L’illuminazione nei luoghi per l’accoglienza


Edward Hopper, Automat, 1927,
Edward Hopper, Automat, 1927, De Moines Art Center, Iowa Una donna sola al tavolo di un bar di notte. Le lunghe file di luci del locale si riflettono nella grande vetrata che ospita solo il profondo buio della città.

Come è ben noto, per l’illuminazione degli interni la normativa fa riferimento ai luoghi di lavoro, escludendo quindi le applicazioni di tipo residenziale. Questo, nel passato, ha in genere comportato, da parte sia dei produttori che dei progettisti, un approccio più “tecnico” per i luoghi di lavoro e più “estetico” per le residenze. Tuttavia, nell’ambito dei luoghi di lavoro, vi sono ambienti destinati all’accoglienza, ossia frequentati, oltre che dai lavoratori, da persone che non sono a casa, ma che si dovrebbero sentire come a casa. Si tratta ad esempio di alberghi, residenze temporanee, ristoranti, bar, mense, ma anche biblioteche, palestre e luoghi di cura, ossia luoghi dove le persone si incontrano, leggono, mangiano, svolgono attività fisica, si riposano o addirittura lavorano, visto che oggi anche i luoghi di lavoro sono mobili e molte attività possono essere svolte “da remoto”. L’illuminazione di questi ambienti, al di là dei requisiti normativi da soddisfare – per i lavoratori –, richiede una particolare attenzione per quanto riguarda gli aspetti qualitativi, tenendo in considerazione anche il benessere e la salute degli ospiti.

Tutto questo richiede un approccio progettuale legato allo specifico caso, la disponibilità di apparecchi illuminanti che, oltre a realizzare le desiderate distribuzioni luminose in ambiente, siano ben integrati esteticamente, la possibilità di modificare dinamicamente le condizioni di luce durante le varie ore del giorno e di utilizzare al massimo, se possibile, la luce naturale. Ne consegue un incremento dei costi dovuto sia alla progettazione che alla realizzazione degli impianti, ma anche un incremento della qualità globale degli ambienti. Per fare il punto su come viene affrontato oggi questo tema e su quali sono i vantaggi, le difficoltà e l’impegno necessario a perseguire la qualità dell’illuminazione per questi luoghi, abbiamo chiesto il parere a esponenti del mondo della ricerca, della progettazione e della produzione.

Tre domande
Lo stile di vita degli esseri umani, a causa di diverse esigenze – ad esempio di lavoro, di salute o di svago –, è sempre più caratterizzato dalla mobilità e dal permanere in ambienti che non sono la propria abitazione, ma in cui ci si dovrebbe sentire come a casa. Ristoranti, alberghi, centri benessere, ospedali, mense, palestre, biblioteche e sale di attesa sono luoghi in cui l’attenzione per la qualità dell’illuminazione è fondamentale.


Carla Balocco
Dipartimento di Ingegneria Industriale (DIEF), Università degli Studi di Firenze

La luce è funzione ed emozione. È qualità di vita e benessere. Questi sono fattori imprescindibili per una buona progettazione dell’illuminazione indoor, soprattutto nei luoghi “fuori casa”. C’è ancora molto lavoro da fare?
C’è molto da fare, ma anche molto da comunicare e da formare. Progettare la luce e con la luce significa trasmettere informazione, comunicare, valorizzare, rendere fruibile, visibile e percepibile lo spazio, recuperandone la memoria storica. Ri-vedere, ri-leggere, re-interpretare, ri-configurare e ri-trasmettere questo stesso spazio con gli “occhi” del sapere e del pensiero scientifico che oggi ci possiamo permettere.

