LEGGENDE E ARTE CONTEMPORANEA SI INCONTRANO SUL LAGO DI GARDA


Nel mondo frenetico di oggi, in cui la scienza e la tecnologia dominano sempre di più ogni aspetto della nostra vita quotidiana, fiabe, leggende e racconti popolari continuano comunque a esercitare un grande fascino. Dal semplice accompagnare i bambini e le bambine durante l’infanzia, età di scoperte e di fantasia per eccellenza, fino a far “tornare bambini” gli stessi adulti, desiderosi di riscoprire la meraviglia e lo stupore di fronte alle cose più semplici e allo stesso tempo misteriose. Ma i racconti fantastici e il folclore, per la loro natura di “via di mezzo” tra storia e fantasia e patrimonio culturale di intere comunità, sono anche materia di interesse per gli studiosi e fonte di ispirazione per gli artisti.

Ed è proprio da questo bisogno di meraviglia e stupore che nasce la mostra “di demoni, mostri, ninfe e altre storie”, allestita fino al 29 gennaio nella cornice di Palazzo Cominelli, costruito nel XVII sec. come residenza estiva della famiglia Cominelli a Cisano, frazione di San Felice del Benaco (BS), in una posizione che offre una magnifica vista del golfo di Salò. Dimora del poeta e letterato Raffele Cominelli, alla sua morte il palazzo è diventato sede dell’omonima fondazione dedita a mostre e attività culturali e alla valorizzazione e conservazione della cultura della Valtenesi.

La visita si articola attraverso le sale del palazzo, ma anche nel brolo-giardino e nella ex cappella del complesso, permettendo alle varie opere di trovare uno spazio ideale per esprimere al meglio quanto vogliono rappresentare e raccontare.

Attraverso le proprie opere di arte contemporanea, 11 artisti rileggono e interpretano le antiche fiabe e leggende in un’unione ideale tra passato e presente, storia e fantasia, natura e arte, sacro e profano, ma anche unendo differenti materiali per dare una forma tangibile alle parole e alle creature fatate che le popolano. Storie locali, comuni alle tre provincie (Brescia, Verona e Trento) e alle tre regioni (Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige) in cui si divide il lago, ma che allo stesso tempo nascondo un’origine comune con il folclore di altre regioni italiane e addirittura di tutta Europa, unendo di conseguenza anche diverse popolazioni e culture.

Leggende di patti diabolici e città sommerse e creature fatate quali draghi e Aiguane (fate ma anche terribili “lavandaie notturne”), comuni sia all’area benacense che al resto d’Italia e d’Europa, ma anche etimologie dei nomi delle varie località lungo le sponde del lago, personaggi storici le cui vicende hanno ispirato molti racconti e misteri (la regina Adelaide di Borgogna) e brani di letteratura del XX secolo (Il cacciatore Gracco di Franz Kafka), accompagnano il visitatore in un percorso emozionante, composto da installazioni che tramite diversi linguaggi visivi e materici comunicano tutta la potenza del loro messaggio.

Tra queste opere, in particolare, tre installazioni hanno protagonista la luce.

Nella prima incontriamo il male, rappresentato dal demonio a cui dei disperati sono disposti a vendere l’anima, e che può essere sconfitto con un sincero pentimento e la fede in Dio, come nella leggenda di Manerba ambientata nel 1200 che ha per protagonista un mugnaio di nome Marco. Storia che trova la sua collocazione ideale nella piccola cappella (trasformata in forno da Raffaele Cominelli) grazie alla coinvolgente installazione Il patto di Nicola Console, scenografo con lunga esperienza nel teatro, e di Stefano Mazzanti, lighting designer e light artist molto legato al mondo del teatro, le cui opere vengono esposte in importanti festival europei. L’installazione multimediale è una perfetta fusione tra varie discipline (disegno, fotografia, letteratura, teatro, cinema) che nella sua collocazione rievoca il rapporto tra edificio sacro/spirituale (la cappella) e profano/terreno (il forno). L’interno buio è trasformato in un vero e proprio backstage che unisce il cinema alla tradizione teatrale, in cui sono proiettate diapositive che fondono scenari della storia e immagini dei protagonisti con fotografie del paesaggio, ma anche immagine di stampe del Faust (la cui storia ha molte similitudini con la leggenda gardesana) di autore anonimo, creando una perfetta sovrapposizione di tecniche, scene, tempi e luoghi. Le diapositive, proiettate sui muri della cappella tramite faretti e proiettori, e “ingrandite” con semplici lenti, sono la rappresentazione del tormento e del dissidio interiore del mugnaio e di Faust, oltre alla contrapposizione tra modo terreno e mondo spirituale, luce e tenebre, che consacra la luce come elemento essenziale. Le immagini sono inoltre accompagnate da un sonoro in cui la voce narrante si mescola a suoni e rumori per trasmettere ulteriori stimoli sensoriali.

Creature fatate simbolo di luce, a partire dal loro stesso nome, sono i Lusuri che, nella seconda installazione, Le notti dei Lusuri, incontrano gli esseri umani tramite un percorso visivo ed emotivo in cui si fondono fotografia, video e parola. Il visitatore entra in una sala poco illuminata in cui si innalzano sette colonne ai cui apici Antonella Gandini, artista che ama esplorare connessioni e strutture di linguaggio liminari tra pittura, fotografia e video arte, pone fotografie retroilluminate che fanno trasparire un mondo magico di forme indeterminate con l’apparire e l’esplodere di luci colorate che lasciano ampio spazio all’immaginazione. Luci che nel video Solid Light sono rappresentate da pagine che si incendiano, diventando prima lanterne e lumini per poi trasformarsi in faville ed entrare nell’acqua che scorre.

Una mostra che unisce passato e presente, tradizione e moderne tecnologie, assolutamente da non perdere fino al 29 gennaio