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Light for Spaces: una tavola rotonda di lighting designers sotto la luce di una candela
By Nancy Tollins
Pubblicato il
Aprile 2025
INDICE
Il Salone del Mobile ha fatto un ulteriore passo in avanti per diffondere la cultura della luce con The Euroluce International Lighting Forum,
LUCEweb ha seguito con grande attenzione e interesse la tavola rotonda Light for Spaces – moderata da Ed Stocker, direttore di Monocle per l’Europa – che ha ospitato in qualità di relatori cinque rinomati lighting designer internazionali, più un invitato speciale, Tim Ingold, antropologo scozzese e professore emerito, a fare da “agent provocateur”.
I cinque professionisti della luce invitati alla tavola rotonda erano in ordine alfabetico: Susanna Antico, architetta italiana laureata in Belgio e fondatrice del Susanna Antico lighting design studio a Milano; Hervé Descottes, lighting designer francese di base a New York dove ha fondato L’Observatoire International; Mariel Fuentes, architetta laureata in Cile, lighting designer e co-fondatrice di MMAS Lighting a Barcellona; Elisa Orlanski Ours, responsabile pianificazione e progettazione del Corcoran Sunshine Marketing Group a New York; Carla Wilkins, presidente eletta dello IALD (International Association of Lighting Desigers) e senior partner presso Lichtvision design.
Il ruolo della luce e dei progettisti della luce nei luoghi pubblici
Una tavola rotonda, come ci insegna la mitologia di Camelot e di re Artù, mette tutti i cavalieri sullo stesso piano, mantenendo le diversità di vedute e personalità. In questo caso ha consentito un dibattito sulla luce, puramente culturale, tra professionisti del lighting design, ognuno con una propria visione progettuale individuale (e in concorrenza) che lo distingue nel suo campo, in cui tutti loro sono eccellenze.
Grazie al moderatore Ed Stocker e ai temi proposti dall’antropologo Tim Ingold, il dibattito si è svolto sul ruolo della luce negli spazi pubblici e su di chi, negli stessi spazi, la progetta, evidenziando quanto entra in gioco il contesto geografico, economico, sociale, normativo e, in primis, culturale, e rivelando le disparità e differenze che possono essere un fattore di arricchimento o di difficoltà nello svolgersi del processo progettuale.
La fiamma della candela
Tim Ingold, rivelatosi bravissimo nello stimolare la partecipazione viva dei relatori, ha dato l’incipit accendendo metaforicamente la fiamma di una candela al centro della tavola rotonda. Il dibattito è iniziato con la domanda: “Qual è la differenza tra l’accensione di una candela e l’accensione di una lampada in uno spazio?”
Da qui si è dipanato il discorso a più voci. L’antropologo ha lanciato la sfida di un futuro distopico in cui potrebbero mancare le risorse per produrre energia elettrica, ed effettivamente situazioni di emergenza si sono già manifestate in varie parti del pianeta, a causa di disastri, naturali o meno, con conseguenti black-out.
In risposta i lighting designer hanno manifestato la loro totale fiducia nell’evoluzione delle tecnologie che vengono sviluppate da ricerca e industria, che pongono l’accento sulla qualità della vita degli esseri umani, per esempio studiando i ritmi circadiani, e sull’attenzione alla sostenibilità rispetto all’impatto ambientale.
Un obiettivo è stato esplorare le potenzialità della luce non solo come elemento funzionale ed estetico, ma anche come componente vitale nella percezione degli spazi e negli spazi condivisi, tenendo in considerazione il benessere collettivo.
Molteplici spunti di riflessione
Tim Ingold ha quindi rilanciato citando Romeo e Giulietta di Shakespeare: “E se gli occhi suoi, in questo momento, fossero lassù, e le stelle fossero nella fronte di Giulietta? Lo splendore del suo viso farebbe impallidire di vergogna quelle due stelle, come la luce del giorno fa impallidire la fiamma di un lume”. Questo discorso di Romeo coglie diversi stati della luce che Tim Ingold ha toccato, dall’eccesso di illuminazione fino ad arrivare alla fiammella accesa che si può portare con sé come una torcia: una forma di illuminazione individuale con la presenza del buio, che può intimorire, contrapposta agli spazi totalmente illuminati.
I relatori hanno condiviso le loro differenti visioni di progettazione della luce, parlando sia della necessità di considerare anche il buio e la visione della volta stellata, sia dei risvolti riguardanti la sicurezza pubblica.
Riguardo all’illuminazione dei monumenti, il sentire quasi unanime dei relatori ha difeso l’illuminazione degli stessi come valorizzazione di un bene culturale condiviso, in quanto “Rappresentano l’orgoglio di una città o anche di una nazione, o fors’anche dell’umanità”, come ha dichiarato uno dei relatori.
Altro obiettivo della discussione era capire come favorire un approccio critico e consapevole nell’uso della luce, evidenziando il suo ruolo nel miglioramento degli ambienti urbani e architettonici. Accordo unanime: “È nostra responsabilità rendere la luce sostenibile. I materiali degli apparecchi e degli impianti stanno cambiando, è ricomparso il vetro, ci sono materiali riciclati e recupero dei prodotti a fine vita”.
Un tema affrontato a seguito di domande del pubblico è stato quello della light poverty, ovvero la povertà luminosa, condizione in cui persone o comunità non hanno luce elettrica dopo il tramonto; problema che si sta già cercando di risolvere con sorgenti ed energie alternative. Questo tema è scaturito dalla provocazione riferita al lighting come strumento destinato esclusivamente al settore del luxury: i relatori hanno obiettato che gli spazi pubblici sono usufruibili da tutti, e dunque patrimonio comune, e i progetti di luce possono anzi essere un “faro” per un miglioramento evolutivo della società.
Gli spunti di riflessione sono stati molti di più di quelli qui riportati, i relatori hanno illustrato molte case-history e descritto alcuni loro progetti in una sorta di masterclass molto interessante per chi lavora nel settore dell’illuminazione. Una strada intrapresa, fruttuosa e collaborativa, nel rispetto della diversità progettuale di ognuno.
Diretto da Annalisa Rosso, in collaborazione con APIL, The Euroluce lighting Forum si è tenuto nell’Arena The Forest of Space firmato da Sou Fujimoto, durante Euroluce 2025, presso la Fiera Milano di Rho.
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