UN “SOLE ARTIFICIALE” PER TORNARE A VIVERE GLI SPAZI PUBBLICI


Urban Sun
Photo©Studio Roosegaarde

Improvvisamente il nostro mondo è pieno di barriere di plastica e adesivi di distanziamento, la nostra famiglia ridotta a pixel sullo schermo di un computer. Cerchiamo di essere gli architetti della nostra nuova normalità, e di creare luoghi per incontrarsi e interagire

Daan Roosegaarde

Daan Roosegaarde non smette di stupire. Sul suo lavoro scenografico che unisce arte, tecnologia e ricerca ne avevamo già scritto recentemente; Jacqueline Ceresoli ci parla dell’artista olandese e descrive l’immensa opera Grow, incentrata sul valore dell’agricoltura, dell’importanza della sua difesa e della sostenibilità ambientale. 

Urban Sun
Photo©Studio Roosegaarde

Ancora una volta Studio Roosegaarde “utilizza la tecnologia come strumento immaginifico e poetico per indagare” – citando sempre Ceresoli – e presenta al mondo la sua ultima installazione: Urban Sunil primo “sole urbano” al mondo che depura gli spazi pubblici dal coronavirus.

Roosegaarde studia il potere della luce da molti anni; il progetto autofinanziato Urban Sun è stato avviato già nel 2019, ma la pandemia l’ha difatti reso molto più urgente.

Con il suo team di designer, insieme ad esperti esterni e scienziati provenienti da Paesi Bassi, Stati Uniti, Giappone e Italia, Studio Roosegaarde ha dimostrato come la luce possa essere usata per migliorare il nostro benessere: Urban Sun è un’installazione sospesa nell’aria che, generando un fascio di luce ultravioletta a una specifica frequenza, sanifica dove illumina e consente un’ulteriore modalità di protezione e sicurezza.

  • Urban Sun
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Urban Sun è una piattaforma per incontrarsi in modo più sicuro e può essere esposta in qualsiasi tipo di spazio pubblico; puntando a rendere più accessibili e sicuri i festival culturali, gli eventi sportivi, le piazze pubbliche, i cortili delle scuole e in generale i luoghi d’incontro.

La ricerca mostra che la specifica luce ultravioletta (far-UVC) con la lunghezza d’onda di 222 nanometri può ridurre la presenza di virus, tra cui vari ceppi di coronavirus e virus dell’influenza, fino al 99,9%

Urban Sun
Photo©Studio Roosegaarde

Se la tradizionale luce UV da 254 nanometri è dannosa, questo raggio di luce specifico a 222 nanometri è considerato sicuro sia per le persone che per gli animali. La fonte di luce UV proiettata è misurata e calibrata dall’Istituto Nazionale di Metrologia Olandese VSL e soddisfa la Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti (ICNIRP).

L’opera Urban Sun è stata valutata positivamente da ricercatori di tutto il mondo, tra cui la Columbia University, il Dutch Council of Public Health & Society e l’Università di Hiroshima.

  • Urban Sun

Le principali autorità in materia hanno giudizi molto favorevoli sul progetto:

  • Carlo D’Alesio di Meg Science e professore del Politecnico di Milano: “Le simulazioni virtuali indicano un impatto positivo dell’Urban Sun nella riduzione dei coronavirus trasportati dall’aria negli spazi pubblici” (per approfondire l’argomento UVC, LUCE ha pubblicato sul numero 334 un articolo molto dettagliato: “UVC- l’arma invisibile”, di Piero Santoro, CEO Meg, pag. 102).  
  • Matthew Hardwick PhD, presidente di ResInnova Laboratories, Washington D.C., che lavora con il suo team di esperti di virus e microbiologi: “L’uso di 222nm far-UVC nello spazio pubblico, come in Urban Sun, dovrebbe dimostrare di essere sicuro ed efficace”.
  • Il professor Karl Linden, premiato innovatore nelle tecnologie UV e membro fondatore del consiglio dell’Associazione Internazionale Ultravioletti (IUVA), Colorado: “Urban Sun è stimolante. Renderà gli spazi pubblici più sicuri e non vedo l’ora di visitare luoghi dove questo “sole urbano” brillerà”.

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