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Il Viaggio nel Tempo: Le Meraviglie del Grand Tour al Museo Poldi Pezzoli
By Monica Moro
Pubblicato il
Aprile 2026
INDICE
Ci troviamo a Milano, nella primavera 2026, e, mentre la città ancora vibra per l’energia delle Olimpiadi Invernali in attesa del ritmo pulsante del Salone del Mobile.Milano, un silenzio solenne ci accoglie quando andiamo a visitare la mostra Meraviglie del Grand Tour, tra le mura storiche del Museo Poldi Pezzoli. Qui, il tempo sembra essersi fermato o, meglio, essersi ripiegato su se stesso per permettere un incontro straordinario: quello tra la gloria e i fasti della Roma settecentesca con la sensibilità cinematografica contemporanea del grande regista Ferzan Ozpetek. La mostra Meraviglie del Grand Tour, nata dalla collaborazione tra due prestigiose realtà, il MET Metropolitan Museum of Art di New York e il Museo Poldi Pezzoli di Milano, non è una semplice esposizione, ma un portale verso quell’immaginario collettivo colto che ha decisamente contribuito a definire l’identità culturale europea e anche i fondali architettonici ispirati all’Antica Roma. La mostra è aperta al pubblico fino al 4 maggio.
Il Grand Tour e la nascita del turismo culturale
Il Grand Tour divenne una fase di perfezionamento dell’educazione, di moda per l’aristocrazia europea già a partire dal Diciassettesimo secolo, un fenomeno poi diventato un classico nel Diciottesimo secolo. Si trattava di un lungo viaggio attraverso l’Europa, compiuto con l’obiettivo di arricchire la propria cultura, dove i “grand tourist”, accompagnati da taccuini di viaggio, si istruivano e dilettavano anche per diversi anni, con l’Italia come principale meta.
Da questo fenomeno è nato il termine “turismo” e l’idea di viaggi di massa: infatti gli studenti facevano veri e propri giri turistici studiando, disegnando (oggi abbiamo tecnologie impensabili allora) e acquistando sia opere d’arte che copie di opere d’arte, senza dimenticarsi della moda, dell’abbigliamento e, naturalmente, della cucina. Inoltre, i grand tourist commissionavano spesso un proprio ritratto ai famosi pittori dell’epoca.
Roma e il Pantheon di Giovanni Paolo Panini
Al centro del percorso di visita al Poldi Pezzoli si staglia, imponente e magnetico, il capolavoro Roma Antica (1757) di Giovanni Paolo Panini (Piacenza 1691– Roma 1765), scenografo e architetto piacentino, abilissimo maestro della prospettiva specializzato nelle vedute d’interni. Il visitatore, grazie a questo capolavoro proveniente dalle collezioni di pittura europea del MET Metropolitan Museum of Art, di New York si immerge in una “veduta ideale”, dove il pittore assembla le rovine più celebri della città eterna come in un palcoscenico teatrale che sfida la realtà fisica. Panini non si è limitato a documentare, ma edifica un monumento alla memoria, unendo la precisione del rilievo architettonico alla libertà dell’invenzione fantastica, in cui tra i diversi personaggi che raffigura troviamo l’artista stesso e il committente del dipinto, il conte di Stainville, ambasciatore francese a Roma in quegli anni. Accanto a quest’opera, il visitatore scopre l’Interno del Pantheon (1774, sempre di Giovanni Paolo Panini, donato da Giovanna Zanuso), due inediti intitolati Veduta panoramica di Roma da Villa Medici e Veduta panoramica di Roma dalla Trinità dei Monti, opere del padre del vedutismo Caspar Van Wittel (italo-olandese noto come Gaspare Vanvitelli, padre di quel Luigi Vanvitelli che progettò la reggia di Caserta, donazione famiglia Pelosi) e reperti di inestimabile valore, come il sarcofago romano del III secolo e la raffinata porcellana Ginori raffigurante il Laocoonte, oggetti che testimoniano il desiderio dei viaggiatori del XVIII secolo di “possedere” il passato attraverso l’arte.
Le riduzioni di sculture classiche in porcellana sono state la specialità della manifattura Doccia, fondata da Carlo Ginori nel 1737, per rispondere alle esigenze dei viaggiatori del Grand Tour. Il Laocoonte è il gruppo scultoreo più ammirato e riprodotto dell’antichità. Scoperto nel 1506 e oggi conservato ai Musei Vaticani, è probabilmente una copia di un originale bronzeo del 150 a.C. circa, realizzato da Polidoro, Agesandro e Atenodoro di Rodi, e rappresenta il sacerdote troiano Laocoonte e i suoi figli aggrediti dai serpenti marini inviati da Atena. La porcellana esposta al Poldi Pezzoli è stata realizzata su richiesta del Duca Antonio Ruffo nel 1749 ed è stata, nell’Ottocento, proprietà del primo ministro britannico William Ewart Gladstone (Liverpool, 29 dicembre 1809 – castello di Hawarden, 19 maggio 1898). `
La mostra è splendidamente messa “in luce” dallo studio di lighting design Francesco Murano.
