La luce e la città


Torino, Luci di Natale
Torino, Luci di Natale photo©Simone Vittonetto

Le innovazioni e le tecnologie cambiano il modo di percepire e usare la luce nelle nostre città. Abbiamo posto due interrogativi ad alcuni esperti. Ecco le loro risposte

Il settore dell’illuminazione urbana, così come per molti altri ambiti, è stato investito dalla rivoluzione digitale. Inoltre, anche la semplice sostituzione di sorgenti a scarica nei gas con quelle a tecnologia Led consente, grazie alla più elevata efficienza luminosa, di conseguire immediati risparmi energetici. In questo panorama che spinge verso l’innovazione, è necessario che i sistemi di illuminazione interagiscano con altri sistemi e servizi oggi sempre più richiesti per una aggiornata fruizione della città, al punto da chiedersi se il progettista illuminotecnico debba diventare anche un esperto informatico. Le potenzialità dell’illuminazione, sia per quanto riguarda la qualità ambientale, che per il comfort e la sicurezza dei cittadini, sono veramente promettenti, ma lo sono anche i rischi: il rischio di spostare il baricentro sempre più verso politiche di mero risparmio energetico ed economico, il rischio di prevedere innovazione senza disporre di una adeguata rete di infrastrutture, il rischio di non garantire la qualità desiderata a causa di procedure non aggiornate alle nuove esigenze. In questo scenario in evoluzione, abbiamo chiesto a progettisti, produttori e gestori dell’illuminazione nelle nostre città un parere sullo stato di fatto e sul futuro di una luce sempre più intelligente e interattiva.

Total Tool.
Total Tool. Concept per la riqualificazione del lungolago di Lecco. Evidente l’integrazione della luce nel sistema energetico per la produzione di energia rinnovabile usando sole, vento e acqua e nel sistema di gestione flessibile, modulare e stagionale degli spazi. photo courtesy ©Total Tool

Giulio Ceppi
Architetto, fondatore e direttore creativo Total Tool

Negli ultimi anni la geografia urbana di parti delle nostre città è molto migliorata, complice anche un’illuminazione più confortevole, rassicurante e il vantaggio dell’ottimizzazione dei costi di esercizio e gestione. Un’illuminazione che sta ridisegnando e valorizzando spazi urbani, architetture, palazzi, piazze e monumenti. Cosa ne pensa? Oggi, si potrebbe fare di più o meglio?
Credo che indubbiamente in questi anni si sia fatto molto, ma che certamente si possa fare molto di meglio: soprattutto in un Paese come l’Italia, con un clima e un contesto architettonico e sociologico tanto diversificato e specifico. Credo si debba andare sempre alla ricerca della specificità del genius loci, ovvero cercando una maggior empatia tra fattori locali, tangibili, intangibili, e la luce, e non applicando soluzioni date a tavolino e standard, come troppo spesso si vede fare. All’intelligenza (smart city) preferiamo allora la sensibilità e la coscienza (awareness design), ovvero la capacità di comprendere il valore della diversità, di essere sempre pronti alla replica, di avere consapevolezza dei processi e delle trasformazioni in corso. Una città di tutti è una città per tutti, nei pieni principi dell’inclusione e della resilienza, della capacità di assorbire eventi traumatici, siano essi di natura sociale piuttosto che climatica. Non possiamo pensare che la luce non sia parte di questa sensibilità diffusa. Impossibile quindi, in Italia, non pensare che a lato di qualsiasi idea di Smart City non vi sia una Smart Land, distribuita e interconnessa, che porti con sé un’idea di crescita e consapevolezza del territorio. Inteso come luogo primo, dal quale ripartire e sul quale provare a inventare e innestare nuove e diffuse forme di governo, imprenditoria, socialità, collaborazione fra soggetti, reti. Nell’ottica di una sempre più stretta integrazione fra città e campagna per lo sviluppo, l’innovazione tecnologica, la sostenibilità ambientale ed energetica e l’identità dei singoli.

