I tre fratelli Castiglioni, maestri del Design Italiano a Seoul


Mostra Castiglioni
Photo Courtesy Migliore + Servetto

Si è svolta quest’anno a Seoul, capitale della Corea del Sud, presso l’Hangaram Art Museum del Seoul Arts Center (SAC), la mostra promossa in collaborazione con la Fondazione Achille Castiglioni “Achille Castiglioni and brothers. Master of Italian Design”, dedicata ai fantastici e indimenticabili fratelli del Design Italiano. Curatori della mostra e progettisti dell’allestimento sono Ico Migliore e Mara Servetto dello Studio Migliore + Servetto Architects. 

‏Migliore e Servetto sono stati allievi di Achille Castiglioni al Politecnico di Torino e successivamente collaboratori al Politecnico di Milano; la stretta condivisione lavorativa e la profonda conoscenza e libertà di sviluppo ha dato loro modo di evolvere un proprio percorso progettuale, diverso e affine a quella del loro maestro, che li ha portati a vincere, tra i molti riconoscimenti, 3 Compassi d’Oro nel campo dell’exhibit design. 

Castiglioni
Big Bang Castiglioni Sequenze grafiche espositive, leggere e sovrapposte, introducono i visitatori alla mostra e al mondo dei fratelli Castiglioni

‏L’intento da cui è scaturita la mostra – che segue quella del 2018 al m.a.x. museo di Chiasso, in Svizzera, dedicata al solo “Achille Castiglioni Visionario”, con la curatela e il progetto di allestimento e grafica di Ico Migliore, Mara Servetto e Italo Lupi, con la collaborazione di Nicoletta Ossanna Cavadini – è stato quello di indagare “la straordinaria attualità della lezione che ci hanno tramandato i fratelli Castiglioni, i celebri designer e architetti milanesi, protagonisti assoluti nella storia del design a livello internazionale. Loro sono stati infatti portatori di profonde innovazioni, che non solo hanno segnato lo sviluppo del pensiero progettuale ma che hanno influito sul nostro modo di abitare sia gli spazi domestici, sia quelli pubblici e condivisi, a partire dalla ricerca di una nuova e centrale relazione tra oggetti e persone”.

‏I fratelli Castiglioni – Livio (1911-1979), Pier Giacomo (1913-1968) e Achille (1918- 2002) – erano i figli di Livia Bolla e di Giannino Castiglioni, scultore amato e noto a Milano essendo autore, tra altre opere, della fontana di San Francesco in piazza S. Maria degli Angeli e della porta dedicata a Sant’Ambrogio del Duomo di Milano, e avevano anche una sorella maggiore Piera. In realtà, pur lavorando spesso assieme, in genere i fratelli firmavano a due a due o da soli le opere, e quindi Livio con Pier Giacomo, Livio con Achille, Pier Giacomo con Achille.

Castiglioni
Lo studio Castiglioni nella sala Milan l’è un gran Milan.

‏”Proprio ai numeri dei Fratelli Castiglioni è dedicata la prima sala che introduce il visitatore alla mostra e al loro mondo”, ci racconta l’architetto Mara Servetto, proseguendo con alcuni dei numeri del solo Achille Castiglioni: “8 Compassi d’Oro più una menzione speciale, 58 anni di carriera”, e poi 67 premi a cui aggiungiamo più di 1000 tra progetti di industrial design, allestimenti e architetture presentati da sequenze di grafiche espositive, leggere e sovrapposte. 

‏”In entrambi gli eventi espositivi – ci spiega – volevamo mettere in luce come l’allestimento temporaneo ha giocato un ruolo importante come strumento di sperimentazione in senso più ampio per i fratelli Castiglioni”, oltre a quello consolidato di comunicazione culturale e commerciale.

Castiglioni
Big Bang

‏Il pubblico viene quindi invitato a proseguire nella seconda sala, arricchita dall’intervento grafico dell’architetto Italo Lupi, dove “si entra nel vivo del contesto milanese”, che è quel terreno fertile degli anni d’oro del design, dove i fratelli sperimentano quasi a seguire delle regie e dove “chi sbaglia fa giusto”, nell’ambito del loro particolare modo giocoso e ironico, e nello stesso semplice nella purezza della forma e della scelta dei materiali, di affrontare il prodotto industriale. 

‏Una semplicità, curiosità e volontà di interloquire, di dialogare, rispecchiata ancora in queste parole di Achille Castiglioni: “Un buon progetto non nasce dall’ambizione di lasciare un segno, il segno del designer, ma dalla volontà di instaurare uno scambio anche piccolo con l’ignoto personaggio che userà l’oggetto da noi progettato”. Mara Servetto, che con Ico Migliore è sempre stata in stretto contatto con Achille, ci racconta che “curava ogni particolare anche delle sue lezioni, sempre con grande serietà, per un risultato meraviglioso, apparentemente leggero e giocoso, ma frutto di una regia sempre molto attenta”. I fratelli operano dapprima nello studio di corso di Porta Nuova 57, poi nel 1962 spostano lo studio in piazza Castello 27, lo studio ora aperto come Fondazione Castiglioni.

pianta della mostra
Pianta della mostra: 1. Big Bang Castiglioni 2. Milan l’è un gran Milan (Milan is a great Milan) 3. Creative Process 4. Icons 5. The “woods” of posters

‏Il complesso del loro lavoro viene presentato dagli anni ’50 in poi – sono gli anni del dopoguerra, quelli del miracolo industriale – e disposto in una narrativa fatta di episodi di rappresentazioni relativi al contesto familiare, alla vita di studio e alle aziende e alle collaborazioni con altri grafici e designer. Il tutto lungo un iter professionale che corrisponde alla intensa e ludica ricerca dei Castiglioni, sempre “attenti osservatori e interpreti”, scrupolosi nel processo creativo e in continua interazione con la società di allora, in piena in evoluzione, dove cambiavano i paradigmi e emergevano nuove esigenze. 

