Anty Pansera Gli archivi di impresa tra patrimoni e risorse


Anty Pansera
Anty Pansera photo ©Patrizia Sacchi

 L’Archivio d’Impresa è il luogo del viaggio, dell’avventura, alla ricerca delle radici e delle ragioni di una progettualità che è diventata prodotto, realtà concreta e influente sulla vita degli uomini. È un recupero emozionale che fa sì che un patrimonio diventi risorsa, strategia e nuova forma di comunicazione
Anty Pansera 

Laureata in Storia della critica d’arte all’Università Statale di Milano, Anty Pansera è protagonista di una carriera percorsa al confine fra teoria e prassi, fra tradizione scientifica e storica, dove il design è indiscutibilmente il collante di tutto. Ricchissimo il suo curriculum in merito all’insegnamento, così come fruttuoso è il contributo alla pubblicazione di volumi e cataloghi, la cura di archivi e musei aziendali, mostre, rassegne e convegni. Importante il suo impegno per lo sviluppo della creatività femminile, così come la lunga collaborazione con ilTriennale Design Museum di Milano. 

Il suo studio, che ospita anche il materiale del pittore futurista Cesare Andreoni (Milano 1903-1961), è un prezioso archivio che conserva un notevole patrimonio fotografico e bibliografico sulle arti decorative e sul disegno industriale.

In un luminoso pomeriggio d’inverno, Anty Pansera ci ha ricevuto nella sua abitazione milanese, dove al solo varcar della soglia si avverte un profumo artistico autentico e particolare.

Professoressa Pansera, qui tutto ci parla d’arte: pareti piene di quadri, ceramiche e vasi in ogni dove, numerosi pezzi d’arredo che raccontano di grandi storie e personaggi illuminati. Certo è che la sua lunga e multiforme carriera – d’insegnamento, di ricerca, di studio – ci porta sempre a identificare il design come filo conduttore…

Mi sono imbattuta nel design e nelle arti decorative applicate quasi per caso – dopo un percorso universitario sfociato in una tesi di laurea su Courbet, figuriamoci –, grazie all’insegnamento all’ISA (Istituto Statale d’Arte) di Monza. Lì ho scoperto un mondo nuovo che mi ha appassionato e che, difatti, non ho più lasciato. Una cosa che mi piace affermare sul mio profilo è quella del voler essere dentro le cose, seguirle dal punto di vista storico/critico ma pur sempre in maniera militante e attiva. Un’etichetta un po’ “demicheliana”, se si vuole (con Mario De Micheli era assistente alla Facoltà di Architettura del Politecnico, ndr), che si identifica nel cercare di capire bene, nel contestualizzare con un atteggiamento il più possibile oggettivo ma anche facendo delle scelte in base alla propria soggettività.

storia e cronaca della triennale

Chi e che cosa, quali episodi l’hanno stregata a tal punto da dedicare al design tutta una vita?
A soli tre mesi dalla laurea, durante una supplenza di un anno al Liceo Artistico di Brera, ho conosciuto un’insegnante di Storia dell’arte che stava facendo il passaggio dall’ISA Monza a Milano e così ho deciso di fare domanda. All’epoca di design non sapevo niente, non sapevo neanche che esistesse questa scuola – era un qualcosa di molto lontano dai miei pensieri –, ma ho avuto subito l’incarico e da lì è iniziato tutto; un’esperienza irripetibile. 

Certo erano anni magici, densi di figure incredibili e di chiarissima fama; come Preside c’era Mario Tevarotto – noto architetto del M.S.A. (Movimento Studi per l’Architettura a Milano), che era la risposta razionalista all’architettura organica di Bruno Zevi a Roma –, c’era AG Fronzoni per la grafica, c’era Roberto Orefice, c’era Alfonso Grassi, c’era Francesco Trabucco. E c’era in quegli anni anche Michele Provinciali, che mi ha “insegnato” cosa fosse il Pantone!

Quindi mi sono formata conoscendo e frequentando queste persone, studiando, approfondendo e relazionandomi anche con quello che vi gravitava attorno. E in tutti questi anni l’ho fatto cercando di affrontare le dinamiche proprie della cultura del progetto con una metodologia acquisita dagli studi e con gli strumenti di storico dell’arte, i miei. Prima invece chi si occupava di design e di arti decorative applicate erano tutti architetti; c’era una visione molto legata alla progettualità.

