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A-Un, installazione di Lexus. Photo di courtesy

Zona Tortona: venticinque anni di Superstudio Più, di design diffuso e mondanità

By Jacqueline Ceresoli
Pubblicato il
Aprile 2025

Milano nel vortice bulimico di eventi effimeri del Fuorisalone, quest’anno punta sul festeggiamento del quarto di secolo di Superstudio Più e dei cinque lustri di Superdesign Show, il progetto di Gisella Borioli con l’art direction di Giulio Cappellini in via Tortona 27, incastonato nell’area ex Ansaldo, dove cultura d’impresa e creatività sono di casa.

Superstudio Più e Superdesign Show

Superstudio Più ospita Superdesign Show, luogo iconico della Milano Design Week, nel 2025 incentrato sul tema “HAPPINES – Direction, Challenge, Vision”, un’invocazione glamour alla gioia e bellezza della vita; e in questi tempi bellici ne abbiamo tutti bisogno. Ma prima di raccontare cosa c’è da vedere qui, facciamo un po’ di storia del Superstudio Più, polo espositivo multifunzionale, inaugurato nel 2000 da Gisella Borioli e dal marito Flavio Lucchini, visionari che allora sognavano di portare il design fuori dalla sede fieristica istituzionale del Salone del Mobile; e così hanno fatto!

Gisella Borioli, milanese, classe 1945, Ambrogino d’Oro nel 2014, pragmatica e art director, ha fondato Superstudio Più e il recente Superstudio Academy (modulo formativo cultural-manageriale per la gestione degli eventi di design) ed è stata tra le pioniere del Fuorisalone del design per tutti e diffuso nel distretto di zona Tortona, dove poi hanno inaugurato il Mudec – Museo delle Culture di Milano – e BASE, il centro culturale ibrido al servizio della città, avviando il processo di trasformazione di un’area post industriale in laboratorio di idee più cult di Milano.

All’origine del Superdesign Show c’è una visione condivisa del design per tutti con Superstudio 13 (hub di moda nato nel 1983, in via Forcella), poi Superstudio Più in via Tortona 27, nome ispirato allo studio di un famoso gruppo di architetti visionari e utopisti che operavano a Firenze a fine anni ‘60/inizio ‘70, fondato da Alfonso Natalini e altri architetti interdisciplinari, aperti a performance, a installazioni e alla comunicazione.  Nel 2020 è nato anche Superstudio Maxi, 10.000 mq con un’unica grande sala per le fiere e le week di Milano in via Moncucco, in zona Barona, e seguirà a settembre 2025, l’apertura di Superstudio Village alla Bovisa, centro di produzioni digitali 5.0 e nuovo universo della comunicazione virtuale.

I progetti

Tornando a Superdesign Show, è il nome dell’evento prodotto da Superstudio Più per la Design Week, ricavato dai capannoni della General Electrics, un polo interdisciplinare dove arte, design, moda sono connessi e all’insegna della partecipazione per un benessere condiviso. Il tema centrale di Superdesign Show, come scritto sopra, è la gioia, ma senza sostenibilità diciamolo, non c’è felicità, come dimostrano oltre 70 designer provenienti da 10 Paesi di 3 diversi continenti e la presentazione di più di 20 progetti, un evento corale e internazionale che punta sull’ottimismo di superare i disastri dell’Antropocene, di progettisti attenti ai materiali, comfort e dal design democratico anche se luxury. In scena vediamo prodotti innovativi e tecnologici per case e ambienti che ci fanno vivere meglio nel rispetto del Pianeta, dove, ricordiamolo, siamo ospiti insieme ad altre specie viventi e non i padroni!

E se gli oggetti, come gli abiti, ci parlano di noi, allora troverete esposti nella retrospettiva Unforgettable 25 Years of Happy Design at Superstudio Più, curata da Giulio Capellini e Leonardo Talarico, pezzi mitici che hanno segnato la storia di Superstudio Più, con esposizioni e installazioni indimenticabili. Spiccano per esempio A-Un e Discover Together di Lexus. La prima è un’istallazione scenografica che fonde innovazione tecnologica e arte con un mix di suoni e luci, e tutto è progettato per indagare il rapporto uomo–macchina.

