Milano Design Week 2026
Tra innovazione e artigianato, matericità ed esperienza sensoriale. INTERNI MateriAE all’Università di Milano
By Gianluca Moreschi
Pubblicato il
Aprile 2026
INDICE
Fino al 30 aprile i cortili dell’Università Statale di Milano (via Festa del Perdono 7) e l’Oro Botanico di Brera sono animati da INTERNI MateriAE, la mostra-evento di INTERNI con oltre 40 installazioni di architetti e di designer internazionali.
“Il termine latino materiae — scelto come cardine culturale della mostra — si apre a una molteplicità di interpretazioni: materiali, discipline, argomenti”, spiega il magazine INTERNI. “Una visione ampia che riflette la complessità e l’interdisciplinarità del progetto contemporaneo, esplorando il valore tecnico, sperimentale e creativo dei materiali in dialogo tra design, architettura, ecologia, filosofia, matematica e fisica applicata e dei comportamenti ad esse connessi: argomenti, discipline, espressioni”.
Anche quest’anno Statale rinnova la collaborazione con INTERNI per il progetto LaStataleCreators, partito nel 2024, nel cui ambito oltre 20 studentesse e studenti dell’Ateneo, “selezionati con una call rivolta alla comunità studentesca, racconteranno la mostra INTERNI MateriAE realizzando dei video-reels dedicati alle installazioni”.
Sempre interessante il percorso attraverso i chiostri per vedere come alcune delle firme più prestigiose del design si siano confrontate con i magnifici spazi progettati dal Filarete nel Quattrocento come Cà Granda, Ospedale Maggiore della città.
Tra i vari progetti citiamo quelli per noi più significativi.
Piero Lissoni e Sanlorenzo nel Cortile del ‘700
Nel Cortile del ‘700 è possibile ammirare SHE, uno yacht dal fascino classico italiano, ma dall’anima hi-tech che rievoca l’eleganza sobria degli anni ‘60 con materiali e tecnologie di avanguardia. Il progetto, UN_Material di Piero Lissoni e Sanlorenzo, intende mettere in luce la dimensione di questa imbarcazione con una sorta di “scheletro” che connette design, tecnologia e paesaggio in un’unica esperienza, la cui silhouette è composta da profili in metallo bianchi. Posata su una pedana che può essere percorsa dai visitatori, l’installazione è composta da una sequenza di sezioni trasversali in scala 1:1 che rendono il volume della barca, ed è rivestita con un tessuto semitrasparente che, sovrapponendosi, diventa assai scenografico e funzionale alle sollecitazioni del vento. Un modello che per la sua impalpabilità può ricordare il vascello fantasma dell’olandese volante dell’opera di Wagner, creando un suggestivo effetto.
Il Cortile della Farmacia: Marco Nereo Rotelli con Infinity – Design della mente
Si definisce come “design della mente” ed è basato sull’Intelligenza Artificiale Infinity – Design della mente, il progetto di Marco Nereo Rotelli che invita a riflettere sui valori che orientano il futuro: consapevolezza, sostenibilità, riuso, condivisione e rispetto per l’ambiente. Il Cortile della Farmacia si trasforma così in uno spazio interattivo in cui musica, poesia, scienza e arte dialogano tra loro. Grazie a sensori ambientali installati dal Nobel Riccardo Valentini, gli spettatori entrano a far parte attiva dell’esperienza: un’opera sonora generativa creata dal musicista Alessio Bertallot, Codice d’Acqua, attraverso cui l’Intelligenza Artificiale produce infinite combinazioni musicali partendo da una poesia di Valerio Magrelli. Esperienza che, attraverso i versi del poeta proiettati nello spazio, invita a interrogarsi sulla direzione che stiamo prendendo, una sorta di casa del linguaggio dove la mente umana ritorna come materia dell’invisibile e, quando sembra superare i limiti dell’umano nella trasformazione dell’invisibile in visibile, ecco che viene ribadito come la coscienza appartiene all’uomo e non può essere il risultato di un calcolo.
