“Se queste mura potessero parlare”. Il progetto di Iginio De Luca per Apulia Land Art 2021


Apulia Land art
Coutesy photo©Iginio de Luca Apulia Land art

“Se queste mura potessero parlare”, chissà cosa racconterebbero. È  questo il titolo del progetto di Iginio De Luca, musicista, artista visivo, autore di video, installazioni, performance e insegnante di Decorazione e Installazioni Multimediali all’Accademia di Belle Arti di Frosinone, per Apulia Land Art Festival 2021, evento organizzato dall’Associazione UnconventionART per l’Arte Mai Vista che si occupa d’arte contemporanea, direzione artistica di Carlo Palmisano e curatela di Giuseppe Capparelli, con il supporto di Regione Puglia e Teatro Pubblico Pugliese. 

Il progetto artistico “La Storia è una protesta contro l’oblìo”, presentato il 18 giugno, è una installazione luminosa con alfabeto morse che trasforma le mura della Casa Rossa di Alberobello (BA), comune patrimonio UNESCO dal 1996 per i suoi trulli, tradizionali capanne in pietra a secco con il tetto composto da lastre incastonate a secco. È il risultato delle ricerche e delle indagini che l’artista ha compiuto durante i giorni di residenza per il festival stesso, a cui hanno partecipato anche, il Fabio De Chirico, direttore del Servizio I – Direzione Generale Creatività Contemporanea MIC, Michele Longo, sindaco di Alberobello, e Fabio Macaluso, presidente di Fondazione Casa Rossa. 

La Storia in questione è quella della stessa Casa Rossa, un grande masseria a due piani, con scantinati e circa trenta stanze, costruita a fine Ottocento per volere del sacerdote padre Francesco Gigante per ospitare un istituto agrario, ma divenuta nel 1940 campo di internamento per prigionieri ebrei, poi nel 1946 colonia di confino per ex fascisti, nel 1947 centro di accoglienza per donne e, infine, centro di raccolta profughi, un vero e proprio monumento alla memoria.

“De Luca è partito dalla volontà di donare voce e luce alla Casa, affidare a lei, come soggetto pensante e sensibile, la possibilità di parlare e comunicare all’esterno, modificando di fatto la percezione visiva ed emotiva che si ha dell’edificio, ormai storicizzato”, spiega Giuseppe Capparelli, curatore del progetto, visibile anche a chilometri di distanza.

“La dimensione collettiva e simbolica della Casa Rossa – spiega De Luca – diviene contenitore passionale che custodisce memorie, accumula vite, esperienze, sofferenze e gioie umane di generazioni passate e attuali. Sono vicende personali, regionali e nazionali, storie di immigrazione e disagio, storie religiose e belliche;  sopravvivenza e rinascita in un cortocircuito incessante e tutt’ora attivo tra privato e pubblico, intimità e condivisione”.                                                                             

Le persone hanno condiviso con l’artista le esperienze vissute e i loro pensieri più intimi dedicati alla Casa, facendo emergere un profilo identitario unico, profondo ed emozionale che è stato tradotto in un linguaggio universale. 

“Il risultato è stato un ribaltamento semantico, un transfert, nel quale la casa prende vita, attraverso vibrazioni luminose, come un cuore pulsante che brilla nel buio, con l’edificazione simbolica di un edificio parlante” che crea un unico messaggio, un collage verbale o poetico-visivo.

Attraverso la piattaforma hardware Arduino, composta da una serie di schede elettroniche, la Casa pulsa di un linguaggio luminoso in codice morse (accesa, spenta), con luci bianche a led proiettate sulle quattro pareti esterne che agiscono come segnalatori espressivi riproducendo frasi di grande impatto emozionale e significative relativamente alla storia dell’edificio e alle storie delle persone, che portano ad identificarsi empaticamente con la Casa Rossa. L’installazione luminosa è apparentemente fredda, cruda e diretta, giocata solo su acceso/bianco/presenza e spento/nero/assenza senza sfumature intermedie, un codice silenzioso e sintetico ma complementare al luogo stesso, e con un grande potenziale catartico del messaggio che, come un ponte, azzera lontananze e confini in un legame universale tra la Casa e le persone ad essa collegate. Suoni e fonemi sono esaltati dall’uso della voce, ma anche da moderne tecnologie che trasformano la parola in formula magiche, ad altro valore estetico.

La Frase trasmessa sulle pareti della Casa Rossa in codice morse
SPÜREN: termine tedesco che vuol dire percepire, sentire con tutti i sensi, i colori, gli odori i suoni; è l’equivalente di feeling in inglese.  Parola tratta dai diari di Hermann Hakel.
DER TRAUM: termine tedesco, il sogno.  Parola tratta dai diari di Hermann Hakel.
AZZURRA: nome della televisione che aveva la sede all’interno della Casa Rossa.
FELICITÀ: titolo del Valzer rondò scritto da Charles Abeles nel 1941 e dedicato al suo padrino Francesco Nardone.
SETTANTA VOLTE SETTE PIÙ UNA: frase raccontata a Iginio De Luca da un ex educatore della Casa Rossa riguardo lo spirito cristiano del perdono da adottare anche con i ragazzi ospitati nella Casa. Il “più uno” lo incise un ragazzo su un banco volendo segnalare che anche lui doveva essere perdonato una volta in più, avendo una mamma prostituta e un padre in galera.
CULLA ALLE ORTICHE: frase detta da un alberobellese che da ragazzo andava nelle colonie estive, ospite della Casa Rossa. Per lui adesso la Casa è una culla buttata alle ortiche.
ALABASTRO vicino alla Casa ci sono cave di alabastro che servivano per realizzare oggetti e sculture sacre per il Vaticano.
CENTOCINQUANTA SIGNORINE: le donne ospitate nella Casa, prostitute, indossatrici, attrici, collaborazioniste.
UNA SOLA PORTA: l’architettura del trullo, un solo accesso dove si entra e si esce.
DIVIDERE IL NULLA: indica la metafora verbale per esprimere la massima povertà della gente di Alberobello nella storia, povertà che era anche all’interno della Casa Rossa.