Sono molti i vantaggi delle nuove tecnologie applicate agli apparecchi di illuminazione. Miglioramenti che hanno comportato un’evoluzione della luce che va oltre la “semplice” funzione d’illuminare. La luce è più complessa, completa, di qualità e interattiva. Nelle nostre città può contribuire a rispondere a nuovi standard di benessere, emozionali o di convivialità e concorrere a creare nuovi comportamenti sociali?
Oggi credo che la luce, grazie ai Led, sia ovviamente più che mai digitale, fluida e dinamica, capace di erogare e portare altre prestazioni integrate, dalla connettività, alla sicurezza, alla ricarica degli smartphone o mezzi di trasporto leggeri, alla comunicazione di informazioni. Un elenco potenzialmente infinito, che però deve trovare senso e valore rispetto alle situazioni specifiche. Non mi interessa il concetto di Smart City in sé, ma di via latina alla Smart City, dove le persone (smart citizen) e i loro comportamenti sono al centro del progetto e non le tecnologie in quanto tali. Una Smart City, alla fine, oltre le definizioni tecniche che ne possono dare il City Protocol, l’ISO 37120 o la Smart City Wheel di Boyd Cohen, è per noi un sistema di relazioni che produce valore, un insieme dinamico in cui il tutto sia più della somma delle singole parti, dove la tecnologia sia strumento di simbiosi e di empatia. Se in passato il governo della città avveniva in differita, con strumenti urbanistici predittivi e normativi, nella città simbiotica la negoziazione avviene in tempo reale, le leggi si modificano secondo le trasformazioni stesse in atto, i cittadini condividono quanto sta per accadere, producendolo coscientemente. Tecnicamente oggi la progettazione (e la gestione) illuminotecnica può essere parte attiva e partecipe di tale scenario emergente. Credo proprio siano queste le basi latine, e italiche, della Smart City, o meglio della City by all, una città di individui distinti e diversi ma capaci di occuparsi e avere consapevolezza del tutto e dell’insieme. Capaci di andare oltre sé stessi, come la storia del design italiano ci insegna da sempre, e speriamo sappia continuare a fare in futuro, tenendo la luce come uno dei suoi grandi temi progettuali.

  • Torino, Parco Aurelio Peccei
  • Centro storico Siracusa Ortigia

Alessandra Paruzzo
Responsabile Progettazione Illuminazione Pubblica IREN

Negli ultimi anni la geografia urbana di parti delle nostre città è molto migliorata, complice anche un’illuminazione più confortevole, rassicurante e il vantaggio dell’ottimizzazione dei costi di esercizio e gestione. Un’illuminazione che sta ridisegnando e valorizzando spazi urbani, architetture, palazzi, piazze e monumenti. Cosa ne pensa? Oggi, si potrebbe fare di più o meglio?
Fare di più o meglio non sono un’espressione dicotomica. Si può fare di più e meglio. Si può fare di più per le aree cittadine – e ve ne sono – che non sono ancora state oggetto di valorizzazione. Serve un’illuminazione efficiente ed energeticamente sostenibile, un’illuminazione adattiva rispetto alle reali esigenze dell’utenza, ma altresì come mezzo di lettura degli spazi urbani, e non solo delle aree urbane centrali. Si necessita di un’illuminazione architettonica permanente, ma anche di una per eventi temporanei di Light Art, con la duplice funzione di focalizzazione di un luogo e occasione di aggregazione, convivialità e cultura. Come l’esperienza di Luci d’Artista a Torino, non solo in centro ma anche in periferia. Si può fare meglio per quegli ambiti cittadini già valorizzati da interventi di illuminazione: miglioramento dell’efficienza delle sorgenti luminose, integrazione con sistemi di controllo puntuali dell’illuminazione, ma anche miglioramento di quella architettonica e scenografica già esistente. Un’illuminazione che oggi deve saper essere mutevole, adattandosi a diversi possibili scenari luminosi e di colore nel corso dell’anno. In questo, il lighting designer è ormai supportato dalla tecnologia DMX, anche a controllo remoto.

Sono molti i vantaggi delle nuove tecnologie applicate agli apparecchi di illuminazione. Miglioramenti che hanno comportato un’evoluzione della luce che va oltre la “semplice” funzione d’illuminare. La luce è più complessa, completa, di qualità e interattiva. Nelle nostre città può contribuire a rispondere a nuovi standard di benessere, emozionali o di convivialità e concorrere a creare nuovi comportamenti sociali?
Recentemente ho letto un’espressione che secondo me esprime al meglio questo concetto, ossia che “la luce ha la funzione di trait d’union fra l’uomo e l’ambiente che lo circonda”(Sara Liuzzi, La luce nell’arte del nuovo millennio, Gangemi Editore, 2019). Ma come far interagire questi tre elementi fondamentali – uomo, luce, spazio – è una scelta del lighting designer: luce come mero mezzo per la visione, per infondere sicurezza, oppure scegliere di concederle un ruolo “emozionale”, suggerendo un significato alla visione, creando atmosfere suggestive a cui ciascun “spettatore” si approccia con la propria sensibilità e le proprie sensazioni. In questo senso la luce può senz’altro contribuire a rispondere a nuovi standard emozionali o di convivialità, con il colore, ad esempio, che riveste le architetture, i luoghi di una Città, conferendo una lettura certo personale e diversa, rispetto a quanto siamo abituati. Una luce che può piacere e suscitare emozioni positive o negative, e che “smuove” in qualche modo il nostro bagaglio emozionale, rifocalizzando la nostra attenzione su un aspetto della città che forse si pensava scontato. Mi piace sempre pensare che il lighting designer possa interagire anche con le ombre, che sono indispensabili per la costruzione dello spazio, non meno della luce.

