THE LIGHT CUT – PRESENZE EFFIMERE: L’INSTALLAZIONE LUMINOSA DI CARLO BERNARDINI A PALAZZO BEVILACQUA ARIOSTI DI BOLOGNA


Carlo Bernardini, The Light Cut - Presenze effimere 2024, Installazione ambientale in fibra ottica, mt h 10,80 x 15 x 21,20. Palazzo Bevilacqua Ariosti, Bologna. Art City Bologna 2024

Da oggi 1 febbraio e fino al 4 febbraio 2024 a Palazzo Bevilacqua Ariosti di Bologna sarà possibile ammirare l’installazione luminosa The light cut – presenze effimere di Carlo Bernardini, artista nato a Viterbo (1966) che vive e lavora a Milano, a cura di Eli Sassoli de’ Bianchi e di Olivia Spatola.

L’INSTALLAZIONE

Il progetto, creato in occasione del cinquantesimo anniversario di Arte Fiera Bologna e appositamente pensato per il cortile del Palazzo, prevede un’installazione costituita da un filo di fibra ottica Lumenyte a luce esterna, montata su un filo in acciaio che attraversa lo spazio aereo del cortile. L’opera si colloca nel solco del percorso di ricerca di Bernardini che fa dialogare “lo spazio reale dell’architettura urbana con l’astrazione geometrica, rendendola parte di uno spazio fisico e fruibile”. E in questo dialogo il cortile rinascimentale viene riconfigurato sovrapponendo una “realtà alternativa” frutto della visione dell’artista, un taglio di luce che divide l’ambiente come se lo squarciasse e rende possibile accedere a uno spazio mentale, astratto e geometrico, trasformando la percezione del luogo fisico.

La fibra ottica, utilizzata da Bernardini nelle sue opere già dal 1996, crea una linea luminosa visibile al buio che viene “cristallizzata” in un taglio di luce apparentemente fisso e che porta a sottili e differenti equilibri percettivi a seconda della prospettiva da cui viene osservato. Percezione che dipenderà dalla sensibilità dei visitatori e dalla loro propensione a esplorare lo spazio mentale, portando ognuno a vivere un’esperienza diversa. “Materializzata dalla luce fisica della fibra ottica – spiega l’artista -, la forma astratta dell’opera visibile al buio, è tesa a trasformare la percezione del luogo, tagliando il volume e il vuoto dello spazio con una diagonale di luce”. Buio che, nell’assenza di visione, diventa il medium per attivare il “segno mentale” dell’artista stesso, sempre in equilibrio tra astrazione e realtà, tra quanto viene visto e quanto immaginato.

L’ARTE DI CARLO BERNARDINI

La stessa fibra ottica è usata da Bernardini come medium per ridefinire lo spazio tramite geometrie immersive e fruibili, la cui arte è “radicata in una comprensione filosofica e storica della luce, trascende la rappresentazione visiva a favore della creazione di volumi geometrici generati dalla luce stessa”. Le sue installazioni, site-specific e progettate per favorire un’interazione con lo spettatore e per guidarlo in un viaggio riflessivo, sono geometrie luminose composte da materiali illuminotecnici quali fibre ottiche e elettroluminescenti che trasformano lo spazio in un’esperienza multidimensionale e coinvolgente che ciascuno vive in modo differente.

Infatti Bernardini non lavora con l’illusione, non intende “illudere” (termine vicino all’ingannare), “ma acuire i sensi, rendendo consapevole chi guarda anche solo per un momento del prodigio ‘costruttivo’ umano”, come spiegato da Marco Meneguzzo.

Il suo è un intervento, minimalista, di estremo rigore ed essenzialità, fortemente evocativo “richiamando gesti che hanno fatto la storia dell’arte: Lucio Fontana anzitutto, per una comune tensione verso l’evocazione di un ‘infinito spaziale’”, con “presenze effimere che aprono a dimensioni parallele, sia sul piano concettuale che fisico”. Il tutto si traduce con un “gesto silenzioso di estrema sintesi, ma di grande efficacia che ci ricorda quanto l’uomo oggi possa lasciare il proprio segno nella storia, attraverso strumenti innovativi creando armonie visive di grande valenza estetica e di estrema evocazione emozionale”.