Milano Design Week 2026
Connessioni globali, nuovi territori curatoriali, unicità e apertura al Contract. Il Salone del Mobile.Milano 2026
By Cristina Ferrari
Pubblicato il
Febbraio 2026
INDICE
- 1 Una trasformazione culturale
- 2 I dati 2026
- 3 Il Salone in città e la Milano Design Week
- 4 EuroCucina con FTK e il Salone Internazionale del Bagno
- 5 Personalizzazione, utilità e unicità. Le novità dell’edizione 2026
- 6 Lusso consapevole e responsabile
- 7 Maestria artigiana + Innovazione. Skilled Craftsmanship + Innovation. Il SaloneSatellite 2026
- 8 La narrazione 2026: “A Matter of Salone”
- 9 La filiera 2025
Un’architettura di contenuti e percorsi espositivi sempre più integrati. È questo il filo rosso della 64ma edizione del Salone del Mobile.Milano (21–26 aprile 2026) che, in questo periodo segnato da incertezze e instabilità a livello economico e geopolitico, si apre a nuove connessioni per analizzare, interpretare e comprendere la realtà e intercettare il cambiamento per individuare nuove traiettorie.
Sono questi i nuovi progetti, presentati durante la conferenza stampa del 29 gennaio al Teatro della Triennale di Milano, condotta da Alberto Mattiello, business futurist, specialista di tecnologie e innovazione e quindi del loro impatto sul nostro modo di vivere.
Una trasformazione culturale
L’evento è iniziato con le parole del sindaco di Milano Giuseppe Sala e del presidente della Regione Attilio Fontana che hanno sottolineato l’importanza della città come vetrina del design e centro propulsore in grado di collaborare per la valorizzazione delle competenze con l’ecosistema del Salone, evidenziando come sia necessario lavorare con intelligenza per mantenerne l’eccellenza ed evolversi per adeguarsi alle esigenze del mercato.
“Nel pieno di una fase geopolitica ed economica segnata da profonde discontinuità e da nuove polarità, il Salone del Mobile.Milano riafferma il suo ruolo di piattaforma strategica globale e risponde con visione e continuità ai mercati, proponendosi come un punto fermo in un tempo instabile: un luogo dove l’industria si incontra, il pensiero si articola e il futuro si progetta. Il raggiungimento del sold-out della superficie espositiva e il significativo incremento della presenza estera sono il risultato concreto di una strategia integrata e lungimirante, costruita nel tempo. Una visione che ha in Milano il suo centro propulsore e che si sviluppa attraverso una rete di relazioni internazionali solida e in continua espansione…”, ha commentato Maria Porro, presidente del Salone del Mobile.Milano.
In uno scenario in continua trasformazione, infatti, è essenziale intercettare i cambiamenti culturali, in quanto, come evidenziato da Mattiello, quando cambiano le prospettive del design il mercato deve adeguarsi e cambia il modo di progettare. Gli oggetti diventano quindi una sorta di “infrastruttura di abitare ibrida”, una infrastruttura di dati a sostegno della vita quotidiana e si arriva a un nuovo scenario di interazione tra persone e sistemi tecnologici che diventano proattivi e sempre più strategici.
In questo contesto il design evolve verso il lifestyle, con prodotti sempre più integrati con la tecnologia, e acquista importanza il concetto di longevity, non solo durevolezza dei prodotti ma anche valore culturale in quanto, come ricordato da Maria Porro, bisogna fermarsi per capire, intercettare le direzioni del cambiamento e accettare la dimensione trasformativa del Salone che è materia viva, capace di interpretare la realtà in cui viviamo e trasformarla in progettualità riaffermando il suo ruolo di piattaforma strategica.
I dati 2026
Ruolo confermato anche dai dati 2026, con il raggiungimento del sold-out della superficie espositiva di oltre 169.000mq, con più di 1.900 espositori da 32 nazioni, di cui il 36,6% proviene dall’estero. Delle aziende si contano 227 espositori per la prima volta o di ritorno, di cui 161 per la prima volta (60,9% dall’estero) e 66 di ritorno (37,9% dall’estero), aziende con una forte propensione all’export e che scelgono il Salone anche per aprirsi a nuovi mercati, a dimostrazione del suo ruolo strategico, frutto anche di una strategia lungimirante costruita nel tempo.