Ogni ambiente ha la propria luce. Quali parametri, oltre a quelli strettamente tecnici, considera nella progettazione di questi spazi?
La luce fa parte di tutti quei fenomeni con cui interagiamo e che interpretiamo, ricchi di senso e significato, che stimolano risposte creative e interpretative, atti e azioni di cognizione che contribuiscono all’espressione della plasticità e resilienza della nostra mente. Penso che siano necessari approcci metodologici integrati come ad esempio l’impiego di tecniche di eye-tracking integrate con la misura del colore delle superfici e del colore della luce. Quantificando gli effetti prodotti da differenti tipi di illuminazione su osservatori e oggetti/opere è possibile realizzare un progetto energeticamente sostenibile basato su luce di qualità, progettata in intensità, direzionalità e colore, sulla valutazione di quanto essa modifichi la percezione e la comprensione e susciti stimoli visivi. Un esempio è il progetto per Villa La Quiete, appartenente al Sistema Museale dell’Ateneo Fiorentino, nato dall’idea di re-cuperare e ri-vedere attraverso la luce il concetto di parergon. Questo progetto, di cui sono stata responsabile scientifico, è stato a tutti gli effetti un lavoro di ricerca operativa, con collaborazione e interdisciplinarietà tra lo staff del Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze, l’Istituto di Ricerca e Studi in Ottica e Optometria di Vinci e il CNR-INO di Firenze.
La luce come parergon, come cornice, margine della rappresentazione (mentale) che è in grado di estendere l’opera stessa, prolungare il suo significato nello spazio espositivo per restituire la sua “con-testualità storico-artistica”, innescare processi di pensiero e di elaborazione mentale suscitati da un’esperienza percettiva completamente diversa, ma che piace a tutti e che, appunto, costituisce il “senso comune”.

risultati di simulazione
Carla Balocco: risultati di simulazione illuminotecnica, con LED Vivid Warm Plus 3.000K luce di accento e LED Warm Plus 4.000 K luce di base. Simulazione con luce di base e di accento, sopra, e simulazione con sola luce di base, sotto, con relativa distribuzione dell’illuminamento in colori sfalsati e modello solido architettonico

In alcuni importanti settori, per esempio scuole e ospedali, l’illuminazione è riconosciuta a parole da tutti come un elemento fondamentale per il benessere psico-fisico. In Italia scontiamo ancora molti ritardi, a suo parere perché?
Manca la cultura e la consapevolezza che la luce sia anche un canale di informazione: interpretata e letta come canale di trasmissione di segnali, può trasferire e comunicare contenuti informativi, significati e valori storico-filologici degli spazi che illumina. È a mio parere solo questo il modo per arrivare con il progetto di luce alla qualità e comunicazione informativa del “senso comune”, ovvero ciò che viene percepito, esperito, provato da tutti e che piace a tutti. Dal punto di vista della teoria dell’informazione, ciò consente di definire un progetto di luce informazionale, perché di qualità nella quantità, e relazionale, perché caratterizzato dalla comunicazione, e quindi dalla trasmissione di informazioni (neg-entropia) intersoggettiva che costituisce il “senso comune”.


Michele Signorini
Area Sales Manager Italia, BEGA

La luce è funzione ed emozione. È qualità di vita e benessere. Questi sono fattori imprescindibili per una buona progettazione dell’illuminazione indoor, soprattutto nei luoghi “fuori casa”. C’è ancora molto lavoro da fare?
C’è ancora molto lavoro per far comprendere il valore dell’illuminazione di qualità, capace di migliorare il benessere delle persone. Le attuali norme tecniche sono di supporto per una progettazione che ci permette di utilizzare uno spazio e di farlo in sicurezza. Tuttavia, dobbiamo impegnarci lavorando per offrire soluzioni di illuminazione che diano senso compiuto all’interior design, affinché ogni ambiente possa trasmettere sensazioni ed emozioni positive.

Ogni ambiente ha la propria luce. Quali parametri, oltre a quelli strettamente tecnici, considera nella progettazione di questi spazi?
Le sorgenti Led sono ormai una tecnologia matura, con sistemi di gestione digitale evoluti, intuitivi e integrati con l’Internet of Things a cui sono connessi gran parte dei nostri dispositivi, soprattutto gli smartphone. La percezione soggettiva, e quindi la personalizzazione, è importante in qualsiasi spazio vissuto. Ad esempio, gli apparecchi Led “tunable white” permettono di selezionare la temperatura di colore e l’intensità luminosa per adattarle al bioritmo circadiano e adeguarle alle più svariate situazioni: lettura, relax, esercizio fisico, ecc. Per queste ragioni consigliamo ai lighting designer di considerare sempre apparecchi con possibilità di controllo digitale.

