Valerio Sommella. Il prodotto oltre le mode


Sfrido, Alessi
Sfrido, Alessi

Valerio Sommella, classe 1980, lavora con una vasta gamma di aziende, concentrandosi su oggetti di uso quotidiano, mobili, illuminazione e accessori, con la stessa attenzione per la produzione su piccola scala e per il mercato di massa. Considera ogni progetto un’opportunità per sfidare la sua idea di design, un dialogo costante tra contesto, utenti, materiali, tecnologie, estetica, con una profonda fede per la tecnica. 

Valerio Sommella
Valerio Sommella, portrait ©Claudia Ferri

È cresciuto professionalmente con Stefano Giovannoni, creatore di numerosi progetti di successo. Che cosa ha imparato? 
Ho iniziato a lavorare nello studio di Stefano Giovannoni immediatamente dopo la mia laurea, avevo 24 anni appena compiuti e una precedente esperienza lavorativa nello studio di Luca Scacchetti. Quando parlo dei miei anni da Giovannoni li paragono spesso alla leva militare che non ho mai fatto: anni di lavoro molto intenso, non facili, di collaborazioni con aziende di altissimo livello e con un datore di lavoro estremamente esigente, capace però di trasmettere la sua straordinaria abilità nel concepire la forma, l’attenzione maniacale per le proporzioni, per il disegno e per i dettagli, piccoli particolari che in pochi vedono, ma che definiscono tutto. In quegli anni ho imparato tutto questo e anche ad apprezzare il suo modo di affrontare questo lavoro in relazione al mercato, alle vendite e al cinismo dei numeri che fanno girare questo mondo. 

E durante gli anni che ha trascorso in Olanda con Marcel Wanders? Designer e imprenditore olandese, Wanders è un uomo di grande abilità comunicativa.
Con Wanders ho avuto modo di vedere un’altra faccia della medaglia, esplorare un altro metodo e lavorare all’interno di uno studio con dinamiche molto diverse. Quello che facevamo da Wanders era approcciare il progetto da “lontano”, con un pensiero più al generale che al particolare, ragionando quasi in termini di brand, usando il decoro e alcuni elementi formali ricorrenti come firma. Un processo lavorativo che Marcel ha quasi inventato, o comunque fatto suo come nessuno prima.

  • Trim, Plust
  • Rampu, Fabbian
  • Pois, DGA
  • Mail, Lumen Center
  • Dome, Mingardo

Che tipo di rapporto instaura con le aziende con le quali lavora?
Quando è possibile mi piace costruire con i miei clienti un rapporto che duri nel tempo e che miri alla crescita di entrambi. Trovo che solo lavorando insieme e conoscendosi meglio, con gli anni si possa arrivare a elevare la qualità dei risultati. Così è stato con Alessi, con cui collaboro in maniera stabile dal 2013, o Kundalini, con cui siamo arrivati a disegnare nuovi prodotti per la terza edizione consecutive di Euroluce. Mi piace lavorare in condizioni di fiducia e di stima reciproca. 

Quanto è importante legare la produzione al territorio, utilizzando maestranze e saperi consolidati? 
Mi piacerebbe risponderti che è molto importante o addirittura fondamentale, ma purtroppo non è sempre possibile. Ho lavorato e lavoro con aziende italiane che producono tutto interamente in casa, e questo permette di avere un controllo assoluto, quanto raro; collaboro anche con altre realtà che producono all’estero e assemblano in Italia o con aziende internazionali che fanno realizzare gli stampi in Italia per poi stampare all’estero. Lo scenario della produzione industriale è estremamente variegato, e le ragioni vanno spesso al di là della qualità produttiva su cui, noi italiani, siamo ancora molto forti. 

Che tipo di docente è e cosa insegna? 
Quella accademica è una parte del mio lavoro che ormai si sviluppa da quasi dieci anni. Ho collaborato con le principali scuole di design di Milano, a volte chiamato per brevi workshop, altre volte come docente per corsi master di progettazione, unico incarico che ho mantenuto a oggi. Cerco di limitare questo impegno per non sottrarre troppo tempo alla mia attività in studio, che rimane il mio luogo di lavoro principale. Più che un docente sono un professionista prestato alla scuola; preferisco sviluppare progetti “reali” e trasmetto ai miei studenti il mio iter lavorativo quotidiano, insegno un metodo di lavoro che parte dal semplice sguardo sulle cose, per arrivare a esplorare orizzonti progettuali molto ampi. 

