Lumière Matière


Romina De Novellis
Romina De Novellis, La Veglia, Fondation Villa DATRIS, Isle-sur-la-Sorgue, Avignon, 2018, courtesy dell’artista

Convegno internazionale di studi a Lille, Padova e Venezia

Dopo un lungo periodo di sporadiche emergenze, la ricerca intorno ai temi della luce in scena sembra acquisire negli ultimi anni un suo spazio, anche all’interno del panorama degli studi accademici. Certamente oggetto dell’interesse di artisti e creatori, l’ambito dell’illuminazione scenica ha faticato più di altri territori delle arti performative a guadagnare l’attenzione di riflessioni storiche ed estetologiche, non sganciate oggi dalla consapevolezza del necessario dialogo con il versante più propriamente tecnico e con la concretezza della prassi scenica. Di questo mutato panorama all’interno della teatrologia è segno il programma di ricerca Lumière de Spectacle, partito dall’Università di Lille, che, in collaborazione con l’Università di Padova, ha avviato un cantiere di lavoro che sta costituendo, cautamente ma solidamente, una rete di respiro internazionale di ricercatori, artisti e professionisti della luce. Sono in particolare Francia, Italia e Brasile i paesi ad ora più implicati, come ha dimostrato la partecipazione al primo convegno di studi internazionale concepito dal progetto, Lumière Matière, tenutosi in due sessioni: la prima all’Université de Lille, presso il Laboratorio di ricerca CEAC (Centre d’Études des Arts Contemporains), il 7 e l’8 novembre 2019; la seconda dal 15 al 17 gennaio 2020, tra Padova e Venezia, presso l’Università patavina e alla Fondazione Cini (la sessione francese è stata organizzata da Véronique Perruchon e Antonio Palermo, quella italiana da Cristina Grazioli, coadiuvata dall’équipe dell’Istituto per il Teatro e il Melodramma, diretta da Maria Ida Biggi della Fondazione Cini di Venezia).

Alla base della concezione di Lumière Matière sono state l’apertura internazionale e la volontà di coniugare interventi d’ambito accademico e testimonianze di artisti e creatori luce. Soprattutto sul versante francese, da diversi anni si è affermato un forte interesse per lo studio delle pratiche artistiche, dei processi di creazione e delle collaborazioni tra artisti, che sono sempre più presenti nell’ambiente universitario, talvolta anche come docenti. Nei progetti di collaborazione in atto, questo approccio pragmatico dialoga e si confronta con una tradizione di studi più ancorata alla storia del teatro, presente in Francia ma più radicata in Italia. Da tutto ciò deriva una molteplicità di approcci che si muovono fra teoria e prassi, tra lezione della storia e respiro pulsante delle pratiche contemporanee.
Questo dialogo sembra oggi necessario, al fine di dare corpo a un tessuto che intrecci la ricerca e la didattica universitaria con le pratiche performative, si svolgano esse sui palcoscenici dei teatri o in altri luoghi abitati da performance o installazioni.

  • Fabrizio Crisafulli,
  • Gianni Staropoli,
  • Gruppo Nanou,

Se alla luce in scena è intitolato il progetto (Lumière de Spectacle), per questo primo convegno ci si è posti l’obiettivo di evitare riflessioni generiche e di delimitarne invece il perimetro scientifico, anche considerandolo come prima tappa di una serie di appuntamenti. Si è individuato così il tema che è parso fondante ogni discorso sull’argomento, cioè la luce come materia, anche in relazione dialettica con il suo statuto immateriale. La centralità delle indagini in ambito teatrale non ha precluso alcuni interventi in dialogo con la specificità del progetto, nella convinzione che la riflessione e la ricerca sull’illuminazione scenica si nutrano degli apporti provenienti da altre discipline. Così, entrambe le sessioni sono state aperte dalla relazione di un fisico: Bernard Maitte a Lille e Amedeo Maddalena a Padova, rispettivamente sulla natura ondulatoria
e corpuscolare della luce e sull’antagonismo tra luce e materia. Alcuni interventi hanno sconfinato nei territori del design, dell’installazione, della fotografia e del cinema; tra i relatori, docenti, dottorandi e artisti, che hanno portato esempi tratti da tutti i generi spettacolari (teatro di prosa, d’opera, teatro di marionette, performance, varietà, music hall). Le proposte ricevute in seguito a diffusione della Call for Paper lanciata nel 2018 sono state accuratamente vagliate e selezionate dal comitato scientifico, che ha privilegiato proposte molto mirate, alcune provenienti da specialisti “della luce”, altre da studiosi che per la prima volta si confrontavano con questo territorio – finalità del progetto è infatti alimentare e incoraggiare gli studi di questo settore. Coerentemente con la sua genesi ibrida e innovatrice, Lumière Matière ha visto interventi di natura diversa: le relazioni sono state accompagnate da una tavola rotonda di créateurs lumière, da spettacoli (Éclairage public della compagnia Le Sycomore guidata da Victor Inisan, dottorando a Lille e relatore al convegno; Kindertotenlieder, una rivisitazione del teatro No ̄, interpretata da Claude Jamain), da performance (di Frédérique Lecerf, insieme a quelle raccontate da Romina de Novellis) e da una videoproiezione di immagini tratte dai lavori dei diversi partecipanti al convegno o coinvolti nel progetto (tra cui Pasquale Mari, Christophe Forey, Fabrizio Crisafulli, Elsa Revol, Nadia Luciani, Gianni Staropoli, Jacques Audrain, Gruppo Nanou). A Venezia, un’installazione di Pierangela Allegro, Perché il presente non basta, è stata allestita nella “stanza della Duse” della Fondazione Cini.