In alcuni importanti settori, per esempio scuole e ospedali, l’illuminazione è riconosciuta a parole da tutti come un elemento fondamentale per il benessere psico-fisico. In Italia scontiamo ancora molti ritardi, a suo parere perché?
È necessaria una distinzione fra la committenza privata e la committenza pubblica. La committenza privata ricerca spesso lighting designer di grande qualità, competenza e creatività, per realizzare soluzioni innovative e altamente qualitative: esistono casi studio di eccellenza. Purtroppo, nell’ambito della committenza pubblica ciò avviene molto raramente. Molteplici sono le ragioni per le quali sia la progettazione che la realizzazione non sono adeguate alla necessità o allineate allo stato dell’arte. Fino a ora, e molto spesso, le modalità di assegnazione degli appalti sono state orientate dalla necessità del massimo ribasso. Anche i budget assegnati alla realizzazione dell’illuminazione sono molto spesso insufficienti per ottenere risultati adeguati.


Alexander Bellman
Architetto e light designer, Gruppo C14

La luce è funzione ed emozione. È qualità di vita e benessere. Questi sono fattori imprescindibili per una buona progettazione dell’illuminazione indoor, soprattutto nei luoghi “fuori casa”. C’è ancora molto lavoro da fare?
C’è moltissimo lavoro da fare – per fortuna, aggiungo –, ma più che fornire un elenco di fattori imprescindibili ritengo importante fare alcune considerazioni generali. I temi storici della progettazione illuminotecnica, che una volta erano riservati unicamente a una élite scelta di “illuminati” e ai quali noi lighting designer attingevamo con l’atteggiamento degli alchimisti o degli scienziati, a seconda dei casi, stanno diventando diffusi e social, anche per l’urgenza di tematiche ambientaliste legate al risparmio energetico. I ritmi circadiani, per esempio, sono di super moda. Mentre tematiche di adattamento della temperatura colore a seconda della distanza dalla finestra, fonte di luce naturale, e la strip Led, fonte di luce artificiale, sono semplicemente di moda. Entrambe le soluzioni, pur prevedendo delle raffinate possibilità di progetto, sono insensate dal punto di vista energetico. Inevitabilmente, si stanno mettendo in atto cambiamenti interessanti e pericolosi allo stesso tempo. In generale, sono sempre stato favorevole alla sperimentazione libera, e il fatto che ci sia grande fermento artistico e tecnologico sulle tematiche di lighting è fantastico. Ritengo però che, data la pericolosità del periodo storico in cui viviamo, dovremmo cercare di trovare sempre più equilibrio tra arte e tecnica, consapevoli che comfort, benessere o emozione vadano reinterpretati con un obiettivo temporale un po’ più a lungo termine rispetto al risultato immediato.

Ogni ambiente ha la propria luce. Quali parametri, oltre a quelli strettamente tecnici, considera nella progettazione di questi spazi?
Se per tecnica si intendono i risultati illuminotecnici volti a soddisfare normative o corrispondere certificazioni, devo dirle che da sempre sono molto più interessato a un approccio al progetto attraverso temi di tipo più percettivo, verso un’idea di creazione dell’ambiente con la luce. C14 lavora spesso a una progettazione integrata di spazi e luce, che è ovviamente la mia condizione creativa preferita. Siamo tra i pochissimi studi al mondo in grado di occuparci di interior e lighting ad alto livello, e questo ci permette una grande professionalità e consapevolezza sul tema dell’interazione tra spazio costruito e spazio percepito. Consentendoci di tessere relazioni tra volumi, superfici e colori, tra le consistenze del progetto nel suo complesso e soprattutto il luogo nella sua interezza, anche attraverso i contrasti e gli sbalzi di luminosità. Se la tecnica invece comprende la consapevolezza di quanto di cui sopra, allora la tecnica è il tutto.

In alcuni importanti settori, per esempio scuole e ospedali, l’illuminazione è riconosciuta a parole da tutti come un elemento fondamentale per il benessere psico-fisico. In Italia scontiamo ancora molti ritardi, a suo parere perché?
Il cliente privato è forse più portato a capire in anticipo il valore aggiunto di una progettazione integrata ed è disposto a investire di più a fronte di un maggiore risultato. Il pubblico è per sua natura più macchinoso, e la giustificazione dei costi è più complessa. La luce è, spesso, confinata allo stretto indispensabile anche laddove, invece, un progetto di lighting ben studiato porterebbe a eccezionali vantaggi in temine di benessere verso categorie sensibili come ammalati e bambini. Va considerato anche che dal punto di vista normativo, specialmente per gli ambienti pubblici, sussistono una serie di vincoli tecnici molto restrittivi e non troppo evoluti. In ambito scolastico le do un’anticipazione importante: con un amico imprenditore e coinvolgendo anche altri professionisti, stiamo pensando al lancio nel 2020 di una campagna di ammodernamento per l’illuminazione nelle scuole. Spero avremo occasione di riparlarne, i temi sono legati al miglioramento del benessere psicofisico, al progetto energetico e al recupero dei costi investiti in un tempo veramente limitato.


