Milano Design Week 2026
Superstudio Design 2026: luce e design oltre i confini del distretto
By Cristina Rivadossi
Pubblicato il
Aprile 2026
INDICE
Per la sua 26ª edizione, Superstudio Design ha trasformato il concetto di Fuorisalone da distretto urbano a “mappa diffusa” della città, articolando il proprio impegno su tre sedi — dalla storica sede in via Tortona alle nuove nel quartiere Barona e alla Bovisa — con una visione che guarda alla rigenerazione urbana, alla sperimentazione dei linguaggi progettuali e al rapporto tra luce, spazio e design.
Oltre Superstudio Più in via Tortona (cuore internazionale), quest’anno l’iniziativa si amplia infatti con due nuove location: Superstudio Maxi nella zona della Barona, che ospita il progetto curato da Giulio Cappellini, e Superstudio Village nella Bovisa, terreno di sperimentazione giovane e sociale con una open call internazionale.
L’edizione 2026 riunisce complessivamente 70 progetti, 91 brand partecipanti, 88 designer con presenze da 19 Nazioni e 4 Continenti, confermando la portata globale e multidisciplinare del progetto.
Gisella Borioli, fondatrice di Superstudio Group, ha illustrato come Superstudio Design 2026 non sia solo un ampliamento spaziale, ma un vero e proprio cambio di paradigma culturale: uscire dai confini del distretto per mappare contenuti narrativi e coinvolgere periferie e nuove geografie urbane. Rigenerare spazi periferici e abbattere barriere sono scelte che rispondono a un bisogno di design che sia inclusivo, umano e partecipativo, anziché puramente espositivo. Questo approccio trova una sua sintesi nel modo in cui luce e design si intrecciano nei tre hub milanesi: non solo prodotto luminoso, ma luce integrata, sensoriale e narrativa, un vettore di senso, relazione e identità.
In un momento storico in cui i confini tra arte, architettura e design si dissolvono sempre più, Superstudio propone la luce come strumento di relazione, memoria e futuro. Un elemento che non solo illumina, ma mette in relazione luoghi, persone e narrazioni urbane.
Una luce che non è più elemento secondario, ma protagonista percettivo e narrativo. La relazione tra luce naturale e artificiale come ponte tra architettura industriale (Tortona, Barona, Bovisa) e linguaggi contemporanei.
Superstudio Più — SuperNova: luce, installazioni, memoria e futuro
La sede storica di Via Tortona 27 si rinnova come SuperNova, un hub internazionale dove installazioni su larga scala, architetture temporanee e dialoghi visivi ridefiniscono lo spazio. Il progetto ospita brand globali e interventi concettuali che, sul piano della luce, mettono in scena atmosfere immersive e narrazioni sensoriali tra ombra, riflesso e materia. Ne è un esempio Moooi 25 & Promising, la grande esposizione, curata da Marcel Wanders, che celebra i 25 anni del marchio con un allestimento dove superfici riflettenti, materiali luminosi e installazioni emozionali giocano con la percezione dello spazio e della luce. Pensata come una “silver celebration”, la mostra avvolge il pubblico in un ambiente scenografico caratterizzato da superfici riflettenti e materiali espressivi, dove le icone del brand vengono reinterpretate e integrate in un racconto visivo che sospende memoria storica e visione futura. L’installazione riflette sull’evoluzione creativa del marchio, proponendo nuove forme, esperienze spaziali e un dialogo tra immaginazione e tecnologia, trasformando lo spazio espositivo in un percorso narrativo di luce, materia e immaginazione. La rievocazione del debutto milanese di Moooi, qui riproposto come un ambiente sensoriale e cinematografico, racconta un design capace di rendere la luce protagonista narrativa e non solo funzionale.
Accanto a Moooi, ci sono le installazioni di Lexus, Samsung Electronics e next125 in un incontro creativo tra innovazione tecnologica, ricerca dei materiali e uso della luce come elemento narrativo e sensoriale.
La dimensione globale di SuperNova si consolida con diverse installazioni museali, quali Slow Hand Design – Heritage Reimagined, una riflessione sull’evoluzione dell’artigianato thailandese tra tradizione e innovazione, e Toyo Ito Children’s, progetto educativo sul significato dell’abitare, con un dialogo intergenerazionale che ha coinvolto la “Casa del cuore” di 100 bambini provenienti dal Giappone e modelli progettati da architetti di fama internazionale, tra cui Toyo Ito, ideatore del tema. Indigo Design presenta Geometry of Light di Satoshi Kan che esplora la relazione tra materia, spazio e percezione attraverso un’esperienza immersiva. Presente anche l’Istituto Marangoni Milano Design con Domestic Oracles, progetto sviluppato con Alessi, un’esposizione di oggetti domestici progettati dagli studenti.
Superstudio Maxi — SuperCity: città ideale e relazione luce–materia
Nella sede di Superstudio Maxi nel quartiere Barona, SuperCity — a cura di Giulio Cappellini — trascende la semplice esposizione di prodotti: è piuttosto una mappa tridimensionale di scenari urbani immaginari, dove luce, ambiente e materiali si fondono in un continuum visivo e progettuale. Qui non ci sono pareti convenzionali: ambienti domestici e spazi pubblici emergono in un flusso continuo di forme, texture e superfici luminose che guidano lo sguardo e invitano alla scoperta. Gli elementi d’arredo fungono da “segni luminosi” in una sorta di teatro urbano dove ogni oggetto, complemento o architettura interna è un punto di luce nel paesaggio narrativo. In SuperCity la luce non è mai neutra né secondaria, ma un ingrediente dialogico che riunisce materie (dal metallo alle superfici specchianti) e artefatti (come sculture o elementi grafici) per suggerire possibili futuri dell’abitare.
