Personaggi
I Futuristi: signori della Luce
By Cristina Tirinzoni
Pubblicato il
Gennaio 2025
INDICE
- 1 Francesca, sulla grande mostra che celebra il futurismo alla Galleria d'arte Moderna di Roma, non sono mancante le polemiche ancor prima dell’apertura
- 2 Il 2 dicembre 2024 Edoardo Sylos Labini ha portato in scena (per il ciclo gli Inimitabili della cultura) la figura di Filippo Tommaso Marinetti, per la drammaturgia di Angelo Crespi, direttore della Pinacoteca di Brera, fra le luminarie pop create da Marco Lodola. E al termine della serata le è stata donata una scultura luminosa in plexiglass e neon che iconizza l'immagine di Marinetti nello stile inconfondibile pop e ultracolorato del noto artista della light art, stile con cui ha rappresentato miti iconici, David Bowie, Audrey Hepburn o Diabolik.
- 3 Cosa è stato il futurismo?
- 4 L'eredità del pensiero futurista?
- 5 “Noi Futuristi ascendiamo verso le vette più eccelse e più radiose, e ci proclamiamo Signori della Luce”, declamava nonno Marinetti nel celebre manifesto pubblicato il 20 febbraio 1909 sul quotidiano Le Figaro, nel segno di una sfida culturale al rinnovamento e alla creazione di una modernità.
- 6 Che cosa ha rappresentato la luce nell'immaginario futurista?
- 7 La “Lampada ad arco” è una delle prime opere “futurista” importanti di Giacomo Balla. Un lampione elettrico che illumina la notte con i suoi fiotti di luce, La luce elettrica si frammenta in una serie di colori che coprono in parte la luna ponendola in secondo piano.
- 8 La storia d'amore e di arte fra Filippo Tommaso Marinetti e Benedetta Cappa nasce proprio nello studio di Balla.
- 9 Il mito della modernità si riverbera anche nei nomi dati alle sue tre figlie: Ala, Vittoria e Luce. Un aneddoto al riguardo?
- 10 Che padre è stato Tommaso Marinetti?
- 11 Qual è il ricordo che sua madre Luce più di tutti le ha trasmesso del nonno?
- 12 Lei è curatrice di mostre. È nel consiglio di amministrazione di Palaexpo di Roma. Quanto è importante l'illuminazione?
- 13 Marinetti li voleva distruggerei musei
Si torna a parlare di Futurismo. Nell’ottantesimo anniversario della scomparsa di Filippo Tommaso Marinetti (Alessandria d’Egitto, 22 dicembre 1876 – Bellagio, 2 dicembre 1944), è stata inaugurata il 3 dicembre 2024 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, e visitabile fino al 28 febbraio 2025, la mostra Il tempo del Futurismo, a cura di Gabriele Simongini, promossa e sostenuta dal Ministero della Cultura. Un’esposizione grandiosa, articolata in 26 sale, che conta circa 350 opere tra dipinti, sculture, provenienti da musei stranieri e italiani come il MoMA e il Metropolitan di New York, la Estorick Collection di Londra, il Kunstmuseum dell’Aja, insieme a oggetti d’arredo, un idrovolante, automobili, motociclette. LUCEweb ha incontrato Francesca Barbi Marinetti, nipote di Filippo Tommaso Marinetti e figlia di Luce Marinetti, terzogenita del fondatore e animatore del Futurismo, critica d’arte, curatrice di mostre e titolare di D. d’ARTE con cui progetta, realizza e promuove eventi culturali in Italia. È nel consiglio di amministrazione di Palaexpo di Roma.
Francesca, sulla grande mostra che celebra il futurismo alla Galleria d'arte Moderna di Roma, non sono mancante le polemiche ancor prima dell’apertura
Le polemiche che ci sono state sono davvero incomprensibili. Ne sono dispiaciuta. Andate a vederla. Merita davvero. Il percorso di questa mostra spiega molto bene il tratto visionario e la potenza creativa di un movimento che ha trasformato il modo di pensare l’arte e la modernità, contestualizzandolo nella società dell’epoca, rivoluzionata dalle innovazioni scientifiche e tecnologiche. E porta a riflettere, in particolare alle nuove generazioni, sull’energia delle avanguardie storiche, di cui il Futurismo è tra i massimi movimenti, sull’importanza di quell’entusiasmo nella sperimentazione del nuovo che nei tempi attuali, a volte, fa molta paura. Aggiungo anche che per questa mostra sul Futurismo la GNAM (Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea) è il luogo giusto. È stata inaugurata nel 1911 in pieno fermento del movimento, eppure non aveva mai ospitato una grande mostra sul Futurismo. Una lacuna che finalmente viene colmata. Ne sono felice.
