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Fabrizio Plessi di fronte all'installazione Mariverticali nella Sala delle Cariatidi a Palazzo Reale (Milano), 2023. Photo Petrò Gilberti, courtesy Comune di Milano.

Addio a Fabrizio Plessi, l’alchemico scultore delle tecnologie

By Monica Moro
Pubblicato il
Agosto 2026

Ieri si è spento all’età di 86 Fabrizio Plessi (Reggio Emilia, 3 aprile 1940 – Dolo, 23 agosto 2026), grande artista internazionale e tra i padri della videoarte italiana.

La luce di Fabrizio Plessi

Galleria Barovier&Toso, ritratto di Fabrizio Plessi, 2025. Photo di courtesy

La luce per Fabrizio Plessi, reggiano di nascita ma veneziano d’elezione, non è mai stata una questione di lampadine accese per sconfiggere il buio. È una sostanza viva, un flusso primordiale capace di farsi carne, materia, e, soprattutto, acqua. con la sua scomparsa, l’Italia e il mondo dell’arte contemporanea hanno perso il pioniere e maestro della videoarte e delle installazioni elettroniche. Un alchimista del nostro tempo, l’uomo che ha preso i tubi catodici e gli schermi digitali e ha insegnato loro a bagnarsi nella memoria millenaria della storia dell’arte. Plessi ha incarnato questa sintesi per sessant’anni di instancabile ricerca artistica.

La materia dei sogni

Plessi possedeva quello sguardo raro e leggero dei sognatori che non invecchiano mai, sempre fedele a quel suo intervento alla Fondazione Alberto Peruzzo nello spazio dell’ex Chiesa di Sant’Agnese in Padova in occasione della sua mostra sugli amati Mari Verticali (2020) in cui dichiarò “La vecchiaia comincia quando i rimpianti sostituiscono i sogni […] a casa ho sempre i muri bianchi, per la sensazione di pensare a qualcosa per riempirli, per guardare al futuro”. Il sogno è la chiave di tutto, anche di questi tempi. Lo vogliamo ricordare oggi con la gratitudine che si deve ai giganti gentili, a quegli artisti della luce e dello stupore che hanno avuto il coraggio di guardare al futuro con vent’anni d’anticipo, senza mai temere la tecnologia ma abbracciandola per interrogarne l’anima.

Fabrizio Plessi, Nero Oro, Fondazione Peruzzo. Photo © Ugo Carmeni 2024
Fabrizio Plessi, Nero Oro, Fondazione Peruzzo. Photo © Ugo Carmeni 2024

La liquidità viva dell’acqua nella cornice dello schermo

C’è qualcosa di commovente nel pensare a quest’artista arrivato a Venezia da ragazzo (a quattordici anni) in un mondo lagunare d’acqua, quasi che il destino avesse voluto portarlo dentro quella che sarebbe diventata la sua grammatica visiva preferita: il liquido come metafora del pensiero, l’acqua come flusso ininterrotto della coscienza umana. L’acqua elettronica in tutti i toni del blu da cui sorgono gli scafi instabili.

Nel panorama rassicurante dell’arte italiana degli anni Sessanta, Plessi è stato un irregolare geniale: lui saliva sui palcoscenici internazionali e portava i monitor televisivi dentro il perimetro sacro dell’opera d’arte, trattandoli non come semplici supporti passivi, ma come materia da scolpire alla pari del bronzo e della pietra. È stata dirompente la sua apparizione alla Biennale di Venezia del 1986 con Bronx, e poi le successive installazioni a Roma dove ha partecipato più volte a rassegne, portando la sua ricerca visiva basata sull’incontro tra elementi naturali primordiali come acqua e fuoco con la tecnologia digitale, poi a documenta 8 a Kassel e via via le altre fantastiche installazioni e opere.

TUTTOPLESSI, Como, Palazzo del Broletto, 2024. Photo t-space studio
Galleria Barovier&Toso, Fabrizio Plessi, installation view, 2025. Photo © RecordStudio

Amava definirsi uno “scultore delle tecnologie”, distinguendosi dai colleghi cinematografici o puramente concettuali proprio per questa sua urgenza fisica di non semplicemente riprodurre proiettando ma di dare un corpo visibile e sonoro agli elementi della natura: il fuoco, la lava e, onnipresente, l’acqua. Le sue cascate digitali, i suoi monoliti luminosi eretti nelle piazze storiche di tutto il mondo — dalla Valle dei Templi di Agrigento, con Monumenta, fino allo splendore di Mare Verticale realizzato per il Padiglione italiano all’Expo di Hannover e riproposto nella laguna di Venezia — ci hanno insegnato che il progresso tecnologico non è sempre sinonimo di alienazione. Nelle mani di Plessi, il LED luminoso e il pixel diventano strumenti dell’arte. Ha lavorato con lunghi sodalizi con il mondo della moda: per Louis Vuitton nel 2008, in occasione dell’apertura degli spazi di Canton Road a Hong Kong, l’artista ha presentato “Il lusso è lento”: un’evoluzione artistica composta da gigantesche fusioni di oro a LED luminosi, sculture di pietra nera e la prima borsa digitale al mondo.

