LUCE 336 | ANTEPRIMA


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336

Anno 59

Rivista fondata da AIDI nel 1962
Direttore Silvano Oldani

In questo numero:

PROGETTARE LA LUCE

STEVEN HOLL
FORMA, MATERIA & LUCE
di Alessandra Reggiani

Holl

Luce e architettura sono elementi indissolubilmente connessi nel divenire della stessa genesi compositiva. Meno evidente, invece, appare l’interazione con la luce artificiale, intesa sin dal momento della sua diffusione più come elemento funzionale, secondario, un “capriccio” stilistico e formale, che come nuova sostanziale possibilità espressiva e comunicativa, nell’incapacità di riconoscerne le potenzialità e le valenze qualitative, estetiche e dialogiche. Sono concetti, scrive l’autrice in questa approfondita e colta ricerca, che emergono chiaramente dall’analisi di alcuni progetti di Steven Holl, una delle figure più splendenti nel panorama dell’architettura contemporanea, che definiscono pienamente questa idea di luce come materia che si compone, si incontra e si svela in un susseguirsi di combinazioni, interazioni, presenze e assenze. Sono quattro le realizzazioni selezionate in modo cronologico in un’unica categoria funzionale: quella degli spazi espositivi e museali. In tutte, fra luce, materia, spazio, atmosfera ed emozioni, c’è poesia.

ASSOCIAZIONI

FARE SISTEMA PER UN’IMPRESA PIÙ FORTE ED INNOVATIVA. INTERVISTA AD ALDO BIGATTI, NEO-PRESIDENTE ASSIL
di Silvano Oldani

Bigatti

Presenza in LightingEurope, digitalizzazione, innovazione tecnologica, qualità dei prodotti, economia circolare, maggior coinvolgimento delle aziende nel dibattito associativo, formazione, lighting designer e i giovani: queste sono le grandi sfide dell’illuminazione italiana, di ASSIL — nata nel dopoguerra in ambito ANIE e dal 1995 diventata associazione — e di Aldo Bigatti, suo neo presidente, con una lunga e brillante storia professionale interamente svolta nel settore dell’illuminazione in posizioni di crescenti responsabilità manageriali. Esperto conoscitore del mondo associativo, ha una trentennale presenza nel Comitato Direttivo di ASSIL, di nel 2018 è vice Presidente con delega al Gruppo Mercato. Membro del Comitato direttivo di ANIE e di UNAE, dal 1988 ad oggi è membro del Consiglio Direttivo Nazionale di AIDI, oltre che membro del neo Comitato dei Garanti della rivista LUCE. In occasione della sua elezione a Presidente ha accettato di dialogare con LUCE, provando ad approfondire i principali temi e obiettivi che riguardano il futuro di ASSIL e del mondo dell’illuminazione italiana.

EDITORIALE

RICORDO DI ELEONORA FIORANI. PRESENZA E PENSIERO
di Jacqueline Ceresoli

Eleonora Fiorani, 78 anni, saggista dal sapere enciclopedico che spaziava dall’antropologia alla sociologia, dalla geografia alla etnobotanica, fino alla complessità della comunicazione, ci ha lasciato di recente in modo discreto, silenzioso, ma resta nel nostro ricordo. Vissuta nella sua amata Milano, epistemologa, laureata in filosofia e allieva di Ludovico Geymonat, è stata docente alla Scuola di Design del Politecnico di Milano, alla NABA e per anni al Conservatorio di Milano, dove insegnava filosofia. Dal 2014, è stata tra i primi collaboratori di questa rivista, assieme ad Arturo dell’Acqua Bellavitis e altri amici e studiosi come Alberto Pasetti, Laura Bellia, Maurizio Rossi e chi ne firma il ricordo su questa pagine.

