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Robert Wilson, Mother. Photo © Lucie Jansch; courtesy Salone del Mobile.Milano 2025

Il suono e le parole della luce. L’eredità di Robert Wilson

By Monica Moro
Pubblicato il
Agosto 2025

Robert Wilson, Mother. Photo © Lucie Jansch; courtesy Salone del Mobile.Milano 2025

Ieri 31 luglio 2025 ci ha lasciato serenamente all’età di 83 anni, dopo una breve malattia, Robert Wilson (Waco, 4 ottobre 1941 – Water Mill, 31 luglio 2025, Stati Uniti) poliedrico ed effervescente regista teatrale e operistico, drammaturgo, coreografo, architetto, scenografo e lighting designer. Sarà il Watermill Center per le arti performative, fondato dallo stesso Wilson, anche sulla sua personale convinzione che l’arte in tutte le sue forme sia una terapia, a portarne avanti l’eredità artistica.

Mother, un’opera totale

Robert Wilson, Mother. Photo © Lucie Jansch; courtesy Salone del Mobile.Milano 2025

Innamorato della luce, ha lavorato più volte in Italia dove, ad es., ha ideato e diretto opere al Teatro alla Scala a al Piccolo Teatro di Milano, città con cui aveva un legame speciale e in cui qualche mese fa ha curato Mother per il Salone del Mobile.Milano. Si tratta di un’installazione artistica, una vera e propria “opera totale”, un’opera-spettacolo di 30 minuti che univa musica, luci e immagini, dedicata alla Pietà Rondanini di Michelangelo, al Museo della Pietà Rondanini – Castello Sforzesco, per la quale Robert Wilson ha creato un’installazione “immateriale” di luce e musica all’interno dell’allestimento dell’architetto Michele De Lucchi, progettato nel 2015 nell’Ospedale Spagnolo. La luce entrava in un dialogo drammaturgico con lo Stabat Mater – la preghiera medievale di Jacopone da Todi “Stava la Madre” che si riferisce alla Vergine Maria ai piedi della croce durante la crocifissione di Gesù – nella versione vocale e strumentale del compositore estone Arvo Pärt. Mother poteva venire “vissuta” in alcuni orari anche con musica eseguita dal vivo, affidata all’ensemble Vox Clamantis, diretto da Jaan-Eick Tulve, e da La Risonanza, diretta da Fabio Bonizzoni.

Ma rileggiamo le parole da lui dette in quella occasione, una riflessione sulla vita e la morte attraverso il profondo legame tra madre e figlio: “Mi accingo a creare una mia visione del capolavoro di Michelangelo non finito prima della sua morte, diviso tra un sentimento di timore reverenziale e l’altro di ammirato stupore […]. Prevale su tutti, comunque, un sentimento di serenità, di pace con se stessi pur di fronte alla tragedia della morte. Niente a che vedere, per me, con la religione. È un’immagine universale, un’esperienza spirituale che muove in noi qualcosa di più profondo che non necessita spiegazioni […]. Quando ho visto per la prima volta la Pietà Rondanini di Michelangelo, sono rimasto seduto di fronte all’opera per più di un’ora. Poi mi sono alzato e ho iniziato a camminarle intorno. Ho percepito un’energia potente, una presenza quasi mistica. Forse è proprio il fatto di essere incompiuta che la rende così straordinaria. È come una finestra aperta, uno spazio sospeso tra il visibile e l’invisibile. Mi ha regalato un tempo diverso, uno spazio nuovo in cui pensare, sognare. L’idea di metterla in scena mi ha colpito profondamente: la Pietà non aveva bisogno di una scenografia ma di uno spazio, di un respiro, di silenzio, perché chi la osserva possa perdersi nei propri pensieri e nelle proprie emozioni”.

Robert Wilson, Mother. Photo © Lucie Jansch; courtesy Salone del Mobile.Milano 2025
Robert Wilson, Mother. Photo © Lucie Jansch; courtesy Salone del Mobile.Milano 2025

La carriera

Non basterebbe un libro per raccontare la sua intera carriera.

Dopo aver studiato architettura e design all’Università del Texas e al Pratt Institute di Brooklyn, Wilson, che era balbuziente, si dedicò al recupero di ragazzi con disabilità, esperienza che lo portò a fondare la compagnia teatrale The Byrd Hoffman School of Byrds a metà degli anni ’60. Fu l’inizio di una carriera “pirotecnica”, svolta dove veniva chiamato, in tutto il mondo. L’elenco dei suoi lavori è infinito così come le collaborazioni con personaggi del mondo della cultura, artisti, scrittori e musicisti, tra cui Philip Glass, Heiner Müller, Tom Waits, Susan Sontag, Laurie Anderson, William Burroughs, Lou Reed a Lady Gaga e Marina Abramović. Ha lavorato, oltre che per il Teatro La Scala di Milano, per il Metropolitan Opera di New York e il Bolshoi di Mosca, per citarne solo tre, lasciando ovunque il suo inconfondibile segno pieno di vita, emozione e sorpresa foriera di inaspettate rivelazioni.

I disegni, i dipinti e le sculture di Wilson sono conservati in collezioni private e musei e i premi ricevuti non si contano, tra quelli assegnati nel nostro Paese ricordiamo due Premi Ubu, il Premio Europa per il Teatro a Taormina, la Rosa d’Oro a Palermo e il Leone d’Oro della Biennale di Venezia. Ha ricevuto ben 8 lauree honoris causa, più un dottorato honoris causa conferitogli dall’Accademia di Belle Arti di Brera l’anno scorso, un coronamento della carriera di quest’uomo che amava il design da lui paragonato alla scultura, però senza dimenticare la luce, l’elemento essenziale del suo mondo. Le sue opere, soprattutto quelle destinate al palcoscenico hanno abbracciato luce, arte, danza, musica e testo, ottenendo il plauso del pubblico e della critica di tutto il mondo.

Robert Wilson, Mother. Photo © Lucie Jansch; courtesy Salone del Mobile.Milano 2025
Robert Wilson, Mother. Photo © Lucie Jansch; courtesy Salone del Mobile.Milano 2025

Maria Porro, Presidente del Salone del Mobile.Milano dedica a questo grande artista e autore di intense opere capaci di toccare e far risuonare le corde del suo pubblico un ultimo saluto: “A Robert Wilson, inarrivabile maestro della luce, registra, artista, Salone porge non solo omaggio, ma un profondo ringraziamento per aver condiviso con noi quello che è stato un appassionato percorso di ricerca. Schizzi, conversazioni, silenzi, intuizioni fino ad arrivare alla poetica assoluta di Mother, il suo guardare all’umanità”.

AUTHOR

Monica Moro

Collabora a LUCE dal 2014, scrive di architettura, design e colore. Nata in Svezia, dove ha insegnato per diversi anni design all'Università LNU. Cultore presso il Politecnico di Milano. La sua formazione architetto e industrial design Domus Academy, ha collaborato con Andrea Branzi. Designer freelance e ricercatrice sul colore e la valorizzazione del patrimonio culturale. Passione coltivata lo Yoga

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