Il Salone in città e la Milano Design Week
Una visione che rafforza il legame tra il Salone e la città e il territorio, con l’obiettivo di valorizzare l’esistente, come già fatto anche nel 2025 con Mother di Robert Wilson al Castello Sforzesco e Library of Light di Es Devlin nella Pinacoteca di Brera. In quest’ottica continua la presenza del Salone nel conteso della Milano Design Week, “rinnovando, per il sesto anno consecutivo, il legame con Fondazione Teatro alla Scala. La serata di apertura ufficiale del Salone si svolgerà al Teatro alla Scala, con un concerto della Filarmonica della Scala diretta da Michele Mariotti e con Giuseppe Albanese al pianoforte. Viene riproposto, per il terzo anno consecutivo, il Design Kiosk, landmark del Salone, sempre in Piazza della Scala, che verrà affiancato anche dalla scritta tridimensionale ‘Salone del Mobile.Milano’.
Ad aggiungersi sarà un progetto speciale realizzato in partnership con K-Way: un’edicola in Piazza del Duomo curata da Salone, che, oltre alla consueta attività di distribuzione di riviste, sarà l’ideale punto di partenza per scoprire un itinerario urbano immaginato da Bianca Felicori, fondatrice di Forgotten Architecture, per Salone … L’edicola accoglierà anche una capsule collection in edizione limitata — sviluppata con K-Way e legata alla campagna 2026 del Salone del Mobile — insieme a un booklet che documenta il progetto, entrambi disponibili anche nei flagship store milanesi del brand. Infine, Salone, anche quest’anno, più dello scorso anno, sarà anche Salone in città: saranno oltre 200 gli showroom dei brand espositori delle Manifestazioni Annuali, EuroCucina e del Salone Internazionale del Bagno che si uniranno alla grande festa del design, aprendo le porte ai design lover”.
EuroCucina con FTK e il Salone Internazionale del Bagno
Dopo il successo dell’edizione del 2024 e il recente riconoscimento del cibo italiano come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, “sancendo il valore profondo della cucina come luogo di memoria, creatività e convivialità”, torna la Biennale EuroCucina con FTK – Technology For the Kitchen, vera piattaforma internazionale di riferimento per il design delle cucine, con 106 espositori da 17 Paesi (38,60% dall’estero), di cui 35 brand per la prima volta o di ritorno.
“A guidare l’evoluzione della cucina, una visione integrata e multisensoriale: cucine open space che si fondono con il living, superfici interattive, piani a induzione invisibili, cappe integrate e colonne attrezzate che scompaiono con un gesto. I materiali si fanno tattili e green: legni certificati FSC, ceramiche antibatteriche, laminati rigenerati, vetri stratificati riciclati. Il colore torna protagonista, ma in chiave soft. Il minimalismo evolve: non più freddo e razionale, ma emotivo e naturale, vicino all’idea di benessere. I sistemi di domotica integrata permettono di controllare luci, temperatura, diffusione sonora e perfino scenari olfattivi, creando veri e propri microcosmi su misura. La cucina impara dall’utente, si adatta, prevede, ascolta”. E le aziende rispondono con ricerca e design consapevole. A parlarne è stata Cristina Bowerman, chef stellata del Glass Hostaria di Roma, che ha sottolineato l’importanza dello spazio e del cibo, del rapporto tra cucina tradizionale e professionale.
“Parallelamente, anche il mondo dei grandi elettrodomestici cambia pelle. A FTK – Technology For the Kitchen, le aziende leader puntano su dispositivi sempre più silenziosi, integrabili e autonomi”.
