L’industria dell’illuminazione oggi Il nuovo report di Assil


Venezia, Ospedale Santi Giovanni e Paolo
Venezia, Ospedale Santi Giovanni e Paolo

Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto l’aggiornamento della ricerca Assil sull’impatto della pandemia sulle imprese del settore illuminazione. Periodico report per la stampa, oltre che per il comparto, con molte informazioni, tabelle e dati precisi che purtroppo confermano per la chiusura del 2020 previsioni negative di ordini e fatturato nelle imprese associate. Ma anche con un dato che infonde coraggio e fiducia: nel mese di ottobre la riapertura totale delle attività è avvenuta per il 97% delle imprese, e soprattutto nessuna azienda è al “momento” chiusa. Sostantivo che abbiamo deciso di mettere virgolettato, che vogliamo e confidiamo rimanga con il suo significato di brevità, o del tutto escluso nei futuri report. Un augurio siamo certi da parte di tutto il mondo della luce italiana.

Entriamo un po’ di più in questa ampia relazione, e leggiamo i dati con la consapevolezza che stiamo parlando di un comparto manifatturiero che ha dato molto alla costruzione e diffusione del made in Italy nel mondo, con fatturato globale di circa 2,8 miliardi di euro (il 65% del fatturato complessivo italiano del settore) e oltre 8.700 addetti.

Diminuiscono gli indici di occupazione nelle aziende, con l’87,9% delle imprese che dichiara l’attività di oltre l’80% del personale rispetto al 94,1% di settembre.

Le aziende di ASSIL segnalano un miglioramento nella gestione delle problematiche alle attività aziendali, sebbene particolari criticità vengano evidenziate in relazione al rallentamento della domanda di beni e servizi, nel pagamento da parte dei clienti e nei trasporti, confermati rispettivamente dall’88,9%, dal 44,4% e dal 33,3%.

Per i fatti autunnali noti, e anche in corso, frutto di decisioni del Governo alla ricerca di consensi effimeri e conseguente grave tempo perduto nel corso dell’estate, di cui prima o poi qualcuno dovrà rispondere, Assil segnala l’aumento del 27,7% della modalità di lavoro da remoto, utilizzata dall’84,8% delle imprese nel mese di ottobrecontro il 57,1% di settembre.

La capacità produttiva delle imprese: a settembre il 50% dichiarava una produttività pari allo stesso periodo dell’anno precedente; a ottobre è stato confermata dal 42.4%, mentre le previsioni per la chiusura dell’anno indicano un leggero miglioramento, con il 60,6% che prevedono una capacità produttiva almeno del 90% rispetto all’anno precedente, in aumento del 3,4% rispetto alle indicazioni di settembre.

Confermato il calo degli ordini anche a ottobre: il 66,7% delle imprese registra una contrazione e per la chiusura del 2020 le previsioni restano critiche: l’87,9% delle imprese prevedono si attende una chiusura degli ordini di segno negativo, il 57,6% una contrazione compresa tra dal 10% al 30%, con un aumento dell’11% rispetto al mese di settembre.

Per quanto concerne invece l’andamento del fatturato, la situazione resta critica anche se in leggero miglioramento. Il 63,6% delle imprese registra una contrazione, in diminuzione del 5% rispetto al 68,6% di settembre. In aumento del 7,4% quelle che prevedono un saldo positivo, che passano dal 20% di settembre al 27,4% di ottobre. Molto poche.

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Critiche anche le previsioni per il 2020, con l’84,8% delle imprese che indica una chiusura in negativo, e oltre un’azienda su due prevede una contrazione compresa tra -30% e il -50%.

Una chiusura dell’anno, riassume il neopresidente di Assil, Aldo Bigatti,che evidenzia una situazione complicata per il comparto. In particolare, desta preoccupazione l’andamento di ordini e fatturato, con previsioni particolarmente critiche. Inoltre, le nostre imprese segnalano particolari criticità legate al rallentamento della domanda, ai mancati pagamenti da parte dei clienti e ai trasporti”.

Riguardo alle misure di sostegno messe in campo purtroppo in modo confuso e tardivo, rimane stabile la percentuale delle imprese (90.9%) che dichiara di avervi acceduto nei mesi di luglio/agosto. In particolare, le imprese confermano l’accesso alla Cassa Integrazione (93,3%) e sospensione di mutui e leasing (23,3%). In calo l’accesso alla liquidità che passa dal 19,4% di settembre al 13,3% di ottobre.

Assil evidenzia che in un periodo di grande crisi globale, – che temiamo percorrerà tutto il 2021, e ancor più drammaticamente nel nostro Paese, – che l’introduzione dei requisiti dei nuovi regolamenti comunitari sulla progettazione ecocompatibile e sull’etichettatura energetica rappresenterà un aggravio di costi per oltre il 75% delle imprese, (pur con un meno 6,3 rispetto a settembre). E l’80% prevede che i nuovi requisiti potranno incidere fino al 2% del fatturato.

