IL NUOVO MUSEO NAZIONALE ARCHEOLOGICO DI VERONA


INAUGURATA LA SEZIONE DALLA PREISTORIA ALL ’ALTOMEDIOEVO

Verona, città di arte e bellezza, di piazze, palazzi, chiese, monumenti del Medioevo o del Rinascimento, riserva sempre al visitatore e ai suoi cittadini un nuovo racconto o interessanti sorprese. Come questa del nuovo Museo Archeologico, inaugurato recentemente con l’apertura al pubblico la sezione riservata alla Preistoria e alla Protostoria.  È il primo importante passo della Direzione regionale Musei Veneto del completo restauro durato anni di un ex edificio carcerario asburgico e caserma costruito nel 1856. Posizionato accanto alla Chiesa di San Tomaso, a poca distanza dall’Adige sulle macerie di quello che era un antico monastero.

L’allestimento e il percorso espositivo sono a cura dell’architetto Chiara Matteazzi su progetto scientifico della dott.ssa Federica Gonzato, e con la collaborazione dell’Università di Ferrara, dell’Università di Trento ma anche di Padova e Venezia, e della Soprintendenza SABAP di Verona. Il progetto parte dall’ampio sottotetto al secondo piano dove ha trovato collocazione la sezione Preistoria e Protostoria. L’investimento supererà i 3 milioni di euro finanziati dal ministero alla Cultura. Seguiranno il cantiere per la sezione romana, i reperti dell’età celtica, oltre ad uffici, biblioteca e spazi per incontri, mentre il piano terra è destinato a documentare l’età altomedievale. Termine dei lavori previsto per il 2025. 

Questo primo percorso narra ai visitatori e agli studiosi le principali componenti storiche del veronese in un arco cronologico compreso tra oltre 100.000 anni fa e il 100 a.C. Comprendendo sottosezioni dedicate ai principali siti preistorici e protostorici, dal Paleolitico (rappresentato dalla famosa pietra dipinta, nota come lo “Sciamano”, considerato tra le più antiche rappresentazioni umane sino ad oggi note al mondo, proveniente dalla Grotta di Fumane, Peschiera del Garda).  Passando attraverso il Neolitico e l’età del Rame, fino all’età del Bronzo, con  materiali provenienti dai siti palafitticoli inseriti nella lista UNESCO del veronese  e all’età del Ferro. Quali un vaso a bocche multiple, risalente all’Età del Bronzo antico, recuperato durante lo scavo archeologico della Palafitta del Laghetto del Frassino, Peschiera del Garda  o dal  sito di Pila del Brancon, Nogara, cuspidi di lancia, pugnali, spade, e altri materiali risalenti a una fase iniziale dell’età del Bronzo finale.

Un percorso molto curato dall’architetto Chiara Matteazzi, e che si avvale anche di ricostruzioni fisiche e virtuali, video, grafica, e altri mezzi di comunicazione multimediale.

Da sottolineare positivamente anche il progetto e la realizzazione dell’impianto di illuminazione a cura dello Studio Pasetti, che si basa, ci spiega Alberto Pasetti “sul principio di armonizzazione del caratteristico spazio architettonico e dei contenuti espositivi della collezione. Un equilibrio delicato per la specificità dei materiali e dei colori di rivestimento che  rendono il museo accogliente e permettono alla regia luminosa statica di svolgere un ruolo fondamentale nel condurre e guidare il visitatore lungo il percorso”.

Entriamo più nel dettaglio per i nostri lettori, soprattutto i giovani con la passione per questa splendida e non semplice disciplina.  L’illuminazione dei due bracci museali è suddiviso in tre gruppi funzionali distinguendo tra illuminazione d’ambiente, illuminazione dell’apparato grafico e quella dei reperti. Un quarto gruppo funzionale è costituito dall’illuminazione interna alle vetrine e l’illuminazione integrata presente in particolari espositori quali la teca speciale per la pietra dello Sciamano. Il sistema a pedana su vari livelli per il gruppo di reperti di sepoltura e l’espositore scenico per il pozzo in legno di Bovolone. La tecnologia di illuminazione si basa su apparecchi a LED per binario trifase DALI con resa cromatica superiore a CRI 90.

Mentre il sistema distributivo dell’illuminazione tiene conto del contrasto di luminanza tra le diverse superfici del campo visivo dello spazio espositivo. Per questa ragione i proiettori, dotati di tre ottiche diverse 15°, 38° e 50°, sono dimmerabili attraverso alcuni raggruppamenti tipologici che riguardano: il percorso di deambulazione, le superfici a parete dedicate alla grafica, i modelli e calchi esposti lungo il percorso espositivo. Ci spiega Pasetti: “In virtù della particolarità architettonica del sottotetto, al secondo piano dell’edificio, con la sua morfologia di travi a vista e falde inclinate, il livello generale di illuminamento medio si attesta su 90 lux medi con picchi oltre i 250 lux per l’illuminazione d’accento di alcuni reperti lapidei. Nelle vetrine invece il valore è contenuto a 150 lux medi e in alcuni casi è mantenuto inferiore in funzione limite conservativo”.

Come ha scritto Stefano Brambilla sulla rivista del Touring Club Italiano, “un ambiente suggestivo e magnificamente recuperato, e una illuminazione intima ed efficace”. Verona e il suo nuovo Museo Nazionale Archeologico con questa sua prima sezione così importante e così curata, poco distanti dal Museo di storia naturale e dal Museo archeologico al Teatro Romano, meritano una visita.  Spiega Daniele Ferrara della Direzione regionale Musei Veneto “Aperta al pubblico la sezione riservata alla preistoria e alla protostoria, contiamo di avviare molto presto il cantiere per la sezione romana, e il piano terra per completare quello che si prefigura come uno dei più importanti musei archeologici italiani”.