Cultura del progresso che si riassume anche in durevolezza e longevity, vero e proprio valore etico come evidenziato da Marco Sammicheli, curatore per il settore design, moda e artigianato di Triennale Milano e direttore del Museo del Design Italiano, intervenuto a parlare per il Salone Internazionale del Bagno, la più grande vetrina internazionale del settore, tra design e tecnologia, con 163 espositori da 14 Paesi (28,22% dall’estero).
Se la parola chiave di questa edizione è “benessere”, il tema che sta riscrivendo le priorità progettuali è, infatti, la longevity che, nelle parole di Marco Sammicheli, diventa diritto etico e valore guida, in quanto nel design la longevity è una condizione che misura il tempo, la durevolezza e il modo in cui gli oggetti rispondono ai comportamenti umani. “Dovremo rinunciare alla ossessiva ritmica della stagionalità, alla logica che bisogna sempre cambiare”. Oggi il bagno è sempre più una “spa domestica” dove prendersi cura di se stessi e degli altri e come tale deve reggere il tempo che passa e i gesti che cambiano, senza perdere estetica né comfort. “Anche l’illuminazione diventa funzionale, con luci diffuse anti-abbagliamento e punti mirati per sicurezza e precisione. In parallelo, l’architettura degli arredi si fa modulare e riparabile: componenti sostituibili, finiture resistenti, ricambi programmati, perché la sostenibilità passa anche dalla vita lunga del prodotto”.
Personalizzazione, utilità e unicità. Le novità dell’edizione 2026
Come già ricordato dalla presidente Maria Porro, nonostante il senso di urgenza e di necessità di cambiamento è importante trovare un equilibrio, per costruire nel tempo qualcosa di durevole, un pezzo che acquisisca valore con il passare del tempo. Qualcosa di utile e di unico, pezzi unici che durino nel tempo, una riposta culturale alla tecnologia asettica.
E quindi una linea di sviluppo differente, da cui nasce il Salone Contract, un investimento strategico a lungo termine pensato per “leggere e interpretare la complessità del contract, un mercato in forte e rapida trasformazione dove il valore si sposta dal singolo prodotto alla capacità di integrare sistemi, competenze, dati e servizi”. Il Masterplan è affidato a Rem Koolhaas e David Gianotten di OMA, studio internazionale di architettura e urbanism che affianca alla pratica progettuale una forte dimensione di ricerca, con un approccio che attraversa scale e discipline Ed è questo taglio, insieme visionario e metodologico, a guidare la costruzione di Salone Contract 2027, il cui percorso di avvicinamento è già iniziato. Il 2026 rappresenta infatti la fase chiave di avvicinamento alla Manifestazione 2027, in quanto ad aprile “le prime osservazioni di OMA sul Contract saranno presentate con una Lectio di Rem Koolhaas e una giornata di Forum internazionale curate dal Salone in collaborazione con OMA. Nei padiglioni, un percorso tematico tra gli espositori offrirà una lettura trasversale dell’offerta contract e delle sue traiettorie evolutive, mentre un programma strutturato di incoming coinvolgerà una selezione di operatori internazionali e top player globali”. A partire da settembre 2026, invece, “il progetto proseguirà con un road tour internazionale nei mercati chiave, costruendo progressivamente un’audience internazionale consapevole e profilata. Nel 2027, Salone Contract si presenterà come un’esposizione strutturata e non generalista, con aziende selezionate per qualità progettuale, capacità industriale e affidabilità operativa, completata dalla prima edizione di Salone Contract Forum: tre giorni di contenuti e agenda B2B di incontri con operatori internazionali. Per la realizzazione dell’edizione 2027, è prevista anche la collaborazione di Federico Pompignoli (PMP Architecture) come local partner, in dialogo con OMA”.