House of Polpa al Portico Richini
Nasce da una poesia di Neruda: “Può esistere una casa fatta di pomodori e poi essere mangiata?” House of Polpa al Portico Richini, una architettura, a cura di Mutti con il supporto di Mapei, costruita con ventimila lattine di pomodoro Mutti impilate a carico su una sovrastruttura in acciaio. Attraversando questo tunnel, simile a un modulo di un razzo spaziale che riflette la luce, si cammina su una resina costruita da Mapei con bucce di pomodoro essiccate provenienti dagli scarti della lavorazione. Un invito a riflettere sul rapporto tra produzione, consumo e responsabilità.
Il Cortile d’Onore
Come sempre, la maggior parte dei progetti si concentra nel Cortile d’Onore dell’antico edificio.
Creano l’incontro di due nature opposte Michele De Lucchi, AMDL Circle e l’azienda farmaceutica Zambon con Tracce di cura, una piccola architettura abitabile con quattro snodi che portano ad altrettante nicchie dove sono posizionate figure femminili nate dai bozzetti di Masahiko Cubo che in video si vede tracciare segni con tecniche giapponesi tradizionali. La superficie tecnologica in alluminio composito della struttura dialoga con le sculture in gesso “che abitano” le nicchie, unendo precisione industriale e gesto artigianale invitando a muoversi, fermarsi, scoprire.
Chronolith – Stone is time made visible di DAAA HAUS è un padiglione composto da lastre di pietra calcarea ricostituita che esplora la relazione tra materiale, tempo, architettura e presenza umana. La pianta riprende la geometria di un quadrante di orologio con un palo centrale alto sei metri che proietta ombre come una meridiana, che accompagna in una esperienza vissuta e sensoriale. La sostenibilità viene vissuta attraverso la pietra ricostituita, materiale orientato al futuro.
VIVO – Abitare l’emergenza, opera dell’Istituto Europeo di Design (IED), degli Alumni Tommaso Cavalli, Chiara Gorni Silvestrini, Sofia Lipoli e Andrea Lombardi, neodiplomati IED, curata dal designer, docente e Alumnus IED Davide Angeli, è una soluzione abitativa temporanea post disastro naturale, divisa in una parte didattica con i disegni del progetto e una realizzata con tubi di facile e rapido montaggio con moduli abitativi con partizioni flessibili nella parte inferiore, mentre quella superiore è concepita come agorà di ricostruzione sociale. Invita a considerare l’emergenza come inizio di un nuovo equilibrio, un sistema aperto che mette al centro la vita che continua anche nelle peggiori difficoltà.
Si compone di due spazi firmati da Simone Micheli Architectural Hero che raccontano in maniera evocativa e metaforica due progetti in sviluppo a Dubai senzaFINE beyond space limits, vale a dire lo spazio come tensione emotiva in continua trasformazione. Il primo, Hubai-Aparthotel, è un organismo architettonico dinamico pensato come ecosistema dell’abitare contemporaneo, mentre il secondo, Sensoria Tower-Penthouse è un manifesto residenziale tra cielo e mare. L’installazione si presenta come una struttura circolare in tubolare d’acciaio che ricorda un gasometro, con al centro una pavimentazione fotovoltaica su cui si erge un monolite che integra due videowall dedicati alla narrazione dei due progetti. Il messaggio è abitare il limite per scoprire che il limite non esiste.
Concepita da Migliore+Servetto e realizzata dalla Città di Busan (Corea, che nel 2028 sarà Capitale Mondiale del Design) come luogo aperto e permeabile, l’installazione City of Busan: Busan Echoes è una piazza polifonica in dialogo con l’ambiente circostante. L’installazione, che utilizza i metalli come strumento di linguaggio e il design come connessione, si compone di una piattaforma lignea con sedute integrate al cui centro una serie di elementi metallici producono suoni generati dal movimento dei visitatori mentre un sistema audio ambientale diffonde i rumori della città, delle strade, del vento, delle onde del mare. In alto veli tessili filtrano la luce naturale creando effetti luminosi che variano nel corso della giornata. .
