Eventi
Adattamento e nuove pratiche critiche, ecologiche e sociali. La mostra “Make Do With Now. Nuovi orientamenti dell’architettura giapponese” al Teatro dell’architettura Mendrisio
By Cristina Ferrari
Pubblicato il
Settembre 2025
Non arrendersi alle difficoltà, ma scegliere di affrontare le sfide con determinazione trasformando la propria posizione marginale in un punto di forza.
È questa la resilienza di un gruppo di architetti e urbanisti giapponesi, nati tra la metà degli anni Settanta e la metà degli anni Novanta, le cui idee e i cui progetti sono esplorati nella mostra Make Do With Now. Nuovi orientamenti dell’architettura giapponese, di S AM Swiss Architecture Museum e a cura di Yuma Shinohara, allestita presso il Teatro dell’architettura Mendrisio (TAM) dell’Università della Svizzera italiana (USI) fino al 5 ottobre 2025.
La mostra
Questi giovani, che hanno intrapreso la carriera professionale dopo il grande terremoto del 2011 che ha devastato le regioni orientali del Paese e ha provocato il disastro nucleare di Fukushima, “hanno sviluppato pratiche critiche, ecologiche e sociali, dimostrando che è possibile ‘adattarsi’ in maniera creativa grazie all’uso di risorse limitate, operando sul patrimonio edilizio esistente, anche con materiali rigenerati. Lontani dall’immagine tradizionale dell’architetto-autore, stanno ridefinendo la professione con un approccio sociale e critico”. Si tratta di una generazione che ha dovuto e deve confrontarsi con calo demografico, invecchiamento della popolazione, svuotamento delle campagne, crescente aumento di case vuote, sviluppo urbano dominato dalla logica del profitto, spesso senza il coinvolgimento degli architetti, ed economia stagnante, problemi oggi urgenti in Giappone, oltre alla crisi climatica globale.
Il loro “adattamento” si concretizza “utilizzando risorse limitate, materiali di recupero e strutture già esistenti. In netto contrasto con le linee pulite e gli spazi minimalisti tipicamente associati all’architettura giapponese contemporanea, i loro progetti adottano una visione estetica decisamente differente, che non teme di accogliere l’imperfezione. Lavorando dalle periferie, sfruttando le lacune del sistema o assumendosi compiti un tempo sottovalutati, questi professionisti stanno ridefinendo il loro ruolo discostandosi radicalmente dall’immagine tradizionale dell’architetto-autore”.
Il percorso espositivo
Il percorso espositivo si articola in due sezioni.
La prima presenta 20 progetti rappresentativi di GROUP, Masaaki Iwamoto / ICADA, Ishimura + Neichi, Norihisa Kawashima / Nori Architects, Chie Konno / t e c o, Lunch! Architects, Murayama + Kato Architecture / mtka, Fuminori Nousaku Architects, Jumpei Nousaku Architects, Shun Takagi / Root A, Rui Itasaka / RUI Architects, Studio GROSS, SSK, Keigo Kawai / TAB, Tsubame Architects, Shigenori Uoya, VUILD, Suzuko Yamada, Maki Yoshimura / MYAO, “tutti iniziati o portati a termine negli ultimi cinque anni, diversi sia per scala che per finalità”. L’obiettivo è “fornire un inventario della produzione architettonica contemporanea in Giappone, dal quale emerge la difficoltà di ridurre a un’unica tematica le diverse attitudini e istanze degli autori dei progetti. Il quadro che ne risulta è quello di una generazione alla ricerca di nuovi modelli di impegno per dare una risposta adeguata alle sfide che la loro professione e la società nel suo complesso sono chiamate ad affrontare oggi”, da cui emergono anche alcune linee d’interesse e tendenze condivise.
La seconda sezione è invece dedicata al lavoro e alle idee di Mio Tsuneyama + Fuminori Nousaku Architects, 403architecture [dajiba], CHAr, tomito architecture e dot architects, tutti studi di architettura attivi in Giappone che presentano un approccio originale alla questione del ruolo dell’architetto nella società.
L’attenzione è rivolta al processo e al metodo: “quali sono le riflessioni dei giovani architetti giapponesi durante la progettazione? Come lavorano e dove? Quali visioni alternative dell’architettura – e del suo potenziale – emergono dall’osservazione del loro operato?”.
A queste domande i profili presentati rispondono combinando “fotografie, filmati, modelli e altro materiale proveniente dai rispettivi studi, per offrire una panoramica completa delle loro pratiche. In una serie di video-ritratti realizzati in collaborazione con lo Studio GROSS (Anne Gross e Sebastian Gross) appositamente per questa mostra, gli architetti espongono in prima persona il proprio pensiero”.
Insomma, gli orientamenti che emergono dal panorama dell’architettura nipponica non sono un fenomeno marginale, ma “rivestono un’importanza cruciale in un mondo che si sta confrontando con la fine del paradigma della crescita costante. In questo senso, l’approccio giapponese offre un contributo notevole alla discussione globale, dimostrando che ‘adattarsi’ non implica affatto una mancanza, ma al contrario può dare vita a una straordinaria creatività, capace di rivelare che ciò che già possediamo è più che sufficiente”.
In occasione della mostra il Teatro dell’architettura Mendrisio propone anche varie iniziative, porte aperte, visite guidate ed eventi speciali.
Per informazioni e programma completo www.tam.usi.ch.
AUTHOR
Cristina Ferrari
Laureata con lode in lettere classiche all’Università degli Studi di Verona, con tesi in archeologia, è giornalista pubblicista dal 2012 e collabora a diverse testate tra cui Archeo, Medioevo, LUCE
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