La riscoperta delle spettacolari scenografie neroniane: La Domus Transitoria sul Palatino


Domus Transitoria
L’ingresso al ninfeo da una delle scalee originali di accesso. Alla base della scala si vede lateralmente il frons scenae e sullo sfondo si nota una delle fondazioni di epoca flavia che hanno frammentato lo spazio antico.

Sono stati aperti al pubblico i suggestivi ambienti ubicati sul Palatino sotto la Cenatio Iovis della Domus Flavia, appartenenti alla prima reggia dell’imperatore Nerone, la cosiddetta Domus Transitoria, costruita prima del grande incendio del 64 d.C. Il complesso rappresentava una sperimentazione di palazzo imperiale ispirato a modelli orientali, secondo l’ipotesi che si estendesse tra il Palatino e gli Horti di Mecenate sull’Esquilino e che fosse “un complesso articolato, costituito da padiglioni distribuiti in un ampio spazio urbano. Naturalmente la politica edilizia nasconde un’ideologia. Dietro le scelte architettoniche e urbanistiche di Nerone non si cela il vaneggiante disegno di un folle, ma un preciso messaggio politico: importare a Roma un modello di potere rigidamente monocratico e dispotico, mutuato dall’Egitto tolemaico, incentrato sul culto della personalità del sovrano regnante”, come spiega l’architetto Stefano Borghini.

Due scale di accesso conducevano a un ampio spazio aperto, con una fontana costruita come frons scaenae di teatro, ornata di nicchie e arricchita da una cascata d’acqua con zampilli. Di fronte si apriva un triclinio estivo a padiglione con colonne di porfido e pilastri in marmi policromi. L’acqua era l’elemento caratterizzante del complesso: scendeva da cascate a gradini nel ninfeo principale e nelle sale che si aprivano ai lati.

Domus Transitoria

Scorcio degli ambienti laterali attraverso gli squarci di passaggio nelle sostruzioni flavie. Si nota in primo piano una delle cascatelle d’acqua riproposta con l’illuminazione evocativa e i lacerti della ricca decorazione pavimentale.

Come descrive l’archeologo Alessandro D’Alessio, “Questa meravigliosa quinta, vivacizzata proprio dall’increspato, rinfrescante e melodioso scorrere e zampillare dell’acqua, poteva essere ammirata e comodamente goduta dal pur sfarzoso padiglione elevato sul lato opposto. Al suo interno, verosimilmente adagiato su una kline, l’imperatore trascorreva il tempo al riparo dalla calura estiva, oziando o discutendo con dignitari e ospiti; ai suoi piedi, una vasca a zampillo impreziosiva il padiglione in un gioco di rimandi e consonanze di luce e sciabordii d’acqua”. Il percorso di visita, attraversati una serie di squarci nelle fondazioni del successivo palazzo dei Flavi, porta a una grande latrina, per concludersi in un ambiente con una grande parete rossa con tracce dell’originaria decorazione a foglie ed elementi vegetali.

Fatta costruire per sé una casa che dal Palatino andava all’Esquilino, dapprima la chiamò Transitoria; poi, quando un incendio la distrusse, la fece ricostruire e la chiamò Aurea
G. SVETONIO, Vita di Nerone, 31-

Una progettazione complessa e multidisciplinare
Tutte le superfici orizzontali e verticali degli ambienti erano rivestite di preziosi marmi colorati, le volte erano affrescate, stuccate, dorate e arricchite da pasta vitrea e finti lapislazzuli. Come illustra l’architetto Maria Maddalena Scoccianti, “il progetto di allestimento è stato impostato su tre punti forti: la pavimentazione, l’illuminazione, l’apparato multimediale. Per delimitare e rendere agevole il percorso dei visitatori e nello stesso tempo preservare le porzioni di pavimentazione originaria, sono stati realizzati vassoi pavimentali in ferro e battuto che contengono e nascondono le canalizzazioni impiantistiche, oltre a sostenere i dissuasori che delimitano le parti accessibili degli ambienti. L’illuminazione favorisce la lettura archeologica del monumento, mettendo in risalto il grande ninfeo e gli originali dettagli architettonici ancora conservati; l’apparato multimediale si spinge, infine, là dove un severo restauro conservativo non oserebbe mai, abbattendo virtualmente le grandi sostruzioni della Domus Flavia, riaccendendo gli zampilli delle fontane e il luccichio dell’oro e dei colori vivacissimi che animavano la domus neroniana”.

