IL PUNTO DELL’INFINITO DI CARLO BERNARDINI


A Milano nella suggestiva cornice del piazzale della Fabbrica del Vapore, Carlo Bernardini presenta l’installazione Il Punto dell’Infinito/ The Point of Infinity una linea luminosa in fibra ottica, medium e messaggio del suo lavoro,  riconoscibile per  opere  scultoree e ambienti di grandi dimensioni in cui la luce diviene architettura effimera e strumento  di alterazione ottico-percettiva. La mostra  a cura di Gisella Gellini e Gaetano Corica, con  il patrocinio della  Scuola del Design del Politecnico e dell’Accademia di Belle arti di Brera, Milano ( fino al 5 marzo 2023),  è la prima di una serie di interventi di artisti di fama internazionale che  materializzeranno l’ambizioso progetto  Fabbrica Luce, con la  benedizione dell’Assessore alla Cultura del Comune di Milano Tommaso Sacchi e di Maria Fratelli, museologa e dirigente del Servizio Progetti Speciali e Fabbrica del Vapore del Comune di Milano.

La fibra ottica per Carlo Bernardini è una matita luminosa che disegna nello spazio esterno o interno prospettive cartesiane stranianti incastonate nel buio di rigorosa essenzialità, in cui la luce è segno, traccia, vettore di ‘non architetture’ dell’immateriale. Le sue fibre ottiche tracciano coordinate per figure geometriche e architetture luminose che illuminano un sotteso dialogo tra luce, spazio e prospettive altre di ambienti, come punto di connessione tra spazio reale e immaginato che esiste “qui e ora”.

Il Punto dell’Infinito, cambia radicalmente la percezione dinamica del piazzale della Fabbrica del Vapore, dove il fruitore libero di muoversi senza il vincolo di un unico punto di vista, diventa   parte integrante dell’opera, incentrata sulla relatività della percezione attraverso la luce, attivando dinamismi visivi, esplorazioni intorno al vedere, conoscere le possibilità di trasformazione dello spazio preesistente attraverso la luce. Il suo infinito è un’astrazione matematica il cui punto, genericamente inteso come un ente privo di forma e dimensione, è, secondo Euclide, ciò che non ha parte ed è la base  di ogni geometria, forma e dimensione, di tutto ciò che può essere definito dai  segni;  è un veicolo formale e visivo in  divenire al ritmo del nostro sguardo che completa proiettivamente una retta e che ne esprime le direzioni.

Per Bernardini il punto è sempre uguale a se stesso, muta il mondo delle forme in cui quantità e qualità del concreto si fa opera con la fibra ottica, annullando la differenza tra lo spazio fisico e quello mentale. La sua opera sull’infinitudine include ipotetiche misurazioni dell’invisibile, con il paradosso di individuare un punto di un infinito inconoscibile da attraversare come architettura dell’estensione spazio-temporale, con l’obiettivo di scardinare il concetto di centro della visione.  Bernardini sostituisce lo spazio al foglio di carta o alla tela modificare il sistema di regole della prospettiva, la scoperta di Leon Battista Alberti, uno dei padri del Rinascimento del XV secolo che ha suggerito l’effetto della terza dimensione su una superfice bidimensionale in modo analogo a quanto accade con la visione diretta.

La fibra ottica permette il passaggio dalla bidimensionalità alla materializzazione della tridimensionalità, in cui la variante è il punto di vista dinamico del fruitore. Le sue proiezioni geometriche pongono un problema pratico, fenomenologico e simbolico: prima devono essere guardate da qualcuno e secondo esistono  anche come immagini autoreferenziali  in rete ,  terzo  sono forme aperte a differenti significati. Le sue linee tracciano percorsi prospettici di fuga dall’architettura, dal basso verso l’alto o viceversa, in cui tutto si inserisce in una dimensione otticamente perfetta con la fibra ottica, per innescare l’illusione d’infinito, esplorando angolazioni diverse, potremmo trovare il nostro punto dell’infinito contro la gerarchia dello sguardo, soltanto attraversando il piazzale della Fabbrica del Vapore.