Si intitola I suoni della Materia l’installazione a cura di Paola Navone – Otto Studio e Studio Azzurro con Parmigiano Reggiano. Si tratta di uno spazio circolare abitabile che ricorda la forma del formaggio circolare, con tanto di puntinatura in PVC metallizzato forato, al cui interno, tra materie e strumenti tipici del processo produttivo, i visitatori danno vita a una sorta di “orchestra spontanea”, una composizione sonora in continuo mutamento, unendo così il gusto all’olfatto e al tatto per raccontare una materia che respira e risuona. Una illuminazione interna zenitale assicura un effetto scenografico di stampo teatrale.
È una scultura in resina rossa che raffigura un gorilla Wild Kong di Richard Orlinski per Fidenza Village, presentata con Deodato Arte. Si tratta di una delle tre versioni che danno forma al concetto di “Born Wild”, una meditazione sulla tensione costante tra istinto e coscienza, forza e vulnerabilità, dedicata al valore tecnico e sperimentale dei materiali e alle nuove frontiere della progettazione.
Invita a riflettere sul consumo idrico e sulle sue implicazioni Ad Aquam 2026 – Reflections, a cura di Q-BIC con la Scuola di Design del Politecnico di Milano e rubinetterie Treemme. Il progetto, definito da un involucro dalla geometria irregolare le cui pareti e copertura sono rivestite in lamiera specchiata ondulata, ha una struttura a L divisa in due parti: la prima è uno spazio immersivo con immagini e dati numerici dedicato al consumo idrico globale, mentre la seconda espone sistemi idrici funzionanti che mostrano in tempo reale i litri erogati. Uno spazio di consapevolezza che traduce il tema urgente dell’acqua come responsabilità condivisa.
Kiri3 di Maria Elisabetta Ripamonti e Alex Terzariol con MM Design e Xlam Dolomiti è un cubo di quattro metri per lato con al centro una pianta stilizzata come simbolo di vita e connessione tra cielo e terra. Il progetto deve il nome al temine giapponese Kiri che definisce la Paulownia, un albero sacro e maestoso, dalle qualità uniche, isolante e con impronta di carbonio negativa. Ed è proprio dal legno di Paulownia che, tramite unprocesso brevettato, è possibile ottenere un nuovo materiale, il Supertimber con prestazioni meccaniche prossime a quelle di alcuni metalli, di cui è costituita l’installazione stessa.
Nasce dall’esperienza maturata nella ricostruzione delle scuole ferite dalla guerra in Ucraina e dalla considerazione che anche ciò che è distrutto può tornare a essere fondamenta Mater di Alessandro Scandurra con Holcim Italia e con il supporto di Eterno Ivica. Le macerie, appoggiate su uno scheletro metallico, vengono composte e ricomposte in un anello di sedici metri di diametro con all’interno una seduta circolare in calcestruzzo e una piattaforma centrale leggermente sospesa. Ricostruire non significa cancellare la ferita ma riattivare il senso dove è stato interrotto e partire dalla consapevolezza che anche ciò che è distrutto può tornare a essere fondamenta e principio generativo.
È una riflessione sulla trasformazione dei materiali Ceramics forged in Light di SNØHETTA e VitrA, dove la produzione all’avanguardia e la maestria artigianale incontrano l’antica intelligenza dell’argilla che viene plasmata dalle forse elementari attraverso l’interazione tra materia, profumo e suono con la luce e l’acqua che trasformano l’argilla stessa in ceramica, vasche e superfici modellate da luce e acqua come in un hammam. L’installazione traccia un arco silenzioso dalla terra alla rinascita con L’approccio progettuale olistico abbatte i confini tra architettura, paesaggio, interior e produce design. La gestione dei materiali diventa una fonte di creatività aprendo nuove strade all’innovazione, una produzione con un design circolare che permette di aprire nuove strade per il designo sostenibile.
