La Settimana delle Luci promossa dal Premio Nobel


Ventidue installazioni artistiche di luce hanno illuminato il buio della notte polare che avvolge in questo periodo dell’anno Stoccolma, la capitale svedese. Sono le opere artistiche del festival della luce “Nobel Week Lights”, che ispirate alle scoperte dei premi Nobel, si sono accese per nove giorni: dal 3 al 11 dicembre 2022, per sei ore, dalle 16.00 fino alle 22.00, in una città che si affaccia sull’acqua, lagunare come a Venezia, suggestivamente anche punteggiata dalle luminarie natalizie.

L’intento dei curatori volto ad invitare visitatori, turisti e cittadini ad esplorare la città e l’ambiente urbano con occhi nuovi, nello stesso tempo venendo a conoscere meglio i premi Nobel ed i loro contributi alla nostra vita, è stato occasione per ribadire come il consumo energetico dei led sia minimo e di conseguenza sia possibile mantenere l’illuminazione dei luoghi urbani nonostante la crisi energetica.

Il festival giunto alla terza edizione è stato istituito nel 2020 durante la pandemia, sul modello della “Fête des lumières” che si tiene a Lione, in Francia. Si tratta di un evento culturale gratuito che si svolge una volta all’anno durante la Nobel Week, la settimana di dicembre dell’assegnazione dei premi Nobel, ed è aperto a tutti.

Quest’anno il consumo di energia è diminuito del 40% rispetto all’anno scorso, in media 1 kWh, con un impatto sul consumo complessivo dell’evento. In effetti, una delle ragioni di questo risparmio energetico è stata la sorgente Led, un’invenzione che ha vinto il premio Nobel.  Nei nove giorni del festival il consumo totale di energia è stato stimato in 4.100 kWh: una quantità marginale di elettricità per un’esperienza culturale di grande rilievo per la vita sociale della città. Lo scorso anno il festival della Fondazione Nobel ha attirato circa 350.000 visitatori, più del doppio dell’anno precedente, e se, come affermato nella presentazione ufficiale “ognuno di loro guardasse la TV per sei minuti userebbero l’equivalente del consumo energetico dell’intero festival”, escludendo i televisori a led che abbassano notevolmente i consumi domestici.

Le installazioni hanno toccato alcuni punti significativi e storici della città come piazze, ponti, landmark architettonici, hotel simbolici, il Reale Politecnico di Stoccolma KTH, la Galleria d’arte Liljevalchs, diversi musei, una spiaggia, l’isola Skeppsholmen, il castello reale di Stoccolma, edifici religiosi ed infine il Palazzo comunale che è la tradizionale “location” che ospita il premio Nobel, dove si tiene la premiazione e la cena di gala trasmessa televisivamente in tutto il mondo.

“Conscience”, di Les Ateliers BK

Sull’iconico palazzo comunale Stadshuset, che è l’attrattiva principale dell’intero evento e quindi la sua installazione luminosa è forse la più vista attraverso i media, è stata proiettata “Conscience”, suggestiva opera del team collettivo di arte immersiva Les Ateliers BK con sede a Parigi, Lione, Shanghai e Dubai, che ha proposto un viaggio pieno di colori attraverso la coscienza umana, la nostra natura, la scoperta e la speranza.

“Alas, Alas, The Mirror’s Retrospection”, di Eva Beierheimer
“Divina Proportione Louise”, di Philip Nilsson

Nella centrale piazza Sergelstorg ha trovato posto l’opera interattiva dell’austriaca Eva Beierheimer, il cui titolo “Alas, Alas, The Mirror’s Retrospection”, è preso da una poesia di Alfred Nobel. Si tratta di un ciclo visivo che ricerca una duplicazione infinita, in cui l’ellissi indica un pensiero incompiuto, una continuazione incerta, una pausa o qualcosa che sta per essere continuato, come il lavoro degli scienziati e gli scrittori che cercano di riempire lacune da loro percepite. Nello stesso luogo l’opera dello svedese Philip Nilsson “Divina Proportione Louise” che si ispira alle famose proporzioni illustrate da Leonardo Da Vinci, con disegnato al centro il profilo della poetessa Louise Glück, premio Nobel 2020. La scultura in acciaio utilizza le più recenti tecnologie di controllo pixel LED e dmx e l’involucro del sistema di illuminazione è stato realizzato con materiali acrilici di recupero e vecchi materiali museali per ridurre al minimo la quantità di rifiuti.

“Gaia”, di Luke Jerram
“Connected”, di Koros Design

Notevole l’opera “Gaia”, del britannico Luke Jerram collocata davanti al castello reale, che riproduce il nostro globo terracqueo: l’artista si è ispirato al Premio Nobel per la Pace 2007, il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico IPCC e Al Gore Jr. L’installazione crea un senso di “Effetto Panoramico”, l’Overview Effect, provato da astronauti che dallo spazio hanno potuto vedere la Terra per la prima volta a distanza e dall’esterno. Questo effetto provoca un cambiamento cognitivo con l’instaurazione di un sentimento di soggezione nei confronti del pianeta, una profonda comprensione dell’interconnessione di tutte le forme di vita e un rinnovato senso di responsabilità nel prendersi cura dell’ambiente.

Presso il ponte Norrbro è stata posizionata “Connected”, di Koros Design (2021), omaggio alle neuroscienze ed al loro impatto sulla vita quotidiana, gli artisti ungheresi si sono ispirati al Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina 1906, assegnato a Camillo Golgi e Santiago Ramón y Cajal.

“Heroes”, di Smash Studio
“Orchestrated entities_Chorus”, di Tove Alderin
“Kinesthesia”, di Alexander Wolfe, Wolfe Studio

Sulla facciata della Grande Sinagoga di Stoccolma l’opera d’arte “Heroes”, dello studio creativo svedese Smash Studio, intreccia un’animazione astratta e un paesaggio sonoro, un soundscape in loop, ispirato dal premio Nobel per la Pace, con citazioni abbinate ad animazioni luminose composte da migliaia di piccole luci incandescenti, che si uniscono per creare qualcosa di più grande: modelli e forme geometriche che si muovono attraverso forme astratte e organizzate mentre appaiono. Mentre sulla facciata della Cattedrale della capitale l’opera d’arte interattiva “Orchestrated entities_Chorus“, di Tove Alderin, Svezia, invita gli astanti a trasformare le loro voci in luce, sempre ispirandosi al premio Nobel per la Pace. Sullo sfondo, il brano musicale “Dona nobis pacem” incontra l’Earth-song della NASA, una registrazione dallo spazio che cattura un fenomeno elettromagnetico chiamato “chorus“.

Il designer e maker svedese Alexander Wolfe con il suo Studio progetta esperienze interattive come l’installazione “Kinesthesia” nei pressi del Grand Hôtel che si ispira alla ricerca sulla biologia molecolare sensoriale.

“Wave-Field”, di CS Design, Lateral Office e Mitchell Akiyama

L’opera d’arte “Wave-Field” dei canadesi CS Design, Lateral Office e Mitchell Akiyama si ispira all’equilibrio, alla serialità e al modo in cui il peso, indipendentemente dalle dimensioni, influisce sul movimento, ricollegandosi al Premio Nobel per la Fisica 2015, assegnato a Takaaki Kajita e Arthur B. McDonald per “la scoperta delle oscillazioni dei neutrini, che dimostra che i neutrini hanno una massa”. L’opera d’arte esemplifica come la massa possa creare un movimento ripetitivo con un’opera che si coglie sia a livello intuitivo che analitico.

Per ulteriori info: www.nobelweeklights.se

PHOTO CREDITS: Benoît Derrier