Daniela Colli
Architetto

La luce è funzione ed emozione. È qualità di vita e benessere. Questi sono fattori imprescindibili per una buona progettazione dell’illuminazione indoor, soprattutto nei luoghi “fuori casa”. C’è ancora molto lavoro da fare?
Ogni spazio deve avere un’illuminazione legata alla funzione che ospita, ai colori, forme e materiali che lo caratterizzano. I luoghi fuori casa di tipologia commerciale hanno ormai raggiunto uno standard qualitativo molto alto, lo stesso vale per musei o luoghi legati alla cultura, mentre molto deve essere ancora fatto negli edifici pubblici come uffici e scuole.

Ogni ambiente ha la propria luce. Quali parametri, oltre a quelli strettamente tecnici, considera nella progettazione di questi spazi?
Mi occupo dei miei progetti a 360° gradi. Dall’architettura all’interior design e al progetto illuminotecnico, ogni spazio che progetto è caratterizzato da luce e ombra, con l’uso di lampade decorative come elementi iconici spazialmente protagonisti. La luce è parte integrante del mio processo creativo. Oltre che a progettarla selezionando le sorgenti luminose, le ottiche e la temperatura colore, ne seguo personalmente il settaggio finale con i tecnici che si occupano della domotica. Questo mi permette di avere la luce perfetta a ogni ora del giorno, e la luce non può essere lasciata al caso.

  • VyTA Covent Garden
  • VyTA Covent Garden
  • Anneliese Brost

In alcuni importanti settori, per esempio scuole e ospedali, l’illuminazione è riconosciuta a parole da tutti come un elemento fondamentale per il benessere psico-fisico. In Italia scontiamo ancora molti ritardi, a suo parere perché?
Purtroppo, gli edifici pubblici italiani sono molto in ritardo rispetto al panorama internazionale. Costruire nuovi edifici in Italia è ancora molto difficile, sia per la congiuntura economica che per le lungaggini burocratiche. Spesso assistiamo a realizzazioni già datate, che non tengono minimamente conto dell’evoluzione dello stile
di vita, perché si costruiscono edifici pubblici progettati molti anni prima. Purtroppo, la qualità della luce paga le conseguenze di questa realtà.


Francesco Leccese
Ricercatore Universitario presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Energia dei Sistemi del Territorio e delle Costruzioni (DESTeC),
Scuola di Ingegneria, Università di Pisa

La luce è funzione ed emozione. È qualità di vita e benessere. Questi sono fattori imprescindibili per una buona progettazione dell’illuminazione indoor, soprattutto nei luoghi “fuori casa”. C’è ancora molto lavoro da fare?
La luce è il mezzo attraverso cui percepiamo il mondo che ci circonda, numerosi studi hanno evidenziato come possa influenzare lo stato psicofisico degli individui. Per questo lo studio delle corrette condizioni di illuminazione deve superare il soddisfacimento di meri requisiti quantitativi: bisogna iniziare a pensare la luce come uno strumento per veicolare l’attenzione, stimolare il benessere e favorire lo sviluppo dell’uomo. Talvolta questi aspetti si scontrano con contingenze di natura economica, ciononostante può essere utile considerare gli effetti che il progetto di un’adeguata illuminazione indoor può avere sull’economia. Basti pensare, per esempio, ai consumi assai contenuti delle sorgenti luminose di ultima generazione, compresi i Led. E alla possibilità
di utilizzare la luce per stimolare il sistema circadiano, migliorando la salute e la produttività dei lavoratori. In particolare, queste applicazioni aprono la strada a molteplici approfondimenti e sfide per il futuro.

