Milano Design Week 2026
Luce e suono dentro il sogno dei metalli. La mostra collettiva di Nino ed Emanuele Alfieri, Serena Porrati e Betsy in via Lorenteggio a Milano
By Jacqueline Ceresoli
Pubblicato il
Aprile 2026
INDICE
SOGNI DI VARI METALLI, è il titolo di una mostra collettiva che indaga le proprietà fisiche, simboliche e alchemiche dei metalli, con opere sui generis concepite in dialogo con l’Oratorio di San Protaso, noto come la “chiesetta”, edificato intorno all’anno Mille fuori dalle mura di Milano, in via Lorenteggio 31. Qui, in questo luogo mai ufficialmente sconsacrato di proprietà del Comune di Milano, carico di significati, suggestioni, immaginari, e arricchito da affreschi eseguiti in diverse epoche, raramente accessibile al pubblico, fuori dalla “pazza folla” e dai soliti distretti della Design Week, Nino Alfieri, Betsy, Serena Porrati, e un light setup di Emanuele Alfieri inscenano una esperienza sinestetica magico-rituale.
La mostra, inserendosi nell’ambito della riflessione della campagna di comunicazione del Salone del Mobile 2026, “A Matter of Salone” (che esplora l’origine fisica e simbolica del progettare con un racconto visivo composto da prospettive differenti, unite da un’idea comune di trasformazione e genesi), esplora l’essenza alchemica dei metalli, andando oltre le loro proprietà fisiche, e si traduce in una performance luminosa e sonora con l’obiettivo di trasmutare brillantezza, luminosità, duttilità e solidità dei vari metalli utilizzati dagli autori, connessi alla sfera simbolica e a misteriosi processi magico-rituali, come singoli frammenti di un “Tutto” dal quale proveniamo e a cui siamo tesi.
Ne parliamo con Nino Alfieri, tra più alchemici dei Light Artist italiani.
Come nasce la mostra collettiva in dialogo con la chiesetta dedicata a San Protaso, nel cuore di Lorenteggio?
La mostra nasce dal titolo di mio uno scritto di una decina di pagine sull’alchimia che mi era stato commissionato nel 1995 per la collana culturale Minima Astrologica delle Edizioni Pendragon. Dopo aver contattato quest’anno l’astrologo curatore Marco Pesatori, che mi ha detto di disporre a piacimento del mio scritto stesso, con sorpresa ho scoperto che Minima Astrologica è ancora edita. Nel testo ho dato interpretazioni alchemiche ad alcuni capolavori della storia dell’arte, che in parte mi hanno ispirato per questa mostra.
Cosa s’intende per alchimia nel suo lavoro?
La cosa principale che a me interessa è sorvolare sul termine in sé “alchimia” che spesso è utilizzato “come “il prezzemolo”. Mi interessa di più il parallelismo tra chi opera parallelamente con la materia, in questo caso in simpatia-empatia con i metalli, perché mentre li trasformo modifico anche me stesso. Gli alchimisti, per essere accettati a corte, illudevano i regnanti di saper generare l’oro, ma in realtà l’“oro” lo cercavano in sé stessi, come dire, il loro obiettivo era evolvere parallelamente ai propri esperimenti per divenire uomini solari. In sintesi, in questa mostra cerco la luce nei metalli e ho pensato di usarla direttamente per poi passare alla Light Art del tutto, condividendo le mie sensazioni e intenzioni con altre autrici, complici della mia azione rigenerativa dei metalli che intende dimostrare come i sogni dei metalli precludono anche i nostri per arcane ragioni ancestrali, perché siamo tutti connessi.
Come si inserisce la luce e l’alchimia in questo “ménage a trois”?
Serera Porrati e Betsy agiscono come mie complici e partecipanti. Serena è appassionatissima di elaborazioni di metalli e in questa mostra ha esposto Thin Film, un disco di rame satinato con una sola fiammata ossidrica al centro sotto il quale ha sospeso Damascus Sunset, una lama che ha lavorato con la stessa tecnica dei samurai, il tutto combinato in relazione alla chiesetta di San Protaso, come, appunto, Tramonto a Damasco, giocando anche sul doppio senso del damascato emerso dalla lavorazione sulla lama di acciaio. Invece Betsy, con Don’t…Touch in ferro, specchi e mani in cotto bianco imbullonate, vuol rappresentare la tragicità mondiale dei nostri giorni, come segno d’allarme di una emergenza umana e collettiva.
Perché avete scelto i metalli per questa mostra?
La luce e la sonorità dei metalli colpiscono i nostri sensi e risvegliano evocazioni ancestrali, elementi che svelano una profonda affinità con la natura metallica della natura stessa e con l’umanità, se riferiti a oggetti dai poteri magici e di culto. Oggi il metallo industriale acquistato ci è dato come materia grezza da battere, satinare, traforare, incidere, corrodere con acidi, galvanizzare per sfioramento umido di antichi sali, ossidare o fiammare, rendere riflettente o speculare; queste e altre pratiche intendono fare emergere un’insita energia, tutta da esplorare con nuove intenzioni e intuizioni. Abbiamo indagato i processi alchemici realizzati su lastre plurimetalliche che interagiscono con l’ambiente trasformando le luci e le ombre in segni, “dell‘essenziale invisibile agli occhi”, come diceva il Piccolo Principe. Da anni esploro il metalinguaggio della luce, che modula, evidenzia e trasfigura potenzialità espressive ed estetiche in relazione allo spazio cosmico dell’universo, in cui tutti i materiali e gli esseri viventi sono portatori di energia che spesso sprechiamo in guerre e conflitti, ma questa è un’altra lunga e drammatica storia dell’umanità!
AUTHOR
Jacqueline Ceresoli
Storica e critica dell’arte. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente. Collabora con diverse testate di architettura e arte. Il suo ultimo libro è Donne, luce e libertà. Storie di Light Art e di altre illuminazioni (Postmedia Books, 2025). Scrive su LUCE dal 2012 e tiene la rubrica Light Art da quando l’ha proposta al direttore diversi anni fa.
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