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Victoria Mater. L’idolo e l’icona. Photo © Erika Serio

“Victoria Mater. L’idolo e l’icona”. Due antiche statue romane e valori universali uniti in un abbraccio di luce e ombre

By Cristina Ferrari
Pubblicato il
Febbraio 2026

Dopo il successo dell’esposizione Il Pugile e la Vittoria del 2023, il programma di valorizzazione e riqualificazione dell’area archeologica di Brixia romana portato avanti dalla Fondazione Brescia Musei si arricchisce di un nuovo tassello.

Nell’ambito delle celebrazioni per il Bicentenario della scoperta del deposito bronzeo del Capitolium bresciano e dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, fino al 12 aprile è possibile ammirare Victoria Mater. L’idolo e l’icona, installazione realizzata da Francesco Vezzoli nell’aula orientale del Capitolium di Brescia, curata da Donatien Grau, che affianca due statue di arte romana antica di straordinaria bellezza ed eleganza: la Vittoria Alata di Brescia e l’Idolino di Pesaro.

La prima è una scultura bronzea del I sec. d.C. della dea Vittoria, rinvenuta insieme a sei teste di età imperiale e a molti altri reperti in bronzo a Brescia il 26 luglio 1826 e diventata uno dei simboli della città, conservata nel Capitolium (tempio fatto costruire dall’imperatore Vespasiano nel 73 d.C. e dedicato alla Triade Capitolina, ovvero Giove, Giunone e Minerva), mentre l’Idolino è un bronzo raffigurante un giovane nudo dal corpo leggero e armonioso che reggeva originariamente nella mano sinistra un tralcio di vite destinato a sostenere lucerne, quindi un lychnouchos o portalampade, copia romana in bronzo di epoca augustea (31 a.C. – 14 d.C.) di un’originale greca di epoca classica, scoperta nella città marchigiana nel 1530 e conservata nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

L’evento, promosso da Fondazione Brescia Musei e Comune di Brescia, in collaborazione con la Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura, il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, l’Opificio delle Pietre Dure, col patrocinio dell’Ateneo di Brescia – Accademia di scienze, lettere e arti, si inserisce nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, il programma multidisciplinare, plurale e diffuso creato in occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 che l’Italia ospiterà dal 6 al 22 febbraio e dal 6 al 15 marzo 2026, ed è parte del programma Giochi della Cultura, promosso da Regione Lombardia in collaborazione con Triennale Milano.

Victoria Mater. L’idolo e l’icona. Photo © Erika Serio
Victoria Mater. L’idolo e l’icona. Photo © Alessandra Chemollo, courtesy Fondazione Brescia Musei

Valori universali e aspirazione alla perfezione

L’allestimento di Vezzoli, artista che si è sempre distinto per il suo fondere epoche, linguaggi e immaginari, prosegue la sua riflessione sul dialogo tra archeologia e modernità ricomponendo e dislocando le figure classiche delle due sculture che “vengono reinterpretate come organismi ibridi: corpi antichi rigenerati, ombre innestate e riattivate nella loro potenza simbolica”.

Della Vittoria Alata e dell’Idolino “si racconta il valore simbolico, in quanto sono sia ‘idoli’, rappresentazione della divinità, che ‘icone’, simboli e portatori di valori universali (nel significato moderno del termine), in questo caso quelli olimpici”, spiega Stefano Karadjov, direttore della Fondazione Brescia Musei. “L’identità visiva nasce dall’incontro, dall’accostamento, dalla contaminazione e dalla sovrapposizione di due presenze archetipiche, creando una narrazione in dialogo con i valori olimpici, in cui la diversità diventa armonia e la coesione identità”.

L’Idolino è simbolo di simmetria, armonia ed equilibrio, “incarnando i valori classici del concetto del kalòs kai agathòs (bello e buono), che porta a determinare un equilibrio perfetto tra l’aspetto fisico e le qualità interiori, mentre la Vittoria Alata, originariamente Nike, simbolo di vittoria militare, è qui interpretata come la vittoria olimpica a cui aspirano gli atleti, simbolo universale di successo, un traguardo più alto, un trionfo che supera il contesto terreno per diventare simbolo universale di successo e riconoscimento. Il dialogo tra i due capolavori definisce l’aspirazione umana verso la perfezione, emblema della tensione verso l’alloro olimpico”.

L’accostamento delle due statue in questi Giochi Olimpici e Paralimpici invernali richiama la tradizione dei Giochi Panellenici di Olimpia dove, nel tempio di Zeus, accanto alle statue delle divinità venivano collocate anche quelle degli atleti vincitori e dei devoti, proponendo un dialogo e un legame simbolico tra presente e passato e il valore universale degli ideali olimpici.