Tutti gli DÈI: Ferzan Ozpetek
Il culmine emotivo della mostra è rappresentato dall’opera video Tutti gli DÈI, curata dal regista Ferzan Ozpetek, di cui qui vogliamo ricordare, tra i tanti film da lui diretti, l’emozione e la composizione estetica in Diamanti, Mine vaganti e Le fate ignoranti. Ozpetek ha utilizzato il linguaggio cinematografico per esplorare l’anima umana che abita queste rovine, dove invece Panini è ricorso ai pennelli e alla prospettiva per celebrare la grandezza eterna della bellezza e dell’armonia. Il regista turco-italiano trasforma le sale del Poldi Pezzoli in un set in cui le statue e i marmi sembrano prendere vita, dialogando con lo spettatore attraverso sguardi e silenzi. La sua cifra stilistica, nota per l’attenzione ai legami affettivi e alla memoria, si fonde perfettamente con l’estetica del Grand Tour, trasformando il viaggio geografico in un viaggio interiore. Nel descrivere il suo personale omaggio a Panini, Ozpetek ha spiegato che: “Questa opera è, per me, l’emblema del Grand Tour. Con un solo quadro si rende omaggio a un intero museo, a tutta la memoria e la bellezza che esso custodisce. In Roma Antica di Panini c’è l’idea di un viaggio non solo geografico ma pure interiore: ogni rovina, ogni luce, ogni volto è un sentimento. Ho voluto che il film nascesse da un gesto semplice — la luce del Pantheon che illumina il volto di una donna addormentata — per raccontare come l’arte possa ancora oggi risvegliarci, sorprenderci, farci sentire vivi”.
I ventagli testimoni di souvenir culturali e artistici
L’esperienza si chiude con una selezione inedita di ventagli del Grand Tour, oggetti che un tempo accompagnavano i gentiluomini e le dame nelle loro peregrinazioni e che oggi fungono da testimoni silenziosi di un’epoca di scoperte. Un souvenir (dal francese a sua volta dal lat. subvenire “venire in aiuto”) è un oggetto acquistato o collezionato da un viaggiatore per conservare la memoria di un luogo visitato, usanza che si perde nel tempo, praticata anche dagli antichi pellegrini. A questo si aggiunge una preziosa selezione di gioielli in micromosaico provenienti da collezione privata e due esempi di guide turistiche d’antan.
Incontri e conversazioni
La mostra, visitabile fino al 4 maggio, rende il passato non solo visibile ai visitatori, ma anche profondamente attuale, “dimostrando che, come teorizzato in molti studi sull’estetica del Settecento, la bellezza classica, la simmetria e l’armonia rimane il metro di paragone per ogni nostra esplorazione del mondo”. È anche previsto un ricco programma di incontri che avranno luogo al Museo Poldi Pezzoli, Orangerie, ore 18.00.
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Visite guidate per non vedenti e ipovedenti - 22 aprile 2026, ore 11:00
Sono previste visite per non vedenti e ipovedenti, che potranno toccare la riproduzione della scultura in porcellana del Laocoonte, realizzata utilizzando la tecnologia delle stampe 3D. La scultura in porcellana è stata creata dalla manifattura Ginori nel 1749 come copia del modello canonico che rientrava in quella che possiamo definire una vera e propria “industria” del Grand Tour. Il gruppo scultoreo della collezione Poldi Pezzoli era uno degli straordinari souvenir che il giovane grand tourist portava con sé come memoria del viaggio in Italia. Questa riproduzione 3D offre una nuova esperienza conoscitiva che arricchisce il percorso di visita accessibile del Museo.
Info e prenotazioni alla mail: [email protected]
AUTHOR
Monica Moro
Collabora a LUCE dal 2014, scrive di architettura, design e colore. Nata in Svezia, dove ha insegnato per diversi anni design all'Università LNU. Cultore presso il Politecnico di Milano. La sua formazione architetto e industrial design Domus Academy, ha collaborato con Andrea Branzi. Designer freelance e ricercatrice sul colore e la valorizzazione del patrimonio culturale. Passione coltivata lo Yoga
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