University Press, 2019), la mostra invita ad assumere come nuova “era geologica” l’Antropocene, ovvero un’era in cui l’umanità è diventata la forza dominante nel plasmare il pianeta, modificandone radicalmente i connotati climatici, geologici e biologici a scala planetaria, e iniziata con la Rivoluzione Industriale, secondo alcuni studiosi, o con l’avvento del nucleare, secondo altri. Prova concreta di un cambio di registro epocale è dato dalla Tecnosfera, l’insieme dei prodotti, processi, infrastrutture, tecnologie, flussi energetici e materiali di origine antropica connessi globalmente e progressivamente diventati “ubiqui”, tanto da costituire un sistema autonomo e auto-alimentato al pari delle altre sfere del sistema terrestre (litosfera, idrosfera, atmosfera, biosfera). Un “groviglio” che, per gli studiosi, “pesa” 30 trilioni di tonnellate, in grado di autoalimentarsi grazie alla dipendenza che scatena in chi lo supporta e, al contempo, generativo di fragilità e iniquità, squilibri e conflittualità. Come affermano i curatori: “Abbiamo ereditato questa bellissima parola di cinque lettere: città. Tuttavia, il suo significato è cambiato completamente. La Triennale 2025 ci sfida a porci alcune domande: cos’è oggi una città? Quali sono i suoi confini? Come la misuriamo? Come viviamo al suo interno?”

Mostra “Fluxes” al MAAT. Foto © Matilde Fieschi for Lisbon Architecture Triennale
Mostra “Lighter” al MAC/CCB. Foto © Fiat Lux Experience for Lisbon Architecture Triennale

Le mostre: un approccio corale a un problema planetario

Attraverso istallazioni audiovisive, simulazioni, diagrammi e performances, la manifestazione analizza, computa, decifra e rielabora in chiave scientifica, antropologica, sociologica, urbanistica e filosofica i meccanismi metamorfici e “subduttivi”, invisibili o tangibili, intenzionali o preterintenzionali che generano l’enorme impatto sul Pianeta, mirando ad aprire uno spazio pubblico di apprendimento, confronto e azione. “Oggi, chiedersi quanto sia pesante una città significa anche delineare una coalizione tra conoscenze diverse, tra estetiche diverse: la conoscenza corretta e strumentale della scienza, con la percezione cosmopolitica dei nuovi incontri, e la percezione artistica degli altri”: così afferma Territorial Agency, dichiarando il carattere multidisciplinare della manifestazione.

Tre esposizioni (Fluxes, Spectres e Lighter), una serie di conferenze (Talk, Talk, Talk), una selezione di “progetti indipendenti”, una pubblicazione e molteplici eventi invitano a mettere a fuoco la città come “problema planetario” e a darvi soluzione in modo corale.

Mostra “Spectres” al MUDE. Foto © Fiat Lux Experience for Lisbon Architecture Triennale

La mostra Spectres (al MUDE – Museu do Design, dal 4 ottobre 2025 all’11 gennaio 2026) indaga le tecnologie di imaging (telerilevamento, termografia, radar, sonar, lidar,…) necessarie per comprendere l’impatto umano sul pianeta e il modo in cui tali tecnologie riflettono le strutture coloniali di potere e controllo: estrazione mineraria, deforestazione illegale, urbanizzazione incontrollata, innalzamento del livello del mare, distruzione delle foreste tropicali e dei ghiacciai compongono un mosaico di pratiche che minano nel profondo ecosistemi naturali e artificiali.

Fluxes (al MAAT – Museum of Art, Architecture and Technology, dal 5 ottobre 2025 al 19 gennaio 2026) si concentra invece sulle interazioni tra lo spazio antropico (con i suoi flussi di materiali, energia e informazioni) e i cicli fragili e complessi del pianeta, mentre

Lighter (al MAC/CCB – Museum of Contemporary Art and Architecture Centre, dal 3 ottobre 2025 al 4 gennaio 2026) indica un percorso per il futuro, attraverso esperienze di “sopravvivenza” alle dinamiche controverse della Tecnosfera.

Mostra “Fluxes” al MAAT. Foto © Matilde Fieschi for Lisbon Architecture Triennale
Mostra “Lighter” al MAC/CCB. Foto © Joana Linda for Lisbon Architecture Triennale

Alle esposizioni principali si aggiungono 17 progetti indipendenti selezionati attraverso una chiamata aperta, che animano la città dalle sedi museali consolidate (Palácio Sinel de Cordes, MAC/CCB, MNAC) agli spazi periferici recuperati (Atelier Amadeo), fino ai parchi (Estufa Fria nel Parque Eduardo VII).

More light, less mass

La settima edizione della Triennale di Lisbona propone una mappatura della pressione antropica sulla Terra ed esorta a immaginare “meno massa” e città più leggere e capaci di riconnettersi agli equilibri dell’Ecosfera: un viaggio immersivo negli squilibri della Tecnosfera, tra il fardello materiale che grava sul pianeta e quello immateriale che “appesantisce” la vita umana, nelle città come altrove.

AUTHOR

Chiara Testoni

Chiara Testoni si è laureata in Architettura con tesi in progettazione architettonica, con il massimo dei voti, presso l’Università di Ferrara. Ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Tecnologia dell’Architettura presso l’Università di Ferrara, da cui sono scaturite diverse pubblicazioni scientifiche. Si occupa di pianificazione strategica e processi di rigenerazione urbana. Svolge costantemente attività editoriale nell’ambito di collaborazioni con testate nazionali e internazionali inerenti alla cultura del progetto nelle sue diverse scale

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