Casale Monferrato Monferrato, Ponte sul Po
Casale Monferrato Monferrato, Ponte sul Po

Enrica Corzani
Business development e marketing director NERI S.p.A.

Negli ultimi anni la geografia urbana di parti delle nostre città è molto migliorata, complice anche un’illuminazione più confortevole, rassicurante e il vantaggio dell’ottimizzazione dei costi di esercizio e gestione. Un’illuminazione che sta ridisegnando e valorizzando spazi urbani, architetture, palazzi, piazze e monumenti. Cosa ne pensa? Oggi, si potrebbe fare di più o meglio?
Si sta consolidando sempre più la consapevolezza che per migliorare la geografia urbana e la vivibilità delle nostre città è necessario intraprendere un percorso progettuale composto da diversi attori con competenze differenti. Fortunatamente sono molti i comuni virtuosi che comprendono la necessità di includere nel team di lavoro un lighting designer. È il caso, ad esempio, del Comune di Gozzano (NO). Il Sindaco e il responsabile dell’ufficio tecnico hanno formato un gruppo di lavoro per riqualificare una parte del centro storico, e ne sono scaturite nuove soluzioni progettuali fondate su valori difficilmente misurabili, la qualità vince sulla quantità. L’esigenza del Comune era quella di riqualificare il centro storico, in particolar modo la piazza, centro vitale e luogo d’incontro, cultura e storia. Piazza Matteotti è un palcoscenico dell’identità, è il segno d’appartenenza di una comunità ed è il fulcro del progetto illuminotecnico curato da Bianca Tresoldi, affiancata per la realizzazione dalla nostra azienda. Coloro che hanno il compito di scegliere al posto di coloro che utilizzeranno questi spazi si assumono un importante onere. Gli apparecchi che illuminano adornano i nostri centri storici hanno una grande responsabilità funzionale ed estetica. Questo è ancora più vero in borghi storici quali Gozzano, per cui si deve avere un occhio di riguardo per l’esistente e la sua salvaguardia. Qui si è voluto creare qualcosa di unico e originale che esaltasse l’identità del luogo.

Sono molti i vantaggi delle nuove tecnologie applicate agli apparecchi di illuminazione. Miglioramenti che hanno comportato un’evoluzione della luce che va oltre la “semplice” funzione d’illuminare. La luce è più complessa, completa, di qualità e interattiva. Nelle nostre città può contribuire a rispondere a nuovi standard di benessere, emozionali o di convivialità e concorrere a creare nuovi comportamenti sociali?
Gli sviluppi tecnologici nel mondo dell’illuminazione hanno dato vita a prodotti inimmaginabili fino a pochi anni fa. L’avvento del Led, la miniaturizzazione della sorgente, i sistemi ottici performanti e compatti, uniti alla creatività di product e lighting designer, generano nuovi corpi illuminanti per spazi urbani o nuovi modi di illuminare. A volte si parte da un’esigenza specifica, ed è il caso di quella che Bianca Tresoldi ha definito con Lanterna 2D, progettata per un antico borgo. Gli apparecchi illuminanti hanno due funzioni, una diurna dove predomina la forma della lampada e il suo inserimento nello spazio, e una notturna dove la forma dell’oggetto svanisce e la luce domina la scena modificandone l’immagine. La lanterna urbana 2D nasce dalla necessità di rispondere all’esigenza di inserire nel borgo storico un oggetto che emettesse luce secondo criteri e principi illuminotecnici previsti da leggi e norme, ma con disegno iconico ed evocativo. Accanto a prodotti come Lanterna 2D, l’ascolto delle esigenze dei nostri interlocutori ha generato anche nuove tecnologie, come quella impiegata da Citelum per implementare i propri servizi di pubblica illuminazione nella città dell’Aquila. Si tratta di un motore Led, trasversale a tutti i nostri i prodotti, in grado di autoprogrammarsi e cambiare temperatura di colore nell’arco della notte per adattarsi alla temperatura di colore esterna. Denominato Kruithof white LED engine la nuova tecnologia si ispira agli studi del professore olandese che per primo ipotizzò una relazione tra temperatura di colore e livelli di illuminamento. Il nostro motore Led è stato costruito seguendo esattamente questo principio, per cui al tramonto, quando la luce naturale garantisce un buon livello di illuminamento, la luce emessa artificialmente avrà una temperatura di 4.000K, mentre durante la notte scenderà a una temperatura di 2.200K per garantire il massimo comfort visivo in assenza di luce naturale.

