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Alberto Biasi, Light Prism. Grande tuffo nell'arcobaleno, 1969. Photo courtesy Archivio Alberto Biasi

Diventare luce è il destino della nostra stessa esistenza. “La danza della luce” di Alberto Biasi

By Jacqueline Ceresoli
Pubblicato il
Aprile 2025

INDICE

La natura fluida e ambivalente della luce come forma di comunicazione, strumento di conoscenza e materia simbolica dell’immaginazione include possibilità di manifestazione di spazi, luoghi, dimensioni dissolventi, in cui l’invenzione e la tecnologia inscenano esperienze sinestetiche plurime attraverso opere dinamiche, installazioni ambientali o progetti complessi. Luce come traslazione tra interno ed esterno e, viceversa, attraverso materiali luminosi, proiezioni suoni e altri dinamismi che mettono in discussione i limiti della materia e dell’architettura per presentare un modo di percepire l’invisibile e non per rappresentarlo.

Alberto Biasi (Padova, 1937), protagonista dell’arte ottico-dinamica italiana e internazionale, fondatore del Gruppo Enne, scioltosi nel 1964, continua a ripensare la luce come medium per articolare connessioni tra arte e scienza, partendo dal buio, dall’ombra, dalla funzione creativa –ideativa di un segno luminescente, proiettando lo sguardo in altre dimensioni.

Alberto Biasi, Light Prism. Grande tuffo nell'arcobaleno, 1969. Photo courtesy Archivio Alberto Biasi

La mostra

A Milano, alla Galleria San Fedele, fino al 3 maggio sono esposte una ventina di opere più significative della sua carriera artistica, a partire da Trame, Torsioni, fino ai Rilievi ottici-dinamici, per accoglierci in uno spazio di luce, con la sorprendente installazione ideata per la Chiesa di San Fedele dal titolo Diventare Luce, unica nel suo genere, in cui in cui i visitatori possono vedere le superfici luminescenti delle pareti imprimere la traccia del loro passaggio. Basterà premere un pulsante fosforescente che attiva una lampada Wood, entrare in questo scrigno luminoso, e voilà il gioco è fatto: prima appoggiatevi al muro e poi vedrete comparire la vostra ombra proiettata sulla parete, dove resterà impressa per alcuni istanti prima di tornare a essere luce. La performance è simbolo di vita, per i credenti manifesta il simbolo del divino e per gli atei una speranza di un qualcosa. Commenta Andrea dell’Asta, curatore e direttore della Fondazione Culturale San Fedele: “È come se fossimo stati definitivamente accolti da quella luce che è il destino stesso della nostra esistenza. È questo un messaggio semplice, ma potente, un modo per parlare della speranza di cui abbiamo oggi tanto bisogno: diventare luce”.

Alberto Biasi, variante di ECO, XXI secolo (1974). Photo courtesy Galleria Allegra Ravizza, Lugano
Disperdersi nel tramonto del blu, 2009, tecnica mista, 91,5 x 141 cm. Photo courtesy Archivio Alberto Biasi

In galleria si trova un Achrome (1961) bianco di Piero Manzoni della collezione del Museo San Fedele in dialogo con una Pittura Nera (1960) di Alberto Biasi. Bianco e nero contengono tutti i colori, sono monocromi che aprono riflessioni sul significato della percezione. Di Alberto Biasi sono riconoscibili opere costruite con lamelle sovrapposte, superfici modulari e strutture ottico –dinamiche, in cui il movimento visualizza percezioni ottiche. Le sue opere sembrano modulare lo spazio e il tempo, come opportunità di conoscenza di altre dimensioni. Biasi ha partecipato alle storiche esposizioni di Nove Tendencije a Zagabria, alla mostra Arte Programmata curata da Bruno Munari per Adriano Olivetti e all’importante collettiva The Responsive Eye al MoMa di New York, e le sue opere si trovano nelle collezioni permanenti di importanti musei internazionali. I suoi ambienti, assemblaggi, sculture indagano la percezione e il movimento nelle sue molteplici forme dinamiche di materializzazione della bellezza, dell’armonia attraverso la luce, come crossing media tra passato e presente, percezione e memoria, sfera cognitiva, spirituale e sensoriale attingendo da svariati ambiti di ricerca. Osservando le sue opere aperte ai cambiamenti di direzione percettiva: tutto e luce e conseguenza di una volontà di un atto conoscitivo di ciò che non sappiamo di non sapere, ma c’è.

Il movimento nella luce di Biasi come work in progress di un pensiero che diventa progetto di uno spazio visibile, effimero, transitorio che si si fa testo narrativo-contemplativo tra opera, spazio, autore e fruitore, e traccia dell’esistente qui e ora nell’istallazione site-specific Diventare luce (2025), da vivere e non da raccontare.

Dinamica aurea circolare, 2012, tecnica mista, diametro 100 cm. Photo courtesy Archivio Alberto Biasi
Ottico dinamico rosso, 1967, tecnica mista, 78 x 78 cm. Photo courtesy Archivio Alberto Biasi

AUTHOR

Jacqueline Ceresoli

Storica e critica dell’arte. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente. Collabora con diverse testate di architettura e arte. Il suo ultimo libro è Donne, luce e libertà. Storie di Light Art e di altre illuminazioni (Postmedia Books, 2025). Scrive su LUCE dal 2012 e tiene la rubrica Light Art da quando l’ha proposta al direttore diversi anni fa.

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