Il progetto della luce propone la lettura del monumento attraverso la distinzione tra le porzioni originariamente coperte e gli spazi che erano a cielo aperto. Con la calibratura e la differenziazione degli effetti luminosi è stata realizzata una ricostruzione visiva, essenziale per la comprensione di spazi oggi profondamente trasformati e per la rievocazione delle condizioni originarie di illuminazione naturale. Il ninfeo è oggi coperto da un moderno solaio con lucernari e gli spazi antichi, rispetto alla loro configurazione planimetrica originaria, sono tagliati dalle possenti fondazioni di successivi grandiosi palazzi, rendendo difficile la comprensione.

Domus transitoria
Vista del fronte della fontana prima dell’intervento. Sono evidenziati alcuni obiettivi del progetto della luce: annullamento visivo del solaio moderno e delle possenti fondazioni di epoca flavia, illuminazione “naturale” diffusa sul fronte del ninfeo.

Altre criticità hanno riguardato l’integrazione impiantistica (distribuzione, inserimento dei driver e del quadro elettrico) nel rispetto del monumento e le critiche condizioni termo-igrometriche. Questi temi hanno richiesto particolari cautele nelle scelte progettuali. Il progetto di valorizzazione scientifica è arricchito da tre installazioni multimediali – una proiezione, delle postazioni con visori per realtà virtuale, un videomapping –,
che rappresentano, come sostiene Stefano Borghini, “un esempio concreto di come i percorsi di indagine scientifica e gli studi prodotti dalle osservazioni sul campo, coadiuvati e integrati dalle nuove tecnologie, possano trasformarsi in potentissimi strumenti di ricerca storico-architettonica da un lato, e di comprensione e divulgazione dall’altro”.

Il progetto della luce
Studiando il ninfeo è scaturita anzitutto l’osservazione che il moderno solaio in cemento con lucernari era “fuori contesto”, anche perché la sua presenza determinava la sensazione di trovarsi in uno spazio confinato, mentre in antico vi erano parti a cielo libero, caratterizzate dalla luce diffusa del giorno, e altre zone in ombra, come il pavimento sotto il padiglione dell’imperatore e le porzioni pavimentali degli spazi laterali che originariamente si affacciavano sul cortile. Si era poi persa la presenza del ninfeo, protagonista di tutta l’ambientazione, di certo caratterizzato in antico da una luce diffusa, arricchita dai riflessi degli zampilli dell’acqua, proveniente anche dalle due scale di accesso. Infine era perduta la propagazione della luce naturale negli ambienti laterali attraverso le finestre alte.

Domus Transitoria
I visitatori, grazie alla ricostruzione virtuale dello specus aestivus, possono rivivere le emozioni provate da chi entrava in questi ambienti e contemplava le decorazioni policrome delle superfici con la luce diurna.

Per riproporre e suggerire l’originaria relazione degli spazi architettonici con gli esterni e la luce naturale, oggi non più apprezzabile, sono stati definiti gli obiettivi del progetto:
– ridefinire, per mezzo della luce, l’originaria configurazione geometrica degli spazi, lasciando in ombra le possenti strutture murarie delle fondazioni realizzate successivamente dai Flavi e il moderno solaio con i lucernari;
– rievocare con la luce artificiale gli originari rapporti chiaroscurali delle parti coperte rispetto a quelle a cielo libero, utilizzando la provenienza della luce, la sua intensità e le sue caratteristiche cromatiche;
– ristabilire gli equilibri tra gli elementi della scenografia: il ninfeo, il padiglione dell’imperatore e il resto dell’ambiente principale, riproponendo la presenza dell’acqua.

