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Paolo Scirpa: l’artista che ci ha insegnato a sconfinare nella luce
By Sabino Maria Frassà
Pubblicato il
Luglio 2025
Il 29 luglio 2025 si è spento a Milano Paolo Scirpa, artista visionario che ha fatto della luce il cuore pulsante della sua ricerca, tanto nella pittura quanto nei suoi famosi Ludoscopi, le installazioni tridimensionali che lo hanno reso celebre. Con la sua scomparsa perdiamo una figura centrale dell’arte contemporanea italiana e internazionale, capace di trasformare l’esperienza visiva in un viaggio oltre i confini del reale.
Nato a Siracusa nel 1934 e trasferitosi a Milano nel 1968, Scirpa è stato docente all’Accademia di Belle Arti di Brera fino al 2001. La sua ricerca artistica si è sviluppata su molteplici fronti: dalla pittura ai progetti urbanistici, dalla critica sociale alle celebri strutture luminose ideate tra gli anni ’70 e ’80, ovvero i già citati Ludoscopi. Con questi dispositivi visivi tridimensionali — autentiche “macchine ottiche” — l’artista ha saputo simulare profondità vertiginose e architetture impossibili, combinando sapientemente neon e specchi. I Ludoscopi creano l’illusione di spazi infiniti, coinvolgendo lo spettatore in un’esperienza percettiva amplificata e ipnotica, sospesa tra arte, scienza e immaginazione.
La poetica dello sconfinamento
Ma la sua arte non si esaurisce nell’illusione ottica. Scirpa ha sempre indagato la luce come simbolo e sostanza, come elemento spirituale e metafisico. L’infinito, nei suoi lavori, non è mai rappresentato letteralmente, ma evocato: un orizzonte mai raggiunto, uno spazio da abitare con lo sguardo e con il pensiero. “Quanto tempo è per sempre?”, chiede Alice al Bianconiglio. E lui, come il Bianconiglio, sembrava rispondere: “A volte, solo un istante”.
L’infinito, infatti, non è l’obiettivo dell’opera, ma il movente del suo viaggio artistico. La sua è un’arte del superamento: dei limiti percettivi, spaziali, biologici. In questo senso, il termine “sconfinare” diventa la chiave della sua poetica. Non si tratta di evadere, ma di trascendere, di oltrepassare le soglie convenzionali della realtà per aprirsi a nuove possibilità di percezione e coscienza.
Questo bisogno di sconfinare lo ha portato a restare sempre libero e indipendente, estraneo a gruppi o movimenti. Il suo spirito curioso e generoso lo ha reso un punto di riferimento per molti, ma mai incasellabile. Anche i Ludoscopi, seppur celebrati, sono solo una parte di una visione più ampia: nascono da un percorso pittorico e non lo sostituiscono. Così come le sue opere consumistiche e i progetti urbanistici sono tappe di un’unica indagine: cosa accade quando l’arte abbatte i confini?
In questo contesto si comprende anche il valore profondo di Sconfinamento, più che una mostra, un’esperienza immersiva. Lo spettatore si ritrova in un ambiente sospeso, dove ogni oggetto è ponte verso un altrove. Le architetture luminose, i riflessi, i giochi prospettici conducono in un mondo in cui l’infanzia dello sguardo si risveglia. L’artista ci invita, con leggerezza e intensità, a percepire l’infinito anche solo per un istante, a lasciarci sorprendere da una vertigine luminosa.
L’artista Bruno Munari aveva colto bene l’essenza ludica delle sue opere, intendendo con questo termine non il gioco fine a sé stesso, ma l’espressione libera della fantasia. In Scirpa, la luce non è mai solo materia ottica: è luogo simbolico, pulsazione dell’universo, specchio del mistero umano.
La sua visione gli è valsa numerosi riconoscimenti e l’ha portato a esporre in sedi prestigiose come la Biennale di Parigi, la Quadriennale di Roma, il MART di Rovereto, il MACRO, il MACBA di Buenos Aires e il Gaggenau di Milano. Le sue opere vivono oggi in importanti collezioni pubbliche, dal Museo del Novecento alle Gallerie d’Italia, dalla GNAM alla Farnesina. Fino all’ultimo giorno, Scirpa ha continuato a progettare, a immaginare, a partecipare. La sua ultima collettiva, Global Future – Generazione dalla luce, inaugurata il 5 luglio ad Atri (TE), è ancora in corso. Un segnale forte e chiaro: per Paolo Scirpa l’arte non è mai stata una fase della vita, ma la vita stessa, intesa come ricerca continua, come, appunto, atto di sconfinamento.
Ora che non c’è più, resta il suo lascito luminoso: un’eredità fatta di luce e mistero, di specchi senza fondo e geometrie impossibili che continuano a interrogare chi guarda. Con i suoi Ludoscopi e le sue architetture visionarie, Scirpa ci ha insegnato che ben poche sono le cose davvero impossibili. E che si può vivere l’infinito, anche solo per un istante, se si ha il coraggio di perdersi nella meraviglia.
AUTHOR
Sabino Maria Frassà
Sabino Maria Frassà è un curatore e giornalista professionista, esperto di arte e CSR. È direttore creativo di Cramum, ente non profit che dal 2012 è impegnato nell'attività di scouting e sostegno alle eccellenze creative in Italia.
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