Venezia rinasce, guarda al passato, trasfigura il futuro e risplende nell’oro


Plessi
photo Courtesy Museo Corrier

L’incantevole e magica città sull’acqua, dal 1895 anno della fondazione della Biennale di Venezia, quando i fratelli Lumiere mandarono per la prima volta una troupe sul Gran Canale, è da allora una vetrina internazionale di arte, cultura e mondanità.

Lo ricorda in questi la mostra inaugurata di recente Le muse inquiete. La Biennale di fronte alla storia al Padiglione Centrale dei Giardini fino all’8 dicembre, a cura per la prima volta di tutti i direttori dei sei settori artistici (Architettura, Arte, Cinema, Danza, Musica, Teatro), voluta dal neopresidente Roberto Cicutto, e realizzata dall’Archivio storico della Biennale – ASAC. Di taglio storico attraverso documenti, fotografie, filmati dell’Istituto Luce, Cinecittà, Rai Teche, e altri materiali provenienti da archivi nazionali e internazionali, celebra i 125 anni dalla fondazione della Biennale.

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photo Courtesy Museo Corrier

Venezia è piattaforma della creatività, glamour e sperimentazione anche con la 77° Mostra Internazionale d’arte cinematografica diretta da Alberto Barbera che si apre al Lido nei prossimi giorni fino al 12 settembre.

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Costretta in questi mesi a rinviare le rassegne più importanti, come altre città d’arte , Venezia coraggiosamente volta pagina valorizzando il suo passato, con uno sguardo sul futuro, puntando anche sulla trasfigurazione dei suoi incantevoli luoghi, e lo fa con cascate dorate in versione Led create da Fabrizio Plessi, incastonate nelle quindici finestre del Museo Correr affacciate su Piazza San Marco, dove nel 2001 aveva ideato Waterfire.

L’artista nato a Reggio Emilia, vive e lavora a Venezia fin dagli anni dei suoi studi all’Accademia dove ha insegnato pittura. Considerato un pioniere della videoarte, Plessi per festeggiare i suoi ottant’anni, compiuti il 3 aprile scorso, presenta la mostra intitolata Età dell’oro fino al 15 novembre, una citazione classica evergreen (Esiodo, Virgilio, Ovidio, Tibullo, Dante, Iacopo Sannazaro, Klimt, Burri e altri artisti).

Cascate dorate con le parole “Pax Tibi”, Pace a te, incipit della locuzione stampata sul Vangelo che il leone veneziano tiene tra le zampe, che ogni venti minuti, di giorno e di notte, illuminano con pannelli tecnologicamente avanzati che raggiungono una dimensione totale di 4 x 50 metri, piazza San Marco con l’originale musica di Michael Nyman. Al Museo Correr Il maestro italiano dell’uso del monitor al posto delle tele su cui dipingere, valorizza il cangiante tecnologico con bagliori luminosi emanati dalle immagini video in cui mescola diversi materiali e linguaggi. Accende lo storico edificio con magmatiche cascate digitali d’oro, il colore dei mosaici bizantini della basilica di San Marco, stabilendo un dialogo immaginario tra passato e futuro. Nell’oro, colore del potere della corruzione ma anche della divinità, Plessi trova il vessillo spirituale di una nuova era e di speranza, una luce ipnotica immateriale e l’essenza immaginifica dell’arte come evoluzione mistica in questo confuso presente.

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Video, audio e luce sono il prologo di un’altra esposizione di Plessi a Cà Pesaro, sempre a cura di Gabriella Belli, direttrice della Fondazione Musei Civici di Venezia e Elisabetta Barisoni, responsabile della Galleria d’arte moderna di Cà Pesaro.

Acqua e fuoco saranno elementi dominanti anche nell’installazione Venezia, Movimenti dell’Anima promossa dallo storico Caffè Florian in omaggio a Fabrizio Plessi.

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