‏La mostra prosegue nella terza sala, “che è concepita come una Wunderkammer, e che tramite una ricca serie di elementi in mostra – disegni, foto, modelli, prototipi, pezzi originali, scritti e video – è volta a farci conoscere una selezione tra i più interessanti progetti di design e allestimenti che hanno ideato”, spiega Mara Servetto. Questi grandi protagonisti del design Italiano applicavano metodi sperimentali ed esperienziali, passando attraverso il processo della ricerca ma anche dell’ironia e della trovata sorprendente e scherzosa. Riprende il racconto: “All’indomani della guerra tutto doveva essere ripensato, e i Castiglioni hanno sfruttato al meglio l’occasione di osservare il mondo reale senza idee precostituite”, guardando ai comportamenti umani e alla funzione come a qualcosa che poteva essere affrontato in nuovi modi, da altri inattesi punti di vista. Con grande attenzione agli sviluppi paralleli nel mondo dell’arte, vediamo prodotti in cui fanno capolino il ready-made, il fuori misura, il cambio di scala inaspettato, l’arte cinetica, il pop, la sequenza e l’allegoria, sempre tenendo il centro sul dialogante e sullo svolgimento delle sue azioni e percorsi.

‏La sala successiva, la quarta, è dedicata alle grandi “icone”. Ci riferiamo agli oggetti più amati disegnati dai fratelli Castiglioni e conosciuti in tutto il mondo, i loro “Capolavori del design industriale”, interpretati, in mostra, con gentile ironia nella loro genesi dalle grafiche dell’illustratore e designer statunitense Steven Guarnaccia. Vorremmo avere spazio per enumerarle tutte, qui citiamo la Arco (1962). L’architetto Servetto ci racconta come “i fratelli si erano ispirati a un lampione stradale, una lampada pensata per illuminare tutte le superfici, e hanno cambiato, se non rivoluzionato, il modo di vivere la luce nelle case dell’epoca, dove esisteva il lampadario a soffitto”. Della Arco, Achille diceva: “Pensavamo a una lampada che proiettasse la luce sul tavolo: ce ne erano già, ma bisognava girarci dietro. Perché lasciasse spazio attorno al tavolo la base doveva essere lontana almeno due metri. Così nacque l’idea dell’arco: lo volevamo fatto con pezzi già in commercio, e trovammo che il profilato di acciaio curvato andava benissimo. Poi c’era il problema del contrappeso: ci voleva una massa pesante che sostenesse tutto. Pensammo al cemento prima, ma poi scegliemmo il marmo perché a parità di peso ci consentiva un minore ingombro e quindi in relazione a una maggior finitura un minor costo.” 

Il processo creativo. Photo Courtesy Migliore + Servetto

 Arco fa parte delle collezioni permanenti del MoMA di New York e del Triennale Design Museum a Milano, ma molte sono le lampade icone firmate da Castiglioni. Per citarne alcune: Snoopy, Taccia, Toio, Lampadina, Gatto, Taraxacum 88. 

‏Chiude la mostra la sala Woods of Posters, che “vuole essere un affettuoso omaggio da parte del mondo della grafica ad Achille Castiglioni”, ci spiega Mara Servetto. 

‏”A Seoul sono stati infatti invitati a disegnare un poster in omaggio ad Achille importanti studi di grafici coreani , che insieme ad un poster al tratto disegnato per questa occasione da Ico Migliore si aggiungono alla collezione di poster già disegnati per la mostra di Chiasso da Italo Lupi, Ico Migliore , Mara Servetto e dai 22 graphic designer italiani, svizzeri e inglesi noti a livello internazionale, coinvolti nell’esposizione”. La collezione quindi porta complessivamente le firme di: Alberto Bianda, Mauro Bubbico, Giorgio Camuffo, Rosa Casamento + Nicola Munari, Paolo Cavalli + Alfio Mazzei, Pierluigi Cerri, Alessandro Costariol, Francesco Dondina, M,ilton Glaser Steven Guarnaccia, Aoi Huber Kono, Felix Humm, Michele Jannuzzi (Jannuzzi Smith), Italo Lupi, Sergio Menichelli, Armando Milani, Mario Piazza, Massimo Pitis, Emiliano Ponzi, Guido Scarabottolo, Leonardo Sonnoli, Paolo Tassinari e Heinz Waibl. Assieme a loro, altri 10 famosi graphic designers coreani con nuove e interessanti visioni: Doo Sup Kim, Insu LEE, Jaewon Seok, Kum-jun Park, Byoungjin Ahn, Myungsang Yu, Sang-soo Ahn, Byung-hak Ahn, Yoon-seok Yoo, Everyday Practice. 

‏Il regista sudcoreano Paik Young-Wook ha inoltre realizzato un documentario in esclusiva per la mostra con Kim Sangwoo Kim, recandosi a Milano dove hanno raccolto testimonianze dirette e immagini dei luoghi e della storia intorno alla famiglia Castiglioni. 

‏”La mostra vuole dare spazio e mettere in risalto – ci dice Mara Servetto, che ringraziamo – il valore di una lezione straordinaria, potente e attuale dei fratelli Castiglioni, che non vuole essere didascalica, ma semmai didattica, per un pubblico giovane che forse non ha avuto occasione di conoscerla e per un pubblico più allargato che può così riscoprirla”.

Ico Migliore e Mara Servetto
Ico Migliore e Mara Servetto

L’articolo è originariamente apparso su LUCE n°332, 2020.