Il 2 dicembre 2024 Edoardo Sylos Labini ha portato in scena (per il ciclo gli Inimitabili della cultura) la figura di Filippo Tommaso Marinetti, per la drammaturgia di Angelo Crespi, direttore della Pinacoteca di Brera, fra le luminarie pop create da Marco Lodola. E al termine della serata le è stata donata una scultura luminosa in plexiglass e neon che iconizza l'immagine di Marinetti nello stile inconfondibile pop e ultracolorato del noto artista della light art, stile con cui ha rappresentato miti iconici, David Bowie, Audrey Hepburn o Diabolik.
Un omaggio dallo straordinario valore simbolico. L’elemento luce è la vera sostanza dei lavori di Marco Lodola. Si avvertono i barbagli elettrici del Futurismo. All’inizio degli anni ’80 insieme ad altri, Marco Lodola ha dato vita al movimento artistico che prende il nome di Nuovo Futurismo, associato alla luce. L’ispirazione dai cui nasce deriva dal lascito storico e dalla radice stessa del Futurismo, rielaborando una sua propria e diversa interpretazione resa nella sua originale raffigurazione, incentrata sulla rappresentazione della modernità attraverso l’uso di nuovi linguaggi e materiali, facendo riferimento al mondo dei fumetti, alla pubblicità e ai mass media in generale. Il pubblico lo ama perché riesce ad adeguare i modi dell’arte a quelli della vita contemporanea; la moda, le icone, lo sport, nel suo lavoro nessun universo resta separato dall’arte. Quello che Marinetti auspicava.
Cosa è stato il futurismo?
Che, si voglia o no, è la prima e unica avanguardia italiana del ‘900 a irrompere sulla scena internazionale e che travolse ogni ambito artistico. Capace di apportare quel rinnovamento nella cultura e nell’arte, al di fuori e al di sopra degli accademismi imperanti. Il Futurismo rompeva schemi, rompeva barriere. Rivendicava il diritto alla ribellione, al vitalismo in totale contrapposizione alla non-azione del Decadentismo e al passatismo. Nel segno della provocazione iperbolica, certamente efficace all’epoca.
L'eredità del pensiero futurista?
Nutrire un atteggiamento reattivo e positivo nei confronti dell’evoluzione dei tempi. In un’epoca di incertezze, ci ricorda che il cambiamento, anche quando è tumultuoso, è il motore della creatività e del progresso. Il Futurismo non è solo “piacere del nuovo”, ma anche il pensiero audace, il pensiero scomodo. Oggi che viviamo in un’epoca dominata dal disincanto e il conformismo è diventato un atteggiamento dilagante in moltissimi ambiti, i futuristi ci ricordano che è importante invece credere nelle proprie visioni, anche quando sembrano impossibili. E il ruolo fondamentale dell’arte è come un veicolo per immaginare il futuro
“Noi Futuristi ascendiamo verso le vette più eccelse e più radiose, e ci proclamiamo Signori della Luce”, declamava nonno Marinetti nel celebre manifesto pubblicato il 20 febbraio 1909 sul quotidiano Le Figaro, nel segno di una sfida culturale al rinnovamento e alla creazione di una modernità.
Quello del Futurismo è il tempo di un susseguirsi di scoperte scientifiche e invenzioni tecniche che mutano radicalmente e in modo assai veloce la concezione della vita nelle città. È il tempo dell’automobile, dei motori, dell’industria, dell’elettricità, della rete ferroviaria, dell’aviazione, della radio e delle città che salgono, della luce artificiale come quella di un lampione cittadino che si diffonde nello spazio notturno della città.
Che cosa ha rappresentato la luce nell'immaginario futurista?
