TRA LUCCIOLE SULL’ACQUA, ALLUCINAZIONI E SPAZIO CHE SI DILATA ALL’INFINITO: LA MOSTRA “YAYOI KUSAMA. INFINITO PRESENTE” A BERGAMO


* immagine in evidenza: © Yayoi Kusama, Fireflies on the Water, 2002. Mirrors, plexiglass, lights, and water, 111 × 144 1/2 × 144 1/2 in. (281.9 × 367 × 367 cm). Whitney Museum of American Art, New York; purchase with funds from the Postwar Committee and the Contemporary Painting and Sculpture Committee and partial gift of Betsy Wittenborn Miller 2003.322. © Yayoi Kusama. Photograph by Jason Schmidt. 
Yayoi Kusama, Fireflies on the Water, 2002. Mirrors, plexiglass, lights, and water, 111 × 144 1/2 × 144 1/2 in. (281.9 × 367 × 367 cm). Whitney Museum of American Art, New York; purchase with funds from the Postwar Committee and the Contemporary Painting and Sculpture Committee and partial gift of Betsy Wittenborn Miller 2003.322. © Yayoi Kusama. Photograph by Sheldan C. Collins

Un effetto abbagliante di luce diretta e riflessa, emanata sia da specchi che dalla superficie dell’acqua espandendo lo spazio che diventa come infinito, senza cima né fondo, inizio né fine. È questo che sperimenteranno i visitatori di Infinito Presente, mostra dell’artista giapponese Yayoi Kusama a cura di Stefano Raimondi, allestita nel Palazzo della Ragione di Bergamo dal 17 novembre 2023 al 24 marzo 2024. L’esposizione porta per la prima volta in Italia l’installazione Fireflies on the Water, una delle Infinity Mirror Room più iconiche “dell’artista più popolare al mondo”, parte dalla collezione permanente del Whitney Museum of American Art di New York.

È una mostra ambiziosa e speciale – come spiega Stefano Raimondi, che è anche fondatore e direttore di The Blank Contemporary Art -, resa possibile da un progetto articolato, che ha richiesto due anni di lavoro, e dai rapporti internazionali con il Whitney Museum of American Art, senza dubbio uno dei più importanti musei al mondo. Yayoi Kusama è un’artista amata in modo trasversale da più generazioni e pubblici, capace di meravigliare e stupire, e la stanza Fireflies on the Water è sicuramente la più adatta a sottolineare le tematiche che accompagnano Bergamo Brescia nell’anno della Capitale Italiana della Cultura, che affrontano i temi della resilienza, della cura, per aprirsi infine a una nuova dimensione piena di luce, energia e sconfinate possibilità”.

Yayoi Kusama, Fireflies on the Water, 2002. Mirrors, plexiglass, lights, and water, 111 × 144 1/2 × 144 1/2 in. (281.9 × 367 × 367 cm). Whitney Museum of American Art, New York; purchase with funds from the Postwar Committee and the Contemporary Painting and Sculpture Committee and partial gift of Betsy Wittenborn Miller 2003.322. © Yayoi Kusama. Photograph by Sheldan C. Collins

L’allestimento, curato da Maria Marzia Minelli, comprende un percorso introduttivo con l’obiettivo di approfondire la ricerca di Yayoi Kusama attraverso poesie, filmati e documentazioni, creando uno spazio di condivisione fisica e digitale dell’esperienza vissuta e permettendo di entrare da più punti di vista nel suo immaginario.

Al centro del percorso della mostra è allestita Fireflies on the Water, un’installazione dalle dimensioni di una stanza pensata per essere vista in solitudine, una persona alla volta: un ambiente buio e rivestito di specchi su tutti i lati con una pozza d’acqua in posizione centrale. L’acqua, su cui sporge una piattaforma panoramica simile a un molo e in cui si riflettono 150 piccole luci appese al soffitto (le “lucciole” del titolo dell’installazione stessa) è pensata per trasmettere un senso di pace oltre che, come già detto, riflettere la luce e dilatare lo spazio. L’opera, infatti, come nelle prime installazioni di Yayoi Kusama, “incarna un approccio quasi allucinatorio alla realtà”.

Yayoi Kusama, Portrait; ©YAYOI KUSAMA

Le allucinazioni, infatti, accompagnano la storia dell’artista, nata a Matsumoto nel 1929, per la quale vita e arte sono legate in modo indissolubile. Cresciuta in una famiglia dell’alta società, Kusama inizia ad avere fin da bambina allucinazione uditive e visive, la prima volta in un campo di fiori della sua famiglia: “C’era una luce accecante, ero accecata dai fiori, guardandomi intorno c’era quell’immagine persistente, mi sembrava di sprofondare come se quei fiori volessero annientarmi”. Allucinazione che vengono gestite con l’arte, elemento necessario e terapeutico, a cui Kusama si dedica contro il volere dei suoi familiari, tanto che una delle sue prime forme artistiche sono i pois, veloci da disegnare. Dopo essersi traferita a New York ed essere diventata famosa in tutto il mondo, nel 1973 è tornata in Giappone dove, dal 1977 si è fatta ricoverare volontariamente in un ospedale psichiatrico. Riesce comunque ad allestire un atelier davanti all’ospedale stesso, in cui continua a dedicarsi alla sua ricerca artistica dipingendo quadri, scrivendo poesie e romanzi e collaborando anche con brand di moda.

L’installazione, “accolta” in un luogo ovattato nelle luci e nei suoni, è quindi legata alla sua mitologia personale e al processo terapeutico, ma si ispira anche al mito greco di Narciso e al paesaggio giapponese. L’ingresso nella stanza diventa un atto meditativo, una contemplazione che trasporta in “una dimensione altra e diversa, un invito ad abbandonare il senso di sé e ad arrendersi a una sorta di magia meditativa”.

Durante l’evento si svolgeranno laboratori progettati dai servizi educativi di The Blank per le scuole e le famiglie.