L’installazione Ao Ting Court di Wu Bin evoca l’immagine di una montagna e la filosofia della progettazione spaziale cinese richiamando il dialogo con l’acqua e incarnando il principio dello shanshui, ovvero montagna-e-acqua: Ao rimanda a uno spazio che si svela a poco a poco e accompagna verso l’interiorità, Ting è il recinto costruito dall’uomo, confine tra casa e natura. Si tratta di una struttura di 6×6 metri dove volumi e vuoti costruiscono traiettorie e linee visive e camminare diventa un gesto graduale in cui distanze, altezze e scale cambiano a discapito della prospettiva lineare. Un volume color bronzo segna il primo passo della salita, fisica ed emotiva. L’ingresso nascosto si rivela solo avvicinandosi, mentre il percorso interno procede in una direzione fino a condurre lo sguardo verso un volume illuminato: la vetta. Non una meta, ma un riferimento spirituale che accompagna l’intera esperienza.
Situato nella Loggia est del Cortile, Light Knot Progression di BIG – Bjarke Ingels Group con Artemide si struttura combinando un sostegno in alluminio che regge uno strip LED a emissione frontale per dare forma a undici nodi in una lunghezza totale di 280 metri, passando da una configurazione semplice a intrecci sempre più complessi. Realizzata appositamente da Artemide, la struttura luminosa costruisce un paesaggio di sculture vibranti sospese, come metafora di evoluzione. Ogni nodo rappresenta una fase del processo creativo, con la progressione sempre più complessa che simboleggia l’evoluzione della natura e la sua armonia.
Luce massiccia alla Statale di Alexander Bellman – Gruppo C14 Architecture & Design Studio realizzato da ILTI Luce racconta l’idea di una energia che proviene da lontano e che, attraverso un delicato disegno, invade e abita gli spazi del Portale di ingresso della Cà Granda. Materia e luce si uniscono partendo dall’osservazione delle stelle massicce come WR 104, tra i pesi massimi dell’universo che, alla sua morte, libererà un raggio gamma di energia immensa, capace di investire e distruggere l’intero sistema solare. Da questa immagine prende forma l’idea di una energia primitiva da cui tutto ha origine nel rispetto dell’architettura storica della Statale, creando un insieme grafico di sottili matite digitali luminose che disegnano lo spazio senza invaderlo. L’elemento base è Miniflux di ILTI Luce, apparecchio compatto ed essenziale capace di modificare intensità e temperatura lungo la curva dei bianchi. Grazie alla varietà di lunghezze e tonalità, questi segni luminosi si integrano con l’architettura, scavando nei volumi e valorizzando le superfici. La luce diventa così protagonista silenziosa rivelando lo spazio e l’energia invisibile della memoria del luogo.
Il Portale della Hall dell’Aula Magna: Innesti di Silvio De Ponte Studio Architects
Trasforma il Portale della Hall dell’Aula Magna la Design Island Innesti di Silvio De Ponte Studio Architects (con Noemi Tolotti, Andrea Dentoni e Francesca Di Savino) con Idealverde che racconta la natura come un organismo in divenire. Si tratta di un’architettura effimera in listelli di legno intrecciati in modo apparentemente spontaneo che creano una trama primordiale simile a un nido o a una radice, un’opera che invita a un’esperienza di ascolto: vista tatto e olfatto sono le coordinate di un intervento che si trasforma in una spazialità sensoriale. Innesti racconta tre stati della materia: la materia recuperata, la materia strutturata e la materia vivente con il verde che, appunto, si innesta trasformando lo spazio circostante. All’interno della struttura una retroilluminazione a luce calda e una installazione olfattiva inebriano chi ci passa accanto.
AUTHOR
Gianluca Moreschi
Gianluca Moreschi è giornalista con studi scientifici alle spalle e una laurea in farmacia, trait d’union con la parte artistica della quale si occupa da anni, avendo visto moltissimi musei nel mondo e le mostre più importanti degli ultimi decenni. Si occupa altresì del mondo food and beverage come esperto del settore. È di stanza a Milano ma si muove spesso soprattutto in Italia per recensire arte e la parte food.
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