La luce è elemento fondante della poetica della velocità. La luce, anzi, è la stessa configurazione visibile della velocità. Ed è anche un conduttore verso altri mondi, come simbolo di una aspirazione a una trascendenza al di là dello spazio e del tempo che avrebbe connesso la terra con l’infinità del cosmo a vette spirituali che poteva rivelare nuove dimensioni oltre la luna e le stelle che è poi lo scopo ultimo dell’arte di tutti i tempi, travalicare le soglie del reale per accedere alla dimensione del possibile per esplorare nuovi mondi, nuove sensazioni. Se gli effetti di luce sono tra i temi ricorrenti della letteratura futurista, ovviamente è soprattutto nelle arti visive che l’interesse per la luce è dominante: non più per captare le atmosfere en plein air come nell’impressionismo, ma proprio per il suo dinamismo.
La “Lampada ad arco” è una delle prime opere “futurista” importanti di Giacomo Balla. Un lampione elettrico che illumina la notte con i suoi fiotti di luce, La luce elettrica si frammenta in una serie di colori che coprono in parte la luna ponendola in secondo piano.
L’opera venne comprata dal Museum of Modern Art di New York nel 1954 e quando venne spedita oltreoceano Giacomo Balla allegò anche una lettera all’allora direttore Alfred Hamilton Barr Jr., parlando dell’opera nel modo seguente: “Quadro, oltre che originale come opera d’arte, anche scientifico perché ho cercato di rappresentare la luce separando i colori che la compongono”. L’effetto della materializzazione della luce è ottenuto mediante l’accostamento di segni veloci e frammentati di colori puri che si irradiano da un nucleo luminosissimo di giallo e bianco. Giacomo Balla fu uno degli artisti più importanti dei Futurismo, al punto che cominciò a firmare le sue opere con lo pseudonimo Futurballa. “Rendere la luce è sempre stato il mio studio preferito”, dirà Balla. Crea delle vere e proprie poesie di luce e movimento. Arriverà più tardi a comporre quadri sul semplice tema della parola LUCE.
La storia d'amore e di arte fra Filippo Tommaso Marinetti e Benedetta Cappa nasce proprio nello studio di Balla.
Marinetti conobbe mia nonna, Benedetta Cappa, detta Benny, nel 1918 a Roma, nella casa di Balla, dove lei prendeva lezioni di pittura. Lui aveva 42 anni, una fama immensa e tante amanti, lei 21 ed era bellissima. Un amore, il loro, folgorante e per la vita. Benedetta è stata indubbiamente, un’artista “totale”, in grado di spaziare con una disarmante facilità dalla pittura, alla grafica, alla letteratura, al teatro, e che seppe costruire una propria precisa identità, mantenendo con l’“ingombrante” marito un rapporto di costante dialogo e confronto. E diedero inizio a una delle esperienze più entusiasmanti di “arte in coppia”. Ammiro il genio di Benedetta, mia uguale non discepola, scriveva Marinetti. l Futurismo ebbe sempre in Benedetta una sorta di coscienza femminile parallela. Dopo la morte di Marinetti, fu lei a far conoscere il Futurismo all’estero. C’era la sua regia segreta dietro una mostra importante come quella che si tenne ai Petit Palais di Parigi nel ‘51. Peggy Guggenheim riceve Benedetta nel suo appartamento e le presenta lo scultore Calder che, per l’entusiasmo, la prende in braccio e la lancia in aria come una bambola di pezza.
Il mito della modernità si riverbera anche nei nomi dati alle sue tre figlie: Ala, Vittoria e Luce. Un aneddoto al riguardo?
Quando nasce, Marinetti dedica a Luce un poema. Ecco alcuni versi “Da Benedetta e dalle sue doglie amare nascesti, Luce, nel tuo 20 settembre e il 28 la tua rosea culla automobile correva già da sé al balcone solare. Brillan strillan e schizzan luce / occhi manine e piedini: Un giorno colla lingua salirai la scaletta / di tante marmellate di raggi / visciole rosee e giuggiole turchine. / Mangerai tutto inzuccherato quel fresco aeroplano di burro e miele fra le sue nuvole di pandoro. Un fortunato tepor già ti conduce nel cic-ciac della vita ardita. Per festeggiar, Luce, i proiettori mutano la notte in una culla smisurata di lunghi raggi elastici intrecciata con grazia”. Mamma ha anche un secondo nome Astra. Luce è la velocità, Astra sono le stelle e l’armonia. Nel libro Astra e il sommergibile Benedetta scrisse la dedica a Marinetti. “Marinetti ti offro Astra, le audacie, gli sconfinamenti spirituali, le intuizioni delle forze misteriose che ti appartengono, quale capo del Futurismo. Sono certa che questa è opera futurista e ne sono fiera. È nata carica d’anima, tutte le ansie, le vibrazioni, le gioie, le certezze vi sono disegnate”. Quando nasce Luce, Giacomo Balla regala a Filippo Tommaso Marinetti e a Benedetta il lettino della primogenita Lucia ribattezzata Luce con l’adesione al futurismo.