Esempio ne è lo straordinario lavoro fatto per il Catalogo ragionato 1943-1987 di Arredoluce (edito da Silvana Editoriale), storica azienda nata nel 1943 a Monza per mano dell’imprenditore Angelo Lelii
Senz’altro uno dei fenomeni tra i più interessanti di oggi, che nasce ancora una volta dal mondo dei galleristi e degli appassionati d’arte. Con Alessandro Padoan e Alessandro Palmaghini, galleristi dello spazio Fragile, abbiamo cominciato a indagare e a cercare di capire cosa fosse quest’azienda, chi c’era dietro a questa produzione di lampade così straordinarie, raffinatissime. 

Ci sono voluti tre anni di lavoro per riscostruire e datare l’archivio storico, anni densi di soddisfazioni ma anche faticosi, con molti passaggi che l’accavallarsi del tempo ha reso difficili da sbrogliare. Soprattutto se, come in questo caso, si parte quasi da zero, senza tracce.

Quindi, anche se pur sempre d’archivio si tratta, è stato un lavoro diverso da quello fatto anni fa per iGuzzini
Molto diverso, anche perché da iGuzzini c’erano dei documenti su cui lavorare, un bel materiale che andava organizzato. La loro realtà è attenta, sensibile e l’archivio storico è uno strumento (e motivo d’orgoglio) utile anche per rendere consapevoli i propri dipendenti. 

Invece Arredoluce era chiusa da molto tempo, dopo la morte di Angelo Lelii si è sfaldato un po’ tutto… non c’erano documenti e quindi ho lavorato soprattutto su fonti orali. Quando arrivavo a scovare un indizio, spesso si ricominciava daccapo. Bisognava sempre cercare dei riscontri cartacei (fotocopie, articoli, lettere), o cercando le pubblicità ed esaminando anche il materiale estero, come quello degli Stati Uniti, dove Lelii andava spessissimo.

Arredoluce vuol dire in quegli anni anche collaborazioni importanti…
Sì, come Ponti, Sottsass jr e Nanda Vigo. Merito ancora di questa figura imprenditoriale straordinaria; estroverso, capace, intelligente, attentissimo alla cura dei dettagli. 

La cosa interessante è che da pochi mesi il marchio è stato acquisito da una bella realtà italiana, il Gruppo PENTA Light, che proporrà una serie di riedizioni delle famose lampade al prossimo Salone del Mobile.

formazione del design

Grazie a questo corposo archivio potranno quindi anche godere e mostrare un pregiato background…
L’Archivio è un grosso patrimonio culturale per un’azienda, ho teorizzato molto sul lavoro che c’è in questa restituzione, ed è fondamentale. L’esistenza stessa dell’uomo è avvolta e resa comprensibile dalla rete fittissima delle cose che via via produciamo, usiamo, gettiamo, dimentichiamo. E degli innumerevoli oggetti prodotti dall’industria, pochissimi sono i reperti sopravvissuti – poiché nel campo delle cose d’uso l’obsolescenza è altissima e rapida – che possano confermare le innumerevoli testimonianze scritte (anche letterarie) o iconografiche, e anche numerose di queste sono andate perdute.

Si rende allora necessario, per non dire indispensabile, il progettare “archivi/musei”, dove raccogliere la storia – e la memoria – delle aziende che hanno alle spalle anni di produzione industriale: ogni azienda è fatta dei suoi prodotti e delle testimonianze che essi hanno lasciato di sé.

Si delinea in questo “archivio/museo” un progetto solido, tangibile, quasi di formazione
Non è un capriccio intellettuale, un tentativo celebrativo di darsi una patina culturale “per fare immagine”. È il luogo del viaggio, dell’avventura, alla ricerca delle radici e delle ragioni di una progettualità che è diventata prodotto, realtà concreta e influente sulla vita degli uomini. È un recupero emozionale che fa sì che un patrimonio diventi risorsa, strategia e nuova forma di comunicazione. E ultima nota non trascurabile: tutto ciò si trasforma poi in riscontro anche dal punto di vista economico per l’impresa.

Chi sono i destinatari?
Gli studiosi ma anche gli industriali sensibili al valore e al significato del patrimonio della propria impresa, ma anche un pubblico più allargato di addetti ai lavori interessato alla conservazione e soprattutto all’”utilizzo” del passato, come l’azienda stessa, o i designer, gli architetti, i giornalisti, le università, gli studenti. 

L’Archivio tende a proporsi come nuovo strumento di conoscenza e di comunicazione, per interiorizzare pregi e limiti della propria storia; per acquisire coscienza di sé e del proprio ruolo, nel territorio, nel Paese e a livello internazionale. 