Volendo sintetizzare le direttrici emerse dall’insieme delle relazioni, un’attenzione particolare, del tutto in linea con tendenze che affiorano nell’estetica contemporanea, è andata alle questioni della percezione e dei processi innescati nello spettatore, dai concetti di illusione e di “trappola” alla sperimentazione che ingloba le ricerche in cromatologia (da James Turrell a Joël Pommerat al Gruppo Nanou); affine a queste problematica, quella del tempo e dello spazio-tempo (da Bob Wilson alle performance di Romina De Novellis).

L’approccio storico e filologico ha preso in esame pionieri dell’allestimento scenico come opera d’arte “totale”: dalle indicazioni di Giuseppe Verdi per gli effetti scenici dell’Attilaal Teatro la Fenice, all’attenzione per la luce di Alfred Jarry, alle sperimentazioni delle avanguardie storiche con le sinestesie di suono e luce sviluppate dalla Colour Music, fino alla “tradizione” della modernità rappresentata dall’opera di Giorgio Strehler o di Robert Wilson. Lo sguardo al passato ha sollevato questioni centrali, come quelle del colore e della trasparenza (da Paul Scheerbart e Bruno Taut alla luce drammaturgica di Strehler). La luce nel teatro di varietà, oggetto di analisi in relazione alla carnalità dei corpi, la concezione della maschera di Alfred Jarry e quella delle marionette di Richard Teschner hanno aperto il ventaglio dei generi considerati. Ma altri nomi sono rimbalzati, come D’Annunzio, Fortuny, Luigi Veronesi, Nanda Vigo e il polacco Ziembinski nella sua attività a Rio de Janeiro; a tal proposito vale la pena sottolineare come il prezioso apporto dei ricercatori brasiliani abbia completato lo spettro, già ampio, di tematiche legate alla storia del teatro europeo che si articolano nel programma di ricerca Lumière de Spectacle. Si è trattato il buio come materia della luce e la sua affermazione in scena con implicazioni drammaturgiche. L’interazione tra scenografia e luce nella costruzione dello spazio scenico è un’ulteriore tematica emersa in maniera trasversale da diversi interventi.

  • Songs from before
  • Otello, 2009
  • 2020 Budapest

Se l’attenzione al versante tecnico e ai dispositivi è stata costante, mai disgiunta dalle implicazioni drammaturgiche, essa è evidentemente emersa in modo più analitico negli interventi focalizzati su problematiche contemporanee. La questione delle nuove tecnologie per l’illuminazione – di grande attualità, come già emerso dalla giornata di lavoro svoltesi nel giugno 2019 presso l’ENSATT di Lione – ha sollevato la questione della tossicità, metaforica o reale, generata dalle luci a Led. Il versante della creazione contemporanea è stato l’oggetto della tavola rotonda dei creatori luci tenutasi a Lille, dove sono riecheggiati temi e motivi proposti dagli stessi artisti nel corso delle due sessioni del convegno.

La ricchezza di queste giornate di lavoro, occasione di incontro e confronto di progetti diversi, è stata possibile grazie alla sinergia creatasi intorno all’iniziativa scientifica delle Università di Lille e di Padova, insieme all’Istituto per il Teatro e il Melodramma, a cui hanno aderito una molteplicità di attori tra cui l’Università Ca’ Foscari, le scuole dottorali delle due università, il Centre de Recherche des Arts Contemporains, la regione Hauts-de France, nonché l’associazione nazionale AIDI e le riviste specializzate LUCE (per l’Italia) e Lightzoomlumière (per la Francia).

Quali le prossime tappe del progetto? Nell’immediato, una pubblicazione degli atti è al vaglio.

Pierangela Allegro,
Pierangela Allegro, Perché il presente non basta, installazione montaggio

Nel frattempo è possibile visionare gli interventi della sessione di Lille sul sito dell’Università francese. A consolidamento delle ricerche e nella prospettiva di nuove collaborazioni, sono previsti altri convegni e interazioni, come quella con il progetto Perphoto dell’Università di Lisbona, dedicato alla fotografia di scena, e quella, già in atto, con il progetto Dire Luce. Le parole e le cose che illuminano la scena, promosso dall’Università di Padova. L’équipe di Lumière de Spectacle ha previsto inoltre, sin dalla sua formazione, altri convegni focalizzati su aspetti specifici, come ad esempio luce e architettura luce e musica.

L’articolo è originariamente apparso su LUCE n°331, 2020