Seconda novità, che debutterà al Salone del Mobile.Milano 2026, è il Salone Raritas (padiglioni 9-11), un vero e proprio “atlante del collectible design che accosterà icone curate, pezzi unici e ‘outsider’ tra edizioni limitate, antiquariato e alta manifattura creativa”. Non è una semplice sezione del Salone, ma un atlante curatoriale che riunisce 25 espositori visionari da tutto il mondo, curato da Annalisa Rosso, Editorial Director e Cultural Events Advisor del Salone del Mobile, la cui architettura espositiva e la mise en scène sono a firma di Formafantasma (Andrea Trimarchi e Simone Farresin) “che ha concepito l’area di Salone Raritas come una grande lanterna architettonica: un paesaggio poroso e dichiarato nella sua materialità, pensato per esaltare i racconti custoditi al suo interno, senza sovrastarli. Lo spazio è disegnato per garantire riconoscibilità e ritmo, mentre una palette cromatica e materica predefinita consente personalizzazioni calibrate”.
Per Formafantasma, infatti, il Salone Raritas “è un invito a rallentare e a guardare davvero: non un set museale, ma un luogo vivo, dove le gallerie possano respirare senza perdersi nel rumore della fiera. Abbiamo immaginato un perimetro-lanterna, un segno luminoso che serva a orientarsi, e una struttura modulare pensata per il riuso e la creazione di uno spazio intimo e visivamente coerente”. L’obiettivo è “costruire un contesto adeguato e una rete di relazioni e opportunità commerciali per pezzi unici o rari, colmando la distanza fra una produzione creativa speciale e il mercato B2B del design”, con “voci, visioni e identità differenti che per la prima volta si ritroveranno all’interno di una piattaforma fieristica pensata per dialogare direttamente con la filiera internazionale del progetto”. Insomma il design che diventa pezzo unico, da collezione, come ricordato da Maria Porro: “Salone Raritas sarà una piattaforma curatoriale con una forte consapevolezza di mercato, in grado di intercettare la crescente domanda di pezzi rari e iconici da parte di architetti, sviluppatori, brand e investitori, che oggi riconoscono in questo tipo di design un asset strategico per affermare identità e visione. In un momento in cui il mondo professionale punta su unicità, contenuto e qualità, Salone Raritas interpreta appieno il ruolo della Manifestazione come attivatore di connessioni, visioni e linguaggi internazionali…”.
Quindi un luogo dove “il valore culturale degli oggetti dialogherà con la scala dei grandi incarichi contemporanei, aprendo nuove prospettive al design da collezione e alla sua capacità di generare identità nei contesti più ambiziosi”, e un “racconto condiviso, dove qualità, unicità e valore culturale — oggi asset imprescindibili — si intrecceranno con le esigenze del mondo del progetto contemporaneo, generando nuove connessioni, scambi e prospettive”, un luogo in cui la rarità smette di essere eccezione per diventare linguaggio progettuale condiviso. Il percorso verrà completato da uno special project di Sabine Marcelis che condensa luce, materia e percezione in un gesto preciso, da vedere e ricordare.
Lusso consapevole e responsabile
Nel cuore del percorso A Luxury Way (padiglioni 13-15) prenderà forma Aurea, an Architectural Fiction, installazione immersiva e narrativa ideata da Maison Numéro 20: studio di interior decoration e art direction fondato a Parigi da Oscar Lucien Ono. Si tratta di un hotel immaginario, “un’esperienza spaziale totale e una riflessione sul design come forma narrativa: una mise-en-scène dell’immaginario, una coreografia di camere e corridoi dove il lusso non è ostentazione, ma evocazione e l’interior si fa racconto e scenografia”, reinventando i codici del lusso e dell’ospitalità in esperienza teatrale e sensoriale, un racconto spaziale in cui ogni ambiente diventa come la proiezione di un sogno, una scena sospesa nel tempo e nello spazio. L’intero progetto, permeato da una ricerca di equilibrio e di bellezza misurata, si articola in una sequenza di ambienti scenografici dove vivere atmosfere diverse e coinvolgenti e si presenta come un manifesto di sostenibilità dove ogni elemento è scelto secondo criteri di circolarità e rispetto ambientale, riscrivendo il concetto di lusso come gesto consapevole e responsabile.