TACCUINI DI LUCE

GLI EFFETTI DELL’AMBIENTE SULLA MENTE
di Derek Clements-Croome

Professore emerito all’Università di Reading e Visiting Professor alla Queen Mary University di Londra, l’autore ha fondato e diretto nuovi corsi di laurea e post-laurea in Building Environmental Engineering alla Loughborough University, così come un master interdisciplinare sugli edifici intelligenti alla Reading University. Premiato come membro a vita della International Academy of Indoor Air Science nel 2000, è stato nominato ambasciatore del Regno Unito per Clima 2000 al 7° Congresso Mondiale di Napoli, 2001. Fa ricerche, scrive e tiene conferenze in Cina, Australia, Nuova Zelanda, Europa e Sudafrica. Alcuni dei suoi libri sono stati pubblicati in cinese e russo. Ex commissario per i distretti di Hammersmith & Fulham e Haringey e Building Environmental Expert per il Design Council, è co-coordinatore della CIB Commission W098 Intelligent and Responsive Buildings e Fellow della Building Research Establishment Academy e della Royal Society of Medicine. È direttore della rivista Intelligent Buildings International. Nella sua narrazione quasi poetica, spiega come gli edifici dovrebbero essere un santuario; non solo luoghi di sicurezza e riparo dagli elementi, dovrebbero fornire alle persone un’esperienza multisensoriale e sollevare il loro spirito. Chiama queste impressioni sensoriali Polifonia dei sensi, e l’architettura, come estensione della natura nel regno fatto dall’uomo, fornisce le basi per la percezione attraverso cui le persone possono imparare a capire, sentire e godere del mondo.

CIE ITALIA

CIE ITALIA, L’APPELLO DI COORDINATORI. PARLANO PIETRO FIORENTIN E ANNA PELLEGRINO, COORDINATORI DELLE DIVISIONI 2 E 3 DI CIE ITALIA
di Pietro Mezzi

Continua il viaggio di LUCE all’interno del mondo CIE, la Commission Internationale de l’Éclairage. Dopo aver presentato i lavori delle divisioni 1 e 8 (LUCE 334) e 4 e 6 (LUCE 335) di CIE Italia, è la volta delle divisioni 2 (Physical Measurement of Light and Radiation) e 3 (Interior Environment and Lighting Design), coordinate rispettivamente da Pietro Fiorentin, docente al dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Padova, e da Anna Pellegrino, docente di Fisica Tecnica Ambientale al Politecnico di Torino. Soddisfatti dei loro gruppi di lavoro, motivati e competenti, ci spiegano che i ricercatori italiani, nonostante le difficoltà in cui versa la ricerca di base nel nostro Paese, sanno produrre idee e cose molto interessanti, “da mettere al servizio della comunità internazionale”.

SPECIALE

Bellia- calatroni

APPARECCHI DI ILLUMINAZIONE: NUOVE TECNOLOGIE E NUOVI PRODOTTI
di Laura Bellia e Andrea Calatroni

La pandemia è stata un vero e proprio “tzunami” che si è abbattuto, tra gli altri, sul settore della produzione industriale, senza escludere le aziende produttrici di apparecchi di illuminazione. Abbiamo quindi posto delle domande ad alcuni tra i principali produttori italiani, per capire come hanno affrontato questo particolare periodo, cosa è cambiato, come guardano al futuro e come intendono rapportarsi da un lato con il mercato internazionale, dall’altro con i progettisti. A questo secondo Speciale di LUCE sul tema (il precedente sul n.335) hanno risposto Giovanni Bonazzi di 3F Filippi Group, Anna Magni di Cariboni Group, Isacco Neri di Neri e Julian Rymarz di Signify.

MAKING OF

Hilow

HILOW: DISEGNARE LA SEMPLICITÀ
di Andrea Calatroni

Proseguono i racconti di Making Of: “Come nasce un prodotto?” “Chi lo progetta?” “Come viene costruito?” Possono sembrare domande ovvie agli addetti ai lavori, ma non lo sono mai le risposte. Panzeri e Matteo Thun disegnano il sistema luminoso Hilow che, singolarmente o in formazione, crea un tappeto luminoso a soffitto o a parete, un’invenzione semplice ma molto efficace. Questo è il quarto prodotto sviluppato da Matteo Thun con Panzeri: dopo Tubino, Firefly in the sky e Venexia, anche Hilow è figlio dell’approccio Zero Design che da sempre definisce la filosofia progettuale dell’architetto bolzanino. Zero Design non significa operare entro un minimalismo fine a sé stesso ma, al contrario, disegnare oggetti minimi ed eleganti, nelle proporzioni e nelle finiture.

