E LUCE FU Balla, Fontana, Eliasson, Leotta


E Luce Fu
E Luce Fu photo ©Francesco Doglio

Il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e la Fondazione CRC presentano E luce fu”, mostra inaugurata nei giorni scorsi che raccoglie quattro importanti installazioni sulla luce realizzate da Giacomo Balla, Olafur Eliasson, Lucio Fontana e Renato Leotta, appartenenti alle Collezioni Museo Castello di Rivoli. Allestita molto bene nel complesso monumentale di San Francesco a Cuneo, che comprende l’ex convento e l’annessa ex chiesa, fino al 14 febbraio 2021.

Il presidente della Fondazione Crc, Giandomenico Genta, che ha aperto l’esposizione con la curatrice, e direttore del Castello di Rivoli-Museo d’arte contemporanea, Carolyn Christov-Bakargiev, accompagnata da Marcella Beccaria, curatore delle collezioni del Museo, ha affermato nel suo intervento che “L’arte e la cultura non si fermano. Nulla può fermare la corsa verso la Bellezza. Abbiamo voluto fortemente questa mostra, come un segnale della volontà della Fondazione di mandare messaggi positivi e costruttivi. Una mostra per tutti”. E senz’altro da vedere per il suo grande fascino.

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 “Questa mostra – ha aggiunto Carolyn Christov-Bakargiev – nasce dalla collaborazione pluriennale con il Castello di Rivoli è profondamente diversa dalle usuali esposizioni che presentano pittura, scultura, installazioni materiali. “E luce fu’’ va alla radice di tutto quanto c’è nel nostro mondo: le onde elettromagnetiche che sono alla base della vita. Gli artisti, utilizzando la luce, plasmano un materiale immateriale”.

Visitiamola allora: al centro della navata centrale della ex chiesa di epoca medievale, i visitatori incontrano Feu d’artifice (Fuoco d’artificio), l’opera realizzata da Giacomo Balla durante gli anni di adesione al Futurismo. Fu presentata per la prima volta nel 1917 al Teatro Costanzi di Roma, ed è un vero e proprio spettacolo teatrale nel quale Balla, sulle note di Igor’ Stravinskij e la regia di Sergej Djagilev attiva uno scenario i cui protagonisti sono volumi geometrici luminosi. Forme piramidali e parallelepipedi appuntiti la cui struttura lignea è ricoperta di stoffe dipinte e colorate, essi hanno all’intero luci elettriche, ritmicamente azionate con inediti effetti di movimento e vitalità. Balla spiegava che gli “elementi erano gli stati d’animo dei fuochi artificiali” che la musica di Stravinskij gli aveva suggerito.

Gli elementi che compongono la scena di questa opera sono stati ricostruiti al Castello di Rivoli in occasione della mostra Sipario, organizzata nel 1997. La ricostruzione si è basata su approfondite ricerche, a partire dagli oltre venti fogli contenenti i progetti di ciascun elemento dello scenario, oggi conservati al Museo Teatrale alla Scala di Milano.

Con Ambiente Spaziale, 1967 (1981), la mostra offre la rara opportunità di vedere un importante lavoro di Lucio Fontana. Nel lontano 1949 il grandissimo artista allestì il suo primo Ambiente spaziale a luce nera, detto “Ambiente nero”, presso la storica Galleria del Naviglio di Milano, fondata nel 1946 dal mitico Carlo Cardazzo, che venne illuminata con lampade di Wood, la “luce nera” che fa risaltare i colori fosforescenti con cui sono ricoperte alcune forme astratte pendenti dal soffitto.

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Questo stesso principio è articolato ma in modo diverso nell’opera della collezione del Castello di Rivoli: la luce di Wood rivela la doppia traiettoria lineare di circoli dipinti a colori fosforescenti. Lo spettatore si trova nell’ambiente in “dialogo” con sé stesso: non è più chiamata in causa la sua percezione solo visiva, ma tutti i suoi sensi concorrono a fare della percezione vissuta un’esperienza totale, psicologica e fisica.

L’opera d’arte è eterna, ma non può essere immortale” – affermava il primo Manifesto dello Spazialismo (a Milano, 1947, Fontana, Kaisserlian, Joppolo, Milena Milani). “Perché sia immortale, l’arte deve svincolarsi dalla materia deperibile, e farsi puro gesto, pura idea, …e, nella seconda stesura (Milano, 1948) facendo “uscire il quadro dalla sua cornice e la scultura dalla sua campana di “vetro”, e di produrre nuove forme d’arte utilizzando i mezzi innovativi messi a disposizione dalla tecnica.”

L’Ambiente spaziale è stato realizzato per una mostra organizzata a Foligno nel 1967. Dopo la morte di Fontana (1968), l’ambiente è stato ricostruito dal grande poetico artista, amico di poeti, Gino Marotta* per essere esposto in occasione di altre mostre; l’esemplare posseduto dal Castello di Rivoli è l’unico non distrutto dopo l’esposizione, avvenuta a Rimini nel 1982. Esso è stato donato al Castello da Teresita Rasini Fontana, vedova dell’artista.

The sun has no money (Il sole non ha soldi), 2008, di Olafur Eliasson. Lo spazio dell’abside ospita un “gioco” di luci e ombre. Nell’installazione Eliasson utilizza due fari da teatro, puntandone i potenti fasci luminosi su due strutture fatte da anelli concentrici in materiale acrilico. Appesi al soffitto e azionati meccanicamente, gli anelli proiettano nello spazio espositivo molteplici ombre, producendo cerchi di luce colorata che disegnano forme inedite lungo le pareti dello spazio. L’effetto ottenuto rende l’ambiente avvolgente e lievemente ipnotico, trasformandolo in un luogo dove anche il trascorrere del tempo e la sua percezione diventano oggetto di numerose riflessioni riguardanti la luce e i suoi effetti. Come in tutte le sue opere, Eliasson lascia visibili gli elementi meccanici ed elettrici che compongono l’installazione, invitando i visitatori a interrogarsi sulle modalità della percezione così ottenuta.

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Il percorso espositivo prosegue con Sole, 2019-2020, di Renato Leotta, installazione che si snoda attraverso l’intero ambiente della Chiesa.L’opera consiste in vecchi fari di automobili dismesse (pensiamo FIAT) installati per illuminare dettagli significativi dell’architettura e dell’impianto decorativo interno dell’edificio. A partire da una ricerca avviata nel 2019, Leotta recupera le luci di vari veicoli riconfigurandole quali agenti capaci di sostituirsi a tradizionali impianti di illuminazione. L’azione dell’artista trasforma i vecchi fari in dispositivi che danno luce a specifici dettagli di spazio altrimenti trascurati. In questo modo, Leotta s’interroga sui cambiamenti sociali avvenuti in ampie parti del territorio piemontese, in particolare Torino, che, da centro legato all’industria fino alla fine degli anni Novanta del secolo scorso, si è indirizzato, spiega, verso la produzione della “cultura contemporanea dell’intrattenimento”.

Le opere che state vedendo, courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, sono state splendidamente fotografate da Francesco Doglio.

* Di Gino Marotta (1935-2012) ricordiamo in occasione della riapertura del MACRO di Roma (2009), esposta per la prima volta, l’installazione Ricognizione virtuale della savana, lunga dieci metri, e con l’utilizzo di alcune tra le più moderne tecnologie come Led e Laser.

E LUCE FU
Balla, Fontana, Eliasson, Leotta
Complesso Monumentale di San Francesco 
via Santa Maria 10, Cuneo  
Da martedì a sabato dalle 15.30 alle 18.30
domenica dalle 10.30 alle 18.30 
Ingresso libero
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