  • KUSHI XL
  • Kushi table,
  • Hyppo, Cantarutti

Come si sviluppa il suo metodo di lavoro? 
Ogni progetto per me ha una storia a sé; parto da un foglio bianco, ma mi è capitato di svilupparli lavorando quasi interamente con modelli di studio così come di utilizzare esclusivamente modellazione 3d. Per ogni prodotto scelgo gli strumenti di lavoro adatti.

Quali apparecchi luminosi ha presentato al Salone del Mobile quest’anno? 
Il 2019 è stato per Kundalini un anno di consolidamento. La serie Kushi, ormai forte di un successo commerciale che dura dal 2015, è stata ampliata con tre nuovi modelli: una piantana e una sospensione caratterizzate da un vetro soffiato di grandi dimensioni, che ne determina il nome XL, e una lampada da tavolo che nonostante la sua semplicità presenta un interessante dettaglio, comune anche alla piantana, legato al processo di conificazione del tubo, che dona agli steli un aspetto elegante e slanciato.

Più complesso è invece il lavoro fatto con Penta Light, sviluppato con Anonima Luci. Quella con Penta è infatti una nuova collaborazione, nata verso la fine del 2018, che ha prodotto due apparecchi molto interessanti. Si tratta di due tipologie per me nuove e per nulla semplici, una lampada aggettante da parete e una da terra che per tutto il periodo dello sviluppo abbiamo definito “arco”; rappresentano una rottura con il passato di Penta molto forte dal punto di vista formale e tecnologico. 

Altura è un progetto che prende il via da una lunga ricerca sui sistemi di fissaggio delle canne da pesca, ma che prima di tutto nasce da una scomposizione della lampada arco in due elementi distinti e in relazione reciproca: un supporto (verticale), e un braccio (orizzontale).

Così nasce una lampada composta da uno stelo verticale in acciaio che termina con un “ricciolo” in cui si va a fissare un tubo orizzontale di alluminio; questo è attraversato da un cavo che termina con un paralume. Nel raccontarla mi accorgo ancora di più come gli elementi siano effettivamente consequenziali, nel progetto come nel pensiero. L’altro progetto presentato quest’anno si chiama Glifo e seppur mantenga molte caratteristiche della sorella Altura, come il paralume e l’ottica, nasce da un ragionamento molto diverso: un ragionamento grafico su una coppia di elementi lineari, che dalla parete portano una luce al centro della stanza. L’inclinazione del braccio aggettante disegna il paralume conico, e il prosieguo dello stesso elemento, con un cambio di materiale, diventa punto di presa per orientare la lampada nonché touch dimmer.

  • Glifo, Penta
  • Altura,Penta
  • Altura, Penta,
  • Dyomo, Modo
  • Altura, Penta
  • Altura, Penta

L’Italia è un bel luogo per essere designer? 
Lo è stato storicamente, e continua a esserlo per le stesse ragioni; esiste una cultura per il progetto trasversale che coinvolge grandi aziende, piccole imprese, botteghe artigiane e professionisti, e aggiungo che non solo l’Italia sia il miglior posto dove esercitare questa professione, ma che Milano sia in assoluto il posto ideale. E non lo sostengo solo perché abbiamo la Triennale e il Salone del Mobile o la Brianza dietro l’angolo, ma per l’energia culturale legata alla gente che gravita nell’universo creativo che va dall’editoria alla fotografia, dall’architettura alla moda, e per il flusso di idee che questa comunità genera. 

Valerio Sommella
Valerio Sommella è un designer industriale italiano, nato in Toscana e cresciuto a Milano dove si è laureato con lode al Dipartimento del Design del Politecnico di Milano. Ha trascorso i primi anni della sua carriera lavorando per importanti studi di design tra Milano e Amsterdam, prima di fondare Valerio Sommella Design Studio nel 2009. Nel corso degli anni il suo Studio ha sviluppato progetti per aziende come Alessi, Alcantara, Apple, Moooi, Kundalini, Calligaris, Honda, Falmec, Konica Minolta, Modo, Panasonic e molti altri.

L’articolo è originariamente apparso su LUCE n°328, 2019.