Eventi
Soglie come luoghi fisici e spirituali nelle fotografie di Ljubodrag Andric. La mostra “Ljubodrag Andric. Spazi, soglie, luci” a Venezia e Milano
By Cristina Ferrari
Pubblicato il
Agosto 2025
Un’esposizione articolata in due capitoli distinti (a Venezia e a Milano) che presenta immagini fotografiche su luoghi e architetture dalla forte componente pittorica e scultorea in cui “le superfici murarie, i segni sulle pareti e le strutture architettoniche emergono come tracce di una realtà che trascende il tempo e la materia”. Immagini dal carattere enigmatico e sospeso, costruite “attraverso una raffinata ricerca su luce, riflessi, colore e materia”.
Sono queste le opere presentate in Ljubodrag Andric. Spazi, soglie, luci, esposizione fotografica di BUILDING (progetto dedicato all’arte nelle sue più varie forme di espressione e incentrato su una ricerca artistica, storica e contemporanea, volta verso una nuova idea di galleria d’arte) a cura di Francesco Tedeschi e in collaborazione con la Fondazione Giorgio Cini di Venezia. Entrambi i capitoli della mostra sono dedicati alle immagini su luoghi e architetture del fotografo Ljubodrag Andric mettendo in evidenza come il suo linguaggio “si discosti dalla fotografia tradizionale, pur utilizzandone tecnica e materiali, per giungere a una forma di rappresentazione indipendente dalla realtà oggettiva. Sebbene l’origine dell’immagine sia sempre un luogo specifico – richiamato dal nome dell’opera – le fotografie di Andric sono in grado di andare oltre il reale, sfiorando una dimensione più profonda e immateriale”.
La poetica di Andric
Nato a Belgrado nel 1965 e residente in Canada, Ljubodrag Andric “ha sviluppato una precisa indagine fotografica che ha per oggetto il luogo e di cui la fotografia stessa diviene strumento di creazione di immagini che aspirano all’assoluto. Le sue opere tendono a distaccarsi autonomamente dal soggetto originario, in un processo che va oltre la mera rappresentazione visiva. Inizialmente concentrato sui dettagli architettonici di edifici appartenenti a diverse epoche e contesti, Andric instaura una relazione profonda con la storia e l’energia degli spazi andando oltre il loro mero aspetto formale”. Il suo processo fotografico prosegue oltre l’istantaneità dell’immagine catturata, “spingendosi verso un risultato che sfiora l’astrazione, in cui la consistenza dell’immagine stessa diventa materia concreta di tensione, punto di equilibrio fra segno e archetipo. In questo processo, le fasi di elaborazione e post-produzione giocano un ruolo fondamentale, dando vita a un dialogo dinamico tra linguaggio fotografico, pittorico e scultoreo”. Attraverso l’architettura, soggetto principale delle sue opere, il fotografo “stabilisce un’interconnessione con letture ritmiche, musicali e interiori, dove la vitalità dell’organico si fonde armoniosamente con il rigore strutturale della costruzione”. Il risultato sono immagini sospese tra realtà e astrazione e che trascendono la semplice dimensione visiva.
Il primo capitolo
Il primo capitolo, che si volge a Venezia, al secondo piano di Palazzo Cini, fino all’8 settembre (in concomitanza con la 19. Mostra Internazionale di Architettura), presenta 17 opere “che mettono in dialogo le esperienze visive maturate dall’artista durante i suoi viaggi in India tra il 2021 e il 2024 con la città lagunare e le sue residenze presso Fondazione Giorgio Cini”, in un gioco di rimandi e risonanze che esplora e svela le corrispondenze tra le architetture indiane e veneziane, in un confronto a distanza tra luci e ombre. Le fotografie “esprimono un senso di smaterializzazione, le strutture architettoniche rivelano caratteristiche di spazio e luce assoluti e si arricchiscono di significati che trascendono la loro funzione originaria aprendosi a una profondità visiva e sensoriale che va oltre il dato materiale”, facendo dialogare le stratificazioni storiche tipiche del capoluogo veneto con le atmosfere intime e sospese dell’India.
Leitmotiv del percorso espositivo è il tema della soglia “che accoglie e congeda il visitatore, simbolizzando un cammino che è sia fisico sia interiore”: forme e strutture di luce si incontrano e intrecciano in “un dialogo tra interno ed esterno attraverso tracce e memorie di luoghi, tempi e cose. Il mistero che avvolge alcune sale espositive si intensifica grazie al valore metamorfico e metaforico di immagini sensuali e interrogative, che preludono alla trasformazione dello spazio in materia luminosa”. Le immagini stesse diventano sospese tra realtà e astrazione e trascendono la dimensione visiva, invitando a una contemplazione più profonda.
Il secondo capitolo
Dopo Venezia, dal 9 settembre all’11 ottobre l’esposizione si sposterà per il suo secondo capitolo a Milano, negli spazi di BUILDING GALLERY, con una selezione di circa 25 opere, differenti da quelle precedentemente presentate nella città lagunare, che “scoprono tracce di architetture che rivelano qualità organiche, traiettorie imprevedibili e labirintiche”, in grado di trasformare ancor di più l’oggetto architettonico in metafora.
Il percorso espositivo, che si snoderà nei tre piani della galleria, “si articolerà in una suddivisione tematica studiata appositamente in dialogo con l’architettura di BUILDING”. Al piano terra verranno presentate immagini fotografiche “che narrano un susseguirsi di forme architettoniche e che esplorano spazi interni, esterni e di superficie, attraverso differenti soluzioni visive adottate dall’artista”, mentre al primo piano, sarà approfondito il tema della soglia con opere “che presentano come soggetto misteriose ‘soglie’ o finestre cieche, offrendo un’interpretazione di questo stesso tema legato anche alla disposizione dei lavori nello spazio”. Infine al secondo piano verranno esposte fotografie “che ritraggono esclusivamente scorci di architetture storiche, presenti nel territorio italiano, caratterizzate da un’aspirazione alla smaterializzazione dell’architettura in essenza luminosa”.
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