IMPRESE ASSIL


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Continua la tendenza negativa di ordini e fatturato ma la riapertura di tutte le imprese è incoraggiante

Un precedente riassunto del rapporto di Assil pubblicato su LUCE lo scorso aprile, lo titolammo Difficoltà di questo tempo brutto. Tra le prime righe inserimmo un appello del neo presidente di Confindustria Carlo Bonomi, sulle ripercussioni che la drammatica emergenza sanitaria stava provocando sulle imprese italiane, tra cui quelle del mondo dell’illuminazione associate Assil che rappresentano oltre il 65% del mercato italiano dell’illuminazione, con un fatturato complessivo di oltre 2,8 miliardi di euro e oltre 8.700 addetti. Allora i dati ASSIL presentavano una situazione drammaticamente in linea con altri settori manifatturieri che senza veloci interventi avrebbero potuto assestare un duro colpo a uno dei settori trainanti del made in Italy. Da allora sono trascorsi diversi mesi, dalla primavera siamo arrivati all’autunno, e i sacrifici sono stati enormi e il paese ha fatto la sua parte con grande senso civico da ricevere riconoscimenti da tutto il mondo. Ma oggi i problemi sul piano sanitario in particolare in Europa permangono e rischiano di ampliarsi anche in italia perché purtroppo sono stati sottovalutati e non anticipati.

Moltissimo c’è ancora da fare perché tutti si concorra alla ripresa produttiva delle nostre piccole e medie imprese, assi portanti della struttura economica e sociale del paese. Noi di fronte a questa fotografia allarmante che evidenzia nel settore una tendenza negativa di ordini e fatturato che non si dissolverà in un semestre, vogliamo guardare però con fiducia ad alcuni dati di oggi di Assil che indicano che la riapertura totale delle imprese si assesta al 93,1%. Lo facciamo perché non ci scordiamo di quell’altra tragica percentuale di aprile in cui Assil comunicava che solo il 12,8 delle aziende erano totalmente operative anche a livello produttivo. Dati da guardare con i piedi ben saldi per terra; altri dati che riguardano il mercato rimangono infatti molto più critici. Ma come abbiamo scritto nel titolo, la riapertura delle nostre aziende vogliamo vederla come un fatto reale e incoraggiante. Di fiducia, di impegno, di volontà, in una parola di coraggio. Lo stesso che vorremmo vedere a livello di Governo, con idee meno confuse, pur riconoscendone l’azione del passato.

A quando dopo mesi di colpevole ritardo l’approvazione e l’utilizzo dei 37 miliardi del Mes da destinare al sistema sanitario? E quali e quanti progetti conterranno le bozze del Recovery Plan da presentare entro il 15 ottobre? Auguriamoci che dei 557 progetti allora presentati, la maggior parte sia ritornata nei cassetti utopie cattiva spesa dei ministeri: di molti solo per averli presentati si dovrebbe arrossire di vergogna. L’elenco nell’articolo di Lidia Baratta sul quotidiano linkiesta.

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Il documento Assil 

Nel periodo luglio-agosto nel documento di Assil si conferma il dato comunque incoraggiante di giugno relativo alla riapertura totale delle imprese che dal 92,9% si attesta al 93,1%. Infatti, solo il 6,9% dichiara apertura parziale, nessuna azienda risulta al momento chiusa, e con il graduale avvio di tutte le attività produttive, amministrative, commerciali e logistiche. Se a giugno riguardo a quest’ultime attività l’81% delle imprese riscontrava problematiche, a luglio/agosto il dato scende al 55%.

Oltre il 70% delle imprese Assil dichiara una capacità produttiva dell’80% rispetto alla situazione pre-Covid. Ma migliorano le previsioni per l’ultimo trimestre dell’anno con circa un terzo delle imprese che prevede una capacità produttiva pari al 100%. Passi avanti dunqe e coraggiosi di un mondo industriale che sa combattere anche nelle condizioni più difficili del mercato non solo italiano ma globale. Migliorano anche le indicazioni del personale attivo nel periodo luglio/agosto con oltre l’89% delle imprese che dichiarano una percentuale superiore al 80% di forza lavoro impiegata (contro il 59% nel mese di giugno). Stabili le previsioni dell’impiego di forza lavoro entro la fine del 2020. (il 75% delle imprese prevede di impiegare oltre il 90% dei lavoratori, e il 17,2% per una quota comprese tra 80/89%). Rispetto ai mesi precedenti diminuisce la modalità di lavoro da remoto, che passa dal 67,9% di giugno al 58,6% di luglio/agosto.

Purtroppo, ancora evidente nel periodo luglio/agosto, il rallentamento della domanda confermato dalla totalità delle aziende con una contrazione di ordini e fatturato rispetto lo stesso periodo 2019 fino al 30%.

E critiche le previsioni per il 2020 nel suo complesso, con circa l’80% delle imprese che prevede una contrazione degli ordinativi e del fatturato fino al 50%. Altrettanto le previsioni relative ai tempi di ripresa per il ritorno a livelli di business con il 28% delle imprese che indica tempi di recupero a partire da due anni.

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Diminuisce di oltre il 13% il numero delle aziende che dichiara di aver acceduto alle misure di sostegno alle imprese messe in campo dal Governo nel periodo luglio/agosto. Di queste, il 72,2% (il 15% in più rispetto al periodo precedente), conferma ritardi (o inadempienze, ndr) nel pagamento della Cassa Integrazione; il 27,3% segnala problemi nei rapporti con le banche per accesso alla liquidità; il 72,7% evidenzia difficoltà burocratiche. Quest’ultimo percentuale è la conferma di enormi problemi strutturali che il paese e nessun governo hai mai tentato di risolvere con un alleggerimento o dissolvimento di leggi e pratiche inutili che lo stesso parlamento di ogni colore quotidianamente scrive e approva.

Le imprese Assil indicano per superare questa crisi non solo italiana ma globale, alcune strategie fondamentali: lo sviluppo di nuovi prodotti e la rimodulazione dell’offerta per il 65,5%; l’implementazione dei processi di trasformazione digitale per il 58,6%; la necessità di prevedere canali di vendita alternativi per il 48,3%.

Il presidente di Assil, Massimiliano Guzzini, in una nota ha espresso anche preoccupazione sui costi derivanti dall’introduzione dei requisiti dei nuovi regolamenti comunitari sulla progettazione ecocompatibile e sull’etichettatura energetica. Un agggravio per oltre il 74% delle imprese e fino a oltre il 2% del fatturato per il 42,8%. Ma altresì assicurando che a livello europeo proseguono i lavori in LightingEurope, di cui è membro dell’Executive Board, affinché la Commissione Europea li posticipi di un anno (settembre 2021 / settembre 2022) per supportare la ripresa del nostro e dell’intero settore europeo.

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