“Mille e una luce” nel corpo di Valentina Bulzi per riscrivere lo spazio


mudra valentina bulzi

Valentina Bulzi, performer e danzatrice di formazione classica, coreografa visionaria, instancabile sperimentatrice che nel corso del tempo ha sperimentato differenti espressioni corporee.

Dell’approfondimento della danza contemporanea, teatro danza, danza del ventre, tribal bellydance, tango e contact dance, l’artista è passata alla danza afro, danza degli Orixàs, teatro del Nō, clownerie, danze tradizionali del sud Italia, danza terapia, Hip Hop & popping. Da dieci anni viaggia e si esibisce in contesti differenti, un outsider che associa la giocoleria moderna alla danza, con l’obiettivo di stabilire la relazione tra il movimento studiato del corpo e l’oggetto inanimato, quindi soggetto totalmente e passivamente alle leggi della fisica. Nelle sue coreografie inserisce il fuoco, la luce e linguaggi multimediali come elementi scenografici in dialogo con lo spazio nel quale tutto accade. La luce insieme al corpo, è presenza assoluta che scandisce la varietà del tempo attraverso il ritmo, è l’essenza del movimento.

La luce valorizza la sua ricerca di iterazione con lo spazio di un corpo in movimento in maniera visionaria e originale, attraverso la danza, il ritmo, il gesto, azioni inscritte dentro a coreografie scenografiche, perfomance uniche emerse dal buio.

  • Alien Backwind, Valentina Bulzi
  • Alien Sovrapposti, Valentina Bulzi
  • nel boschetto Miyazaky, Valentina Bulzi

Come definiresti la tua ricerca performativa? 
Non la definirei. Non saprei definire i confini del mio lavoro ma solo orientamenti. Le definizioni le sento strette e io amo l’elasticità e lo spazio, come tutti i danzatori. La mia ricerca è poliedrica e si avvale della tecnologia. I miei lavori coreografici spaziano nell’illimitata creatività. Associo alla danza una tensione di ricerca spirituale. Creo sinergie poetiche avvalendomi delle multiformi possibilità espressive tra corpo, ambiente, oggetti e soprattutto luci. Il dinamismo della luce è come una partitura musicale per un musicista, mi permette di creare suggestioni, evocazioni e visioni. Nelle mie perfomance utilizzo led, ultravioletti, videomapping, kinect e tutta la visual art che valorizza la mia visione del mondo e ricerca estetica. Traggo spunto creativo dallo studio della teoria del colore che nella danza si materializza con effetti luminosi e suggestioni emotive, studiate per chi li percepisce. Mi affascina l’interazione tra luce e oscurità, e come insegna Goethe in Teoria del coloreè quello che ne determina l’intensità, il “carattere del colore.

Che importanza ha la luce nella tua ricerca?
Come coreografa e da fotografa trovo centrale l’importanza dell’elemento luce, che può valorizzare come oscurare una scena. La luce è un elemento che mostra il movimento del corpo, lo trasfigura, è segno visivo determinante per creare l’atmosfera e il contesto emotivo per lo spettatore. Utilizzo anche l’UV, che porto in scena in una dimensione ultraterrena (onirica, surreale), creando una soglia tra dimensione reale e immaginaria. Inoltre, con le videoproiezioni materializzo il superamento di confini fisici del luogo.


  • skorpion, valentina Bulzi
  • Transdimensional, Valentina Bulzi
  • Valalien 2, Valentina Bulzi

Per l’artista il corpo è uno strumento performativo che si muove nello spazio della scena e traccia profondità e prospettive diverse, al limite dell’impossibile. Attraverso il corpo, la luce diventa modellatrice di spazi, architettonici, mentali, grafici, sensoriali ed estetici.

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