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Padiglione Centrale, Giardini (dettaglio). Photo by Francesco Galli

Natura e architettura si fondono nell’intelligenza naturale, artificiale, collettiva: la 19. Mostra Internazionale di Architettura

By Cristina Ferrari
Pubblicato il
Maggio 2024

Intelligens. Naturale. Artificiale. Collettiva. È questo il titolo e il tema della 19. Mostra Internazionale di Architettura che si svolgerà dal 10 maggio al 23 novembre 2025 (pre-apertura 8 e 9 maggio) ai Giardini, all’Arsenale e in vari luoghi di Venezia, presentata lo scorso 7 maggio dal curatore Carlo Ratti e da Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia.

La conferenza stampa. Photo by Andrea Avezzu'; courtesy La Biennale di Venezia
La conferenza stampa. Photo by Andrea Avezzu'; courtesy La Biennale di Venezia

Il titolo e il tema

Ma cosa significa il titolo? “I titoli delle Mostre Internazionali di Architettura sono solitamente annunciati sia in inglese che in italiano – spiega il curatore Carlo Ratti –. Nel 2025, il titolo sarà invece condensato in un’unica parola per entrambe le lingue, invocando la comune origine latina: Intelligens. Da intelligens deriva il moderno ‘Intelligenza’; questa scelta tuttavia indica anche un’espansione delle associazioni di significato. Tradotta a parte, la sillaba finale, ‘gens’, significa ‘gente, persone’: da qui emerge un’immaginaria radice alternativa, che suggerisce un futuro dell’intelligenza più multiplo e inclusivo, che sfugga ai limiti eccessivi dell’odierna focalizzazione sull’I.A”.

“Nel titolo Intelli/Gens convergono significato e segno – ha dichiarato il presidente Pietrangelo Buttafuoco –. Se l’intelligenza è alla base del processo evolutivo dell’individuo, nel senso più nobile del suo essere civis (sostantivo di terza declinazione, quindi sia maschile che femminile), l’architettura è lo spazio in cui essa può dispiegarsi, in una negoziazione costante con il territorio. Enunciando funzioni, disegnando simbologie, favorendo relazioni, l’intelligenza costruisce architetture in termini etici, estetici e soprattutto ecologici. Non per nulla, restando in vena di ètimo, oikos in greco significa casa ma anche ambiente. Ragion per cui nel suo testo di intenti lo stesso Ratti si chiede: ‘Saremo in grado di progettare edifici intelligenti come alberi?’.

Padiglione Centrale, Giardini. Photo by Francesco Galli

il curatore Carlo Ratti spiega

Come spiegato dal curatore, la Biennale sarà dedicata all’ambiente e alle numerose discipline che gli danno forma, al cui centro si trova l’architettura, parte di una “compagine estesa che deve integrare arte, ingegneria, biologia, scienza dei dati, scienze sociali e politiche, scienze planetarie e altre discipline, collegando ciascuna di esse alla materialità dello spazio urbano”.

E l’ambiente costruito è tra i maggiori responsabili delle emissioni atmosferiche, quindi, in questo senso, l’architettura è in gran parte responsabile del degrado ambientale e della crisi climatica che stiamo vivendo. Da qui sorge una domanda: “dobbiamo rassegnarci a questo ruolo, o siamo ancora in grado di offrire soluzioni, sostanziali e non cosmetiche, efficaci e rapide da realizzare?”.

La Biennale Architettura 2025 proverà a suggerire delle soluzioni ai problemi più pressanti e, di conseguenza, a tracciare nuove rotte per il futuro, con proposte progettuali sperimentali, ispirate da una definizione di “intelligenza” quale capacità di adattarsi all’ambiente a partire da un bagaglio di risorse, conoscenze o potere limitati. “Oggetti, edifici e piani urbani saranno disposti lungo l’asse di un’intelligenza multipla e diffusa – naturale, artificiale, collettiva. Alcune idee saranno destinate a fallire. Ma altre potranno indicarci percorsi promettenti”.

Gli architetti diventano quindi “agenti mutageni”, in grado di innescare processi evolutivi e dirigerli in nuove direzioni, mentre la Mostra ha l’obiettivo di accelerare la trasformazione del presente, alla ricerca di futuri migliori, imparando da discipline scientifiche e avanzando per prova ed errore.