Ogni ambiente ha la propria luce. Quali parametri, oltre a quelli strettamente tecnici, considera nella progettazione di questi spazi?Ogni spazio si distingue per carattere e finalità funzionale. Quindi, nell’approccio al progetto illuminotecnico è necessario tenere bene presente quali siano le esigenze che l’ambiente studiato deve soddisfare, con particolare attenzione alla molteplicità dei compiti visivi. Queste considerazioni ovviamente tengono conto delle relazioni che si instaurano tra l’ambiente in esame e i suoi utilizzatori. Le preferenze visive e comportamentali degli utenti devono essere prese in considerazione sin dalle fasi preliminari ed essere integrate nell’approccio progettuale. Ciò è reso possibile attraverso la conoscenza di soluzioni adottate in contesti simili e attraverso l’indagine statistica su campioni significativi di utenti. Progettare l’illuminazione di un ambiente utilizzando un approccio puramente tecnico rischia di condurre a risultati sterili; a parametri oggettivi (direttamente misurabili) devono essere affiancati parametri soggettivi e opportuni indicatori prestazionali. L’obiettivo è creare ambienti che nascono dalle esigenze degli utenti e che ne soddisfano i bisogni.

Entrambi i musei sono attualmente oggetto di un progetto di valutazione dell'illuminazione esistente e dell'esperienza visiva di visita, svolto in collaborazione tra il Laboratorio di Illuminotecnica e Acustica della Scuola di Ingegneria dell'Università di Pisa, coordinato dall'Ing Francesco Leccese, e il Polo Museale della Toscana

In alcuni importanti settori, per esempio scuole e ospedali, l’illuminazione è riconosciuta a parole da tutti come un elemento fondamentale per il benessere psico-fisico. In Italia scontiamo ancora molti ritardi, a suo parere perché?
L’illuminazione di un ambiente ha la potenzialità di migliorare lo stato psicofisico e le capacità cognitive degli individui, quindi risulta fondamentale porre adeguata attenzione alla progettazione, alla realizzazione e alla gestione dei sistemi di illuminazione artificiale e naturale. Indubbiamente la sensibilità del committente, del progettista e dell’esecutore è essenziale, come le risorse inziali investite nel progetto. Ovviamente, pur se prassi consolidata, vale la pena ricordare sempre che gli investimenti devono essere valutati sul piano tecnico, economico e dei benefici sociali che ne derivano. Ciononostante, il committente, l’ente gestore di edifici articolati come ospedali o scuole, si trova spesso nelle condizioni di disporre di risorse limitate o agire in concomitanza di situazioni emergenziali. La sfida per il futuro, anche nel settore dell’illuminazione degli ambienti interni, è quella di sviluppare piani programmatici per il graduale adeguamento dell’esistente.


Marco Pollice
Lighting designer, Pollice Illuminazione

La luce è funzione ed emozione. È qualità di vita e benessere. Questi sono fattori imprescindibili per una buona progettazione dell’illuminazione indoor, soprattutto nei luoghi “fuori casa”. C’è ancora molto lavoro da fare?
È proprio così. Nonostante si parli tanto di luce e benessere, il committente non ha ancora maturato una cultura della luce. Siamo molto indietro nella consapevolezza del ruolo che ha una corretta illuminazione sui luoghi e sulle persone che li vivono. Il passaggio dalla teoria alla pratica è ancora più lungo e trova il suo limite nell’aggiornamento tecnologico e nello sviluppo di apparecchi e sistemi di illuminazione intelligenti. Sistemi che siano realmente in grado di ricreare i vari scenari di luce naturale durante le diverse ore della giornata, in sincronia con il ciclo circadiano e in considerazione del luogo. Perché la luce diventi, infine, emozione e benessere è fondamentale che essa rispetti alcuni criteri fondamentali – quantità di luce (Lumen e Lux), colore della luce (Kelvin), resa cromatica (RA) e comfort visivo –, orchestrati poi secondo una precisa regia illuminotecnica.

  • Cantina Piemontese
  • Cantina Piemontese,

Ogni ambiente ha la propria luce. Quali parametri, oltre a quelli strettamente tecnici, considera nella progettazione di questi spazi?
Come giustamente afferma, la progettazione della luce dipende dall’ambiente per cui veniamo chiamati. L’illuminazione per accogliere comprende non solo spazi pubblici ma anche alberghi con all’interno ristoranti, bar, lobby, corridoi, camere, sale convegni, eventi d’arte. Luoghi dove la gente è abituata a soffermarsi per molte ore del giorno o della notte. Dunque, in fase di progettazione, è quanto mai fondamentale tenere a mente che tutti questi ambienti verranno utilizzati in diversi orari e stagioni, e da persone che si differenziano per età, necessità e abitudini. Affinché il ritmo biologico di ciascuno non venga alterato, l’illuminazione artificiale dovrà essere modulata secondo il dinamismo della luce solare, simulandone l’intensità e il colore. La nostra competenza sarà quella di sviluppare progetti di illuminazione capaci di ottimizzare i costi degli impianti al fine di garantirne una buona qualità.