Per chiudere questo lungo excursus sugli Archivi, ci sono anche delle istituzioni preposte a tale lavoro?
Sul territorio italiano sono presenti degli archivi pubblici e privati che operano per ricostruire, ordinare e catalogare la produzione sia di singoli artisti e movimenti culturali e letterari, sia di architetti e designer, sia di prodotti. Due ottimi esempi sono l’Ente Triennale di Milano – che si occupa di cultura progettuale e di “cultura materiale” – e il CASVA (Centro Alti Studi sulle Arti Visive), che proprio lo scorso gennaio ha avuto la donazione dell’archivio dello Studio MID design/comunicazioni visive, attraverso gli archivi specifici di Alfonso F. Grassi e di Alberto Marangoni.

Da sottolineare poi come Confindustria abbia attivato una Commissione per la conservazione, tutela, valorizzazione dei prodotti industriali (sul problema degli Archivi) e come il Ministero dei Beni Culturali abbia avviato una Commissione finalizzata a definire i criteri per la catalogazione dei beni culturali e industriali.

l'italia del design

Anty Pansera Company archives, amidst assets and resources

The Company Archive is the place of the journey, of the adventure, in search of the roots and rationale of a project design that has become a product, a concrete reality that can influence the life of human beings. It is an emotional recovery, where the heritage becomes a resource, a strategy and a new form of communication
Anty Pansera

Anty Pansera graduated in History of Art Criticism from Università degli Studi di Milano. She is the protagonist of a career that runs on the boundary between theory and practice, between scientific and historical tradition, where design is the undiscussed binder of all the parts. Her teaching curriculum is extremely rich, and her contribution to the publication of volumes and catalogues has been very fruitful, just as her care of company archives and museums, exhibitions, festivals and conferences. She has shown a great commitment in the development of female creativity, and has continued a long collaboration with the Triennale Design Museum in Milan

Her studio, where you can also find artwork of the futurist painter Cesare Andreoni (Milan, 1903-1961), is a precious archive, with a remarkable photographic and bibliographic documentation on decorative arts and industrial design.

One sunny winter afternoon Anty Pansera received us in her Milanese home, where on crossing the threshold one immediately senses an authentic and particular artistic atmosphere.

Professor Pansera, here everything speaks of art: the walls are covered with paintings, there are ceramics and vases everywhere, the interior decoration has objects that Tell great stories of enlightened figures. It is quite certain that your long and multi-faceted career – teaching, research, and study – leads us to always identify design as the central theme 
I came into contact with design and decorative arts almost by chance – after my university studies with a graduation thesis on Courbet, go figure! –, thanks to the subjects taught at ISA-Istituto Statale d’Arte, the art institute in Monza. At ISA, I discovered a new world that fascinated me and that, in fact, I never abandoned. One thing I like to state in my profile is my desire to be inside things, to follow them from a historical/critical point of view, always keeping a militant and active outlook. This follows the approach of Mario De Micheli (she has been his Assistant at the Faculty of Architecture of the Polytechnic, editor’s note), which more specifically indicates that one must try to understand the topic well, contextualize it as much as possible, keeping an objective attitude but also making choices according to one’s subjective preferences.

Who and what, and which episodes bewitched you to the extent of dedicating your entire life to design? 
Only three months after graduation, I was appointed substitute teacher at the Liceo Artistico di Brera art school, and I met a History of Art teacher who was moving from ISA Monza to Milan, so I decided to send my application. At the time I knew nothing about design, I did not even know that the ISA Monza school existed, it was something that was very far from my mind. HoweverI was immediately given the job and that was where it all began: a unique, unrepeatable experience

l anima dell industria

Those were certainly magical years, full of incredible famous figures. The Principal was Mario Tevarotto, a well-known architect from the M.S.A. Movimento di Studi per l’Architetturathe pole of culture in Milan that was the rationalist response to Bruno Zevi and organic architecture in Rome. There were AG Fronzoni for graphic art, Roberto Orefice, Alfonso Grassi and Francesco Trabucco. And in those years there also was Michele Provinciali, who told me what the Pantone system was

It was here that I got my training, meeting these people, knowing them, studying, researching more in detail and relating with what revolved around it all. And in all these years, I kept facing the dynamics that belonged to the culture of the project using a methodology that I had learnt from my studies and with the instruments of an Art historian that were mine. Before this, instead, those dealing with design and applied decorative arts were all architects, there was a vision that was closely connected with project design.

