Energy&Strategy Group, School of Management Politecnico di Milano. Presentato il II Smart Building Report: quale lo stato dell’arte?


Smart Building Report 2021

Ha superato gli 8 miliardi di euro il volume complessivo di investimenti in Smart building in Italia nel 2019, ma solo 2 miliardi – relativi al 25% degli interventi effettuati – hanno riguardato soluzioni effettivamente smart, capaci cioè di trasformare o dotare un edificio di “intelligenza” e autonomia di gestione. Una cifra ancora limitata dovuta alla scarsa consapevolezza dei concreti vantaggi che questo tipo di edifici può assicurare ai suoi occupanti in termini di risparmio energetico e sicurezza, salute e benessere. Un dato tuttavia destinato a crescere nel prossimo decennio come spiegato nello Smart Building Report 2020 redatto dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, giunto alla seconda edizione e presentato nei giorni scorsi.

L’analisi è stata condotta in collaborazione con le molte aziende partner e incrociando i dati di varie fonti con un buon numero di interviste a operatori del settore.

Federico Frattini

Federico Frattini
Vicedirettore dell’E&S Group del Politecnico di Milano


Ne ha parlato Federico Frattini, vicedirettore dell’E&S Group del Politecnico di Milano ed estensore della ricerca: “Non è però ben chiaro a tutti cosa si intenda per edifici intelligenti e quali e quanti vantaggi possano portare a chi li occupa. Lo Smart building è una costruzione i cui impianti sono gestiti in maniera intelligente e automatizzata da un’infrastruttura di supervisione e controllo, in modo da minimizzare il consumo energetico e garantire il comfort, la sicurezza e la salute degli occupanti, oltre ad assicurare l’integrazione con il sistema elettrico. La sensoristica installata infatti dà la possibilità non solo di gestire l’utilizzo di energia, ma anche di monitorare le prestazioni di un impianto e intervenire in caso di malfunzionamento prima ancora che il guasto si verifichi. Gli Smart building sono caratterizzati da elevati protocolli in salute e sicurezza, delle persone e degli asset, e assicurano comfort e qualità di vita migliori”. 


Nel Report si dà conto di diversi temi: dallo sviluppo dello Smart Readiness Indicator- SRI (l’indicatore che misurerà il grado di “smartness”di un edificio in modo omogeneo in tutta Europa) all’evolversi della normativa, alla buona accoglienza del Superecobonus, che rappresenta l’inizio di un percorso di riqualificazione del parco immobiliare italiano. Lo studio conferma le attese nel medio-lungo periodo sul ruolo delle startup, destinate a influenzare le strategie di innovazione e i modelli di business.
Lo Smart Building ad uso abitazioni, uffici, centri commerciali, banche, ospedali, hotel è infatti un ecosistema in grado di offrire diversi servizi suddivisi in sei aree: Energy, Safety, Security, Comfort, Health, General services. 

Riguardo agli investimenti effettuati sono così ripartiti: il 75% Building devices&solutions,  il 25% è ripartito in modo omogeneo tra Automation technologies (13%), la sensoristica finalizzata alla raccolta dati, e Piattaforme di gestione e controllo (12%)

Gli sviluppi attesi al 2025 
“Molto dipenderà dall’andamento del mercato immobiliare, ha spiegato Frattini, il rinnovamento del parco tecnologico e la penetrazione di tecnologie smart, oggi non ancora sufficientemente diffuse, sono strettamente correlati allo sviluppo del comparto edilizio, che in Italia è molto più vecchio rispetto alla media europea. La realizzazione di nuovi edifici e la ristrutturazione di quelli esistenti, comprese le riqualificazioni di alcune aree dismesse, sono infatti al centro delle principali modifiche urbanistiche che molte città italiane vareranno nel prossimo decennio, interventi che fungeranno da traino al mercato degli Smart building”.

Riguardo al comparto delle Automation technologies e delle piattaforme di controllo e di gestione dopo lo stallo del 2020, è stato stimato che il volume di investimenti nello scenario moderato registrerà una crescita media del 16% annuo. Il mercato della sensoristica e degli attuatori si attesterà intorno a 2,7 miliardi di euro nel 2025; invece le piattaforme di raccolta, elaborazione e analisi dei dati acquisiti raggiungeranno i 2,5 miliardi.

Il mercato Smart Readiness Indicator 
È stato chiesto a 60 player e dalle risposte è emerso interesse verso questo strumento, reputato dal 65% molto utile per classificare gli edifici attraverso un unico indice. Il 60% concorda nel considerare possibile l’applicazione dello SRI in tutte le fasi di vita del building, dalla progettazione all’utilizzo, poiché permette di scegliere e garantire il livello tecnologico e di intelligenza adeguato all’uso che si intende farne. Le attese sono che questo strumento possa produrre numerosi benefici, stimolando investimenti e promuovendo lo sviluppo tecnologico.

Gli ostacoli da superare: la necessità di reperire dati da fonti diverse ed eterogenee, la mancata definizione di un indice customizzato in funzione della tipologia di edificio, la poca chiarezza sui benefici economici ottenibili da un aumento del livello di intelligenza e le caratteristiche del soggetto responsabile del rilascio della certificazione. Nel nostro paese non potevano mancare ulteriori difficoltà legate alla lentezza con cui le normative europee vengono recepite, alla vetustà del parco edilizio italiano e all’impossibilità di effettuare una stima precisa dei benefici ottenibili. Questi fattori fanno sì che nel contesto italiano lo strumento sia ritenuto applicabile assai meno (-23%) rispetto alla media europea.

Dalla ricerca emerge l’elevata complessità nella definizione e costruzione dell’indicatore e la necessità di ridefinire alcuni passaggi per garantire una valutazione a 360° della smartness ell’edificio, poiché ora la valutazione è per lo più incentrata sull’aspetto energetico, che sottovaluta altri fattori importanti come la salute, il benessere, la sicurezza e l’integrazione dei servizi.

Superecobonus
Dalle analisi e dalle interviste effettuate con gli operatori del settore emerge come il Superecobonus abbia riscontrato un grande interesse da parte del mercato, e tuttavia si sia faticato a convertirlo in domanda reale a causa dell’incertezza sull’estensione del periodo di validità, dell’obbligo di congruità urbanistica e dell’assenza di indicazioni sui processi di controllo successivi all’investimento. Da qui la necessità di promuovere azioni di sensibilizzazione mirata e chiara per illustrare i benefici che derivano dall’introduzione di determinate tecnologie, al fine da stimolare la riqualificazione del parco immobiliare italiano.


Le startup attive in ambito Smart Building 
L’analisi delle startup ha permesso di evidenziare i principali trend tecnologici e di innovazione legati agli Smart building, destinati a impattare sui modelli di business degli operatori di mercato. Il campione analizzato comprende 150 startup europee, statunitensi o israeliane private fondate tra il 2015 e il 2019, con almeno un finanziamento raccolto. Le startup italiane purtroppo sono ancora poche, nonostante l’Europa sia meglio rappresentata rispetto agli Stati Uniti, che però hanno realtà mediamente più giovani e in grado di attrarre maggiori capitali di finanziamento (72% del totale). L’ambito Building devices&solutions risulta essere il più rilevante (79%), per il 40% rappresentato da tecnologie di efficienza energetica. Negli ultimi anni è però cresciuto l’interesse per le soluzioni di Security e Comfort, che nonostante il numero inferiore hanno raccolto maggiori finanziamenti complessivi.