In alcuni importanti settori, per esempio scuole e ospedali, l’illuminazione è riconosciuta a parole da tutti come un elemento fondamentale per il benessere psico-fisico. In Italia scontiamo ancora molti ritardi, a suo parere perché?
Questo accade perché in Italia la progettazione degli impianti è spesso affidata a studi di ingegneria o alle aziende che, per rispettare i target e budget, non ottimizzano i costi e banalizzano il progetto. La progettazione illuminotecnica è cultura, esperienza. Oltre alla capacità d’interpretare raccomandazioni e normative, bisogna anche conoscere ed essere aggiornati sui sistemi di illuminazione innovativi disponibili sul mercato. Di recente mi è capitato di inserire nelle aule e nei corridoi di una scuola secondaria dei corpi illuminanti Led professionali circolari puntiformi, con ottiche a lente molto confortevoli. Studenti e insegnanti hanno apprezzato il comfort visivo del nuovo impianto, e notevoli miglioramenti sono stati riscontrati anche dal punto di vista dell’attenzione e del profitto. Un’altra occasione per noi di studio è stata la nuova Esselunga in Piazza Gae Aulenti a Milano. Qui abbiamo proposto alla grande distribuzione il primo impianto a luce dinamica: la temperatura della luce varia durante la giornata, da 5.000K a 2.700K, ed è stato considerato il passaggio delle stagioni e la rotazione terrestre intorno al sole. Non solo, come in questo caso, cambia il colore della luce, ma anche l’intensità sarà maggiore quando la luce è più fredda.


Daniele Varesano
Marketing & Design Manager, 3F Filippi SpA

La luce è funzione ed emozione. È qualità di vita e benessere. Questi sono fattori imprescindibili per una buona progettazione dell’illuminazione indoor, soprattutto nei luoghi “fuori casa”. C’è ancora molto lavoro da fare?
Sì, c’è ancora molto lavoro da fare, anche considerando la recente scoperta di un fotorecettore all’interno del nostro occhio che influenza il nostro umore in base alla luce percepita. Sono sicuro che nei prossimi anni la ricerca medica farà capire quali sono i valori più interessanti che influenzano il nostro organismo e come parametrizzarli per lo sviluppo di apparecchi sempre più vicini alle esigenze reali dell’uomo. Il sogno è che la distanza fra luce naturale e artificiale si assottigli fino a trovare dei punti di contatto.

  • Scuola a Loiano
  • Ospedale Bufalini di Cesena.
  • Scuola a Loiano

Ogni ambiente ha la propria luce. Quali parametri, oltre a quelli strettamente tecnici, considera nella progettazione di questi spazi?
Negli ultimi anni sono stati fatti passi da gigante nel campo normativo per alzare gli standard minimi della qualità della vita lavorativa. Ritengo che la Certificazione WELL sia quanto di più evoluto e attento sia mai stato scrittoin materia. Negli ultimi due anni, abbiamo iniziato a concepire tutti i prodotti in grado di soddisfare le sue indicazioni, partendo dall’idea che ogni prodotto della nostra gamma possa essere equipaggiato con sorgenti Tunable White e controllato con sistemi di gestione che vadano ad applicare lo “Human Centric Lighting” nel modo più semplice e più efficace possibile.

In alcuni importanti settori, per esempio scuole e ospedali, l’illuminazione è riconosciuta a parole da tutti come un elemento fondamentale per il benessere psico-fisico. In Italia scontiamo ancora molti ritardi, a suo parere perché?
Purtroppo, i budget a disposizione di chi gestisce questi spazi sono sempre più bassi. Questo ovviamente influisce sul tipo di servizio che viene dato a tutti gli utenti di un ospedale o agli studenti di una scuola. Fino a quando non ci saranno risorse sufficienti per realizzare buone installazioni, una vera sensibilità da parte degli enti preposti alla gestione dei locali pubblici e, non ultimo, un mercato capace di offrire soluzioni a prezzi abbordabili, non credo che riusciremo a vedere installazioni di tipo “avanzato” su larga scala (e non solo nelle regioni più ricche).

L’articolo è originariamente apparso su LUCE n°330, 2019.