TUTTOPLESSI, Como, Palazzo del Broletto. Photo t-space studio
TUTTOPLESSI, Como, Palazzo del Broletto. Photo t-space studio

Il nero e l’oro

Indimenticabili i Mariverticali a Palazzo Reale, a Milano e Plessi sposa Brixia, nello splendido museo Santa Giulia a Brescia dove inizia la ricerca sui bronzi imperiali. Di quest’anno è l’installazione Capita Aurea nella Galleria Deloitte, ex chiesa di San Paolo Converso a Milano. Rappresenta una testa imperiale che si dissolve lentamente in oro liquido, simbolo della fugacità del potere e del tempo che scorre inesorabile. L’oro, tradizionalmente associato all’eternità e alla regalità, si trasforma dal solido all’invischiarsi fluido, evocando la forza inarrestabile del tempo che rinnova e trasforma tutto. Nei lavori di Plessi il nero della tecnologia si fonde con l’oro della luce e della speranza.

L'installazione Mariverticali nella Sala delle Cariatidi a Palazzo Reale (Milano), 2023. Foto Petrò Gilberti. Courtesy Comune di Milano
L'installazione Mariverticali nella Sala delle Cariatidi a Palazzo Reale (Milano), 2023. Photo Petrò Gilberti, courtesy Comune di Milano
Fabrizio Plessi, Plessi sposa Brixia, Basilica di San Salvatore, Museo di Santa Giulia, 2023. © Fondazione Brescia Musei - photo Petrò Gilberti
Fabrizio Plessi, Colonne Colanti, Età romana, Museo di Santa Giulia, 2023. © Fondazione Brescia Musei - photo Petrò Gilberti

È quindi con vera ammirazione per la sua opera artistica e genuino affetto che ricordiamo Fabrizio Plessi. LUCE ha avuto il privilegio di averlo conosciuto, intervistato e l’onore di pubblicare la Copertina d’Autore da lui dedicata alla nostra rivista.

Ci mancheranno la sua personalità fiera ed elegante, la sua “criniera” leonina d’altri tempi, la sua capacità di far dialogare la moda di lusso — da Louis Vuitton a Dior — con la profondità della ricerca estetica più intransigente. Plessi, che ha esposto in centinaia di musei in tutto il mondo, sapeva che l’arte deve fare spettacolo senza mai svendersi, deve emozionare senza diventare banale.

Copertina di LUCE 351 (marzo 2025), appositamente realizzata da Fabrizio Plessi

Oggi che le sue installazioni continuano a risplendere nei musei di mezzo mondo dal Centre Pompidou al Guggenheim di New York. Ci piace immaginarlo così: seduto su una delle sue barche, (presenze quasi costanti nel suo lavoro), che naviga tra i canali di Venezia, mentre osserva il cielo con lo stesso stupore di un bambino, convinto che finché si continua a sognare si resta giovani per sempre. Grazie, Fabrizio, per averci ricordato con le parole che hai lasciato a LUCE, che “L’arte è come una porta che si apre e noi abbiamo il dovere di entrare per farci illuminare”. La luce più forte è quella che sa attraversare i secoli per illuminare le nostre coscienze.

Qui il sentito saluto del sindaco di Venezia Simone Venturini, riportato sulla pagina social del Comune di Venezia, “Perdo un amico e Venezia perde un pioniere, un visionario che ha sempre avuto il coraggio di seguire un linguaggio personale, senza cercare il facile applauso. Le sue opere portavano sempre luce: una luce fisica e insieme un’idea di energia, futuro e rinascita. Fabrizio ha saputo guardare Venezia senza nostalgia, mettendo in dialogo la sua storia con il contemporaneo, tanto da presentare la nostra città come ‘la grammatica del suo lavoro artistico’. Le mie più sentite condoglianze, a nome anche dell’Amministrazione comunale, ai familiari di Fabrizio e a tutti coloro che hanno incrociato il loro cammino con la sua persona e la sua poetica”.

Fabrizio Plessi, Capita Aurea, Aula occidentale del Capitolium in Brixia. Parco archeologico di Brescia romana, 2023. © Fondazione Brescia Musei - photo Petrò Gilberti
Fabrizio Plessi, Floating Santa Giulia, Storia del Monastero, Museo di Santa Giulia, 2023. © Fondazione Brescia Musei - photo Petrò Gilberti

AUTHOR

Monica Moro

Collabora a LUCE dal 2014, scrive di architettura, design e colore. Nata in Svezia, dove ha insegnato per diversi anni design all'Università LNU. Cultore presso il Politecnico di Milano. La sua formazione architetto e industrial design Domus Academy, ha collaborato con Andrea Branzi. Designer freelance e ricercatrice sul colore e la valorizzazione del patrimonio culturale. Passione coltivata lo Yoga

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