Victoria Mater. L’idolo e l’icona. Photo © Alessandra Chemollo, courtesy Fondazione Brescia Musei
Victoria Mater. L’idolo e l’icona. Photo © Alessandra Chemollo, courtesy Fondazione Brescia Musei

Luci e ombre per un abbraccio

Il progetto di Vezzoli trasforma “lo spazio sacro del tempio nello scenario di una installazione artistica attraverso l’inserimento di un terzo elemento in bronzo: una grande silhouette, che genera, con effetto trompe l’oeil, l’impressione di un’ombra impossibile che suggerisce un contatto virtuale, seppure non concretamente compiuto, tra le due figure”.

Di fatto, alla base del sistema grafico c’è l’intersezione tra linee, silhouette e campiture che si compenetrano come strati di memoria archeologica, in quanto “l’una non cancella l’altra ma la rivela, le due anatomie si scompongono in elementi funzionali – curve profili dettagli scultorei – che generano un linguaggio visivo che allude alla trasformazione. In un gioco di ombre reali e simulate, la Vittoria, come una mater (madre), ‘abbraccia’ teneramente l’Idolino in una silhouette che si staglia sulla parete della cella del Capitolium, ‘benedicendolo’ e spingendolo alla sfida. Quello che si crea è la rappresentazione di una scena materna, in cui la Vittoria Alata si libera dello scudo, elemento di difesa, ma che riporta a situazioni di conflitto, per abbracciare teneramente la figura efebica dell’Idolino, conclude Karadjov.

I visitatori vivono un’esperienza immersiva, arricchita da tre atmosfere luminose successive che, nell’arco di venti minuti, permettono di esplorare l’installazione da prospettive diverse, evocative dei temi della luce, del tempo, della memoria e della metamorfosi

Victoria Mater. L’idolo e l’icona. Photo © Erika Serio
Victoria Mater. L’idolo e l’icona. Photo © Erika Serio

Si parte da A New Dawn (Una Nuova Alba), visione solo frontale con luci rosate sulle sculture, in cui una sorta di cordone impedisce ai presenti di avvicinarsi alle sculture stesse, mentre in The Golden Hour (L’Ora Dorata), e luci diventano più realistiche e il cordone si apre per permettere di relazionarsi con le due opere. L’esperienza si conclude con Afterglow (Il Riflesso dell’Attesa), una sorta di tramonto.

La realizzazione di Victoria Mater. L’idolo e l’icona. Installazione di Francesco Vezzoli si è rivelato un intervento complesso che ha richiesto la collaborazione sinergica di quattro partner tecnici, aziende che da anni operano al fianco della Fondazione Brescia Musei nella valorizzazione del patrimonio culturale bresciano, riuscendo a garantire un perfetto e rispettoso bilanciamento di valori architettonici in linea con il progetto artistico.

Le aziende sono Strategica Insurance Management Srl, broker della Fondazione e sponsor tecnico della mostra, Capoferri, Ghidini Rok e iGuzzini che ha offerto le sue competenze nel complesso design illuminotecnico dell’aula in un delicato contesto quale il Capitolium, creando un equilibrio luminoso capace di valorizzare l’opera senza interferire con l’integrità del sito archeologico.

L’installazione è accompagnata da un ricco public program curato dalla Fondazione, appositamente pensato per valorizzare l’esperienza di visita con appuntamenti regolari e formati speciali, quali visite guidate e appuntamenti per approfondire contenuti e significati del progetto, oltre che visite letterarie. Sono inoltre previste attività dedicate alle famiglie.

Victoria Mater. L’idolo e l’icona. Photo © Alessandra Chemollo, courtesy Fondazione Brescia Musei
Victoria Mater. L’idolo e l’icona. Photo © Alessandra Chemollo, courtesy Fondazione Brescia Musei

Il gemellaggio con Firenze

Nell’ambito del gemellaggio tra Brescia e Firenze, “volto a valorizzare le collezioni di arte romana delle due capitali culturali italiane ponendole a confronto reciproco”, è stata organizzata, fino al 9 aprile 2026, una mostra al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, dal titolo Icone di potere e bellezza, curata dal direttore del Museo fiorentino, Daniele Federico Maras, e dalla conservatrice Barbara Arbeid

Il progetto ruota attorno a tre teste-ritratto in bronzo dorato di imperatori romani, provenienti dalle collezioni bresciane e, come la Vittoria, parte del deposito di bronzi del Capitolium, poste in dialogo con materiali delle raccolte medicee. “La mostra offre, inoltre, l’opportunità di ammirare gli esiti del restauro, a cura dell’Opificio delle Pietre Dure, sia del ritratto bronzeo del cosiddetto Probo, in prestito dai Musei Civici di Brescia, sia una raffinata testa bronzea di Afrodite, afferente alle antiche collezioni medicee”.

 

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Cristina Ferrari

Laureata con lode in lettere classiche all’Università degli Studi di Verona, con tesi in archeologia, è giornalista pubblicista dal 2012 e collabora a diverse testate tra cui Archeo, Medioevo, LUCE

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