Fulcro è la mostra City: uno sguardo alla città ideale dove gli elementi principali sono la calma e la serenità. Case virtuali con accessori tessili di C&C Milano, arredate da top brand come Artelinea, Boff DePadova, Cassina, Flaminia, Moroso, Zanotta, Icone Luce e altri ancora dialogano con un teatro realizzato da Abet Laminati, con la nuovissima collezione Venezia di Giulio Cappellini. Accanto al progetto, è da citare il percorso When Design Becomes Art che interpreta il confine tra oggetto funzionale e opera artistica. Qui gli oggetti e materiali di uso quotidiano diventano installazioni, come gli sgabelli di Alessandro Mendini per Flaminia che si trasformano in una torre o gli specchi di Artelinea che evocano un lago ghiacciato o i cubi di Abet Laminati che diventano una parete di chiaro-scuri. Rimanendo nel mondo dell’illuminazione spicca l’installazione 230 VOLT-i di Vimar, con il progetto firmato da Giulio Iacchetti che presenta differenti interpretazioni della placca a tre moduli Plana, reinterpretata in modo originale da 37 autori di fama internazionale. Con l’utilizzo di varie pietre semipreziose si raggiunge un fascino sorprendente, come nel caso di Nemesi che, con l’istallazione Personal Luxury, ideata dall’art director Matteo Agati, presenta la sua visione nell’interior design e la versatilità delle pietre, con varie opzioni cromatiche, alcune delle quali, come l’ametista, anche retro-illuminabili.
Superstudio Village — SuperPlayground: luce giovane e sperimentazione sociale
A Superstudio Village in Bovisa, la luce diventa segno di apertura, sperimentazione e comunità. SuperPlayground è il format dedicato ai 33 designer, selezionati su oltre 200 candidature provenienti da più Paesi, che trasformano lo spazio in un laboratorio creativo. In dialogo con tessuti, superfici naturali e interventi site-specific, i progetti di lampade e dispositivi luminosi — spesso concepiti come riflessioni sociali sulla luce — rivelano un approccio fresco e orientato alla luce come narrazione e identità culturale, oltre che come elemento progettuale.
il designer Riccardo Toldo approda con XY, un’installazione site-specific che esplora il confine sottile tra rigore matematico e percezione sensoriale. Il designer trasfigura la fredda logica del piano cartesiano in un’entità luminosa sospesa nel vuoto. Nella sua opera le ascisse e le ordinate cessano di essere semplici strumenti di misura per farsi trame di un cosmo ricostruito. Attraverso un incontro serrato tra luce e ombra, le traiettorie luminose tessono relazioni inedite tra i piani, invitando lo spettatore a immergersi in una scultura immateriale che muta costantemente in base al punto di osservazione.
È invece un’indagine che eleva la luce da semplice elemento decorativo a vera e propria soglia architettonica Soglia di Luce, firmata da LMStudio. Il progetto esplora la dimensione dell’in-between, quello spazio intermedio sospeso tra interno ed esterno, tra il regno naturale e quello artificiale. In questo percorso espositivo, la luce si fa condizione di passaggio: essa attraversa la materia, ne altera i confini fisici e ridefinisce la percezione spaziale. L’opera invita il visitatore a un’esperienza sensoriale ed emotiva profonda. Un invito a trasformare l’osservazione in un atto di pura consapevolezza.
In un viaggio tra arte e design si inserisce Timida, omaggio all’industrial style, una lampada da terra che fa della discrezione la propria forza espressiva. Disegnata da Matteo Cavaglià e Michele Vitali, si configura come una presenza verticale essenziale: un segno luminoso sottile che abita lo spazio senza imporsi. La struttura tubolare in metallo accoglie sottili linee LED che corrono in altezza, schermate da diffusori opalini capaci di restituire una luce calda, morbida e continua. L’emissione è diffusa e avvolgente, pensata per costruire atmosfera più che per illuminare in modo diretto. Timida dialoga con l’ambiente attraverso proporzioni calibrate e una pulizia formale rigorosa, unendo precisione tecnica e sensibilità poetica e trasformando la luce in un gesto silenzioso di design.
Fonde artigianalità e sperimentazione materica in un oggetto luminoso dal carattere scultoreo la lampada Alherd di YET.FAB che si ispira alle formazioni coralline e ai processi di erosione. La forma irregolare, che richiama texture organiche quasi architettoniche, è perforata da piccoli fori che lasciano filtrare una luce calda e diffusa, come se la sorgente fosse custodita all’interno di una pietra modellata dal tempo. Il corpo luminoso, sospeso su una base minimale, traduce un processo progettuale sensibile alla materia e alla percezione tattile, trasformando la luce in un elemento narrativo capace di animare lo spazio con delicatezza e presenza. Alherd è insieme segno estetico e funzione illuminante, un oggetto che dialoga con l’ambiente attraverso modulazioni di ombra e luce e invita lo spettatore a una contemplazione tranquilla.
AUTHOR
Cristina Rivadossi
Cristina Rivadossi è laureata in arredamento d’interni alla Facoltà di Architettura - Politecnico di Milano. Giornalista pubblicista dal 2003, ha collaborato con Il Sole 24 Ore Nord Ovest, con il periodico A+D+M Architettura Design Materiali e con altre testate nel mondo marittimo. Dal 2021 collabora con il magazine TTM Tecnologie Trasporti Mare e dal 2023 con il quotidiano Il Secolo XIX. La sua passione per il giornalismo l’ha portata a LUCE e LUCEweb.eu per raccontare il mondo della luce, elemento suggestivo che crea emozioni nell'architettura, nel design e nell'arte.
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