Approvato il programma InvestEU per il 2021-2027 Particolare attenzione alle PMI


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Durante la plenaria dell’8-11 marzo, a Bruxelles i membri del Parlamento Europeo hanno approvato il programma InvestEU per il 2021-2027, di cui Irene Tinagli, presidente della commissione problemi economici e monetari del Parlamento Europeo, è stata relatrice col collega José Manuel Fernandes. Un risultato importante che ha coronato due anni di intenso lavoro della commissione.

Il programma fa seguito al Fondo europeo per gli investimenti strategici istituito nel 2015 come incentivo agli investimenti pubblici e privati in Europa che rappresentava la colonna portante del Piano Juncker col compito di raccogliere gli strumenti finanziari volti a sostenere gli investimenti decisivi per la crescita economica dell’Europa. Annunciato nel 2014 da Jean-Claude Juncker quando fu eletto presidente della Commissione Europea, allo scopo di introdurre programmi volti a colmare il divario degli investimenti necessari all’UE per superare gli effetti della crisi finanziaria ed economica del 2008. 

L’idea alla base del Fondo europeo era quella di utilizzare risorse limitate dal bilancio dell’UE per offrire garanzie alla Banca Europea per gli investimenti. In questo modo, quest’ultima poteva approvare anche i progetti più rischiosi, che normalmente avrebbe rifiutato, incoraggiando così altri investitori a partecipare.

L’obiettivo allora era quello di mobilitare circa €500 miliardi in investimenti pubblici e privati per progetti in tutta l’UE entro la fine del 2020. Ma all’orizzonte, allora, non c’era la crisi provocata dalla pandemia di COVID-19 in Europa e nel mondo, e in particolare gli obiettivi precisi e importanti a lungo termine dell’UE di un futuro verde e digitale.

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L’InvestEU approvato nei giorni scorsi a Bruxelles – non senza ostacoli, poiché, ricordiamo, nel luglio 2020 alcuni Stati membri avevano pensato di tagliare drasticamente il programma – sarà in grado di mobilitare fino a 400 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati in Europa per i prossimi sette anni: 2021- 2027, sui seguenti macro interventi: infrastrutture sostenibili; ricerca; innovazione e digitalizzazione; piccole e medie imprese, competenza e investimenti sociali.

Ricordiamo che almeno il 30% degli investimenti nell’ambito di InvestEU deve essere diretto al raggiungimento degli obiettivi climatici europei e che i progetti di investimento che ricevono il sostegno europeo saranno esaminati al fine di determinare il loro impatto ambientale.

Da sottolineare non come fattore marginale la reintroduzione dello “Strumento di sostegno alla solvibilità” che permette di ricapitalizzare le piccole e medie imprese, nel nostro Paese asse importante se non strategico della nostra economia colpite duramente dalla crisi COVID-19. Per cui strumento di sostegno al capitale, diverso dai prestiti che finiscono per rendere le imprese troppo indebitate, ha dichiararo Irene Tinagli che con José Manuel Fernandes ha condotto il lungo negoziato. Sottolineando che l’aver incluso anche la possibilità di sostenere il capitale delle PMI è “forse il risultato più importante che noi, in quanto Parlamento Europeo, abbiamo raggiunto” durante il processo decisionale.

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Non ci addentriamo troppo nel programma InvestEU, ci limitiamo ad evidenziare alcuni punti essenziali:

  • garanzia dell’UE pari a €26,2 miliardi che permetterà ai partner d’investimento di assumere rischi più elevati e di sostenere progetti a cui avrebbero altrimenti rinunciato
  • la Banca Europea per gli investimenti continuerà a essere il principale partner, ma anche le banche nazionali per il sostegno alle imprese dei paesi europei e le istituzioni finanziarie internazionali avranno accesso diretto alla garanzia dell’UE
  • il sostegno ai progetti dovrebbe a sua volta attirare altri investitori, per cui ci si aspetta che il programma InvestEU possa mobilitare più di €372 miliardi di investimenti in tutta l’Unione Europea.

Tornando in Italia, vista dall’Europa o meglio da Bruxelles, e ai problemi da affrontare a seguito di questo programma che potremmo anche chiamare di una nuova Europa, in una intervista al Foglio la relatrice italiana Irene Tinagli – laurea alla Bocconi di Milano col massimo dei voti e lode; laurea magistrale e dottorato in politiche pubbliche e amministrazione all’Università Carnegie Mellon di Pittsburgh – alla domanda com’è il cammino italiano verso il piano, ha risposto: “Alcuni pilastri sono comuni a tutti e si vede uno sforzo comune in cui le differenze sono davvero minime. Vale per l’indicazione come capitoli essenziali delle infrastrutture sostenibili, della transizione ecologica, della digitalizzazione. Sarà soprattutto sul fronte delle riforme che si differenzieranno perché ciascuno ha le proprie debolezze strutturali su cui intervenire”. E sulla questione della governance? Tinagli ha detto: “Il regolamento e le linee guida della commissione chiedono che ci sia un referente in grado di assumere le responsabilità anche politiche delle scelte che vengono fatte e che abbia anche i mezzi per gestire e coordinare questo piano e c’era una preferenza perché si utilizzassero risorse umane esistenti, uffici che avessero già al loro interno l’esperienza nella gestione di fondi e piani complessi europei come quello che attendiamo a breve.Poi certo gli stati sono liberi di organizzarsi, ma incardinare il recovery plan all’interno del Mef, con un ruolo di coordinamento degli altri ministeri, mi sembrava sin dall’inizio la cosa più naturale. È ciò che la Francia ha fatto subito. Poi ovviamente va coinvolto il Parlamento, oltre alle parti sociali e alle amministrazioni locali”.

Un programma ambizioso InvestEU capace di afffrontare le sfide del nostro tempo. Un programma che evidenzia il cambiamento nel cammino dell’Europa.

Relazione piano InvestEU di Irene Tinagli al Parlamento Europeo