  • Centro storico Siracusa Ortigia
  • Centro Storico di Lecce

Margherita Süss
Architetto, Studio GMS

Negli ultimi anni la geografia urbana di parti delle nostre città è molto migliorata, complice anche un’illuminazione più confortevole, rassicurante e il vantaggio dell’ottimizzazione dei costi di esercizio e gestione. Un’illuminazione che sta ridisegnando e valorizzando spazi urbani, architetture, palazzi, piazze e monumenti. Cosa ne pensa? Oggi, si potrebbe fare di più o meglio?
Il settore dell’illuminazione urbana è oggi in grande fermento. Parlarne significa toccare inevitabilmente i seguenti temi: la tecnologia Led, le difficoltà economiche delle Amministrazioni, l’efficienza degli impianti, il grave frazionamento del quadro legislativo italiano, le opportunità offerte dall’infrastruttura di I.P. delle Smart Cities, dell’IoT. E, un corpus normativo, in positiva evoluzione, con il suo recente aggiornamento e ampliamento. Con l’adozione massiva della tecnologia a Led, di indiscutibile efficienza luminosa in termini di rapporto tra potenza assorbita e flusso luminoso utile emesso, è fondamentale tuttavia non sottostimare importanti aspetti illuminotecnici, quali il grado di abbagliamento, l’uniformità e l’illuminazione delle aree marginali rispetto a cui erano abituati i fruitori delle città con le tecnologie del passato. Tali fattori, che sfuggono ai comuni programmi di calcolo illuminotecnico, implicano rilevanti ripercussioni sulla percezione visiva: la salvaguardia di quest’ultima deve stare al centro del progetto. Questo è l’approccio che utilizziamo in GMS e questa è la garanzia che gli spazi urbani “ridisegnati” dalla nuova illuminazione siano realmente migliorati, secondo una metodologia progettuale che non sia solo di valore tecnico ma soprattutto di valore culturale.

Sono molti i vantaggi delle nuove tecnologie applicate agli apparecchi di illuminazione. Miglioramenti che hanno comportato un’evoluzione della luce che va oltre la “semplice” funzione d’illuminare. La luce è più complessa, completa, di qualità e interattiva. Nelle nostre città può contribuire a rispondere a nuovi standard di benessere, emozionali o di convivialità e concorrere a creare nuovi comportamenti sociali?
Sfruttare la capillarità e funzionalità dell’illuminazione pubblica per inserire nel connettivo urbano nuove tecnologie in grado di interagire con lo spazio e i suoi abitanti, contribuendo all’innalzamento della qualità di fruizione dei centri cittadini. Ciò può avvenire esclusivamente se il progetto di riqualificazione tecnologica avrà obiettivi ben definiti e correttamente precisati dalle Amministrazioni. Il fine ultimo sarà sempre quello di dotare il territorio comunale di scenari notturni fruibili, funzionali e suggestivi, in grado di ricreare l’immagine specifica e riconoscibile del tessuto urbano, definendo una programmazione complessiva degli interventi sull’intero territorio. Tale approccio riconosce in primis la necessità di considerare le particolarità ed evidenze, non come singoli elementi di valorizzazione, ma come parte di un sistema complessivo interagente. Un insieme inserito in un contesto urbano e cittadino, dotato di proprie e specifiche caratteristiche morfologiche. Il rispetto del contesto deve essere garante della corretta ambientazione e definizione dei caratteri prevalenti, che saranno i principi ispiratori della progettazione illuminotecnica proposta, ovvero della corretta selezione delle tecnologie applicabili all’impianto di illuminazione pubblica.

