I SEMI DI LUCE DI LUIGI BUSSOLATI GERMOGLIANO NEGLI EDIFICI INDUSTRIALI


Bussolati
L.Bussolati Fare in luce, 2003

LA MOSTRA ALLA FONDAZIONE AEM DI MILANO

Luigi Bussolati alla fine degli anni ’90 è tra i giovani fotografi eredi di Gabriele Basilico e di Luigi Ghirri che nel bel mezzo del passaggio dalla fotografia analogica a quella digitale, scopre il potenziale della postproduzione e manipolazione delle immagini, trovando nel genere di fotografia industriale una opportunità di crescita professionale e di maturare un linguaggio sempre più approfondito intorno alla luce come strumento di rivelazione e riconfigurazione di paesaggi sospesi tra reale e immaginario.

Segna il suo percorso “Bovisa in Luce”, una ricerca fotografica incentrata sulla necessità di far conoscere questo importante sito di archeologia industriale italiano ( inserito nell’elenco dei siti di Interesse Nazionale ‘SIN’ dal ministero dell’Ambiente ), attraverso una pubblicazione aziendale, commissionata da l’ex Aem, dal 2008 a2a, volta a trasfigurare in maniera poetica il potenziale espressivo ed estetico dentro e fuori ai gasometri di Bovisa, già immortalati in pittura da Mario Sironi, ma non ancora con la fotografia. 

Luigi Bussolati, nato nel 1963 a Colorno (Parma), partendo dalla realizzazione di fotografie per questa azienda milanese che segna la storia dell’elettrificazione e lo sviluppo economico italiano, metaforicamente, dall’Emilia risale le rive del Po e approda nel cuore dell’energia a Milano. Camminando tra gli edifici degli ex impianti a gas, gli scheletri dei gasometri che svettano nel cielo non sempre terso milanese, abbandonati e silenti a Bovisa, dove nel 1905 è arrivata l’Union des Gaz, trova nell’energia della luce il codice distintivo del suo lavoro che illuminerà il suo percorso di ricerca incentrato sulle trasformazioni della città.

Bussolati
L.Bussolati Fare in luce, 2003

Lo conferma la mostra Come to light a cura di Andrea Tinterri (fino al 29 ottobre) ospitata alla Casa dell’Energia e dell’Ambiente Fondazione Aem (piazza Po 3, Milano), dove Bussolati racconta dieci anni di lavoro e di ricerca sul tema dell’industria, per esteso del paesaggio urbano, mirando a dettagli meccanici che poi si dissolvono in germinazioni naturali per finire con scenari quasi onirici e simbolici. Come lo si comprende guardano le sue incantevoli fotografie sospese nello spazio al primo piano della Casa dell’Energia come i Mobiles di Alexander Calder (1898-1976), scolpite dal buio.

Le immagini scelte dall’archivio dell’autore compilano un diario visivo delle sue ricerche tematiche, passando dall’industria alla natura e viceversa; una comprende l’altra nei suoi paesaggi visionari verso un futuro incognito.

La mostra è ideata come un ideale film composto da sequenze di fotografie, immagini calate dall’alto come un sipario che costringono il fruitore a guardare dal basso verso l’alto i dettagli selezionate dalla serie Fare in luce (2003-2018), Seminarium (2010-2013), Electronic Landspace (2014) fino a Salva-guarda (2018), in cui le colate di materiali plastici evocano forme organiche e le cause e gli effetti della plastica scaricata dagli umani nei mari e negli oceani.

Bussolati
L.Bussolati Seminarium-Lupinus albus, 2011

Così dall’intreccio tra industria e natura, trasmigrazioni dalla realtà alla fantasia, l’organico innaturale di Bussolati rende visibili microcosmi invisibili dalle forme misteriose e stranianti. E in questo caleidoscopio visionario, materiali industriali, tubi, circuiti elettronici, cilindri, metalli e una germinazione di semi quasi iridescenti disegnano deflagrazioni luminose nel buio cosmico, in cui il nostro sguardo si rigenera immaginando nuove forme dell’Antropocene.

L’allestimento teatrale della mostra sembra mappare una geografia visionaria ma oggettivamente possibile attraverso diversi elementi reali “disegnati” dalla luce, capaci di definire trasformazioni morfogeniche dell’Antropocene, in cui l’uomo stesso ha e continua a modificare gli equilibri naturali.

E in questo viaggio onirico dentro il potenziale espressivo della fotografia, industria e natura sono convergenti, come realtà e immaginazione, arte e riflessione scientifica, giocosità e rigore.

Bussolati
L.Bussolati Skin of the world, 2016

Le sue sono immagini performanti che invitano lo spettatore a riflettere sul nostro futuro, in particolare si fissano nella nostra retina indistinti “Big Ben” di materiali differenti, esplosioni di elementi pseudo organici, filamenti, larve e altro ancora che configurano mondi microbici infinitamente piccoli ingranditi in macroscopiche forme organiche misteriose fuoriuscite dal vaso di Pandora.

Sono fotografie fantascientifiche che preannunciano avveniristici universi artificiali, isolati, armoniosamente apocalittici in cui gli unici abitanti nel buio cosmico sono semi portatori di luce, presagi di nuova vita dato che la Terra è diventata quasi invivibile per eccesso di industrializzazione.

Chiude il percorso espositivo una video installazione immersiva in cui si materializza un respiro che si trasforma in una misteriosa galassia generata da vibrazioni e un pulviscolo celeste, dove lo spettatore resta sospeso tra l’umano, il meccanico e il naturale per naufragare negli abissi di paesaggi ignoti.

La mostra è aperta fino al 29 ottobre 2021