Le dimissioni di Claudio Luti da presidente del Salone del Mobile


Claudio Luti

Il Consiglio di amministrazione di Federlegno Arredo Eventi spa ha ricevuto le dimissioni di Claudio Luti dalla presidenza del Salone del Mobile.Milano, e conferma che a oggi non è stata ancora assunta alcuna decisione inerente l’organizzazione del Salone del Mobile, annunciato alcuni mesi fa dal 5 al 10 settembre prossimo. Ogni decisione, spiega la nota, è rimessa alla valutazione del CdA della società, che si riunirà nei prossimi giorni.

Per il presidente Luti “Non ci sono più le condizioni per perseguire una mia visione di compattezza del settore per il bene comune. […] Rispetto le decisioni di tutti, ma non condivido la volontà di non fare squadra in un momento così delicato e di rinunciare almeno a provare a definire un percorso concreto per fare quello che potrebbe essere il Salone simbolo della ripresa del Paese. […] Certamente riconosco le difficoltà e anche le incognite che ci impediscono ora di chiarire tutte le incertezze date dallo scenario pandemico ancora incombente. Ma quello che conta per me è la comune volontà di intenti, che è venuta a mancare”.

Dichiarazioni rilevanti, da parte di un autorevole imprenditore e manager, presidente di Kartell e dal 2012 al 2014 presidente di Cosmit, società di Federlegno-Arredo che organizza il Salone del Mobile di Milano, di cui è (stato) presidente dal 2017. Claudio Luti, inoltre, è stato socio fondatore in Gianni Versace spa e vi ha operato come amministratore delegato contribuendo al suo grande successo internazionale. Nel dicembre 2018 è stato nominato con Stefano Bordone nel CdA della Fondazione La Triennale di Milano in rappresentana del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

Un passo indietro. Nei primi giorni di aprile 2020 avevamo scritto, sotto il titolo “Il Salone del mobile nel 2021 e poi?”,che il Salone del Mobile.Milano sospendeva l’edizione 2020 riprogrammando l’appuntamento l’anno successivo, dal 13 al 18 aprile 2021. Questa data era poi stata di nuovo spostata, come è avvenuto gioco forza per altre centinaia di appuntamenti tra convegni, congressi, fiere ed eventi italiani e internazionali. Notizie, tra altre ancor più drammatiche e dolorose, che in quelle settimane imperversavano (e s’attendevano) per la grave situazione in cui si trovava il nostro Paese, assieme ad altri Paesi in Europa.

Una notizia che segnava e colpiva ancor più profondamente la “città che sale”, la sua regione Lombardia, ma soprattutto un settore creativo e produttivo molto importante per l’Italia: quello del made in Italy, volano di una industria nazionale di qualità e di grande richiamo internazionale. Il Salone del Mobile di Milano è infatti la più importante fiera dell’arredamento del mondo, così come Light + Building a Francoforte rappresenta l’illuminazione.

L’edizione 2021 sarebbe stata allora diversa, occasione per celebrare il 60° anniversario del Salone del Mobile, un appuntamento speciale per tutto il settore, e una edizione che avrebbe rappresentato non solo una festa per il sessantesimo compleanno della fiera ma anche una nuova e grande opportunità di rilancio per le imprese e per tutta la filiera che lavora in sinergia con il Salone e per la città che lo ospita, di cui rappresenta il momento più internazionale insieme alla Prima del Teatro alla Scala, alle sfilate di alta moda. Con una differenza non da poco: il milione e più di ospiti che accoglie nei cinque giorni della manifestazione tra Salone e Fuori salone.

Per la prima volta veniva annunciato che tutte le biennali si sarebbero presentate insieme al Salone Internazionale del Mobile, al Salone Internazionale del Complemento d’Arredo, a Workplace 3.0, S.Project e al Salone Satellite. Dunque, oltre a Euroluce, già prevista nel 2021, anche EuroCucina, con il suo evento collaterale FTK – Technology for the Kitchen, e il Salone Internazionale del Bagno. Una decisione nata dallo stato di necessità, ma forse anche dalla volontà di recuperare in una sola manifestazione le diverse edizioni che ogni anno il Salone organizza, alternandole un anno sì e uno no, con i diversi settori, pur sempre arredamento, che accompagnano quello annuale e principale del mobile, che negli ultimi anni sollevava meno taciti interrogativi sulla sua costante, immutabile periodicità.

Il perdurare della situazione di emergenza, che si stava espandendo in quasi tutti i paesi del mondo, aveva poi portato i vertici del Salone del Mobile alla scelta del rinvio. Le condizioni che avevano indotto lo spostamento da aprile a giugno, annunciato il 25 febbraio 2021, erano di nuovo completamente cambiate: “Si è cercato di mantenere fino all’ultimo la data di giugno per consentire un regolare svolgimento della manifestazione, ma lo scenario che si profila oggi ha subito un mutamento totale e le incertezze per il medio periodo non consentono di confermare lo svolgimento del Salone”. Da qui lo spostamento di data dal 5 al 10 settembre, per una unica e grande Manifestazione di sistema.

Occasione, scrivemmo allora, che avrebbe potuto rappresentare un’occasione storica, e forse oramai necessaria per successivamente dare avvio a nuove idee, progetti, strategie per il futuro; per cominciare a pensare alle molte incertezze che il dopo emergenza avrebbe presentato non solo a questo importante comparto, ma all’intero Paese, dunque anche a una realtà espositiva consolidata da decenni di successi come il Salone del Mobile. Tutto ricomincerà come prima? Domanda difficile cui rispondere. Da qui forse l’occasione colta allora dai vertici del Salone del Mobile di pensare a un’unica e sola grande edizione biennale “vetrina del design italiano e internazionale”, magari nei successivi anni anche distribuita su più ampi territori della Città Metropolitana. Volano dunque innovativo non solo per Milano, ma anche occasione utile di ripensare al sistema espositivo nazionale e internazionale, alle piccole fiere – alcune delle quali non reggeranno nel futuro, perché prive di servizi e di obiettivi chiari –, o a quello che alcune hanno rappresentato per la crescita di piccole città o per il consolidarsi a Milano di una Facoltà di Design a livello mondiale (Politecnico di Milano) e di molte scuole private affini che li sono poi sorte, ecc. Un’occasione per riflessioni sul significato della parola design e su temi – quali arredamento, casa, abitare, ambiente, modelli di produzione, qualità, personale qualificato e competente – importanti per tutto il Sistema del Made in Italy e di cui si sta scrivendo molto di questi tempi, alcuni parlando di chiusura dell’epoca delle delocalizzazioni, di industria a chilometro zero, del tornare a casa, dell’imminente rivoluzione digitale.

In attesa di conoscere le decisioni sul prossimo e atteso Salone del Mobile 2021, per cui le dimissioni del presidente Luti fanno pensare a un ulteriore slittamento, ecco l’occasione per pensare con uno sguardo franco ai cambiamenti che ci attendono, capaci però di anticiparli per continuare a produrre e offrire cose belle al mondo.