Domus Transitoria

Uno degli ambienti laterali che si affacciavano sulla corte scoperta, con la ricca decorazione delle volte e il passaggio verso la grande latrina.

Il perimetro dello spazio originario è stato individuato anche nella grande latrina, un tempo ambiente unico, ora diviso da un muro di fondazione, mantenendo il tema della luce diurna dall’alto, ripreso anche con la luce artificiale. Infine, nell’ambulacro con la scala è stato focalizzato l’affresco a parete, con tecnica a proiezione, eliminando del tutto la luce radente prodotta dal lucernario soprastante. Sono stati individuati i punti focali del progetto:
– evocazione della luce diurna sui piani orizzontali e verticali e simulazione dinamica: nei vani dei lucernari del solaio sono stati installati proiettori con Led dynamic white e ottiche diversificate, per riproporre la provenienza dall’alto della luce; collaborano dei pannelli diffondenti, ugualmente con tecnologia per bianco dinamico.
– valorizzazione di particolari architettonici o elementi decorativi parietali o pavimentali: nei lucernari sono installati alcuni proiettori con ottica regolabile da 15° a 50°.
– tema dell’acqua: gli antichi percorsi dell’acqua, in vasche o cascatelle, sono stati segnati con la luce utilizzando apparecchi con tecnologia RGB, con i quali è possibile creare gamme cromatiche della luce, sia per i toni del bianco freddo, sia per la realizzazione di leggere cromie nei toni evocativi del blu.
– attraversamento delle fondazioni: si è posto l’accento sulla dimensione delle possenti fondazioni realizzate dai Flavi, illuminando i tagli effettuati per l’attraversamento delle stesse con effetti di luce radente con provenienza dal basso. Sono stati usati apparecchi con ottica ellittica, schermati e con cromaticità più calda.
– percorsi di connessione: per i percorsi di connessione e raccordo tra i vari livelli di calpestio sono stati previsti elementi luminosi lineari miniaturizzati con ottica diffusa, integrati nei corrimani.
– la grande latrina: l’illuminazione artificiale ripropone, con cromaticità diurna, la luce diffusa dall’alto come era anche in antico. Piccoli proiettori forniscono leggere accentuazioni sui particolari architettonici e decorativi.
– l’ambulacro con scala: è stato valorizzato il grande affresco a parete usando l’illuminazione a proiezione, in grado di aiutare la sua non facile lettura allo stato attuale.
– illuminazione di sicurezza: sono stati installati apparecchi di orientamento nei carter metallici verticali progettati per gli attraversamenti impiantistici.
Altri apparecchi antipanico sono stati alloggiati nei vani dei lucernari; i moduli lineari per i percorsi di connessione sono stati previsti con funzionamento anche in emergenza.

Domus Transitoria
Due viste della grande latrina illuminata dall’alto. L’ambiente antico, di forma rettangolare, è stato tagliato dalle possenti murature di fondazione. Lungo le pareti sono ancora collocati i banconi rivestiti da lastre di travertino con i caratteristici fori a forma di buco della serratura. Si notano anche le impronte delle antiche carpenterie lignee, riutilizzate per i collegamenti elettrici verticali e la collocazione di piccoli proiettori e apparecchi segnapasso.

L’alimentazione e il controllo di tutti gli apparecchi di illuminazione avvengono con driver DMX, integrati nei proiettori o remoti centralizzati nel quadro di alloggiamento. Il sistema di controllo gestisce le accensioni e le scene, anche in coordinamento con gli apparati multimediali durante le visite. L’illuminazione, fortemente correlata alle installazioni multimediali, ha contribuito a restituire l’atmosfera dei luoghi, lo sfarzo e la preziosità dei decori che li caratterizzava, quasi una chiave di lettura della complessa personalità di Nerone, attraverso un percorso ricco di fascino.

L’articolo è originariamente apparso su LUCE n°331, 2020.

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