Passo

PASSO: L’ELEGANTE SOLOVETRO
di Andrea Calatroni

Sempre per i racconti di Making Of, DGA e il suo Passo, il nuovo ed elegante segnapasso tutto vetro ad alto spessore (5,5 mm) e fondo nero o grigio scuro che ricordano uno smartphone. Un tour de force tecnologico che trova perfetta applicazione e soluzione grazie alle ricerche sui materiali e sulle ottiche sviluppate dall’ufficio tecnico dell’azienda fiorentina. Fare illuminazione oggi è un lavoro complesso, che parte da un’approfondita analisi della situazione, dai bisogni del mercato (reale) e dalla ricerca per la soluzione ottimale, fino a comprendere tutte le certificazioni obbligatorie e la comunicazione. Da quest’ultima passa il messaggio all’utente finale che il prodotto, in questo caso Passo, non è un semplice oggetto luminoso, ma ha una storia e una motivazione forte che lo ha definito e costruito.

PROGETTARE LA LUCE

Museo Duomo Milano

UN ARMONIOSO PROGETTO DI LUCE PER IL MUSEO DEL DUOMO DI MILANO
di Massimo Gozzi

Un nuovo progetto di illuminazione del Museo del Duomo di Milano è stato realizzato recentemente a cura dello studio Ferrara Palladino Lightscape, d’intesa con la Veneranda Fabbrica del Duomo. Obiettivo conferire uniformità alla struttura museale che, pur presentando reperti fra loro diversi sia sul piano morfologico che temporale, propone al visitatore un percorso caratterizzato da un unico filo tematico. L’illuminazione mette in risalto le singole opere definendo un’omogeneità fra le varie sale, creando un equilibrio armonioso tra il contesto e le opere esposte. Il nuovo sistema è stato studiato per mettere in evidenza i più piccoli dettagli di queste opere, limitando il più possibile l’intrusività dei corpi illuminanti. L’allestimento del museo, ricordiamolo, era stato magistralmente curato nel 2013 da uno tra i più grandi architetti italiani, Guido Canali.

Palazzo ducale Mantova

ILLUMINAZIONE DELLA VOLTA DEL SALONE D’ONORE DEL PALAZZO DUCALE DI MODENA
di Giordana Arcesilai

Il Salone d’Onore di Palazzo Ducale, sede dell’Accademia Militare di Modena, si sviluppa in altezza con un doppio volume e corrisponde all’affaccio del torrione centrale prospiciente piazza Roma. L’opera fu eseguita da Marcantonio Franceschini, bolognese e allievo di Carlo Cignani, nel 1695. La Fondazione ha deciso di valorizzare questo capolavoro con un importante intervento di restauro che ha visto il recupero dell’intera pellicola pittorica e la ricucitura di profonde lesioni createsi sul supporto intonacato in gesso e arelle. Le opere sono state concluse nel dicembre del 2019, mentre il l nuovo impianto di illuminazione è stato ultimato nello scorso mese di febbraio. Come più spesso dovrebbe essere, la luce diventa un tutt’uno con l’intervento di restauro, configurando scene luminose diverse.

Cattedrale di Novara

L’ILLUMINAZIONE DELLA CATTEDRALE DI NOVARA
di Andrea Carson

Il Duomo di Novara, conosciuto anche come Cattedrale di Santa Maria Assunta, è un grandioso edificio neoclassico realizzato nella seconda metà dell’Ottocento su progetto di Alessandro Antonelli. L’edificio, preceduto all’esterno da un pronao a colonne corinzie giganti, tra i maggiori d’Europa, presenta all’interno tre navate divise da imponenti colonne in stucco marezzato coronate da capitelli corinzi. L’altare è costituito da 377 blocchi di marmo proveniente da Verona, Carrara e Varallo. Terminato nel 2018, il ciclo di restauri della Cattedrale è durato 10 anni. Lo studio della nuova illuminazione nasce dall’esigenza di sostituire il vecchio impianto, non più adeguato a valorizzare gli spazi e alle celebrazioni del culto.

Ipogeo

L’IPOGEO DI SANTA MARIA IN STELLE A VERONA. FARE LUCE SUL PASSATO
di Alessandra Visentin

C’è un mondo sommerso, fragile e di inestimabile valore che rivive grazie alle scoperte archeologiche. È il caso dell’Ipogeo di Santa Maria in Stelle di Verona, esempio di arte paleocristiana unico che presenta una serie di affreschi tra i più preziosi e meglio conservati del nord d’Italia. Nel 2020, a conclusione di un intervento di restauro durato dieci anni, il sito archeologico è stato rimesso a nuovo grazie anche alla luce, come raccontano le lighting designer Cinzia Todeschini e Lorella Marconi. Trattandosi di un bene culturale ecclesiastico, il progetto è stato sottoposto alla Commissione Diocesana Arte Sacra della Curia di Verona e alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza. La collaborazione con lo storico Luigi Antolini ha permesso di identificare le priorità d’intervento per ogni area dell’Ipogeo.