“Questa collaborazione con il Salone del Mobile mi offre l’opportunità di esprimere una visione personale dell’ospitalità, in cui architettura e design danno forma a scenari intimi attraverso una composizione narrativa e un dialogo sensibile tra luce e materia” ha commentato Oscar Lucien Ono.
Maestria artigiana + Innovazione. Skilled Craftsmanship + Innovation. Il SaloneSatellite 2026
Riaccendere i riflettori sull’artigianato come motore del design dal gesto all’innovazione, tra sperimentazione, nuove tecniche e responsabilità progettuale la 27ma edizione del SaloneSatellite, luogo pulsante di visione e anticipazione, fucina di idee e snodo strategico per comprendere dove sta andando il design globale dedicato ai talenti under 35, fondato nel 1998 da Marva Griffin Wilshire. L’edizione 2026 punta sul tema “Maestria artigiana + Innovazione ― Skilled Craftsmanship + Innovation”, una posizione culturale e progettuale ben precisa, ovvero “riconoscere nell’artigianato non un nostalgico rifugio nel passato, ma un dispositivo creativo capace di ridefinire il futuro. L’artigianato oggi torna protagonista, in una fase storica in cui le nuove generazioni di progettisti – cresciute tra codici digitali e intelligenze artificiali – riscoprono il potere tattile, umano e poetico del ‘fare con le mani’”, riconoscendone il ruolo come non più antagonista dell’innovazione, ma suo catalizzatore e alleato, dando forma alle urgenze, alle speranze e ai bisogni emergenti di una nuova generazione globale di designer.
Gli oltre 700 giovani designer da 43 Paesi, in primis dal Giappone, seguito dall’Italia, dalla Germania e dalla Cina, affiancati da 23 Scuole e Università di Design internazionali, presentano “un artigianato rinnovato, ibrido, capace di dialogare con la tecnologia e di inserirsi in contesti produttivi di alta gamma, senza perdere la sua forza espressiva”. I progetti selezionati delineano una nuova geografia di valori, che unisce economia circolare, autonomia creativa, identità culturale e affettività degli oggetti, invitandoci a ripensare il ruolo dell’artigiano, con la lentezza del gesto artigiano che diventa gesto radicale, atto politico, segno di resistenza e rinascita.
Torna anche il SaloneSatellite Award, giunto alla sua 15ma edizione, il premio che, come ricorda Paola Antonelli, curatrice del MoMA e presidente della Giuria del SaloneSatellite Award, “non celebra semplicemente l’oggetto ben progettato, ma intercetta un modo di pensare, un’intuizione prima del mercato, una ricerca prima della scala industriale. È una forma di ‘immaginazione collettiva’ che rivela ciò che sarà strutturale, non effimero. I giovani designer non offrono soluzioni semplici, ma visioni radicali e concrete, che affrontano temi come l’ambiente, l’equità, le nuove economie e le relazioni tra persone, industria e pianeta”.
La narrazione 2026: “A Matter of Salone”
“Quale significato può assumere oggi il design?”. È da questa domanda che parte la campagna di comunicazione dell’edizione 2026 che “esplora l’origine fisica e simbolica del progettare, un racconto visivo composto da prospettive differenti, unite da un’idea comune di trasformazione e genesi”.
La risposta, infatti, esplora l’origine fisica e simbolica del progettare: la materia “intesa non solo come sostanza fisica, ma come origine, memoria, possibilità da attivare”, da toccare, da leggere, da interpretare, che custodisce memoria e al tempo stesso nasconde un potenziale ancora da rivelare. “Non è più soltanto una questione di forma o funzione: è un processo in cui ciò che è tangibile si trasforma in valore. Matter, infatti, è materia, ma anche ciò che conta, ciò che genera senso”.