A-Un, installazione di Lexus. Photo di courtesy
A-Un, installazione di Lexus. Photo di courtesy

Si mostrano nuove visioni di un futuro tecno-organico provenienti dall’Asia, incanta Hong Kong Interior Design Association (HKIDA), un’associazione no profit e non governativa che da oltre trent’anni opera per promuovere l’eccellenza del design locale, con Urban Reflection, una mostra  di progetti unici realizzati da dieci gruppi di designer che uniscono elementi della cultura cinese e occidentale e, in tempi di dazi commerciali, è un buon auspicio per diffondere idee, materiali inusuali e sostenibili. Slow Hand’s Design Thailand & Front 100 stupisce con progetti, mobili, arti visuali e tanto altro che narrano usi e costumi della colorata cultura thailandese, come documenta il tema Cutie Thai: Plasir d’Amour, una mostra che raccoglie cose diverse che producono benessere fisico e psicologico al primo sguardo.

Mostra Urban Reflection di Hong Kong Interior Design Association (HKIDA), prodotto in esposizione. Photo di courtesy
Mostra Urban Reflection di Hong Kong Interior Design Association (HKIDA), prodotto in esposizione. Photo di courtesy
Department of International Trade Promotion (DITP) & Thailand Creative Culture Agency (THACCA). Pitak Style Co., Ltd. Photo di courtesy
Department of International Trade Promotion (DITP) & Thailand Creative Culture Agency (THACCA). Jenchieh Hung + Kulthida Songkittipakdee - HAS design and research - HAS design and research. Photo di courtesy

Tra le altre esposizioni, Geberit seduce con un viaggio multisensoriale dedicato all’acqua, la fonte della vita con Where Water Meets Design, dove la tecnologia è al servizio del benessere.

Where Water Meets Design di Geberit, render. Immagine di courtesy
Where Water Meets Design di Geberit, render. Immagine di courtesy

Il Salone del Mobile sta per chiudere i battenti, ma in questo weekend ci saranno incontri con artisti, tra gli altri è una star Carla Tolomeo, riconoscibile con le sue geniali sculture tessili, e piace Davide Dall’Osso, unico per sculture basate sul principio del riciclo, davvero originali. Poi ci sono le installazioni di Michelangelo Pistoletto, Flavio Lucchini, Mao Sago e tanto artigianato d’autore nazional-polare che però emoziona. In questo centro polifunzionale tutti posso viaggiare attraverso diversi oggetti che ci fanno immaginare, case e paesaggi esotici. E allora pronti partenza e via: in zona Tortona si viaggia in Cina, Giappone, e Tailandia e al Superdesign Show tutto è un grande spettacolo di merci ed esperienze, dove ci sono spazio per tutti i gusti e oggetti per tutte le tasche.

E se il sogno della visionaria Gisella Borioli era il design per tutti, che Superdesign dovrebbe incarnare, in questa edizione invece spicca il contrario, tutto è lusso, voluttà e benessere, compresi tecnologia e verde, ostentazione della ricchezza nei modi di vivere, case, arredi, abiti e nuovi oggetti, dove di sociale ci sono solo i social media, e sappiamo che Milano durante la Design Week è ancora più cara, come lamentano i giovani e i designer stranieri. Quest’anno, come già detto, si celebrano i 25 anni di Superstudio Più, presto saranno 50 anni del gruppo utopista fiorentino al quale s’inspira questo dispositivo progettuale-imprenditoriale, ma i principi ispiratori sono cambiati, l’utopia è diventato un brand di comunicazione, un’etichetta effimera per posizionare sul mercato cose e case sempre più elitarie con oggetti insoliti o storicizzati, anche divertenti, comunque non per tutti.

AUTHOR

Jacqueline Ceresoli

Storica e critica dell’arte. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente. Collabora con diverse testate di architettura e arte. Il suo ultimo libro è Donne, luce e libertà. Storie di Light Art e di altre illuminazioni (Postmedia Books, 2025). Scrive su LUCE dal 2012 e tiene la rubrica Light Art da quando l’ha proposta al direttore diversi anni fa.

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