I MAESTRI

Piero Castiglioni

LA LUCE DEI MAESTRI: L’INCONTRO CON PIERO CASTIGLIONI
di Francesco Ciulli

Piero Castiglioni si laurea in architettura nel 1970 a Milano. Si orienta verso la progettazione illuminotecnica, e dal 1973 al 1979 collabora con il padre, al quale deve l’impostazione della sua formazione nello storico studio di via Presolana. Il sistema Scintilla (1972) per FontanaArte è il suo primo, grande successo. Progetta per importanti brand dell’illuminazione. Negli anni Ottanta comincia a realizzare l’illuminazione di grandi complessi architettonici in tutto il mondo, collaborando con le più grandi firme dell’architettura internazionale. Presidente di APIL dal 2005 al 2008, nel suo studio si sono formati numerosi lighting designer di successo.

LANTERNA MAGICA

Serra

ALESSANDRO SERRA. ESTETICA E MAGIA
di Marcello Filibeck

Regista, autore e scenografo, si laurea in Arti e Scienze dello Spettacolo all’Università Sapienza di Roma con una tesi sulla drammaturgia dell’immagine. Studia antropologia, scopre il cinema. Nel 1999 fonda la Compagnia Teatropersona, con la quale mette in scena le proprie opere, che scrive e dirige, curandone scene, luci e costumi, presentandole nei più importanti teatri del mondo. Fondamentale per la sua formazione l’incontro con Yves Lebreton e il suo metodo del Teatro Corporeo. Tra le sue creazioni: Nella città di K; Beckett Box; Cecov non ha dimenticato; AURE. Nel 2017 crea Macbettu, inspirato all’opera di Shakespeare e recitato in lingua sarda, che vince il premio dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro e il premio UBU come miglior spettacolo dell’anno. Ha ricevuto il premio Hystrio alla regia, il Grand Prix “Golden Laurel Wreath Award” come miglior regista al MESS Festival di Sarajevo e il premio Le Maschere del Teatro Italiano come Miglior Scenografo. Nel corso degli anni di formazione ha costruito le scene senza saperlo fare, e così per le luci, che “ho sempre trattato come fonte di emozione e racconto”. Forse perché a 18 anni ha iniziato a scattare fotografie e non ha più smesso, imparando “che con la luce si può comporre, comunicare e trasmettere emozioni”.

INCONTRI

Urban Sun

DAAN ROOSEGAARDE E CARLO D’ALESIO: CONVERGENZE PROGETTUALI TRA LUCE E NATURA
di Jacqueline Ceresoli

L’architettura, l’arte, la tecnologia e la creatività, insieme, possono inventare un nuovo modo di vivere nel rispetto dell’ambiente, utilizzando materiali e linguaggi diversi. La progettazione poetica e sostenibile non ha confini, e le sfide di un futuro migliore possono essere vinte solo con idee e azioni innovative. Basta aprirsi a nuovi orizzonti strategici, come lo testimonia la conversazione con l’artista, architetto e designer olandese Daan Roosegaarde (Studio Roosegaarde) e con Carlo D’Alesio (MEG), lighting designer e professore al Politecnico di Milano. La luce, nei loro progetti o nelle installazioni ambientali, suggestive e d’impatto scenografico, è il risultato di un’approfondita ricerca di tecnologie innovative. La convergenza di discipline diverse rende possibili opere che intrecciano relazioni tra persone, natura, tecnologia, poesia e bellezza.