Palazzo Herno in via Opifici, Lesa (NO)
Palazzo Herno in via Opifici, Lesa (NO)

Bianca Tresoldi
Lighting designer

Negli ultimi anni la geografia urbana di parti delle nostre città è molto migliorata, complice anche un’illuminazione più confortevole, rassicurante e il vantaggio dell’ottimizzazione dei costi di esercizio e gestione. Un’illuminazione che sta ridisegnando e valorizzando spazi urbani, architetture, palazzi, piazze e monumenti. Cosa ne pensa? Oggi, si potrebbe fare di più o meglio?
La storia dell’architettura è scandita dalle trasformazioni provocate dalle rivoluzioni tecnologiche che hanno segnato i punti salienti del progresso della geografia urbana. Le Corbusier sognava di “realizzare in forma armonica la città che è espressione della nostra civiltà meccanizzata”. Oggi la città è passata dalla meccanizzazione alla rivoluzione digitale, cambiando totalmente la progettazione, la costruzione e l’utilizzo delle nostre città. Le macchine sono state fonte di standardizzazione e di elevata produttività, oggi gli strumenti digitali stimolano dinamismo, variazione e capacità di risposta. L’elaborazione elettronica dei dati è parte integrante della città, l’Internet of Things consentirà di costruire un ambiente nuovo, in cui il progetto di illuminazione è solo una parte. Le forze in gioco oggi sono energia, costruzioni, trasporti, modalità di condivisione e conoscenza, ciascuna di queste consente ai cittadini di prenderne parte attivamente al fine di trasformare gli spazi urbani: non può esserci una smart city senza cittadini smart. Gli Enti preposti a ridisegnare e gestire gli spazi urbani dovrebbero sensibilizzarsi in maggior misura sul tema, dovrebbero, nell’assegnare gli incarichi professionali, integrare sempre più il progetto di illuminazione urbana redatto dal lighting designer indipendente. Un esperto che, insieme all’urbanista, all’architetto e all’ingegnere, si occupa della trasformazione territoriale. Riformulare il progetto illuminotecnico della città significa valorizzare lo spazio urbano puntando sulla buona qualità del vivere il luogo rispettandolo; un grande sforzo culturale, politico ed economico. Sul mercato troviamo prodotti a elevata tecnologia, altamente performanti, capaci di sfruttare pienamente la flessibilità della sorgente Led, ma questo non garantisce la qualità dello spazio urbano, è il progetto che la determina.

Sono molti i vantaggi delle nuove tecnologie applicate agli apparecchi di illuminazione. Miglioramenti che hanno comportato un’evoluzione della luce che va oltre la “semplice” funzione d’illuminare. La luce è più complessa, completa, di qualità e interattiva. Nelle nostre città può contribuire a rispondere a nuovi standard di benessere, emozionali o di convivialità e concorrere a creare nuovi comportamenti sociali? Le città continuano a popolarsi e ad aumentare il consumo di energia, la tecnologia digitale alleata alla nuova produzione tecnologica può portare nuovi benefici all’interno delle nostre città. Secondo un’indagine UE, circa il 70% dell’energia viene consumata nelle città, per luce, riscaldamento, trasporti, produzione industriale. Molta di questa energia viene sprecata e utilizzata in maniera poco efficiente. Oggi molti oggetti urbani possono interagire con l’ambiente e le persone, mi riferisco agli apparecchi d’illuminazione urbana a Led che, se collegati al telecontrollo e connessi a Internet, garantiscono un’elevata efficienza e consentono di attivare una serie di servizi per i cittadini: connessione Wi-Fi urbana, videosorveglianza, sistemi multimediali di comunicazione, stazioni di ricarica elettrica, sicurezza con sistemi di S.O.S. Una piattaforma intelligente, progettata ad hoc, permette di trasformare la rete elettrica e la connettività a banda larga in una rete di comunicazione ad alta velocità. Una rete che permetta di illuminare la città e monitorare i consumi di energia, acqua e gas, il territorio ed elevare il grado di sicurezza, facendo risparmiare molte risorse alla città. Trasformare una città in una smart city è un processo molto complesso, richiede una radicale innovazione nelle infrastrutture, nei modi di pensare delle persone e nel modo di progettare.
È essenziale investire nel capitale sociale e umano, per assicurare uno sviluppo economico sostenibile e un’alta qualità della vita, attraverso la partecipazione attiva dei nuovi cittadini smart.

L’articolo è originariamente apparso su LUCE n°329, 2019.

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