An example is the extraordinary work for the catalogue Catalogo ragionato 1943-1987 of the company Arredoluce, established in 1943 in Monza, by the entrepreneur Angelo Lelii (published by Silvana Editoriale)
Undoubtedly, this is one of the most interesting phenomena of today, born once again from the world of art dealers and art lovers. With Alessandro Padoan and Alessandro Palmaghini, owners of the gallery space Fragile, we started to inquire and try to understand what the company was, who was behind this production of extraordinary lamps that were so elegant.

It took us three years of work in order to recreate and date the historical archive, years that were filled with satisfactions, but which were also difficult, with a number of passages that overlapping time made difficult to unravel. This is especially true when, as in this case, work starts from almost scratch, without any traces.

design del mobile italiano

Therefore, even though it is always an archive, this was a different from the work for iGuzzini 
Very different, also because at iGuzzini there were documents to work on, some good material that needed to be organized. Their reality is accurate, sensitive, and the historical archive is an instrument (and a source of pride) that is useful also to increase the awareness of their staff.

Instead, Arredoluce was closed for a long time, and after Angelo Lelii died everything fell apart… there were no documents, and so I worked mainly on oral sources. Whenever I found a clue, often everything started over again. It was important to find proof on paper, photocopies, articles, letters, or searching advertisements and examining material from abroad, as for example the United States, where Lelii used to go very often.

Arredoluce in those years also meant important collaborations…

Yes, with Ponti, Sottsass jr. and Nanda Vigo. Merit goes to this extraordinary entrepreneur again. He was an extrovert, he was able, intelligent, and paid great attention to detail. 

It is interesting to note that a few months ago the brand was bought by a beautiful Italian organization, Gruppo PENTA Light, which will propose a series of re-editions of the famous lamps at the next Salone del Mobile (Milan Furniture Fair).

Therefore, thanks to this relevant archive they will also make use of and show a prestigious background…
An archive is a great cultural heritage for a company. I have theorized greatly about the work involved in the recreation of the archive, and that is fundamental. Man’s existence is surrounded by and made comprehensible by a very fine network of things that we produce in time, that we use, throw away and forget. And since in the field of items that we use obsolescence is marked and rapid, out of the innumerable objects produced by the industry, very few artefacts have survived to confirm the innumerable written proofs, also in literary works, orthe iconographic ones – and many of these too, have been lost.

Therefore, it becomes necessary, if not indispensable, to design “archives/museums” where the history and memory of the companies with several years of industrial production are collected, as each company is made of its products and the evidence they have left.

In this “archive/museum” there is the outline of a solid, tangible project, almost a training programme
It is not an intellectual whim, a celebratory attempt to add a cultural patina and “create a company image”. It is the place of the journey, of the adventure, in search of the roots and rationale of a project design that has become a product, a concrete reality that can influence the life of human beings. It is an emotional recovery, where the heritage becomes a resource, a strategy, and a new form of communication. And a final, not negligible point: for the company, all this transforms into a confirmation also from an economic point of view.

arrodoluce cover

Who is it for?
It is for scholars, but also for industrialists with a sensibility toward the value and meaning of the heritage of their company. And for a wider public of people working in the sector who are interested in preservation and especially the “use” in the past, such as the company itself, or designers, architects, journalists, universities and students.

The Archive intends to provide a new instrument for improved knowledge and communication, to internalize the merits and limits of its history, to increase the awareness of itself and its role, in the territory, in the country, and on an international scale.

To close this long conversation on archives, are there any Institutions in charge of carrying out this task? 
In the Italian territory there are some public and private archives that work to reconstruct, organize, and catalogue the production of single artists, cultural and literary movements, and also of architects, designers and products. Two excellent examples are the institution La Triennale di Milano (design and art museum), which deals with design culture and “material culture” and CASVA – Centro Alti Studi sulle Arti Visive (Centre for studies on visual arts), which last January received a donation of the archive of Studio MID design/comunicazioni visive (design and visual communications studio), more specifically the archives of Alfonso F. Grassi and Alberto Marangoni.

Furthermore, it must be pointed out that Confindustria (the General Confederation of Italian Industry) has activated a Commission for the preservation, protection and enhancement of industrial products (regarding the problem of the Archives), and that the Ministry of Cultural Heritage has set up a Commission whose aim is to define the criteria for cataloguing cultural and industrial assets.

L’articolo è originariamente apparso su LUCE n°327, 2019.

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