Monovolume

MONOVOLUME ARCHITECTURE+DESIGN L’ARCHITETTURA DAI PIXEL LUMINOSI
di Andrea Calatroni

Con l’autore, Patrik Pedó e Jury Anton Pobitzer hanno parlato di luce naturale e architettura digitale, di come la loro illuminazione si relaziona col paesaggio o di come disegna volumi e definisce trasparenze. Per gli architetti la luce è una caratteristica portante del progetto; a loro interessa capire come ruota il Sole in quella determinata area, qual è il suo corretto orientamento, come cambiano le ombre durante l’arco della giornata o come cambia la luce durante l’arco delle stagioni. In ogni progetto scelgono fonti di illuminazione artificiali che sappiano mettere in rilievo gli aspetti naturali, come la scelta della vegetazione, e gli ampi ambienti living.

LIGHTING DESIGNERS

Barbora Nacarova

LA “DOLCE LUCE” DI BARBORA NACAROVA
di Federica Capoduri

Dolce e Luce Lighting Design è uno studio di progettazione e consulenza illuminotecnica con sede a Roma, la cui fondatrice e direttrice creativa è Barbora Nacarova, architetto e membro APIL di origine cecoslovacca. Dopo la formazione in Lighting Design Architetturale allo IED di Barcellona vive e lavora in Italia dal 2018. Ha lavorato con la scenografa e lighting designer Maria Güell Ordis su progetti e installazioni a Barcellona e con altri grandi nomi come Renzo Piano, RCR Arquitectes, Zaha Hadid, Foster + Partners, Toyo Ito. Anche lei concorda come noi che in Italia la professione del lighting designer non è ancora molto nota tra gli architetti, ma ha fiducia: “stiamo crescendo in questo settore, e i lighting designer, insieme all’aiuto e al supporto delle associazioni di categoria, devono contribuire a farla conoscere così da elevare la consapevolezza della cultura della luce”.

Nathan Thompson

NATHAN THOMPSON IL LIGHTING DESIGN È UN PUZZLE
di Andrew Peterson

Nathan Thompson (studio The Flaming Beacon) è un lighting designer atipico che si avvicina al progetto con un approccio “laterale” e mirato, attraverso cioè un’attenta collaborazione e soluzioni ponderate. Laterale vuol dire concepire il design dell’illuminazione come un puzzle, sapendo che queste tessere sono molte e che il “trucco” è dunque trovare la soluzione illuminotecnica che comprenda il maggior numero possibile di tali tessere o soluzioni. “Se ascoltiamo e pensiamo attentamente, cercando di capire quello che guida i nostri collaboratori e restando aperti a input sia logici che intuitivi, possiamo di solito trovare risposte laterali o approcci che vanno oltre la semplice fornitura di un’illuminazione ben integrata”.

DESIGNERS

Iacchetti

IL SENSO DEL DESIGN TRA TENACIA E ASCOLTO. INTERVISTA A GIULIO IACCHETTI
di Federica Capoduri

Tra i più capaci e instancabili fra i nostri designer nazionali, già due volte vincitore del Compasso d’Oro, insieme al collega Matteo Ragni, Giulio Iacchetti si occupa di disegno industriale dal 1992, ricoprendo per alcune aziende anche il ruolo di direttore artistico. Nel suo studio milanese si diverte a progettare, comporre e ricomporre il design in tantissimi ambiti: dall’arredo all’illuminazione, dalla cura di pubblicazioni fino a progetti di ricerca personale, tra i quali si trova addirittura una bacchetta magica. LUCE lo ha intervistato seguendo una traiettoria curiosa, che tocca argomenti di disegno industriale e illuminazione ma che parla anche di linguaggi, di relazioni, di responsabilità del mestiere.

NIchetto

L’INCONTRO CON LUCA NICHETTO. TRA ACQUA E LUCE, TRA VENEZIA E STOCCOLMA
di Monica Moro

Le luci che crea sembrano riflettere tutta l’anima dell’acqua, come i luoghi che abita, da Venezia a Stoccolma, città sul mare. Originario di Murano, che gli ha dato un imprinting di un certo tipo e il rapporto con il vetro e la luce che l’attraversa, si considera un “buon isolano”, cresciuto in una città molto particolare, unica e splendida. Ma lavora anche in giro per il mondo, e la luce è stata uno dei suoi primi approcci con il design. Molti i clienti stranieri, perché è importante lavorare con culture diverse che donano un arricchimento progettuale. Pensa che un buon prodotto nasca dall’incontro del DNA del designer con quello dell’azienda per cui sta lavorando, come ci ricorda una frase di Vico Magistretti riportata da Adele Cassina: “padre di un prodotto è il designer e madre è l’azienda”.