Ambivalenza da cui nasce, appunto, “A Matter of Salone”, progetto collettivo firmato da Motel409 e realizzato con sei voci della creatività contemporanea, ovvero i fotografi Charles Negre, Eduard Sánchez Ribot e Alecio Ferrari, e i set designer Studio Végété, Laura Doardo e Stilema Studio. “Il loro lavoro ha dato vita a un sistema di immagini stratificato, costruito a più mani, dove ogni intervento amplifica la visione comune. L’approccio è stato volutamente multidisciplinare, per restituire la complessità dell’idea iniziale attraverso un linguaggio fatto di materia, luce, gesto e trasformazione. Il risultato è un immaginario che tiene insieme concretezza e astrazione, una composizione visiva capace di evocare tanto quanto di spiegare, profondamente connessa alla cultura del progetto”.
La campagna, pensata come un percorso in tre atti, “si sviluppa intorno a sei soggetti materici, ciascuno dei quali rappresenta un principio progettuale fondamentale. La pietra è l’origine, simbolo della semplicità senza fronzoli; scavata, decostruita, rivestita, diventa terreno di sfida per nuove percezioni di solidità. Il petalo incarna la sensualità della materia, esaltata da tecniche come il laser cutting e l’ink dye, che mettono in evidenza le possibilità più avanzate dell’innovazione materica. Il legno, materia viva, racconta la funzione: è segno di continuità tra uomo, natura e costruzione, e rivela potenzialità espressive attraverso forature, incastri e sculture. La spugna, con la sua volumetria mutevole, parla di reinvenzione: materia che cambia, che si lascia piegare, comprimere, tagliare, uscire dall’ombra per diventare icona visiva”.
Il fotografo Alecio Ferrari ha raccontato come il suo percorso creativo si basa su draft fatti a mano: “La bellezza di lavorare con materie prime risiede nell’imprevedibilità. Quando lavori con qualcosa di non raffinato, ti apri alla sorpresa e non sai mai davvero quale sarà il risultato finale”. Al centro della campagna per il SaloneSatellite c’è l’uovo, simbolo universale di nascita che da pesante e con crepe (pietra) diventa levigato (legno), viscoso e infine di vetro (impalpabile).
In A Matter of Salone la materia non è più solo risorsa o superficie: è voce, storia, orizzonte da immaginare insieme.
La filiera 2025
Il 2025 ha confermato la crescita della filiera legno-arredo con “un fatturato alla produzione di 52,2 miliardi di euro, in crescita del 1,3% sul 2024. Le esportazioni, pari al 37% del totale, sull’anno si stimano stabili (+0,4%), pur mostrando nei primi dieci mesi ‘25 segnali di debolezza in alcuni mercati strategici come Francia (-1,3%) e Stati Uniti (-2,5%). Di contro, qualche segnale di miglioramento e ripresa arriva dalla Germania (+1%). – ha spiegato Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo –. “… Oserei dire che siamo stati bravi nel diversificare, e che presidiare nei momenti più critici si è rivelato un atteggiamento premiante. Uno scenario in cui, a maggior ragione, il Salone del Mobile.Milano si conferma piattaforma strategica per il posizionamento internazionale della filiera legno-arredo…”.
“Il Salone del Mobile.Milano rappresenta una leva strategica per la promozione internazionale del Made in Italy e per il rafforzamento della competitività delle imprese della filiera legno-arredo sui mercati esteri”, ha commentato Matteo Zoppas, presidente ICE che anche quest’anno ha messo a disposizione un supporto. “In linea con la strategia di potenziamento dell’export promossa dal ministero degli Esteri e con l’obiettivo dei 700 miliardi di euro di esportazioni, l’impegno di ICE – che collabora con la manifestazione da oltre dieci edizioni – si è progressivamente rafforzato accompagnando l’evoluzione del Salone come piattaforma globale di riferimento per il design. Per l’edizione 2026, ICE conferma un supporto strutturato attraverso un articolato programma di incoming di 370 operatori (250 buyer e 120 giornalisti) provenienti da circa 50 Paesi, la realizzazione di lounge di accoglienza e installazioni di design di alto profilo all’interno della manifestazione”.
AUTHOR
Cristina Ferrari
Laureata con lode in lettere classiche all’Università degli Studi di Verona, con tesi in archeologia, è giornalista pubblicista dal 2012 e collabora a diverse testate tra cui Archeo, Medioevo, LUCE
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