Uno sguardo lievemente più positivo lo possiamo leggere negli indicatori relativi al ritorno ai livelli di business pre-pandemia: il 63,6% delle imprese prevede di poter tornare ai livelli precedenti in 12 mesi o meno, il 9% in più rispetto a settembre. Un dato da accogliere con fiducia perché previsto dai nostri imprenditori che di battaglie ne hanno fatte molte, che però contrasta, a nostro parere, con l’incapacità gestionale e organizzativa dimostrata palesemente dal Governo nei mesi e mesi scorsi, e purtroppo ancor oggi, a cui aggiungiamo la totale assenza di una visione se non precisa ma almeno chiara di come l’Italia possa davvero uscire da questa difficile crisi. Crisi forse istituzionale, a mio parere, o forse più “semplicemente” di incapacità a governare fatti e problemi complessi.

In questo scenario le imprese stanno facendo il proprio lavoro, e guardando al prossimo futuro, indicano come principali strategie lo sviluppo di nuovi prodotti e la rimodulazione dell’offerta per il 75,8% (+4,4% su settembre), la riduzione dei costi fissi per il 66,7% (+21% su ottobre), l’implementazione della trasformazione digitale per il 63,6% (+17,9% su settembre) e la ridefinizione delle strategie di export per il 51,5% (+2,9% su settembre).

E attraverso Assil chiedono al Governo l’attuazione di tutte le misure possibili a sostegno del mercato come, ad esempio, aiuti a fondo perso, riduzione del cuneo fiscale, sostegno ai costi di internazionalizzazione, e la reintroduzione di un piano di sviluppo per l’Industria 4.0, finito in qualche cassetto chiuso a chiave dopo l’uscita di un ministro capace come l’amico Calenda, e lo sviluppo di un piano green.

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Aldo Bigatti, cui l’audacia di combattere non è mai stata estranea, ha dichiarato che prosegue da parte di Assil,unitamente ad ANIE, il continuo impegno verso le Istituzioni e il Governo al fine di promuovere, attuare azioni di sostegno alle imprese dell’intera filiera, per scongiurare la loro chiusura con seguenti e gravi ripercussioni sul piano economico e sociale. In particolar modo il neopresidente ha sollecitato l’attuazione seria e responsabile di alcune azioni come il piano Industria 4.0, lo sviluppo di investimenti per le infrastrutture e la messa in sicurezza del patrimonio immobiliare. Oltre a un maggiore supporto (un grande supporto, nda) all’attività di internazionalizzazione per incentivare l’export; necessità delle più determinanti per la crescita di tutto il tessuto produttivo italiano, nelle sue punte di eccellenza quasi tutte di imprese private, dal nome non Alitalia e le sue declinazioni, che per quanto riguarda le imprese Assil, per una su due vale oltre il 30% del proprio fatturato. Ma su questo tema nella Capitale, per come si stanno muovendo, dovremmo scrivere un altro articolo.

Inoltre, Bigatti ha rivolto anche un appello, che crediamo possa essere condiviso non solo dalle imprese dell’illuminazione, ma da tutti i cittadini italiani e da tutte le imprese private, al fine di un doveroso e sempre tardivo efficientamento della pubblica amministrazione, e perché si superino migliaia di normative burocratiche di cui è costellato il nostro ordinamento legislativo, a difesa sovente del non fare, del rimandare. 

Per il Presidente di Assil, eletto la scorsa settimana, e subito posto di fronte a questa grande crisi e sfida, la priorità oggi, assieme a quelle che abbiamo già evidenziato, è di continuare costantemente la relazione con i soci “….per avere una chiara e tempestiva conoscenza delle necessità del comparto, nonché consolidare i rapporti già attivi con interlocutori e stakeholder e sviluppare nuove collaborazioni, per costruire una rete sinergica che possa contribuire alla ripartenza del mercato sulla base di obiettivi condivisi di qualità e innovazione, motore per la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese”. 

A conclusione di questa ricerca, cui il merito di Assil è molto, perché si basa su dati precisi, periodicamente diffusi, e non su funambolerie di parole che sovente ci capita di ascoltare nei talk show, possiamo solo aggiungere che il futuro del nostro Paese sarà frutto di quello che sapremo fare nei prossimi ardui mesi e forse anni. Dipende dallo sviluppo economico e dalla cura dell’ambiente che sapremo imporre, certo; dalla crescita della produttività e dalla capacità delle nostre imprese di generare ricchezza, certo; dipende dal nuovo percorso che sapremo dare alla formazione e del suo rapporto con le caratteristiche reali del mercato; dalla ricerca e potenzialità tecnologiche che metteremo in campo, dipende dall’impegno concreto di tutti noi a concorrere al suo sviluppo saldo, sostenibile, sociale, culturale che non ha bisogno di “Miti” per far conoscere la bellezza degli Uffizi, il tutto nei fatti e non nelle parole. E le imprese private e i lavoratori, le professioni, come più volte abbiamo scritto su queste pagine, ancor di più oggi, hanno il compito come nel dopoguerra di indicare obiettivi precisi e misurabili per il Paese e pretendere risposte concrete da chi deve darle. E senza appello verso chi, per difendere visioni da troppi decenni corporative, stataliste, burocratiche – e l’elenco è lungo e oggi ancor più disarmanti da ascoltare – non dimostra la pur minima consapevolezza del complicato, difficilissimo momento storico che il Paese sta vivendo. 

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