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Portanuova Vertical Connection. Photo di courtesy

Stefano Mancuso al Salone del Mobile: “Impariamo dal modello efficiente e adattativo delle piante”

By Gaia Fiertler
Pubblicato il
Aprile 2025

Stefano Mancuso sul palco di Euroluce International Lighting Forum. Photo Gaia Fiertler

Studiamo e conosciamo di più i meccanismi efficienti e adattativi delle piante. Potremmo trarne lezioni importanti. Per innovare e sfruttare meglio l’energia solare, per far funzionare meglio le organizzazioni e per fare progetti abitativi con filtri e condizionatori naturali. Questo l’invito di Stefano Mancuso, neurobiologo e botanico, professore ordinario all’Università degli Studi di Firenze, in occasione della masterclass tenuta all’Euroluce International Lighting Forum del Salone del Mobile di Milano 2025 nella giornata dedicata a “Light for Life”. Mancuso ha invitato architetti, interior e lighting designer a superare la visione vittoriana delle piante come puro decoro e a studiarne il valore come comunità solidali e come filtri d’aria e condizionatori naturali.

Dal modello gerarchico-predatorio a quello solidale delle piante

Stefano Mancuso presenta l'installazione Portanuova Vertical Connection. Photo dell'autrice

“Gli esseri animali, così detti perché animati, ossia si muovono, rappresentano solo lo 0,3% delle specie viventi sulla terra, eppure regolano tutto sul proprio modello. Organizzazioni e comunità sono concepite come un organismo animale, perché è ciò che l’uomo più conosce e gli somiglia, con un capo (una testa) e organi specializzati che eseguono compiti e movimenti. Si pensa che funzioni, eppure è una organizzazione molto fragile, perché basta che una parte si inceppi per far collassare l’intero sistema. È una visione gerarchica della vita, poco efficiente. Anche i computer e l’intelligenza artificiale sono costruiti a nostra somiglianza. Solo Internet è davvero rivoluzionaria, concepita a rete diffusa come le piante, spiega il professore a una platea attenta di lighting designer, interior designer e architetti nell’Arena The Forest of Space by Sou Fujimoto al Padiglione 2 di Euroluce.

Conosciamo solo il 10% delle specie vegetali, da cui traiamo l’80% di quello che ci serve: cibo, principi attivi dei farmaci, materiali naturali per tessuti e legno per fare mobili. In quanto stanziali, le piante hanno imparato a cooperare tra loro: non potendo spostarsi né scappare dalle condizioni esterne, hanno trovato molto più utile ed efficiente collaborare con i vicini, anziché farsi la guerra. “Noi non vediamo le piante, siamo ciechi di fronte a loro e le usiamo solo come risorsa o come decoro, e non come esempio adattativo, né come parte integrante di un sistema, precisa Mancuso, che invita a uscire da una visione antropocentrica della società, delle organizzazioni e delle città.

Dalla fotosintesi all’innovazione e valorizzazione dello scarto

Senza luce e senza piante la vita non sarebbe possibile. È nel cloroplasto, organulo presente nelle molecole delle piante, che avviene quel processo chimico della fotosintesi clorofilliana che trasforma in glucosio l’anidride carbonica, dando origine a una molecola di scarto che è l’ossigeno. Sì, una molecola di scarto che per l’essere animale invece è vitale. Secondo Mancuso dovremmo studiare di più il funzionamento delle piante, a partire dalla fotosintesi, per trarne un modello di trasformazione della luce solare in energia. “Solo il 4% dei ricercatori al mondo si occupa di botanica e nessuna delle tecnologie che trasformano l’energia solare in energia utilizzabile dall’uomo si ispirano al processo chimico della fotosintesi. C’è una sottovalutazione del potenziale del mondo vegetale. Sono convinto che con maggiori investimenti in ricerca e sviluppo avremmo innovazioni in molti campi dando un’altra impronta al nostro futuro, assicura Mancuso. È interessante vedere in azione la circolarità della vita, dove nulla è sprecato, anzi un materiale di scarto delle piante, l’ossigeno, è utilizzato da un’altra specie, quella animale, come fonte di vita.

Le piante in casa purificano l’aria

Che cosa può dunque imparare un architetto o un lighting designer dalle piante? Ormai viviamo per l’80% del nostro tempo in ambienti chiusi dove, tuttalpiù, le piante sono trattate come un decoro. Eppure, queste potrebbero avere un ruolo centrale nel purificare l’aria. “Serve uno studio attento delle luci e del loro impatto sulle piante per permettere loro di ‘performare’ al meglio. In questo modo, le piante arrivano a eliminare il 99% degli elementi inquinanti presenti nell’aria, spiega Mancuso, che suggerisce a botanici e lighting designer di collaborare tra loro. In pratica, se illuminate bene le piante sono filtri naturali dell’aria. E nelle grandi città, all’aperto, che funzione svolgono le piante?

Le piante saranno la salvezza delle città

Le piante sono anche dei condizionatori naturali, in grado di abbassare la temperatura delle grandi città cementificate che, d’estate, raggiungono temperature torride. Oltre ad abbattere l’anidride carbonica, con la produzione di ossigeno, abbassano le temperature e purificano l’aria. “Ma ancora una volta bisognerebbe lavorare per ridurre l’inquinamento luminoso, considerato come secondario, che stressa le piante, alterando il ciclo circadiano giorno-notte, bloccando la fotosintesi e l’attività degli impollinatori notturni”, spiega il professore.

Le piante saranno la salvezza delle città sempre più popolate, con concentrazione di emissione di anidride carbonica e di inquinanti, ma come fare, per esempio, nei centri storici dove non si può piantare niente di nuovo? Una soluzione è quella presentata in piazza Gae Aulenti da Coima, che promuove il progetto di rigenerazione urbana Portanuova, Vertical connection. Su progetto dello studio Evastomper, specializzato in architetture effimere (temporanee), in collaborazione con Fuorisalone e con Brera Design District e con la curatela scientifica di Stefano Mancuso, l’installazione è una struttura mobile tubolare, smontabile, stoccabile e riutilizzabile senza produrre scarti, che ospita su tre piani diverse specie di piante ed è interamente percorribile.

“Le città del futuro dovranno essere completamente permeabili alla natura, perché solo integrando alberi e piante nei nostri spazi urbani potremo garantire resilienza, benessere e sostenibilità. L’installazione immersiva Portanuova Vertical Connection, prodotta in occasione del Fuorisalone 2025, ha proprio questa funzione: invitare a immaginare un nuovo equilibrio tra città e natura, dove il verde diventa misura di civiltà”, commenta Stefano Mancuso.

Portanuova Vertical Connection. Photo di courtesy
Portanuova Vertical Connection. Photo di courtesy

AUTHOR

Gaia Fiertler

Gaia Fiertler è giornalista freelance e public speaker certificata Toastmasters, segue l'impatto delle nuove tecnologie sulle competenze, le professioni, i luoghi di lavoro, i processi e l'organizzazione aziendale per il Gruppo Tecniche Nuove. È appassionata di arte e design.

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