Che padre è stato Tommaso Marinetti?
L’idea che mi sono fatta è di un padre spesso in giro per il mondo con le sue attività futuriste che qualitativamente faceva sentire la propria presenza. Un padre affettuoso e stimolante, capace di grande tenerezza. Come un po’ tutti i padri anziani, prendeva le difese delle bambine di fronte alle loro marachelle. Candidamente replicava: “Ma che avranno mai fatto di male? Bambine? Mettetevi i cappottini e andate a incendiare la stazione!”.
Qual è il ricordo che sua madre Luce più di tutti le ha trasmesso del nonno?
Potrei dire che quella di Marinetti era davvero una grande famiglia allargata che non è composta dai soli parenti di sangue, ma da tutti i futuristi, dagli appassionati, da quella che si dice “la lunga eredità del Futurismo”. La casa di Piazza Adriana, con i salotti dalle pareti giallo sole, i divani azzurri, i mobili intarsiati di madreperla, i lampadari di rame traforato e i grandi vasi cinesi, in un affollarsi di sculture, arazzi, oggetti d’arte e cuscini “futuristi” firmati Depero, questa casa era sempre aperta ad amici e artisti di ogni tipo: poeti, musicisti, scrittori, danzatori italiani e stranieri. Mio nonno era l’animatore di tutto questo. Le serate futuriste naturalmente non erano cosa per bambini, ma mia mamma trovava tutti i modi per sgattaiolare fuori e mettersi dietro a una tenda per “spiare” i grandi e credo che mio nonno lo sapesse e chiudesse un occhio.
Lei è curatrice di mostre. È nel consiglio di amministrazione di Palaexpo di Roma. Quanto è importante l'illuminazione?
La luce, non è più solo una necessità funzionale, è diventata un mezzo espressivo che contribuisce in modo significativo all’esperienza del visitatore. Dico sempre, la luce abitua ad altri modi di guardare. Guida l ‘occhio del visitatore. La luce si deve vedere ma non il corpo illuminante. Partendo dal presupposto che la luce danneggia la superficie di quasi tutte le forme di arte occorre modulare correttamente quantità e qualità di luce (quella solare è la più distruttiva) sulle opere che, va ricordato, non sono tutte uguali. La prima ragione per cui i LED sono sempre più utilizzati, è che questa fonte luminosa non emette calore né radiazioni UV, di conseguenza non rischia di danneggiare le opere. Non solo: affatica meno lo sguardo, valorizza i colori naturali dell’ambiente, non riscalda, e permette di abbassare i consumi energetici.
Marinetti li voleva distruggerei musei
(ride) Certo, i musei non erano per nulla simpatici ai futuristi, ma ormai non sono più quei luoghi passatisti che dicevano di voler distruggere! Con la sua retorica antimuseale il movimento ci ricorda però ancora che i musei e le accademie devono rispondere alla contemporaneità. L’arte è sempre una spia che indica dove va il mondo.
AUTHOR
Cristina Tirinzoni
Cristina Tirinzoni, laureata in scienze politiche, giornalista professionista e critico teatrale, iscritta all’Associazione Nazionale Critici di Teatro, ha collaborato con le maggiori testate femminili, occupandosi di cultura, libri, teatro, arte. Convinta che la bellezza (forse) salverà il mondo e che non si finisce mai di scoprire e raccontare grandi e piccoli costruttori e seminatori di bellezza. Ha pubblicato tre raccolte di poesie: "Di Parole e Silenzio" (Genesi Editrice, 2026). "Come un taglio nel paesaggio" (Genesi Editrice, 2014) e "Sia pure il tempo in un istante" (Neos Edizioni, 2010)
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