L’architetto Empio Malara è scomparso a 90 anni


Testo di Francesca Bonazzoli

Aveva 90 anni, era nato a Cosenza. Oggi sul Corriere la sua ultima lettera a Giangiacomo Schiavi. Gli studi e le battaglie per i Navigli navigabili e per l’ampliamento dell’antico porto della Darsena. Nel ’99 la Benemerenza civica.

Ci ha lasciati questa mattina a 90 anni l’architetto Empio Malara, nato a Cosenza, ma quintessenza di quelle persone che una volta trasferite nel capoluogo lombardo — nel suo caso per laurearsi alla facoltà di architettura — diventano milanesi nel cuore. In particolare, Malara aveva studiato a fondo la rete dei nostri navigli e proprio oggi, quando non era ancora giunta la notizia della scomparsa, il Corriere ha pubblicato la sua ultima lettera che iniziava così: «Caro Schiavi, posso lasciarle un sogno per Milano che riguarda i nostri Navigli?».

Si raccomandava di mettere mano «al progetto di ampliamento dell’antico porto della Darsena con il ripristino dell’adiacente Conca di Viarenna. È la prima in Europa, realizzata nel 1438, straordinario monumento idraulico di cui oggi sopravvive un piccolo relitto tristemente recintato in via Conca del Naviglio» e suona come il testamento d’amore per la città che l’ha accolto, sintesi delle tante energie spese per valorizzarne la storia e la bellezza. Da molti anni, infatti, Malara era animatore dell’associazione Amici dei Navigli e nel 1999 ha ricevuto per questo dal Comune l’attestato di Benemerenza Civica. Aveva promosso ed effettuato numerosi e dettagliati studi tecnici per dimostrare la fattibilità nonché la convenienza commerciale e ambientale della navigabilità dei canali già studiati da Leonardo, e aveva sempre riposto un’estrema, perché lucida, fiducia che il progetto potesse partire. Quando il sindaco Beppe Sala ha messo una pietra tombale sulla realizzazione, Malara ha comunque continuato a sollecitare almeno la sistemazione della conca di Viarenna che darebbe un volto più bello a quella zona di Milano.

Tuttavia i Navigli non sono stati l’unica visione moderna di Malara. Altri progetti di sostenibilità sono andati in porto, soprattutto nella sua Cosenza dove nella vicina Rende già negli anni Sessanta, mentre le città italiane subivano lo scempio di colate di cemento, realizzò il quartiere Europa: 360 ettari costruiti rispettando le alberature esistenti. In totale 660 appartamenti, più asilo, scuola elementare, centro culturale, teatro all’aperto e centro commerciale tirati su con la regola aurea di un albero ogni cento metri cubi di costruzione residenziale. Insomma, i sogni sono sempre stati il faro progettuale di Malara come trapela dalle 90 pagine recentemente pubblicate dalla editrice Chimera: un libro-confessione dal titolo Le permanenti architetture sociali in Calabria 1962-1987, dove l’architettura ha una imprescindibile funzione sociale, sempre in dialogo con la bellezza della natura.