Gaggiandre. Photo by Andrea Avezzù; courtesy La Biennale di Venezia

il presidente Pierangelo Buttafuoco spiega

Partendo dalla domanda “Saremo in grado di progettare edifici intelligenti come alberi?”, il presidente spiega che la domanda stessa “è la felice eresia dell’architetto a capo del Senseable City Lab del MIT di Boston, indice di un percorso in cui circuiti e silicio non sono che un mezzo per ritornare all’origine. Forse con più consapevolezza.  È l’autobiografia di Venezia questa di Ratti, l’Hydropolis che nessuna utopia ha mai osato immaginare ma che l’ingegno di un popolo ha saputo creare – nel corso della sua stessa storia – poetando con la natura in forza di architetture. La città delle acque è pertanto il modello locale da leggere in scala globale. Laboratorio di complessità per eccellenza in cui trovare soluzioni utili per il mondo intero. Esempio sommo di Intelli/Gens dove la dualità natura vs artificio è superata dalla fusione tra civiltà e ambiente”. Si tratta dunque di un organismo in divenire, di equilibrio di storia umana e naturale, in cui pare di scorgere la città rifugio auspicata da Papa Francesco nella sua storica visita alla Biennale di Venezia, salutata come “luogo di incontri e scambi culturali”.

L'Arsenale. Photo by Andrea Avezzù; courtesy La Biennale di Venezia

Le sezioni

Come indicato dal suo titolo, la Biennale 2025 presenta diverse sezioni, dedicate al tema della natura e dell’intelligenza, nei suoi vari aspetti, che pongono diverse domande.

Intro

Venezia è vulnerabile di fronte alla crisi climatica, ma mostra anche la pratica di diverse forme di intelligenza. Partiamo dai cicli delle maree che attraversano ogni giorno i canali della città, fornendo un rimedio naturale al problema dell’igiene urbana, mentre l’energia elettromeccanica del MOSE (Modulo sperimentale elettromeccanico) protegge la laguna dall’innalzamento del livello del mare attraverso un sistema tecnico. Sono azioni coordinate grazie alle quali l’intelligenza collettiva dei cittadini ha elaborato soluzioni abitative innovative. “Per secoli, in molti si sono interrogati su come salvare Venezia. E se invece fosse Venezia a offrire possibili ricette di salvezza?”.

Intelligenza Naturale

L’architettura, “la cui funzione originaria è quella di riparare gli esseri umani dagli elementi naturali, si affida oggi alla natura per riorientare la propria azione”. Quindi oggi cerchiamo di riportare la vegetazione nelle nostre città per combattere le temperature estreme, usiamo materiali organici in grado di immagazzinare carbonio e al contempo evitare ulteriori emissioni attraverso l’isolamento. Ma, tornando alla domanda di Ratti, “Saremo un giorno in grado di progettare un edificio che sia intelligente come un albero?”.

Intelligenza Artificiale

Il nostro Pianeta è ormai percorso da un’infrastruttura digitale formata da tecnologie che, nonostante i consumi energetici, possono essere utilizzate per mitigare l’impatto ambientale dello sviluppo urbano. L’ambiente costruito sta iniziando a rispondere come un organismo vivente e, allo stesso tempo, l’intelligenza artificiale potrebbe scardinare il ruolo tradizionale degli architetti. “Come cambierà la professione quando i modelli generativi saranno in grado di produrre dettagli costruttivi a partire da un semplice input testuale?”.

Intelligenza Collettiva

Fin dalla preistoria, l’intelligenza collettiva, ovvero “l’architettura senza architetti”, ha elaborato soluzioni sostenibili in risposta alla pressione dell’ambiente parlandoci di adattamento, e di lavorare con la natura, non contro di essa. “Come possiamo raccordare il vecchio e il nuovo per sfruttare le infinite possibilità dell’intelligenza collettiva?”.

Fine

“E se invece fosse già troppo tardi per frenare l’accelerazione della crisi climatica? E se fosse impossibile, per salvare la nostra specie, continuare ad abitare la superficie della Terra? Una potenziale via d’uscita potrebbe trovarsi al di là del nostro attuale raggio d’azione: nelle illimitate distese dello spazio, in un futuro interstellare popolato da visioni di geoingegneria, nelle abitazioni stampate in 3D, nelle reti di satelliti e stazioni spaziali orbitanti. Osservando il nostro pianeta da lontano, potremmo riflettere sul debito che conserviamo nei suoi confronti. Ma l’esplorazione dello spazio è davvero la frontiera ultima della nostra intelligenza? O rappresenta piuttosto una distrazione dalla vera sfida – quella di risolvere i nostri problemi sulla terra?”.

Insomma, INTELLIGENS vuole sviluppare conoscenze e capacità che aiutino a evolvere, per affrontare le crisi ambientali, ispirandosi ai processi naturali e a milioni di anni di costruzione, distruzione, riciclo – evoluzione per prova ed errore proponendo soluzioni nuove.

