BRUNO MORASSUTTI 100+1!


Morassutti
Photo courtesy ©Marco Introini

LA CULTURA DEL PROGETTO IN ITALIA DAL SECONDO DOPOGUERRA A OGGI

A Milano ADI DESIGN MUSEUM si apre alla riflessione sulla modernità della cultura progettuale italiana dal secondo dopoguerra con la mostra Bruno Morassutti 100+1 a cura di Alessandro Colombo e Francesco Scullica, a partire dall’esperienza americana con Frank Looyd Wright e i rapporti con i protagonisti del Movimento Moderno. Complice di una esposizione funzionale ma non scontata nella modalità esecutiva è l’allestimento e la grafica di Alessandro Colombo e Paola Garbuglio con Francesco Scullica, capace di raccontare per “quadri” e sezioni tematiche la ricerca espressiva di un Maestro del modernismo ancora poco conosciuto, contro la monotonia di sistemi costruttivi consolidati, alla ricerca di codici dotati di identità formale e innovazione tecnologica. 

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Partner della mostra non didascalica sono IUAV Archivio ProgettiAssociazione Bruno Morassutti ProjectPatrocinio Politecnico di Milano (fino al 23 gennaio 2022).

Come Bruno Morassutti (Padova1920, Belluno 2008) ha caratterizzato la cultura Politecnica, improntata sul “fare ricerca” lo spiega Alessandro Colombo, curatore di una mostra necessaria per riflettere sulla necessità di una architettura modernista, funzionale, sostenibile ed emozionale insieme.

Perchè Bruno Morassutti è stato dimenticato in questi anni ?
Sicuramente ha inciso la riservatezza e uno spirito critico molto rigoroso anche nei confronti del suo operato,che ha contribuito a non alimentare la conoscenza della sua opera, ma più in generale le grandi “ondate” del pensiero e della critica succedutesi nei decenni, dall’International Style al linguaggio e alla tipologia dell’architettura, dal postmoderno al ventennio dello star system (tutt’ora vivo e vegeto), non hanno avuto la giusta attenzione sui protagonisti della “rinascita” del secondo dopoguerra, che ha visto protagonisti come Morassutti.

Morassutti
Courtesy Archivio Morassutti

Come è strutturata la mostra e quali sono gli obiettivi proposti?
La mostra è articolata in 7 cluster più uno di approfondimento che vogliono riportare l’attenzione sulla figura e l’opera di Morassutti alla luce di due frasi che aprono la mostra stessa, una di Buzzati e l’altra del nostro autore che è quasi un testamento.
Morassutti non è un architetto moderno, è un architetto modernissimo, se non addirittura di avanguardia. D.Buzzati in Domus 435, 1966.
Ho creduto e vi invito a credere nella necessità della ricerca innovativa…nella costante ricerca della “qualità” del progetto e nel controllo del suo sviluppo fino oltre il dettaglio. B. Morassutti in Scullica, 1999

Morassutti
Courtesy Fondazione Pirelli

Bruno Morassutti come sviluppa un linguaggio personale dalle influenze della poetica organicistica di Frank Loyd Wright?
Morassutti ha sempre una posizione di critica ragionata nei confronti di Wright, infatti non mutua dal grande maestro americano stilemi o linguaggi, ma bensì l’attenzione al contesto, alla natura, alla qualità dell’abitare ed anche l’importanza del saper fare, che Bruno praticava con le proprie mani sino a tarda età, ma anche una certa attitudine alla “sperimentazione” e ad andare oltre le soluzioni ricorrenti. In relazione al “saper fare”la mostra si apre con la replica di un cavalletto espositore realizzato in autocostruzione per l’esposizione del progetto di ampliamento della Chiesa di San Martino di Castrozza nel 1989.

Morassutti
Photo ©Martina Bonetti

Qual è l’eredità della modernità di Morassutti nel presente?
In sintesi, l’attenzione alla soluzione specifica del problema dato e la sostenibilità della soluzione proposta. In questo risiede la grande modernità del nostro autore che, in questi tempi di crisi ambientale e pandemica, diventa di drammatica attualità. Compito del progettista è porre delle domande, ma anche dare delle risposte reali e realizzabili ai problemi della vita dell’uomo, sempre posto al centro, in relazione con il proprio ambiente, costruito e non, in maniera coerente anche con “i mezzi” fra cui quelli tecnici “propri” dello specifico momento storico.

Morassutti
Photo ©Martina Bonetti

Quali sono i codici riconoscibili della poetica di Bruno Morassutti?
La ricerca applicata a tutte le scale e portata fino “oltre il dettaglio”. Tutto ciò si traduce in un utilizzo colto della tecnologia e anche in una estrema eleganza nella minimalità, mai formale, del disegno dell’architettura, dei suoi dettagli, del componente edilizio così come dell’oggetto.

Perché avete concepito l’allestimento a quadri?
Il quadrato è principio classico ordinatore dello spazio e per questo figura cara alla composizione di Morassutti. I “quadri di un esposizione” sono qui effettivamente quadrati e, nelle loro tonalità cromatiche ed espressive, danno luogo ad una suite di sette temi più uno che inducono lo spettatore ad un promenade libera di navigare nei sessant’anni di attività presentati.

Morassutti
Photo ©Martina Bonetti

Bruno Morassutti e Angelo Mangiarotti un sodalizio umano e professionale, cosa li univa e cosa li differenzia?
Sicuramente li univa la genialità dell’approccio innovativo al disegno dello spazio a tutte le scale, la curiosità verso la tecnologia, la ricerca della qualità. Umanamente erano persone molto diverse, introverso e riservato l’uno, estroverso e comunicativo l’altro, differenze che si sono integrate nel loro sodalizio professionale e che hanno loro permesso di rimanere in contatto per tutta la vita.

L’architettura è design? 
L’architettura e il design sono aspetti del medesimo quesito progettuale che, se correttamente posto, porta a risposte reali e sostenibili. Ciò era ancora più vero nei decenni del secondo dopoguerra nei quali gli allora pochi professionisti erano chiamati a rispondere ai bisogni della ricostruzione, a disegnare le città, gli edifici, gli spazi interni e gli arredi e gli oggetti che li popolavano. Questa la specificità squisitamente italiana e milanese che ha permesso alla nostra cultura di progetto di “esplodere” e di diventare punto di riferimento mondiale. Le successive sistemazioni metodologiche e scientifiche che sono entrate a sistematizzare i campi di ricerca alle varie scale, che oggi chiamiamo disegno urbano, architettura e design con tutte le accezioni del caso, non possono prescindere da questo punto di origine.

Morassutti
Photo ©Martina Bonetti

Come declina la sostenibilità, organicista Morassutti nell’architettura?
L’organicismo è in Morassutti attenzione alla natura, intesa come natura naturata nella quale l’opera dell’uomo deve contribuire a migliorare il contesto con la propria sostenibilità, fatta di tecnologia, di composizione e di qualità degli spazi. Lo si può leggere molto bene nei progetti presentati nel primo cluster, due a scala urbana della piena maturità, due alla scala dell’abitazione degli esordi e della prima parte del cammino professionale. In particolare, il progetto “Una porta per Venezia” declina una proposta di estrema attualità che potrebbe e dovrebbe essere realizzata a maggior ragione oggi. La soluzione di un giardino orizzontale che permette l’entrata a Venezia nella natura, risolve brillantemente il problema viabilistico che non viene semplicemente ignorato, ma progettato in termini sostenibili, senza cadere in operazioni demagogiche o di green washing, come siamo costretti a vedere oggi in molti casi.