In INTELLIGENS vengono uniti campi opposti in architettura: “città intelligenti” ad alta tecnologia e “città naturali” a bassa tecnologia, sono scavalcati i confini disciplinari, dando vita a un’ibrida forma di “architettura oltre gli architetti”, intreccia scale diverse dai microprocessori allo spazio interstellare. Vengono anche abbracciati il naturale e l’artificiale, promettendo un futuro di co-evoluzione tra mondi a lungo in conflitto. L’intelligenza sconvolge le regole del gioco quando meno lo si aspetta.

Anche se ci saranno fallimenti, da studiare, onorare e scongiurare.

I pilastri metodologici

La Mostra si basa su quattro pilastri metodologici.

Transdisciplinarità: i progetti architettonici promuoveranno collaborazioni tra professionisti diversi, con l’obiettivo di far progredire la conoscenza scientifica; Laboratorio Vivente: il Padiglione Centrale ai Giardini verrà sostituito da una serie di progetti speciali che trasformeranno la città e le aree esterne delle sedi di Mostra della Biennale in Living Lab – laboratori viventi; Protocollo di Circolarità: la Mostra si propone di raggiungere obiettivi di circolarità con la definizione di precise linee guida tramite l’elaborazione di un Manifesto della Circolarità, delineando un nuovo standard per future manifestazioni culturali.

Fondamentale è la Raccolta di Idee, ovvero adottare un approccio collaborativo alla progettazione. Per la prima volta, il sito web della Biennale ha aperto uno spazio per la raccolta di idee per ampliare l’eterogeneità di voci, visioni e suggerimenti con contributi dalla comunità globale di professionisti, scienziati, studiosi, attivisti e altri. “L’obiettivo è costruire una Mostra che metta in primo piano la diversità di prospettiva e la creatività di pensiero. Architetti e non architetti sono incoraggiati a presentare idee che saranno valutate dal curatore per un loro eventuale inserimento nella Mostra Internazionale o nel più ampio programma curatoriale”. Le proposte devono essere caricate nello spazio dedicato sul sito www.labiennale.org entro le 23:59 (CEST) del 21 giugno 2024.

Un tema comune

Per questa edizione, il curatore ha incoraggiato i Paesi partecipanti ad affrontare un tema comune, identificato con Un luogo, una soluzione, “per mettere in luce in quali modi l’ingegno umano possa fornire risposte alla sfida chiave del nostro tempo: una sfida che può essere affrontata soltanto in modo collaborativo, mediante una pluralità di approcci diversi”.

L’obiettivo è reintrodurre tra i Padiglioni Nazionali un grado di coordinamento e coerenza con il tema della Mostra Internazionale principale, con soluzioni che celebrino bellezze naturali e tradizioni locali, invitando i Paesi a condividere i casi di successo componendo una “cassetta degli attrezzi” per un futuro migliore.

La Biennale College Architettura

Da settembre 2024 avrà inizio il workshop della seconda edizione de La Biennale College Architettura, nel cui ambito studenti/studentesse, laureati/e e professionisti/e emergenti under 30 (architettura, urban design, ingegneria, interior design, architettura del paesaggio, ambiente costruito) potranno presentare progetti che utilizzano l’intelligenza naturale, artificiale e collettiva per combattere la crisi climatica.

Il direttore artistico sceglierà fino a 16 progetti che saranno sviluppati nel programma Biennale College Architettura e i candidati/e selezionati/e saranno invitati/e a partecipare a un workshop di 10 giorni a Venezia per sviluppare i progetti proposti con piano di produzione e budget. Il workshop, condotto da Carlo Ratti insieme a un gruppo di curatori e architetti, tutor e mentori, alternerà momenti di gruppo e individuali, e incontri dedicati con visiting professor e operatori culturali.

Carlo Ratti selezionerà inoltre fino a un massimo di 8 progetti a cui verrà assegnato un contributo di 20.000 euro per la produzione e sarà presentato, fuori concorso, nell’ambito della 19. Mostra Internazionale di Architettura.

Il bando internazionale di Biennale College Architettura, pubblicato sul sito www.labiennale.org, sarà aperto fino alle 23.59 CEST (ora italiana) del 21 giugno 2024.

AUTHOR

Cristina Ferrari

Laureata con lode in lettere classiche all’Università degli Studi di Verona, con tesi in archeologia, è giornalista pubblicista dal 2012 e collabora a diverse testate tra cui Archeo, Medioevo, LUCE

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